Convegni patrocinati

(2011) Canzone a Napoli nel primo Ottocento tra salotto borghese e tradizione orale nei Passatempi musicali di Guillaume Cottrau

Inserito in Convegni patrocinati

con il patrocinio
della Società Italiana di Musicologia
e dell’Istituto Italiano di Storia della Musica

 

Salerno, Casino sociale, via Gaetano D'Agostino, 4

16-17 marzo 2011

Programma e resoconto

mercoledì 16 marzo 2011

ore 15: Indirizzo di saluto

  • Francesco Lanocita, presidente del Conservatorio di musica Giuseppe Martucci
  • Fulvio Maffia, commissario straordinario del Conservatorio di musica Giuseppe Martucci
  • Francesca Seller, Società Italiana di Musicologia
  • Agostino Ziino, Istituto Italiano di Storia della musica

presiede Agostino Ziino

  • Pasquale Scialò, Costruire tradizioni: virtuoso 'passatempo' di un francese a Napoli
  • Antonia Lezza, La cultura teatrale del primo Ottocento. Intersezioni e interferenze
  • Emma Giammattei, Cottrau nella cultura napoletana di primo Ottocento
  • Marco Rovinello, Una minoranza integrata: i francesi nella Napoli del primo Ottocento

 

ore 19: Passatempi in Concerto

canto Nunzia De Falco, pianoforte Luigi Maresca

 

17 marzo 2011

ore 9,30, presiede Pasquale Scialò

  • Massimo Distìlo, Le giornate di un "melomane": appunti biografici su Guillaume Cottrau
  • Paologiovanni Maione - Francesca Seller, Scene musicali a Napoli nel primo Ottocento
  • Giovanni Vitale, Passatempi musicali: a spasso tra lessico e scrittura
  • Ciro Visco, Vocalità da camera del primo Ottocento
  • Gianfranco Plenizio, Guarda che bianca luna. Il reperimento dei testi nella musica vocale da camera

 

ore 14,30, presiede Francesca Seller

  • Carla Conti, Noi cantavamo. Il canto e il pianoforte nei Passatempi Musicali di Guillaume Cottrau
  • Raffaele Di Mauro, Echi rurali e matrici urbane nei Passatempi Musicali di Guillaume Cottrau
  • Marialuisa Stazio, Back to the Future. Guillaume Cottrau: viaggio temporale fra “Divertimenti per Pianoforte” e canzone napoletana, ovvero la storia ricostruita dai suoi esiti
  • Giuseppe Rocca, "... dalla bocca del popolo...!". Indizi e tracce

Conclusioni 

Comitato scientifico: Emma Giammattei, Antonia Lezza, Paolo Macry, Pasquale Scialò, Francesca Seller, Agostino Ziino

Segreteria organizzativa: Irma Vicinanza 


Resoconto

Il 16 e 17 marzo 2011, presso la sala Rossa del Casino Sociale del teatro Verdi di Salerno, si è tenuto il convegno dal titolo “Canzone a Napoli nel primo Ottocento tra salotto borghese e tradizione orale nei Passatempi Musicali di Guillaume Cottrau”, a cura di Pasquale Scialò e Francesca Seller, promosso dal Conservatorio di musica “Giuseppe Martucci” di Salerno. Il tema dell’incontro testimonia il rinnovato interesse, anche in ambito etno-musicologico, sull’eclettica figura del musicista-editore di origine francese, ma “napoletanizzato”, Guglielmo Cottrau e sulla diffusione dei Passatempi Musicali, una raccolta di musica vocale da camera curata e pubblicata a partire dall’ottobre del 1824, dove, insieme alle ariette da camera e alle romanze francesi, ai walz e ai balli alla moda, per la prima volta vengono pubblicate, seppur “aggiustate” con accompagnamento di pianoforte e destinate al salotto borghese, molte antiche canzoncine napoletane fino a quel momento diffuse per via orale o attraverso i fogli volanti. E’ proprio da questa raccolta che si avvierà quel multiforme processo fondato sullo scambio tra matrici colte, orali e quelle legate alla musica “d’uso”, che porterà verso la fine dell’Ottocento all’esplosione del fenomeno della canzone napoletana cosiddetta ‘classica’.

La prima giornata di studio si è aperta con i rituali onori di casa del presidente e del commissario straordinario del conservatorio di Salerno, Francesco Lanocita e Fulvio Maffia, che hanno sottolineato l’interesse dell’istituzione a sostenere iniziative in grado di coniugare ricerca, didattica e diffusione editoriale sia in Italia che all’estero. In particolare, hanno evidenziato l’importanza di promuovere l’inserimento di queste tematiche nei programmi di studio per le discipline storico-musicali dei conservatori. A seguire ci sono stati i saluti di Francesca Seller e di Agostino Ziino, in rappresentanza delle due istituzioni che hanno patrocinato l’evento, la Società Italiana di Musicologia e l’Istituto Italiano per la Storia della Musica. Subito dopo è stata avviata la prima sessione di interventi, presieduta dallo stesso Ziino, che si è aperta con la relazione (Costruire tradizioni: virtuoso ‘passatempo’ di un francese a Napoli) di Pasquale Scialò, che nella prima parte ha fornito una puntuale, quanto necessaria, ricostruzione cronologica ed editoriale dei Passatempi Musicali, oggetto fino a qualche tempo fa di diverse lacune ed approssimazioni, colmate finalmente da studi recenti che hanno portato ad una ricostruzione definitiva dell’uscita dei diversi fascicoli, delle varie edizioni e supplementi. Nella seconda parte lo studioso si è soffermato sulla persistenza e il successo che ancora oggi riscuotono diversi brani tratti dai Passatempi, ma anche sul perdurare di un equivoco storico duro a morire che vede Guglielmo Cottrau soltanto come un semplice “trascrittore” di canzoni napoletane - delle quali è stato accusato in alcuni casi perfino di essersi indebitamente “appropriato” -, laddove è oramai storicamente accertato che egli non si attribuì in vita nessuno dei brani napoletani, pubblicati tutti anonimi, pur essendone in diversi casi l’autore, come testimoniato anche da diverse missive sue e del figlio Giulio. Nel successivo intervento (La cultura teatrale del primo Ottocento. Intersezioni e interferenze) Antonia Lezza ha ricostruito la scena teatrale napoletana coeva all’apparizione dei Passatempi, occupandosi in particolar modo delle commedie e delle parodie scritte per il teatro San Carlino da Pasquale Altavilla, singolare e poliedrica figura di attore e commediografo, che per 21 alcuni suoi lavori prese spunto proprio da canzoni che all’epoca erano molto famose. I lavori sono proseguiti con l’intervento (Una minoranza integrata: i francesi nella Napoli del primo Ottocento) di Marco Rovinello, che si è concentrato sulle presenze francesi nella Napoli del primo ‘800, segnalando le diversità di “collocazione” e di “integrazione”, dovute a fattori sia di carattere economico che religioso. Lo studioso ha poi ricostruito tutti gli spostamenti di abitazione nella città della famiglia Cottrau, a partire da Giuseppe, padre di Guglielmo, arrivato a Napoli durante il decennio francese (1806-1815). Ciro Raimo, infine, nel suo intervento (Guida sicura per i pianisti dei Passatempi Musicali di Guillaume-Louis Cottrau nelle edizioni manualistiche di Girard della prima metà dell’Ottocento) si è occupato dei riferimenti alla letteratura e didattica pianistica coeva, con particolare riguardo all’analisi delle difficoltà tecnico-esecutive presenti negli accompagnamenti pianistici della raccolta di Cottrau. La prima giornata del convegno si è conclusa con un momento musicale, dal titolo Passatempi in concerto, che ha visto l’esecuzione da parte del soprano Nunzia De Falco accompagnata dal pianista Luigi Angelo Maresca (entrambi diplomatisi proprio presso il conservatorio di Salerno) di diversi brani tratti appunto dalla raccolta di Cottrau: da La Scarpetta a Cannetella, da La Festa di Piedigrotta a Lu golio de na figliola, da Se tu nenna m’amave n’atanno a Fenesta Vascia.

La seconda giornata si è aperta con una sessione, presieduta da Scialò, che ha visto l’intervento iniziale (Le giornate di un “melomane”: appunti biografici su Guillaume Cottrau) di Massimo Distìlo, che ha messo in luce diversi aspetti inediti della vita di Guglielmo. Di grande interesse la proiezione dell’intervista fatta dallo stesso Distìlo ad Annie Cottrau, diretta discendente della famiglia, la quale ha rivelato diversi retroscena biografici legati ai suoi illustri antenati (Guglielmo, il figlio Teodoro, la sorella Lina Freppa). Paologiovanni Maione e Francesca Seller hanno presentato una relazione (Scene musicali a Napoli nel primo Ottocento) in cui è tratteggiato il contesto musicale di inizio secolo in cui si evolve il fenomeno della canzone: il lavoro ha posto in luce i rapporti tra l’ambiente e la produzione teatrale (dai teatri ufficiali alle forme spettacolari più sfuggenti alla storia). Dal loro intervento si rileva come le contaminazioni tra questi ambiti siano più considerevoli di quanto possa apparire a uno sguardo superficiale: basti considerare l’attenzione dei grandi autori per la produzione in vernacolo, in cui viene coniugata la matrice colta e il riferimento “popolare”. Nell’intervento successivo (Passatempi musicali: a spasso tra lessico e scrittura) Giovanni Vitale si è soffermato sull’analisi lessicale dei testi e sull’approfondimento del dialetto ottocentesco nel quale sono scritte le canzoncine napoletane contenute nei Passatempi. Vitale ha sottolineato come all’interno della stessa raccolta si ritrovano diverse tipologie sociolinguistiche e semiografiche che attestano la compresenza di una forma più aulica o italianizzata insieme ad un’altra di tradizione orale. C’è stata poi una relazione (Vocalità da camera del primo ‘800) di Ciro Visco, che ha posto l’accento sulle modalità interpretative richieste per l’esecuzione di questi repertori, che prevedevano una competenza tecnica insieme a una conoscenza delle convenzioni della scena musicale a cui si ispiravano. La sessione mattutina si è conclusa con l’intervento (Guarda che bianca luna. Il reperimento dei testi nella musica vocale da camera) di Gianfranco Plenizio, che ha posto in risalto come nelle ariette da camera del primo ‘800 spesso gli stessi testi potessero avere non solo diverse musiche, ma anche indicazioni di autori 22 differenti o addirittura essere presentati come brani anonimi, laddove era invece chiara la loro derivazione. La sessione conclusiva pomeridiana, presieduta da Francesca Seller, si è aperta con la relazione (Noi cantavamo. Il canto e il pianoforte nei Passatempi Musicali di Guillaume Cottrau) di Carla Conti, che si è concentrata sugli aspetti sia melodici che armonici del repertorio musicale contenuto nei Passatempi, mettendo in luce la grande differenza di scrittura che va da linee melodiche abbastanza ampie e articolati accompagnamenti armonici a melodie che si muovono spesso su poche note. La Conti ha infine proposto una schedatipo di analisi musicale per i brani in questione, che tiene conto dell’eterogeneità dei materiali in esame. Proprio delle matrici si è discusso nel successivo intervento (Echi rurali e matrici urbane nei Passatempi Musicali di Guillaume Cottrau) di Raffaele Di Mauro, il quale, distinguendo tra un Cottrau “autore” e un Cottrau “trascrittore” e/o “arrangiatore”, ha specificato come nel suo caso si tratti di “trascrizioni” per fini ‘esteticomusicali’ e ‘commerciali’, più che ‘etnomusicologici’. Le matrici delle sue rielaborazioni sono varie e vanno dalle arie tratte dall’opera buffa alla musica di tradizione orale, soprattutto quella di area urbana, presa dal repertorio eseguito dalle diverse figure di musici ambulanti e cantori girovaghi (cantastorie, viggianesi, improvvisatori ecc.) operanti nella città partenopea agli inizi dell’Ottocento, in particolare nella zona del Molo. A seguire la relazione (Back to the future. Guillaume Cottrau: viaggio temporale fra “Divertimenti per Pianoforte” e canzone napoletana, ovvero la storia ricostruita dai suoi esiti) di Marialuisa Stazio, che ha inquadrato sociologicamente il contesto del quale i Passatempi fanno parte, indicando gli esiti del coevo e complesso processo culturale del quale per certi versi costituiscono anche l’avvio. La raccolta del Cottrau, destinata alla categoria dei dilettanti, può essere a suo avviso ricondotta a quella che Bernard Miège definiva “la dialettica del successo e del catalogo” che contraddistingue le industrie di tipo editoriale. L’intervento conclusivo (“…dalla bocca del popolo!...”. Indizi e tracce) di Giuseppe Rocca si è concentrato sui viggianesi, una categoria di musicisti ambulanti (in formazioni formate principalmente da suonatori di arpa) assai diffusa nel primo ‘800, che nel ruolo di ‘mediatori’ portavano al popolo le arie dei musicisti colti e alle classi elevate il repertorio dei contadini e dei pastori. Il riferimento di Cottrau a tali categorie di musicisti è talmente esplicito che su uno dei fascicoli della prima serie di Passatempi, farà riprodurre proprio un’orchestrina di viggianesi.

(Raffaele Di Mauro)

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