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Convegni patrocinati

(2004) Napoli e l'Europa: gli strumenti, i costruttori e la musica per organo dal XV al XX secolo

Inserito in Convegni patrocinati

ACCADEMIA ORGANISTICA CAMPANA
con il patrocinio di
Ministero per i Beni e le Attività Culturali
Società Italiana di Musicologia
Soprintendenza Archivistica per la Campania
Conservatorio di Musica di Napoli San Pietro a Majella
Fondazione Carlo Gesualdo - Centro
Internazionale di Studi, Ricerche, Documentazione


Battipaglia, Teatro Bertoni

12, 13 e 14 novembre 2004

Sommario degli Atti

Programma e resoconto

VENERDÌ 12 NOVEMBRE

ore 16.00

Indirizzi di saluto
Alfonso Liguori, Sindaco di Battipaglia
Francesca Seller, Società Italiana di Musicologia
Maria Rosaria De Divitiis, Soprintendente ai Beni Archivistici della Campania
Vincenzo De Gregorio, Direttore del Conservatorio di San Pietro a Majella
Edgardo Pesiri - Carlo Santoli, direzione scientifica della Fondazione Carlo Gesualdo

 

ore 17.00, Introduzione ai lavori, Luigi Ferdinando Tagliavini, direttore della rivista "L'Organo"

ore 18.00, Presentazione dei nuovi organi
Emanuele Cardi, presidente Accademia Organistica Campana - Giorgio Carli, organaro Il nuovo organo di Santa Maria della Speranza
Giuseppe Fontana, organaro, Il restauro dell'organo Thomas Christopher Lewis (1885) della chiesa di San Gregorio VII

ore 20.30, Chiesa di San Gregorio VII, Concerto d'organo – organo T. C. Lewis (1885)
Organista Pierre Pincemaille (Francia)
 

 

SABATO 13 NOVEMBRE

ore 9.30, 
Organi e organari nel meridione d'Italia, presiede Pier Paolo Donati

Diego Cannizzaro, Ispettore onorario organi storici della Sicilia, L'arte organistica ed organaria siciliana nei secoli XVI e XVII
Enrica Cervellera, Brindisi, Organi ed organari della diocesi di Oria
Teresa Chirico, Conservatorio di Musica di Benevento, Organi nel territorio di Benevento
Luigi Sisto, Ispettore onorario patrimonio organologico del Conservatorio di Napoli, Materiali per una storia dell'arte organaria in Irpinia
Francesco Nocerino, CIDM - Napoli, L'attività cembalaria dell'organaro a Napoli nei secoli XVI-XVIII. Contributi documentari

ore 15.30, Arte organaria fra XVI e XX secolo, presiede Agostino Ziino

Manuela Bernabè, Napoli, Giovanni Donadio da Mormanno e l'arte organaria a Napoli tra XV e XVI secolo
Pier Paolo Donati, Università di Firenze - direttore della rivista "Informazione Organistica", 1498-1504: Giovanni Donadio, Giovanni di Palma e la nascita del "positivo napoletano"
Patrizio Barbieri, Università di Lecce, L'organo "gargante" di Fabio Colonna, Accademico Linceo Napoletano (1618)
Marta Columbro, Conservatorio "D.Cimarosa" - Avellino, Organari e organisti: sguardo su alcune fonti napoletane del XVI e del XVII secolo
Christopher Gray, Emeritus Conservation Advisor to the British Institute of Organ Studies, "The Highest Style of Art" – An Introduction to the Life and Legacy of T.C. Lewis (1833-1915)

 

DOMENICA 14 NOVEMBRE

ore 9.30, 
Musica organistica e società a Napoli, presiede Paologiovanni Maione

Enrica Donisi, Napoli, "La deve essere stata una bella, et non mai più udita musica". Gli organisti, i nobili e le Accademie culturali a Napoli dalla metà del Cinquecento alla metà del Seicento
Vjinand van de Pol, Conservatorio "F. Morlacchi" - Perugia, L'influenza di Jean de Macque sulla musica a Napoli
Umberto Pineschi, Conservatorio “ G.B.Martini” - Bologna, Giuseppe Gherarderschi: un allievo del napoletano Nicola Sala
Olga Laudonia, Napoli, Franco Michele Napolitano (1887-1960): "Servire la musica, non servirsene"


ore 15.30, I testi, le fonti e la prassi esecutiva, presiede Umberto Pineschi

Antonio Caroccia, Conservatorio di "San Pietro a Majella" - Napoli, Le composizioni per organo nei manoscritti della Biblioteca del Conservatorio "San Pietro a Majella" di Napoli
Francesco Cera, Ispettore onorario organi storici di Roma, L'intavolatura di Antonio Valente (1576): presentazione di un lavoro interpretativo
Armando Carideo, Università di Roma, "Tor Vergata", "Gli strumenti storici e le fonti musicali": esperienze e problemi nel recupero degli organi storici e nelle edizioni critiche delle fonti musicali
Paolo Tortiglione, Conservatorio G. Verdi - Como, Wide array: rapporti tra composizione contemporanea e musica organistica su organi storici

 

Comitato scientifico: Emanuele Cardi, Francesca Seller, Luigi Sisto, Luigi Ferdinando Tagliavini, Agostino Ziino
Segreteria organizzativa: Manuela Cardi, Anna Fusco, Bianca Galante
Info:
www.aoc.it
e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Fax: 0828/371527


Resoconto 

Presso il Teatro Bertoni di Battipaglia (SA), si è svolto dal 12 al 14 novembre 2004 il convegno internazionale di studi sugli strumenti, i costruttori e la musica per organo in ambito napoletano. L'iniziativa, patrocinata dalla Società Italiana di Musicologia, è stata organizzata dall'Accademia Organistica Campana e dal Comune di Battipaglia. Altri enti istituzionali non hanno voluto far mancare il proprio patrocinio, come il Ministero per i Beni e le Attività Culturali; la Regione Campania (Assessorato al Turismo); la Provincia di Salerno; il Comune di Battipaglia (Istituzione Magna Graecia); la Soprintendenza Archivistica per la Campania; il Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli; la Fondazione Carlo Gesualdo (Centro Internazionale di Studi, Ricerche, Documentazione) e le Parrocchie Santa Maria della Speranza e San Gregorio VII di Battipaglia.

Il Convegno articolato in quattro sessioni tematiche – Organi e organari nel meridione d'Italia, Arte organaria fra XVI e XX secolo, Musica organistica e società a Napoli e I testi, le fonti e la prassi esecutiva – ha visto la presenza di numerosi organologi, organisti e musicologi che nelle giornate battipagliesi, da più angolazioni e punti di vista, si sono confrontati sull'importanza, sulla funzione e sull'incidenza dell'antica scuola organistica napoletana in ambito meridionale ed europeo.
Dopo gli indirizzi di saluto (venerdì 12 pomeriggio) del dott. Marino (Assessore con delega alla Cultura del Comune di Battipaglia), della dott.ssa Maria Rosaria De Divitiis (Soprintendente ai Beni Archivistici della Campania), del maestro Vincenzo De Gregorio (Direttore del Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli), della prof.ssa Francesca Seller (SIdM – Settore Convegni) e dei dott. Edgastro Pesiri e Carlo Santoli (Fondazione Carlo Gesualdo) l'apertura dei lavori è stata affidata alla prolusione di Luigi Ferdinando Tagliavini, che in qualità di direttore della rivista «L'Organo», con un'ampia disamina sull'arte tastieristica napoletana ha approfondito le varie tipologie costruttive tipiche dei partenopei, con particolare riferimento al cosiddetto organo “positivo”. Tagliavini ha rilevato, inoltre, l'opportunità di recuperare i tanti strumenti dispersi o consegnati all'abbandono e al degrado e soprattutto quella di porre sotto la tutela di curatori esperti le diverse collezioni italiane di strumenti musicali. Nella giornata inaugurale del convegno sono stati poi presentati dall'organista Emanuele Cardi e dall'organaro Giuseppe Fontana il nuovo organo del Santuario di Santa Maria della Speranza e il restauro dell'organo Thomas Christopher Lewis (1885) della Chiesa di San Gregorio VII di Battipaglia.

Nella prima sessione (sabato 13 mattina), presieduta da Pier Paolo Donati, Diego Cannizzaro (L'arte organistica ed organaria siciliana nei secoli XVI e XVII) ha messo in luce e analizzato alcuni aspetti importanti dell'arte organistica e organaria siciliana, che per tutto il XVI secolo vive un periodo di grandissimo fervore musicale, mentre nel XVII secolo l'isola accusa una flessione nella produzione musicale e tende a divenire subalterna a Napoli. Ha poi notato come l'attività musicale organistica siciliana resta, comunque, ad alto livello, analizzando soprattutto il periodo di Gioanpietro Del Buono, Giovan Battista Fasolo e Bernardo Storace e dimostrando come, tuttavia, la costruzione degli organi mantiene nei due secoli una certa fissità estetica e costruttiva. Enrica Cervellera (Organi ed organari della diocesi di Oria) ha disegnato e ricostruito la mappa organologica della città di Oria, in provincia di Brindisi, sede di cattedra vescovile di antichissima origine, ove sono presenti 32 organi 'storici', tutti risalenti al periodo compreso tra Sette e Novecento, ad eccezione di due esemplari costruiti nei secoli XVI e XVII, ove la maggior parte degli organi più antichi è di fattura napoletana e solo nel Settecento si affermerà poi una vera e propria produzione organaria pugliese. Teresa Chirico (Organi nel territorio di Benevento) ha indagato sulla presenza di organi nel territorio beneventano dalla fine del Cinquecento fino a tutto l'Ottocento. A tal proposito ha condotto una ricerca su vari fronti censendo l'attuale presenza di strumenti nella provincia di Benevento attraverso lo studio di fonti storiografiche, archivistiche, giornalistiche e iconografiche, ricostruendo così da una parte una mappa afferente agli strumenti 'superstiti' con accenni al loro stato di conservazione e dall'altra il quadro storico-geografico nel quale la storia locale beneventana si intreccia con quella di Napoli e di altri territori. Luigi Sisto (Materiali per una storia dell'arte organaria in Irpinia) ha tracciato una mappa delle testimonianze di arte organaria settecentesca e del primo Ottocento presenti sull'omonimo territorio. In particolare, ha focalizzato l'attenzione sull'attività irpina di Domenico Antonio Rossi, sulla committenza dei De Rosa e sulla trasformazione ottocentesca di strumenti (con l'introduzione di registri ed “effetti”) maturata con il dilagante gusto per il melodramma. Francesco Nocerino (L'attività cembalaria dell'organaro a Napoli nei secoli XVI-XVIII. Contributi documentari) ha illustrato un particolare aspetto dell'arte organaria napoletana: quella dell'attività cembalaria dell'organaro. Grazie, soprattutto, al reperimento di inediti e preziosissimi documenti archivistici provenienti dagli archivi napoletani siamo, ora, in grado di poter delineare con precisione l'attività artigianale organaria e cembalaria consentendo, anche, di formulare riflessioni su tale fenomeno, nonché di reperire le innumerevoli informazioni biografiche riguardanti costruttori (tra i quali Alessandro Fabri, Giuseppe De Martino, Francesco Cimino) che, nel corso dei secoli XVI-XVIII, spesero la loro attività lavorativa al servizio della vita musicale, arricchendo il patrimonio organistico napoletano.

Nella seconda sessione (sabato 13 pomeriggio), presieduta da Francesco Nocerino, Manuela Bernabè (Giovanni Donadio da Mormanno e l'arte organaria a Napoli tra XV e XVI secolo) ha tratteggiato la figura di Giovanni Donadio da Mormanno, detto il Mormanno, che tra la fine del '400 e gli inizi del '500 riunì in sé due arti non complementari: l'organaria e l'architettura, nonché fu “musico” e la sua opera si inserisce perfettamente nel panorama dell'arte organaria napoletana di questo periodo. Pier Paolo Donati (1498-1504: Giovanni Donadio, Giovanni di Palma e la nascita del “positivo napoletano”) ha ricostruito la nascita, la storia e la fortuna dell'organo positivo 'napoletano' dimostrando come già dagli ultimi anni del Quattrocento, i maestri napoletani impiantarono laboratori stabili nella capitale, da dove inviavano gli strumenti destinati alle varie parti del regno; contrariamente alla pratica seguita dagli altri fabbricanti italiani, che si recavano sul posto per allestirvi il cantiere necessario alla realizzazione dell'organo. Ha, poi, delineato l'attività dei grandi fabbricanti di questo strumento, come Giovanni Donadio e Giovanni di Palma. Patrizio Barbieri (L'organo “gargante” di Fabio Colonna, Accademico Linceo Napoletano (1618)) ha illustrato il funzionamento di un particolare organo cosiddetto “gargante” appartenuto a Fabio Colonna, accademico Linceo napoletano, il cui particolare funzionamento si caratterizzava per il passaggio del vento in un apposito contenitore di acqua. La relazione ha offerto spazio ad una comparazione con strumenti coevi e con le caratteristiche dell'organo idraulico progettato da Vitruvio. Marta Columbro (Organari ed organisti: sguardo su alcune fonti napoletane del XVI e del XVII secolo) ha portato all'attenzione degli studiosi alcune fonti inedite d'archivio appartenenti ai maggiori centri di produzione musicale dell'epoca (chiese, cappelle, monasteri), con numerose informazioni legate all'attività degli organisti e all'arte organaria di ambito napoletano. Christopher Gray (“The Highest Style of Art” – An Introduction to the Life and Legacy of T.C. Lewis (1833-1915)) ha tracciato l'attività dell'Organbuilder inglese Tommaso Christopher Lewis che lasciò un gran numero di strumenti significativi. Esponente del gran sistema tedesco (seguace dei metodi del costruttore tedesco Edmund Schulze), gli strumenti di Lewis sono di qualità piuttosto alta e l'ingegnosità e la sua arte ha dato luogo a degli strumenti di notevole fattura.

Nella terza sessione (domenica 14 mattina), presieduta da Paologiovanni Maione, Enrica Donisi (“La deve essere stata una bella, et non mai più udita musica”. Gli organisti, i nobili e le Accademie culturali a Napoli dalla metà del Cinquecento alla metà del Seicento) ha messo in luce alcuni aspetti del complesso rapporto fra l'ambiente culturale e musicale dalla metà del Cinquecento alla prima metà del Seicento; in modo particolare ha analizzato le figure di Giovan Thomaso Cimello, Giovanni Battista de Bellis, Paolo d'Aragona e Orazio Giaccio organisti e compositori al servizio degli aristocratici napoletani e ha illustrato l'intensa attività delle accademie napoletane, ove i nobili, attivi nella vita politica partenopea, organizzavano feste per celebrare eventi con gran dispiego di musica. Wijnand van de Pol (L'influenza di Jean de Macque sulla musica a Napoli) ha analizzato l'influenza di Jean de Macque sulla musica napoletana e alcuni aspetti particolari della produzione del musicista fiammingo, contestualizzando meglio la posizione nella vita musicale napoletana del tempo specie in rapporto alla figura di Gesualdo da Venosa e dei musicisti attivi alla sua corte. Umberto Pineschi (Giuseppe Gherardeschi, un allievo del napoletano Nicola Sala) ha evidenziato due aspetti dell'attività di Giuseppe Gherardeschi: quello compositivo, con l'analisi della produzione organistica (in gran parte già interpretata dal maestro Tagliavini) e quello organologico, con l'analisi delle tipologie costruttive di strumenti pistoiesi dell'epoca dello stesso compositore. Olga Laudonia (Franco Michele Napolitano (1887-1960): “Servire la musica, non servirsene”) ha esaminato la figura e l'attività artistica di Franco Michele Napolitano, che con tenacia e dedizione diresse, coadiuvato dalla consorte Emilia Gubitosi, l'Associazione “Alessandro Scarlatti”, eseguendo, in prima assoluta, numerose composizioni moderne e riscoprendo antichi capolavori del passato caduti nell'oblio. Organista titolare presso la basilica del Carmine Maggiore di Napoli, contribuì alla diffusione della letteratura organistica non solo attraverso rassegne concertistiche, ma soprattutto per mezzo delle prime trasmissioni radiofoniche d'organo effettuate in Italia per la RAI.

Nella quarta e ultima sessione (domenica 14 pomeriggio), presieduta da Umberto Pineschi, Antonio Caroccia (Le composizioni per organo nei manoscritti della Biblioteca del Conservatorio “San Pietro a Majella” di Napoli) ha illustrato e censito le numerose fonti musicali organistiche conservate nella biblioteca del Conservatorio “San Pietro a Majella” di Napoli come quelle di Macque, Galluccio, Alessandro Scarlatti, Giovanni Cimino, Durante, Pergolesi, Fenaroli, Zingarelli ecc., che dimostrano come a partire dal Seicento accanto a una affermata tradizione costruttiva artigianale napoletana di altissimo pregio artistico, si sia sviluppata un'altrettanta coscienza compositiva organistica che ancora in gran parte resta da indagare. Francesco Cera (L'intavolatura di Antonio Valente (1576): presentazione di un lavoro interpretativo) ha presentato filologicamente e analitacamente l'Intavolatura de cimbalo di Antonio Valente, pubblicata a Napoli nel 1576 presso Giuseppe Cacchio dall'Aquila, un'edizione che si colloca cronologicamente al primissimo fiorire della copiosa messe di musica per organo e per clavicembalo composta a Napoli, e fortunatamente giunta a noi attraverso stampe e manoscritti. Armando Carideo (“Gli strumenti storici e le fonti musicali”: esperienze e problemi nel recupero degli organi storici e nelle edizioni critiche delle fonti musicali) ha affrontato in maniera critica e storica le varie fasi poste nella seconda metà del XX secolo sia in Italia che in Europa per il recupero e la valorizzazione dell'immenso patrimonio degli organi storici e delle relative fonti musicali, dimostrando i confortanti risultati ottenuti e i problemi non risolti che dovrebbero portare ad una nuova fase di coordinamento delle energie per una messa a punto dei metodi della ricerca, dei criteri operativi nel restauro e nel recupero delle fonti musicali, auspicando un efficace coordinamento delle istituzioni e degli operatori coinvolti. Ha, inoltre, presentato la nuova edizione critica delle opere per tastiera di Giovanni de Macque e Giovanni Maria Trabaci e altri progetti in corso di realizzazione.

Le considerazioni conclusive, di Luigi Sisto, hanno evidenziato come le diverse relazioni e riflessioni sulla produzione organistica e in particolare sull'attività organaria nei diversi secoli, abbiano favorito un necessario dibattito intorno alle problematiche della tutela, della conservazione e valorizzazione del patrimonio favorito in certi momenti anche dalla presenza di organari ed interpreti italiani e stranieri.

Nel corso delle tre giornate congressuali si sono avvicendati all'organo Guy Bovet (organo Ghilardi, 1996), Wijnand van de Pol (organo Carli 2004), Pierre Pincemaille (organo T.Ch. Lewis 1872) e in chiusura i finalisti del concorso organistico “Premio Battipaglia 2004”.

Antonio Caroccia

 

Società Italiana di Musicologia

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