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Fonti Musicali Italiane

Fonti Musicali Italiane, 11 (2006)

Inserito in Fonti Musicali Italiane

Sommario

  • C. Bongiovanni, Tansillo in musica: il caso delle Lagrime di San Pietro. Abstract.
  • O. Beretta, L’istruzione musicale dei chierici nel Rinascimento: un inedito documento dall’archivio della basilica di S. Barbara a Mantova. Abstract.
  • S. Iacono, Una raccolta di cantate di Alessandro Scarlatti. Abstract.
  • P. Maione, Organizzazione e repertorio musicale della corte nel decennio francese a Napoli (1806-1815). Abstract.
  • C. Cimagalli e F. Vacca, Attività concertistiche nella Roma preunitaria. Avvio di una cronologia e primi risultati. Abstract.
  • O. Palmiero, Giovanni Pozza e il «Corriere della Sera»: rassegna bibliografica dei suoi scritti di critica musicale. Abstract.
  • C. Ghirardini, Gli strumenti musicali del Museo Ettore Guatelli di Ozzano Taro (PR). Abstract.
  • N. Tangari, Come cambiano le fonti musicali. Le risorse digitali e la ricerca musicologica. Abstract.
  • Rassegna bibliografica 2005, a cura di G. Giovani, A. Nisi, L. Miucci.


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Carmela Bongiovanni
Tansillo in musica: il caso delle «Lagrime di San Pietro»

Indubbia fu la fama del poeta Luigi Tansillo (1510-1568) presso i suoi contemporanei in Italia e all'estero tra Cinque e Seicento; essa è testimoniata da innumerevoli edizioni di parti del suo canzoniere e dei suoi poemi (spesso postume) più o meno autorizzate (sia monografiche che accolte in edizioni miscellanee). Luigi Tansillo è poeta di grande richiamo anche presso i musicisti a lui contemporanei (tra i quali la moda del petrarchismo ebbe spazio considerevole); tuttavia, soltanto occasionalmente la fortuna musicale dei suoi testi poetici è stata oggetto di studio da parte della musicologia odierna. A confronto con l'enorme successo letterario delle Lagrime di San Pietro di Tansillo (che diede luogo in poesia a un vero e proprio genere spirituale), la scarsa utilizzazione da parte dei musicisti di questo testo lascia perplessi: a tuttora risulta che, nel tardo '500, solo due compositori (il semisconosciuto Antonio Dueto e il grande Orlando di Lasso) – per di più pressochè contemporaneamente – si avvalsero delle ottave di questo immenso, incompiuto poema, dedicandole a due importanti esponenti della famiglia Aldobrandini, vale a dire papa Clemente viii, e il cardinale nipote Pietro Aldobrandini. Capitolo fondamentale nel rapporto tra poesia e musica nel secondo Cinquecento è dato dall'esame comparato della diffusione editoriale letteraria e della conseguente fortuna in musica dei componimenti. Un esempio in tal senso è costituito dalle Lagrime di San Pietro del Tansillo. A Genova erano uscite nel secondo Cinquecento alcune tra le prime parziali edizioni delle Lagrime del Tansillo; questa città costituisce quindi un centro di prima diffusione editoriale del poema del Tansillo. Non stupisce pertanto trovare proprio in questa città un compositore, Antonio Dueto, attivo maestro di cappella e canonico nella cattedrale di San Lorenzo, intento a musicare otto delle numerose ottave delle Lagrime, come parte della fortuna del genere delle rime devote in piena età controriformistica. In calce al saggio viene proposta l'edizione del ciclo di Dueto.

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Tansillo set to music: the case of «Le lagrime di San Pietro»

There is no doubt that the fame of the poet Luigi Tansillo (1510-1568) with his contemporaries was widespread both in Italy and abroad in the sixteenth and seventeenth centuries; this is evidenced by the countless editions (frequently posthumous) of excerpts from his canzoniere and of his poems, more or less authorized (either monographic or included in miscellanies). The poetry of Luigi Tansillo was also much in demand with the musicians of his time (who were considerably attracted by Petrachism); only occasionally however has the musical success of his poems been the subject of study on the part of current musicology. Compared to the immense literary success of Tansillo's Le lagrime di San Pietro (which gave rise to an authentic school of spiritual poetry), the scarce exploitation by musicians of this poem is extremely puzzling. As far as we know, only two composers in the late sixteenth century (who were moreover practically contemporaries), the little known Antonio Dueto and the famous Orlando di Lasso, made use of the octaves of this immense unfinished poem, dedicating them to two important members of the Aldobrandini family, Pope Clement viii and his cardinal nephew Pietro Aldobrandini. A clear picture of the relationship poetry-music in the second half of the sixteenth century can be gathered from a comparative examination of the diffusion of the literary editions and the consequent fortune in music of the published texts. Tansillo's Le lagrime di San Pietro is a typical example. In the second half of the sixteenth century, some of the first partial editions of Le lagrime di San Pietro appeared in Genoa, which then became a centre for the publication and diffusion of Tansillo's poem. It is not therefore surprising to find in this city a composer, Antonio Dueto, dynamic maestro di cappella and canon of the Cathedral of San Lorenzo, absorbed in setting to music eight of the numerous octaves of Le lagrime - and thereby incidentally proving the success of the genre of devout poetry at the height of the Counter-Reformation. The edition of Dueto's cycle is reproduced at the end of this paper.


 

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Ottavio Beretta
L'istruzione musicale dei chierici nel Rinascimento: un inedito documento dall'archivio della basilica di S. Barbara a Mantova

L'articolo segnala un documento rinvenuto nell'Archivio della basilica di Santa Barbara a Mantova, la Relatione sopra gli chierici circa le lettere canto et servire della Chiesa, in cui per ognuno dei sedici chierici viene dato un giudizio sulle competenze letterarie e musicali (nel canto fermo e figurato e nel contrappunto) e sulla disciplina nel servizio religioso. La relazione, non datata, è collocata cronologicamente intorno al 1581-2, e le modalità dell'istruzione dei chierici vengono approfondite con riferimenti alle Costituzioni di S. Barbara e della Cattedrale mantovana. L'esigenza di avere chierici esperti nel canto figurato e nel contrappunto si lega all'attività del duca Guglielmo Gonzaga, che per la particolare liturgia di S. Barbara commissionò apposite messe a 5 voci ai maggiori musicisti del suo tempo.

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Musical education of clerics during the Renaissance: an unpublished document from the archives of the Basilica di S. Barbara at Mantua

The paper calls attention to a document discovered in the Archives of the Basilica of Santa Barbara at Mantua, the Relatione sopra gli chierici circa le lettere canto et servire della Chiesa, in which for sixteen clerics an individual assessment is given of their literary and musical proficiency (in plainchant, florid style and counterpoint) and of the discipline prescribed for religious worship. The report, undated, has been collocated chronologically around 1581-2 and the procedure of educating clerics is expanded with reference to the Costituzioni of S. Barbara and of the Mantua cathedral. The exigency of having clerics expert in florid chant and in counterpoint is linked to the activity of Duke Guglielmo Gonzaga, who commissioned from the principal composers of his time appropriate 5-voice masses for the specific liturgy of S. Barbara.


 

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Sarah M. Iacono
Una raccolta di cantate di Alessandro Scarlatti

L'esame delle partiture manoscritte costituisce un momento fondamentale nello studio del repertorio cantatistico, scarlattiano in particolare, anche per ciò che riguarda il contesto produttivo: più di altri tipi di documentazione (archivistica o letteraria, spesso assai significativa per generi come l'opera in musica), sono proprio le partiture manoscritte a fornire elementi chiave per la ricostruzione dei testi e dei contesti in cui le cantate sono state pensate, hanno prosperato e trovato diffusione. Il presente studio è incentrato su un volume conservato in una biblioteca privata della Puglia, contenente diciassette cantate di Alessandro Scarlatti più una, in un fascicolo in calce, che il copista intesta al figlio Domenico (e si è invece rivelata di Benedetto Marcello). L'interesse specifico di questa fonte è la presenza di ben sei cantate che non figurano in alcuna altra raccolta. La ricerca si è snodata lungo due direttrici principali: la descrizione esterna dell'unità codicologica, allo scopo di delineare un profilo più chiaro delle origini e della provenienza del tomo nonché di inquadrarne la tipologia. In secondo luogo, la descrizione interna: l'osservazione del tessuto musicale e testuale, la verifica delle attribuzioni, l'individuazione – attraverso gli esiti di talune collazioni – di possibili costruzioni stemmatiche, l'analisi formale e strutturale volta ad aggiungere nuovi elementi per la comprensione della personale evoluzione stilistica del compositore. In conclusione del saggio si offre il catalogo delle cantate contenute nel manoscritto, completa di incipit musicali e concordanze.

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A collection of Alessandro Scarlatti's cantatas

In any study of the cantata repertoire, particularly that of Scarlatti, the examination of manuscript scores is far more important (also with regard to the productive context) than it is for any other type of documentation (archival or literary, frequently very revealing in the case of genres like music drama). It is the manuscript scores which supply key elements for the reconstruction of texts and for identifying the contexts in which the cantatas were conceived, flourished and enjoyed wide popularity. The present study is centred on a volume preserved in a private library of Apulia containing seventeen cantatas of Alessandro Scarlatti, together with one which the copyist attributed to Scarlatti's son Domenico and which instead has proved to be by Benedetto Marcello. The particular interest of this source is the presence of six cantatas which do not appear in any other collection. Research was carried out in two main directions. In the first place, an examination of the codicological unit's external features for the purpose of tracing a clearer profile of the origin and source of the volume, together with classification of the typology. Secondly, a description of its contents, that is: examination of the musical and textual material; verification of the attributions; identification – through the results of some collations - of possible stemmatic constructions; a formal and structural analysis for acquiring new elements for understanding the personal stylistic evolution of the composer. Finally, at the end of the paper, there is the catalogue of all the cantatas included in the manuscript, complete with musical incipits and concordances.


 

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Paologiovanni Maione
Organizzazione e repertorio musicale della corte napoletana durante il decennio francese (1806-1815)

La stagione francese, nel Meridione, è contraddistinta dal susseguirsi di due monarchi dall'indiscutibile volontà riformistica; l'oculata e vigile azione intrapresa da Giuseppe Bonaparte, destinata a riscrivere l'organizzazione del regno, avviene con straordinaria cautela previe ponderate «Osservazioni sopra lo stato attuale del Regno di Napoli». La capillare ventata legislativa che invade il regno negli anni francesi è corroborata da un'attenta fase analitica sulle condizioni dell'antico regime borbonico. La messe di regolamenti, leggi, decreti, norme che contraddistinguono il decennio francese invade anche il mondo dello spettacolo che, grazie ad un'attenzione particolare, beneficia di non poche migliorie proiettandolo in una visione moderna ed efficiente. Il ruolo internazionale di Napoli, detenuto incontrastatamente nell'arco del diciottesimo secolo, fa sì che i cambiamenti non provochino particolari disagi. Si verificano mutamenti non solo sulla condotta dell'esercizio scenico, ma anche sull'offerta dei prodotti sebbene molte delle novità caldeggiate dai francesi avessero già un loro spazio nella cultura della capitale borbonica (il riferimento va a certi generi teatrali e alla letteratura promossa o a forme spettacolari e repertori divulgati). I segnali di riordino disseminati negli anni precedenti agevolano notevolmente i cambiamenti che, abbozzati da Giuseppe, saranno poi precisati da Murat. Secondando la volontà del predecessore, Gioacchino perviene a una dettagliata legiferazione spettacolare promulgata nel 1811: con l'emanazione del decreto sottoscritto il 7 novembre, composto da 39 articoli, l'attività scenica viene regolamentata in maniera organica e definitiva. L'attività spettacolare della corte francese è scindibile, all'attuale conoscenza, in due periodi distinti: alla silenziosa gestione di Giuseppe fa da contraltare quella laboriosa e frenetica incentivata da Murat e suffragata, con tenacia, dalla moglie Carolina Annunziata. Gioacchino inseguiva le strategie consolidate di una collaudata tradizione cercando di reinserire costumi alquanto offuscati che vedevano nell'istituzione reale un simulacro di stabilità ideologica riflessa anche nella promozione spettacolare di un potere inviolabile. Le fonti superstite sono partecipi di questa visione; alla copiosa messe di materiali sull'attività musicale e culturale dell'epoca muratiana fa da contraltare una sostanziale assenza di informazioni per il periodo precedente. Le carte conservate presso l'Archivio Storico di Napoli per i primi due anni della dominazione francese permettono soltanto di formulare ipotesi mancando il corpus di esaurienti notizie, che neanche trapelano dal fondo archivistico parigino. All'oscuro biennio giuseppino, segue una frenetica vita musicale di palazzo: la musica della Real Cappella e quella destinata agli appartamenti reali rifiorisce e l'istituzione si riappropria di un elemento di propaganda di indiscutibile efficacia. Il palazzo si riconferma così punto gravitazionale di cultura manifestandosi attraverso una successione di occasioni di rappresentanza ruotanti intorno all'attività spettacolare e culturale; nel corso del tempo l'istituzione musicale di corte, con fortuna e funzioni alterne, resta il centro propulsivo del potere.

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Organization and musical repertoire of the Naples Court during the decade of French domination, 1806-1815

The French permanence in Southern Italy was notable for the succession of two monarchs of undeniable reformist ideas. The prudent and circumspect policy of Joseph Bonaparte, intended for the organization of the kingdom, was carried out with singular caution along the lines of the well-pondered «Osservazioni sopra lo stato attuale del Regno di Napoli» (Observations on the actual state of the Kingdom of Naples). The vast wave of detailed legislation which swept over the kingdom during the years of French rule was corroborated by a detailed analysis of the situation under the previous Bourbon regime. The abundance of rules and regulations, laws and decrees which characterized the French decade paid particular attention also to the world of entertainment which, as a result, benefited considerably and acquired modern and efficient forms of expression. Since the international role of Naples remained unchallenged throughout the eighteenth century, these changes did not provoke particular discontent. There were modifications it is true, not only in the management of the theatres, but also in the offer of productions even if many ot the novelties favoured by the French were already well-known to the intellectual circles of the Bourbon capital (the reference is to certain preferred theatrical and literary genres or to popular forms of entertainment and repertoire). The signs of reform present in previous years considerably facilitated the changes which, outlined by Joseph Bonaparte, were then substantiated by Joachim Murat who, seconding the wishes of his predecessor, drew up a detailed legislation which was enacted in 1811. In fact, with the promulgation of the decree signed by Murat on November 7, consisting of 39 articles, theatrical activity was regulated in a scientific and definitive way. The activity of the French court in the theatrical and musical field can be divided (at the present state of knowledge) into two separate phases: the sluggish progress under the administration of Bonaparte was replaced by the totally different industrious and feverish activity encouraged by Murat, with the determined support of his strong-willed wife Carolina Annunziata. Joachim followed traditional long-standing strategies in an attempt to bring back somewhat out-of-date customs which saw in the monarchy an image of ideological stability. Surviving sources endorse this viewpoint; the abundance of material on musical and cultural activities during Murat's reign is in sharp contrast with the almost complete absence of information on the previous period. Given the lack of a corpus of detailed information (which is not to be found even in the Paris archives), the documents in the Historical Archive of Naples only permit the formulation of hypotheses regarding the first two years of French domination. The shadowy biennium of Giuseppe was followed by a period of frenetic musical activity at the Neapolitan court: music in the Royal Chapel and in the royal apartments reappeared and the monarchy regained possession of an indisputably effective element of propaganda. The royal palace was in fact reconfirmed as a gravitational point of culture, expressing itself in a series of events revolving around theatrical and cultural activity; as time went by the music activity of the court continued to be, with alternating functiona and fortune, the propulsive centre of power.


 

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Cristina Cimagalli – Francesca Vacca
Attività concertistiche nella Roma preunitaria. Avvio di una cronologia e primi risultati

Manca a tutt'oggi una ricognizione completa delle attività concertistiche nella Roma ottocentesca preunitaria, e il presente saggio si propone di colmare tale lacuna pur offrendo in questa sede soltanto la sintesi di una più ampia cronologia ancora in corso di realizzazione. La ricerca si è concentrata soprattutto sullo studio delle fonti primarie, quali gli archivi pubblici, quelli privati e la pubblicistica, pur non trascurando l'apporto della letteratura critica posteriore. In particolare, la consultazione degli archivi ha portato alla luce diversi programmi di sala, un numero considerevole di autorizzazioni per i concerti rilasciate sia dal Tribunale criminale del Vicariato che dalla Direzione generale di polizia, talvolta unite a una nota manoscritta dei pezzi eseguiti o a un programma di sala a stampa. Lo spoglio di un ampio numero di testate giornalistiche (una ventina, tra cui tutte le annate pubblicate dal 1800 al 1849 del Chracas e di «Notizie del giorno»), dal canto suo, non solo si è rivelato fonte ricchissima di notizie circa gli eventi concertistici, ma ha anche permesso di delineare l'orizzonte entro cui si situavano le aspettative musicali del pubblico romano. Si è potuto così constatare che nella Roma ottocentesca si sono succedute, ma hanno anche convissuto, concezioni dell'oggetto 'musica' molto diverse tra di loro: dalle arcaiche funzioni di addobbo cerimoniale e conviviale o di elemento educativo di stampo umanistico della gioventù nobile a ruoli più 'moderni', come quello della musica nel teatro d'opera o del concerto come avvenimento di natura estetica fine a se stesso. Il campo di ricerca è andato così progressivamente ampliandosi: da una mera ricostruzione cronologica si è passati alla storia della ricezione musicale. La prospettiva offerta dalle nuove acquisizioni documentarie ci induce così a rivedere l'atteggiamento pregiudiziale assunto da buona parte della letteratura critica del secolo scorso – influenzata in questo senso dalle testimonianze ottocentesche – secondo cui l'isolamento e l'arretratezza culturale di Roma sarebbero stati superati solo con la sua trasformazione in capitale del nuovo stato unitario. È infatti evidente che una simile visione, appiattita sul 1870 come data-spartiacque tra arretratezza e modernità, non rende giustizia alla competenza musicale del pubblico dell'epoca e tiene poco in conto la complessità e la stratificazione della culture musicale romana dell'Ottocento.

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Concert activity in nineteenth-century Rome. A chronology and first results

A complete identification of concert activity in nineteenth-century Rome prior to the unification of Italy is still lacking today. This paper proposes to fill the gap, even if only by offering the synthesis of a more extensive chronology not yet completed. Our research has concentrated on the study of primary sources – for instance public and private archives and the press – without however neglecting the contribution of later literary criticism. In particular, consultation of archives has brought to light various concert and theatre programmes and a considerable number of authorizations for concerts granted both by the Vicariate Law Court and by Police Headquarters, sometimes accompanied by a manuscript summary of the pieces performed or by printed programme notes. The examination of a considerable number of newspapers (approximately twenty), proved a source of abundant information not only on the concerts programmed but also on the musical expectations of the Roman public. In this way it has been possible to ascertain that in nineteenth-century Rome very different conceptions of 'music' succeeded one another, but also coexisted: from archaic functions of ritual and convivial ornament, or educational elements of humanistic nature of the young nobility, to more modern roles like that of opera or of concerts as aesthetic events. The field of research progressed and passed from a simple chronological reconstruction to an account of the public's response to music. The prospect offered by the new documentary acquisitions led us to reconsider the prejudicial outlook assumed by a greater part of the critical literature of the last century – influenced in this sense by nineteenth-century comments – according to which the isolation and cultural backwardness of Rome would only be overcome with its transformation into the capital of a new unified state. It was in fact evident that a similar viewpoint, taking 1870 as the watershed-date between backwardness and modernity, did not render justice to the musical competence of the public of that time nor give due weight to the complexity and stratification of musical culture in nineteenth-century Rome.


 

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Oreste Palmiero
Giovanni Pozza e il «Corriere della Sera»: rassegna bibliografica dei suoi scritti di critica musicale

All'interno del panorama critico-musicale del primo Novecento, la figura di Giovanni Pozza (Schio 1952 – Sanremo 1914) si configura senz'altro come una delle più autorevoli ed apprezzate tanto dal pubblico quanto dagli stessi artisti in attività a cavallo fra il XIX e il XX secolo. Partendo da alcuni cenni biografici e da considerazioni sulla struttura generale e lo stile dei suoi articoli – alcuni dei quali, in virtù della loro particolare rilevanza, sono qui analizzati in dettaglio – si ripercorre significativamente quello che fu un periodo di assoluta importanza per la storia della musica italiana e operistica in particolare, preludio ad una crisi che di lì a qualche anno si sarebbe manifestata appieno in tutta la sua fatale e inevitabile drammaticità. Gli anni che videro Pozza titolare della critica musicale presso il «Corriere della Sera» – che sotto la guida di Luigi Albertini stava dando una svolta decisa alla sua linea editoriale – furono infatti i primi di un secolo, il Novecento, ricco di fermenti più o meno compresi da un pubblico ancora stabilmente radicato al vecchio stile operistico ottocentesco. La seconda parte del contributo, quindi, offre un ricco e dettagliato resoconto bibliografico proprio sull'attività di Pozza presso il quotidiano di via Solferino a partire dal 1900 fino alla sua morte. Gli articoli rivelarono all'Italia e all'Europa il suo indiscutibile talento critico anche in campo musicale.

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Giovanni Pozza and the «Corriere della Sera»: a bibliographical review of his writings as music critic

Giovanni Pozza (Schio 1852-Sanremo 1914) emerges as one of the most authoritative figures in the panorama of music criticism of the early twentieth century, appreciated not only by the public but also by the artists who were active in the xix and xx centuries. Starting from the few available biographical notes and from considerations of the general structure and style of his articles – some of which are analysed in detail given their particular significance – this paper retraces what was a period of unequivocal importance in the history of Italian music, and in particular opera, prelude to a crisis that a few years later would be fully apparent in all its inevitable dramatic consequences. The years that saw Pozza head of music criticism at the «Corriere della Sera» – which, under the direction of Luigi Albertini, was undergoing a decisive change in editorial policy – were in fact the beginning of a century, the twentieth, which was rich in creative ferments barely understood by a public still firmly rooted in the old operatic style of the nineteenth century. The second part of this paper offers a rich and detailed bibliographical account of the activity of Pozza at the Via Solferino newspaper from 1900 until his death. His articles revealed to Italy and the rest of Europe his undeniable critical talent in the field of music.


 

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Cristina Ghirardini
Gli strumenti musicali del Museo Ettore Guatelli di Ozzano Taro

Il presente articolo intende fornire un quadro generale delle tipologie più importanti di strumenti musicali conservati presso il Museo Ettore Guatelli di Ozzano Taro (Parma). Ettore Guatelli (1921-2000) nel corso della vita ha raccolto oggetti di ogni genere che ha 'allestito' all'interno della casa in cui è vissuto (attualmente gestita dalla Fondazione Museo Ettore Guatelli e aperta al pubblico). Il suo interesse per gli oggetti della vita quotidiana lo hanno portato a documentare anche il fare musica e la cultura sonora in generale e di conseguenza a raccogliere strumenti musicali e oggetti sonori. Sono qui illustrati brevemente alcuni strumenti da strepito, ghironde (alcune delle quali costruite probabilmente nell'Appennino Parmense), organetti e fisarmoniche, ciò che rimane del laboratorio di Nicolò Bacigalupo detto 'Grixiu', costruttore di pifferi e müse del territorio delle Quattro Province, la piva emiliana, alcuni giocattoli sonori e infine gli strumenti musicali legati alla tradizione degli orsanti e scimmiari della Val Taro e Val Ceno.

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Musical instruments in the Ettore Guatelli Museum of Ozzano Taro

The intention of this paper is to give a general picture of the most important musical instrument typologies housed in the Ettore Guatelli Museum of Ozzano Taro (Parma). In the course of his life, Ettore Guatelli (1921-2000) collected miscellaneous objects which he 'put on show' in the villa where he lived (and which is now run by the Fondazione Museo Ettore Guatelli and is open to the public). His interest in the objects of everyday life led him to document also those connected with 'making music' and with the culture of sound in general; he consequently collected musical instruments and sound devices. The present paper includes brief descriptions of some of these instruments: noise makers, hurdy-gurdies (some probably constructed in the Parma Apennines); accordions; what has remained of the workshop of Nicolò Bacigalupo (known as Griziu), the maker of pifferi and müse of the Quattro Province; the piva emiliana; several toy instruments; and finally, musical instruments connected with the tradition of the shows with trained bears and monkeys of Val Taro and Val Ceno.


 

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Nicola Tangari
Come cambiano le fonti musicali. Le risorse digitali e la ricerca musicologica

Da tempo le nuove tecnologie hanno toccato anche le fonti musicali e ne hanno modificato le forme di produzione, diffusione e consultazione. La musica sta passando dall'essere un prodotto industriale e commerciale che evidenziava una forte componente materiale, a essere oggetto di un servizio di distribuzione capillare in cui la mobilità e l'assenza della stabilità dei supporti divengono la sua caratteristica principale. Ciò che acquista maggiore importanza non è il possesso del supporto, quanto la connessione ad un servizio di distribuzione. L'incremento dell'accessibilità alle informazioni musicali è uno dei paradigmi in cui si esplica questo radicale cambiamento che coinvolge sia le fonti musicali antiche che quelle contemporanee. Altro elemento è la moltiplicazione delle intermediazioni tecnologiche che allontanano sempre di più l'utente finale dal documento originale, mentre si accresce notevolmente la volatilità e la mutevolezza dei supporti e delle informazioni. Diretta conseguenza di questo incremento dell'accessibilità è la rottura del controllo sui diritti d'autore che divengono sempre più una pratica e un'istituzione fragile e incapace di seguire lo sviluppo della tecnologia. Nuovi documenti si affacciano allo studio musicologico: dati sul traffico di documenti digitali musicali, standard di codifica, archivi di messaggi di natura musicale e musicologica e persino i software per la gestione e la diffusione dei dati audio. Ma anche nuovi supporti si rivelano interessanti per la musicologia, come per esempio i lettori di documenti musicali digitali che non sono disgiunti dal supporto di memorizzazione. I circuiti di scambio personale e la facilità di duplicazione sono altri due fattori che complicano notevolmente il panorama delle fonti musicali odierne. Quest'ultimo coinvolge molte discipline tecniche, ma richiede, per un'attenta valutazione di natura storico-critica, il fondamentale sostegno della musicologia.

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The change in musical sources. Digital resources and musicological research

The new technologies have been operative for some time in the field of musical sources, modifying the forms of production, distribution and consultation. Music in fact is changing from an industrial and commercial product characterized by an enduring material component to being the object of a capillary distribution service where mobile communication and volatile media are its principal features. What is of major importance is not so much possession of the medium, but connection to a distribution service. The increased accessibility of musical information is one of the paradigms in which a radical change is realized involving both ancient and contemporary musical sources. Another element is the multiplication of technological intermediations which detach the end user always more from the original document, while at the same time there is a marked increase in the volatility and mutability of media and information. A direct consequence of this increase of accessibility is the break-down of copyright control, which becomes always more a weak institution incapable of keeping up with technological development. New documents appear in the study of musicology: data on the traffic of digital musical documents, coding standards, archives of messages of musical and musicological nature, and even software for managing and diffusing audio data. But also new media prove of interest for musicology, as for example digital musical document readers which are joined to the storage medium. The individual exchange circuits and the easiness of duplication are another two factors which complicate considerably the panorama of today's musical sources, involving numerous technical disciplines but still requiring the fundamental assistance of musicology for an exact historical-critical assessment.

(traduzioni inglesi di Anne Ricotti)

Società Italiana di Musicologia

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