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Fonti Musicali Italiane

Fonti Musicali Italiane, 12 (2007)

Inserito in Fonti Musicali Italiane

Sommario

  • Luigi Collarile, Considerazioni sull'attività editoriale di Claudio Merulo (1566-1570). Abstract.
  • Elena Previdi, Francesco Bianchini (1662-1729) e la sua dissertazione sugli strumenti musicali dell'antichità. Abstract.
  • Maria Rosa Moretti, «Drammi sacri» per la Congregazione di S. Filippo Neri di Genova (1736-1749). Abstract.
  • Giuliano Castellani, L'Agnese di Ferdinando Paer tra Parma e Parigi. Abstract.
  • Barbara Migliorini, Musica e musicisti nell'epistolario del marchese Sampieri. Abstract.
  • Mariella Sala, Autografi bazziniani: ritrovamenti e nuove scoperte. Abstract.
  • Annarita Colturato, Un'industria «troppo imperfetta»: la fabbricazione dei pianoforti a Torino nell'Ottocento. Abstract.
  • Daniele Poletto, Presenza di strumenti a tastiera alla corte sabauda: prima ricognizione. Abstract.
  • Rassegna bibliografica 2006 (con integrazioni per gli anni precedenti), a cura di Giulia Giovani, Angela Nisi, Leonardo Miucci.


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Luigi Collarile
Considerazioni sull'attività editoriale di Claudio Merulo (1566-1570)

Principale scopo di questo studio è quello di fornire alcune considerazioni sull'attività di Claudio Merulo come editore musicale indipendente (1566-1570). Dapprima sono offerti due documenti inediti, in grado di chiarire alcuni particolari della fase che prelude all'avvio dell'officina editoriale del musicista: in particolare, i rapporti con lo stampatore Girolamo Callegari e con Antonio Merulo, nipote di Claudio. L'analisi della produzione editoriale di Merulo è affrontata poi a partire da una ricognizione dei 36 titoli attualmente conosciuti, valutati nel quadro del complesso problema rappresentato dalla dispersione della produzione libraria tardorinascimentale. Questo spoglio permette di mettere a fuoco la politica editoriale di Merulo. Affiorano così le linee di un progetto ambizioso, che riflette la tensione squisitamente umanistica del suo ideatore, e le sue relazioni con importanti musicisti (come Orlando di Lasso o Costanzo Porta) e mecenati (come Guglielmo Gonzaga). In un contesto editoriale caratterizzato dalla posizione dominante di Gardano, le condizioni politico-economiche del 1569-70 costringono Merulo ad abbandonare l'attività di editore. È tuttavia possibile che tutti i libri stampati con i caratteri di Merulo dopo la chiusura della sua casa editrice siano frutto della sua collaborazione con altri editori.

Lo studio è corredato da due appendici: nella prima è fornita una lista dei volumi prodotti da Merulo tra il 1566 e il 1570; nella seconda, è fornito un elenco delle edizioni musicali prodotte con i materiali tipografici del musicista (in particolare da Giorgio Angelieri, eredi Rampazetto, Giacomo Vincenti) dopo la chiusura della sua casa editrice.

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Considerations on the publishing activity of Claudio Merulo 1566-1570

This study presents some considerations relative to Claudio Merulo's activity as an independent music publisher (1566-1570). Thanks to two documents hitherto unknown it has been possible to clarify several aspects of the period preceding the opening of his publishing house, and in particular his relations with the printer Girolamo Callegari and with his nephew Antonio Merulo. Merulo's editorial production is then analysed, beginning with the 36 titles already known, in the context of the complex problem presented by the dispersion of the late-renaissance book production. This examination made it possible to focalize Merulo's editorial policy. As a result, the outlines of an ambitious project emerged which reflected Merulo's humanistic approach and his relations with important musicians (for instance, Orlande de Lassus, Costanzo Porta) and patrons (like Guglielmo Gonzaga). In the world of publishing, marked by the dominating position of the Gardano family, the economic recession of 1569-70 – which became even more serious after the beginning of the conflict between Venice and the Ottoman Empire – forced Merulo to abandon his editorial activity. Until 1575 he collaborated with the printer Giorgio Angelieri. It is possible however that all the books printed with Merulo's types after the closure of his publishing house were the fruit of his collaboration with other publishers.

The study is completed by two appendices: the first, a catalogue of the volumes published by Merulo between 1566 and 1570; the second, a list of the titles printed by other publishers after the closing of Merulo's publishing house utilizing his types (in particular Giorgio Angelieri, the heirs of Rampazetto, Giacomo Vincenti) .



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Elena Previdi
Francesco Bianchini (1662-1729) e la sua dissertazione sugli strumenti musicali dell'antichità

Il trattato di Francesco Bianchini, De tribus generibus instrumentorum musicae veterum organicae dissertatio (Roma, Amidei, 1742) è il risultato ultimo di un progetto che partì ben quarant'anni prima in circostanze inusitate. Appena eletto (1700), papa Clemente xi dispose il restauro della navata centrale di San Giovanni in Laterano e, fra le varie opere da realizzare, progettò la raffigurazione di dodici angeli musicanti. All'esperto Bianchini (nominato nel 1703 Presidente delle antichità di Roma) venne commissionata una ricerca per capire quali potessero essere i dodici strumenti musicali antichi più adatti ad essere raffigurati in mano agli angeli. Bianchini scrisse dunque una Dissertazione ed ammaestramenti sugli strumenti musicali da dipingersi in San Giovanni in Laterano: il manoscritto è conservato presso la Biblioteca Vallicelliana di Roma e costituisce il primo nucleo del futuro trattato. Per motivi ignoti, il progetto dei dodici angeli musicanti non andò a buon fine: al loro posto, sulle pareti della Basilica, verranno raffigurati più convenzionalmente dodici profeti.

Bianchini tuttavia non accantonò la Dissertazione, anzi: decise di farne un libro. Ne ampliò il contenuto, ne modificò la stesura, inserì delle tavole iconografiche accuratamente disegnate da lui stesso, tradusse il tutto in latino. Si possono ricostruire più versioni successive dell'opera, grazie ai manoscritti bianchiniani conservati alla Biblioteca Capitolare di Verona. Altro materiale significativo è a Bologna (Civico Museo Bibliografico Musicale), altro ancora si trova a Prato in un fondo privato.

Quando l'erudito morì (1721) il trattato non aveva ancora trovato la via della pubblicazione: la Dissertatio sugli antichi strumenti musicali andò quindi alle stampe solo nel 1742, a spese del libraio romano Fausto Amidei. Tuttavia il confronto fra il contenuto di tale volume e quello delle fonti manoscritte conservate a Verona e a Bologna mette chiaramente in luce l'azione di un anonimo revisore, il quale non si limitò a pochi interventi di redazione, ma aggiornò il testo, aumentò i riferimenti bibliografici e inserì paragrafi del tutto nuovi imprimendo all'opera un contributo determinante. È assai probabile identificare il responsabile di tali cambiamenti in Giuseppe Bianchini, nipote di Francesco e noto storico della Chiesa.

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Francesco Bianchini (1662-1729) and his treatise on the musical instruments of antiquity

The treatise of Francesco Bianchini, De tribus generibus instrumentorum musicae veterum organicae dissertatio (Rome, Amidei, 1742) is the conclusive result of a project which originated at least forty years earlier in unusual circumstances. Pope Clemente xi, no sooner elected (1700), ordered the restoration of the central nave of San Giovanni in Laterano and, among the various works to be realized, planned the representation of twelve angels playing musical instruments. The expert Bianchini (who had been nominated «Presidente delle Antichità di Roma» in 1705) was commissioned to carry out a research into the identity of the twelve most appropriate antique musical instruments to be portrayed in the hands of the angels. Bianchini consequently wrote a Dissertazione ed ammaestramenti sugli strumenti musicali da dipingersi in San Giovanni in Laterano: the manuscript is preserved in the Biblioteca Vallicelliana at Rome and represents the core of the future treatise. For unknown reasons, the project of the twelve angelic musicians was never realized; instead twelve prophets were portrayed on the walls of the Basilica.

Bianchini did not however shelve his Dissertazione; on the contrary, he decided to make a book out of it. He increased the content, made editorial modifications, inserted iconographic plates which he himself designed and translated the whole into Latin. Subsequent versions of the original work can be reconstructed thanks to the Bianchini manuscripts preserved in the Biblioteca Capitolare of Verona. Further indicative material is to be found at Bologna (Civico Museo Bibliografico Musicale) as well as at Prato in a private fondo.

On the death of the erudite scholar (1729), the treatise had not yet been published: the Dissertatio on antique musical instruments, in fact, only went to press in 1742, paid for by the Roman bookseller, Fausto Amidei. Nevertheless, the comparison between that volume and the manuscript sources of Verona and Bologna definitely reveals the work of an anonymous reviser who did not limit himself to a few editorial interventions, but brought the text up to date, augmented the bibliographic references and inserted totally new paragraphs contributing significantly to the work. It is very probable that the hand responsible for these alterations was that of Francesco Bianchini's nephew, Giuseppe, who was a well-known historian of the Church.



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Maria Rosa Moretti
Nuovi «Drammi sacri» per una storia dell'attività musicale della Congregazione filippina di Genova nel Settecento

Oggetto di questo saggio è una raccolta di quarantacinque libretti di «Componimenti sacri per musica da cantarsi nella chiesa della Congregazione di S. Filippo Neri di Genova», appartenenti ad una collezione privata (Genova, Studio Il Grechetto). Questi libretti, di cui diciotto sono sconosciuti ai repertori e la cui datazione è compresa fra il 1736 e il 1749, costituiscono l'occasione per presentare alcuni documenti inediti, delineare la storia della musica presso i filippini di Genova e offrire una serie di osservazioni relative alle attività musicali della congregazione genovese per tutto il secolo xviii. Se le prime generiche notizie compaiono infatti a partire dal 1645, è grazie al lascito di fine Seicento della nobile genovese Maria Brigida Franzoni Spinola, che la congregazione può realizzare regolari stagioni di «oratori notturni in musica» nel periodo 'invernale', compreso tra la festa di Tutti i Santi e la Pasqua di Resurrezione.

Data la quasi totale perdita delle musiche, la storia dell'attività dell'oratorio genovese è al momento ricostruibile essenzialmente attraverso i libretti a stampa. Dal loro studio apprendiamo che solo una parte del repertorio ascoltato è di autore genovese (Benedetto Leoni, Matteo Bisso, Luigi Cerro e Luigi Degola) o attivo in città (il lucchese Pietro Vincenzo Chiocchetti) e che, talvolta, nella scelta dei contenuti sono presenti riferimenti all'ambiente cittadino: ricordiamo l'accenno all'Arcadia genovese, con l'introduzione tra i personaggi del poeta Pompeo Figari, e a Caterina Fieschi Adorno, la santa genovese la cui devozione era sentita in modo particolare dai Filippini e dall'intera cittadinanza.

L'esame del repertorio librettistico e della documentazione rintracciata consente inoltre di accennare ai rapporti avuti con le altre case filippine, ed in particolare con quella di Roma. Lo attesta l'omogeneità delle feste celebrate e degli argomenti trattati (spesso comuni anche agli oratori non filippini) che consentiva di riproporre gli stessi componimenti in anni successivi e farli circolare tra le varie congregazioni. L'indagine condotta sui quarantinque libretti e il confronto con altri che è stato possibile esaminare ha consentito poi di riconoscere la stessa composizione in oratori apparentemente diversi.

Talvolta il confronto con la produzione non genovese ha portato ad attribuire o a confermare l'attribuzione della paternità di alcuni testi, adespoti nei libretti pubblicati a Genova; mentre la migrazione dei vari componimenti rende verosimile la possibilità di considerare genovesi anche le partiture utilizzate e conservate in altre città, come quelle di Chiocchetti e Bisso appartenenti al fondo musicale della chiesa della Consolazione di S. Maria della Fava di Venezia.

Al saggio seguono due appendici tra loro complementari: il Catalogo dei quarantacinque libretti, corredato dell'indicazione dei personaggi e dell'incipit testuale, e l'elenco degli oratori promossi dalla Congregazione di S. Filippo Neri di Genova nel Settecento, corredato dei soli personaggi. Chiudono il lavoro l'indice degli incipit, dei titoli e dei nomi, con i rinvii alle schede dell'appendice i e dell'appendice ii.

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New «Sacred Dramas» for a history of the musical activity of the Philippine Congregation of Genoa in the eighteenth century

The subject of this paper is the collection of forty-five libretti of «Sacred compositions set to music to be sung in the church of the Congregation of S. Filippo Neri of Genoa», part of a private collection (Genoa, Studio Il Grechetto). These libretti, eighteen of which are not to be found in any repertoire and whose dating falls between 1736 and 1749, provide the opportunity to present some hitherto unknown documents, to outline the musical traditions of the Philippines of Genoa and to offer a series of observations relative to the musical activity of the Genoese Congregation during the eighteenth century. If in fact the first general information dates from 1645, it is thanks to the legacy at the end of the seventeenth century of the Genoese gentlewoman Maria Brigida Franzoni Spinola that the Congregation was able to realize regular seasons of «nocturnal oratories with music» during the 'winter' period, from All Saints' Day to Easter.

Given the almost total loss of the music, the history of the activity of the Genoese Oratory is for the moment primarily reconstructable by means of the printed libretti. By examining them we learn that only a part of the repertoire heard was the work of either a Genoese author (Benedetto Leoni, Matteo Bisso, Luigi Cerro, Luigi Degola) or an author resident in that city (for instance, Pietro Vincenzo Chiocchetti of Lucca) and that occasionally, in the selection of the contents, there are references to the city milieu: for instance the allusion to the Arcadia of Genoa, mentioning among the personalities the poet Pompeo Figari, and to Caterina Fieschi Adorno the Genoese saint to whom the Philippines – and the whole city – were particularly devoted.

In addition, examination of the booklets' repertoire and of the retraced documentation has enabled us to indicate the relations with other Philippine houses, and in particular that of Rome. This is evidenced by the uniformity of the festivals celebrated and of the topics dealt with (frequently common also to non-Philippine oratories) which makes conceivable the reintroduction of the same compositions in successive years and the circulation of these among the various congregations. The investigation carried out on the forty-five booklets, and the comparison with others that were available for study, made it possible to recognize the same composition in apparently different oratories.

Sometimes the comparison with non-Genoese production led to the attribution, or confirmation of the attribution, of the paternity of some texts, anonymous in the libretti published at Genoa, while the migration of the various compositions rendered likely the possibility of considering Genoese also the scores used and preserved in other cities, like those of Chiocchetti and Bisso lodged in the music fondo of the church of the Consolazione di S. Maria della Fava of Venice.

At the end of the paper there are two mutually complementary appendices: first, a catalogue of the forty-five booklets, completed by the indication of personalities and verbatim incipits; secondly, a list of the oratories promoted by the Congregation of S. Filippo Neri of Genoa in the eighteenth century, mentioning only the personalities. Finally, an index of the incipits, the titles and the names, with cross-references to Appendices i and ii.



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Giuliano Castellani
L'Agnese di Ferdinando Paër tra Parma e Parigi: fonti e versioni

Agnese, rappresentata per la prima volta a Parma nel 1809, fu certamente l'opera di maggior successo di Ferdinando Paër. Dramma semiserio in due atti su libretto di Luigi Buonavoglia, tratto dalla novella inglese di Amalia Opie The Father and the Daughter (1801), Agnese, il cui tema centrale è costituito dalla follia di un padre abbandonato dalla figlia, fu l'unica opera del compositore parmigiano ad essere rappresentata nei maggiori teatri di tutto il mondo (dall'Italia alla Germania, da Londra a Parigi, da Mosca e San Pietroburgo fino a Santiago del Cile e Città del Messico) fin verso la metà degli anni '40 dell'Ottocento. La ricerca musicologica è già a conoscenza del fatto che esistono almeno due versioni dell'opera, ovvero quella originale del 1809 per Parma e quella rielaborata dall'autore nel 1819 per il Théâtre Italien parigino. Ciò che tuttavia ancora non si conosce con precisione è l'importanza e l'entità dei rimaneggiamenti effettuati nel 1819 sulla partitura e sul libretto. Sulla base dell'analisi dettagliata di cinque fonti importanti – la partitura autografa, il libretto della prima parmigiana del 1809, il libretto della prima parigina del 1819, e due copie manoscritte della partitura corrette dallo stesso Paer, una attorno al 1810, l'altra verso il 1826 – quest'articolo riconosce le varianti introdotte nella partitura da Paer stesso e ricostruisce le versioni dell'opera allestite direttamente dall'autore: così si è potuto stabilire che, oltre alle due versioni del 1809 e del 1819, Paër elaborò anche una terza versione di Agnese, presentata nel 1824 sempre al Théâtre Italien parigino. Inoltre, grazie alle varie fonti, abbiamo potuto individuare e riportare alla luce la musica, finora sconosciuta, dei nuovi numeri che Paer aggiunse e integrò per le versioni parigine.

L'articolo costituisce il punto di partenza per la preparazione di un'edizione critica dell'opera contenente tutte le varianti individuate.

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Ferdinando Paër's «Agnese» from Parma to Paris: sources and versions

«Agnese», performed for the first time at Parma in 1809, was without doubt Ferdinando Paër's most successful opera. An opera semiseria in two acts to the libretto of Luigi Buonavoglia, based on the short story of the English authoress Amalia Opie The Father and the Daughter (1801), Agnese (whose central theme was the madness of a father abandoned by his daughter), was the only opera of the Parmesan composer to be performed in the leading theatres of the world (from Italy to Germany, from London to Paris, from Moscow and St. Petersburg to Santiago de Chile and Mexico City) right up to the middle of the '40s of the nineteenth century. Musicological research has already discovered the existence of at least two versions of this opera: the original of 1809 for Parma and a version revised by the composer in 1819 for the Théâtre Italien in Paris. What however is not yet known with precision is the importance and the extent of the reworking of the score and the libretto carried out in 1819. On the basis of a detailed analysis of five important sources – the autograph score, the libretto of the Parma première of 1809, the libretto of the Paris performance of 1819, and two manuscript copies of the score as corrected by Paër – one around 1810 and the other towards 1826 – the present article identifies the variations introduced in the score by Paër himself and reconstructs the versions of the opera which were staged directly by the composer; in this way it was possible to establish that, in addition to the two versions of 1809 and 1819, Paër arranged a third version of Agnese which was performed in 1824, always at the Théâtre Italien in Paris. Furthermore, thanks to various sources, we have been able to identify and bring to light the music, hitherto unknown, of the additional numbers which Paër integrated in the Paris version.

The present article represents the starting point for the preparation of a critical edition of the opera which will include all the identified variations.



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Barbara Migliorini
Musica e musicisti nell'epistolario del marchese Sampieri

Nell'ambiente musicale bolognese del primo Ottocento, Francesco Sampieri era conosciuto dai suoi contemporanei per l'attività di musicista e compositore (riuscì a mettere in scena sette melodrammi nei vari teatri d'Italia e con l'ultima rappresentazione, nel 1827, del Pompeo in Siria, presso il Teatro Comunale di Bologna, il marchese decise di abbandonare le scene), ma soprattutto per i legami con la Società del Casino di Bologna. All'interno di questa sorta di circolo culturale, a cui appartenevano soci di alto lignaggio e all'interno del quale si svolgevano diverse attività ricreative, fu assegnato al marchese il compito di organizzare gli intrattenimenti musicali. E nel 1810 venne nominato direttore della sezione musicale, carica che mantenne fino alla vigilia della sua morte. Durante la sua lunga attività Sampieri riuscì a costruire una fitta rete di contatti con musicisti, editori, impresari e personalità legate al panorama musicale italiano.

Scopo di questa saggio è la presentazione del carteggio di Francesco Sampieri, costituito da 650 lettere scritte da vari mittenti al marchese, che insieme alla raccolta musicale che va dal XVIII al XIX secolo, tra cui la produzione sacra e teatrale dello stesso Sampieri, costituisce il Fondo Sampieri, oggi conservato presso la sezione musicale della Biblioteca Palatina di Parma. L'epistolario, tenuto conto delle sole lettere di interesse musicale, presenta una grande quantità di notizie sulla vita e sulle composizioni del marchese, sulla sua attività presso il Casino di Bologna, sullo sviluppo dei rapporti con casa Ricordi e molte informazioni sull'opera italiana del primo Ottocento. In particolare in quest'ultima sezione sono state inserite integralmente alcune lunghe e interessanti lettere scritte da Sebastiano Conti Castelli a Francesco Sampieri, relative alla prima rappresentazione della Matilde di Shabran di Rossini. Attraverso queste fonti e con le integrazioni delle cronache dell'epoca è stato possibile ricostruire fatti e avvenimenti altrimenti di difficile comprensione, avvenimenti che hanno segnato il tessuto socio-culturale del primo Ottocento musicale italiano.

In appendice, viene offerto l'elenco dei corrispondenti di Sampieri, con la collocazione e la datazione delle lettere.

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Music and musicians in the correspondence of Marquis Francesco Sampieri

In the musical circles of Bologna at the beginning of the nineteenth century Francesco Sampieri was well-known by his contemporaries for his activity as musician and composer: he succeeded in having seven operas presented in various Italian theatres until, with the last performance of Pompeo in Siria at Bologna's Teatro Comunale in 1827, the marquis decided to turn his back on the stage. He was known even more for his connection with the Società del Casino of Bologna, a sort of cultural club whose members were all aristocratic and where recreational activities of various kinds were arranged: the marquis in fact was entrusted with the task of organizing musical entertainments, while in 1810 he was appointed director of the music sector, a position he held up to the eve of his death.

During this lengthy period of activity Sampieri succeeded in creating a profuse network of contacts with musicians, publishers, impresarios and personalities connected with music in Italy.

The subject of this paper is the epistolary of Francesco Sampieri, consisting of 650 letters written to the marquis by various correspondents which, together with the collection of music (which stretches from the xviii to the xix century and includes the sacred and theatrical works of Sampieri), forms the Fondo Sampieri, preserved today in the music section of the Biblioteca Palatina of Parma. The epistolary, taking into account solely the letters of musical interest, provides a vast quantity of information on the life and compositions of Sampieri, on his activity at the Bologna Casino, on the development of his relations with the music publisher Ricordi and, even more, on Italian opera at the beginning of the nineteenth century. In particular, in the last-named section, long and interesting letters have been included, unabridged, written by Sebastiano Conti Castelli to Francesco Sampieri in connection with the first performance of Rossini's Matilde di Shabran. Through these sources integrated with the news reports of that time, it has been possible to reconstruct facts and events otherwise obscure, events which have marked the socio-cultural fabric of Italian music at the beginning of the nineteenth century.

The appendix gives a list of Sampieri's correspondents together with the location and date of the letters.



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Mariella Sala
Autografi bazziniani: ritrovamenti e nuove scoperte

La ricerca ha preso avvio dall'elenco degli Autografi di Antonio Bazzini offerti dalla sig.ra Tina Bazzini alla Società Concerti contenuto nel Catalogo / Musica / Società Concerti Compilato per cura di F. Pasini / Maggio 1897. L'elenco comprende 23 pezzi (dalla partitura della Turanda, a quella della Francesca da Rimini, alle parti di composizioni violinistiche, in gran parte manoscritti autografi). Il registro è attualmente conservato presso la Biblioteca del Conservatorio “Luca Marenzio” di Brescia, insieme alla musica appartenuta alla Società dei Concerti che ha trovato sistemazione nel Fondo prezioso della Biblioteca. Di questi autografi si era persa la traccia. Per fare l'esempio più clamoroso, della Turanda (l'opera di Bazzini rappresentata alla Scala nel 1867) rimane, a Brescia, soltanto una partitura incompleta autografa in lapis ma non è più reperibile la Partitura per Orchestra e Canto in 4 Parti che apre l'elenco di Pasini. In un recente sopralluogo alla Biblioteca del Conservatorio di Milano, nei faldoni di un Dono Sartori, quasi tutta la musica dell'elenco è ritornata alla luce. Il Dono Sartori consta di 7 faldoni, alcuni con etichetta che ne descrive sommariamente il contenuto (Opere numerate Op.1-39; Opere numerate Op.40-82; Musiche sacre per la Pace 1837-38): oltre a molta musica (non soltanto quella della Società dei Concerti), anche numerose fotocopie di lettere (trascritte da Sartori nel suo volume, nella parte dedicata al carteggio), alcune lettere originali, qualche ritratto.

Accanto a questa importante raccolta, si segnalano nuove scoperte di manoscritti e autografi bazziniani conservati in vari archivi musicali di Brescia (il Fondo prezioso del Conservatorio, l'Archivio Musicale della Basilica delle Grazie, il cosiddetto Fondo Chimeri). Il saggio si completa con una panoramica sulle perdite subite, nel tempo, da vari fondi musicali bresciani, aprendo una riflessione sulla loro difficile tutela.

Grazie questi ritrovamenti è stato possibile fornire in appendice un aggiornamento del catalogo stilato da Sartori, integrando le localizzazioni che lo studioso non specifica, e aggiungendo le composizioni sacre giovanili del compositore bresciano, sconosciute a Sartori.

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Bazzini autographs: findings and new discoveries

The research started with the list Autografi di Antonio Bazzini offerti dalla sig.ra Tina Bazzini alla Società Concerti contained in the Catalogo / Musica / Società Concerti Compilato per cura di F. Pasini / Maggio 1897. The list includes 23 entries (from the score of Turanda to that of Francesca da Rimini and the parts of compositions for violin) referring mainly to autograph manuscripts. The above-mentioned catalogue can be found at present in the Library of the “Luca Marenzio” Conservatory of Brescia, together with music belonging to the Società dei Concerti and stored in the Fondo prezioso of the Library. These autograph manuscripts had vanished without trace, the most sensational 'loss' being that only an incomplete score, a pencil autograph, of Turanda (Bazzini's opera given at the Scala in 1867) remained at Brescia while the Partitura per Orchestra e Canto in 4 Parti, which is the first entry in Pasini's catalogue, was no longer to be found. In a recent search at the Library of Milan Conservatory, however, almost all the music catalogued was rediscovered in the bundles of a bequest, the Dono Sartori. The Dono Sartori consists of 7 bundles, some with a label briefly describing the contents (Opere numerate Op.1-39; Opere numerate Op.40-82; Musiche sacre per la Pace 1837-38); in addition to a great deal of music (not only that of the Società dei Concerti), there are also numerous photocopies of letters (reproduced in Claudio Sartori's work in the section dedicated to correspondence), some original letters, a few portraits.

Besides this important find, other Bazzini manuscripts and autographs were discovered in various music archives at Brescia (the Fondo prezioso of the Conservatory, the Music Archive of Basilica delle Grazie, the so-called Fondo Chimeri). The paper concludes with an overview of the losses experienced over the years by the various musical fondi of Brescia and examines the difficulties encountered in conserving them.

Thanks to these discoveries it has been possible to give in appendix an updating of the catalogue drawn up by Sartori, identifying the locations which the scholar does not specify and adding the juvenile sacred compositions which were unknown to Sartori.



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Annarita Colturato
Un'industria «troppo imperfetta»: la fabbricazione dei pianoforti a Torino nell'Ottocento

A dispetto di una tradizione pianistica di modesto rilievo, il Piemonte (Torino, in particolare) ebbe nell'Ottocento e nel primo Novecento un ruolo centrale nel settore della fabbricazione di strumenti a tastiera.

In attesa di un'indagine capillare sulle carte d'archivio riguardanti tanto i singoli costruttori quanto le istituzioni incaricate di conservare la documentazione allegata alle richieste di concessione di privilegi, l'articolo fa il punto sulle ricerche compiute e sulla bibliografia sinora prodotta e delinea il panorama produttivo torinese avvalendosi in particolare delle guide commerciali della città e delle pubblicazioni (cataloghi, relazioni, giudizi ecc.) date alle stampe in occasione delle esposizioni periodiche (un osservatorio privilegiato, nel caso della capitale sabauda, data la quantità di manifestazioni organizzate) e ricavandone informazioni in larga misura inedite sui principali fabbricanti (Berra, Marchisio, Aymonino, Roeseler, Chiappo, Mola ecc.), sulla loro produzione, sul numero dei loro dipendenti, su materiali e macchine impiegati.

Corredano l'articolo un apparato iconografico che include strumenti e cataloghi appartenenti a collezioni private e sinora sconosciuti e due appendici dedicate rispettivamente ai costruttori torinesi di pianoforti presenti alle esposizioni tenutesi in Italia e all'estero nell'Ottocento (con descrizione degli strumenti esposti e stralci dei giudizi ricevuti) e ai fabbricanti e negozianti torinesi di pianoforti citati nelle guide commerciali della città fino al 1900 (con ragione sociale e indirizzi).

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A «too imperfect» industry: the manufacture of pianos at Turin in the nineteenth century

In spite of a pianistic tradition of moderate importance, Piedmont (and in particular Turin) occupied a central role in the nineteenth and early twentieth centuries in the sector of keyboard instrument manufacture. In default of a thorough survey of archive documents regarding both the individual builders and the institutions responsible for preserving the documentation attached to the applications for the granting of privileges, the present article describes the completed research studies and the bibliography produced to date, outlining the productive panorama of Turin and consulting in particular the trade directories of the city and the publications (catalogues, reports, criticisms, etc.) printed on occasion of the periodical exhibitions (an invaluable source in the case of the House of Savoy's capital, given the abundance of organized events) and extracting information, to a great extent unknown, regarding the principal manufacturers (Berra, Marchisio, Aymonino, Roeseler, Chiappo, Mola, etc.), their production, the number of their employees, the materials and equipment used.

The article is completed by iconographic material, which includes keyboard instruments and catalogues from private collections up to now unknown, and by two appendices dedicated respectively to Turin manufacturers of pianos exhibited in Italy and abroad during the nineteenth century (with a description of the instruments and excerpts of the judgements expressed) and to the manufacturers and dealers of pianos cited in the trade directories of the city up to 1900 (together with name and address).



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Daniele Poletto
Presenza di strumenti a tastiera alla corte sabauda: prima ricognizione

Il saggio espone i risultati di una ricerca negli inventari del mobilio delle residenze di casa Savoia, per individuare la presenza di strumenti a tastiera. Le notizie tratte dagli inventari settecenteschi sono scarse; invece sono più rilevanti i dati risultanti dalla ricerca per il xix secolo. Nelle residenze sabaude di Palazzo Reale, Palazzina di Stupinigi, Castello di Racconigi (Cuneo), Castello di Moncalieri è stata così documentata la presenza, nell'Ottocento, di numerosi pianoforti, e di alcuni si è potuta accertare la provenienza: piemontese (Alovisio), viennese (Knam, Janssen, Tomaschek), francese (Erard, Pleyel). Gli inventari forniscono inoltre, in alcuni casi, una descrizione degli strumenti menzionati. Infine, il saggio segnala tre strumenti tuttora esistenti, legati al castello di Racconigi: uno di essi, un pianoforte a tavolo di Knam, presenta molte analogie con alcuni strumenti citati negli inventari.

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Keyboard instruments at the Savoy court: preliminary survey

The paper relates the results of research into the furniture inventories of the residences of the House of Savoy, undertaken to identify the keyboard instruments present. The information gathered from the eighteenth-century inventories was limited; however, the data collected from those of the nineteenth century were more significant. The presence of numerous pianos in the Savoy residences of Palazzo Reale, Palazzina di Stupinigi, Castello di Racconigi (Cuneo), Castello di Moncalieri in the nineteenth century was thus documented and it was also possible to establish the provenance of some of them: Piedmontese (Alovisio), Viennese (Knam, Janssen, Tomaschek), French (Erard, Pleyel). Furthermore, in some cases, the inventories gave a description of the instruments mentioned. In conclusion, the paper indicates three instruments which are still to be found at the castle of Racconigi, one of which, a square piano, is very similar to some of the instruments listed in the inventories.

 


(traduzioni inglesi di Anne Ricotti)

Società Italiana di Musicologia

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