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Fonti Musicali Italiane

Fonti Musicali Italiane, 15 (2010)

Inserito in Fonti Musicali Italiane

Sommario

  • Francesco Rocco Rossi, Leonardo, Boezio o David? Le immagini miniate nel Liber Musices di Florentius (I-Mt 2146) e le loro (im)possibili letture iconografiche. Abstract.
  • Piero Gargiulo, Philippus de Monte nelle testimonianze del primo Seicento: fonti e modelli di citazione. Abstract.
  • Teresa M. Gialdroni, Arie e cantate nella Biblioteca Comunale di Urbania. Abstract.
  • Barbara Cipollone, I Monti e la stampa della musica a Bologna nel secondo Seicento. Abstract.
  • Claudio Bacciagaluppi – Janice Stockigt: Italian Manuscripts of Sacred Music in Dresden: The Neapolitan Collection of 1738-1740. Abstract.
  • Silvia Caratti, «Della maniera da tenersi per solennizzare le feste dell’Università»: la musica all’Ateneo di Torino nel Settecento. Abstract.
  • Anthony Hart, Monsignor Antonino Reggio, cembalista e compositore del Settecento. Abstract.
  • Riccardo Giusti, Il Teatro d'Angennes di Torino. Profilo storico, cronologia e catalogo dei libretti (1765-1848). Abstract.
  • Luca Aversano, Una fonte per la storia musicale del Mezzogiorno d’Italia alla metà del XIX secolo: Il Regno delle Due Siciliedescritto ed illustrato di Filippo Cirelli. Abstract.
  • Rassegna bibliografica 2009, a cura di Gaia Bottoni, Giulia Giovani, Leonardo Miucci.

Abstract


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Francesco Rocco Rossi

Leonardo, Boezio or David? the illuminated images in the Liber Musices of Florentius (I-Mt 2146) and their (im)possible readings

The Liber Musices preserved in the Biblioteca Trivulziana at Milan (ms. 2146) is a manual of musical theory compiled between 1484 and 1492 by a mysterious Florentius musicus, explicitly commissioned by Cardinal Ascanio Maria Sforza, brother of Ludovico the Moor, duke of Milan. Apart from the doctrinal contents of the treatise, the codex has always galvanized the attention of scholars for its “exterior” illuminations which make it without doubt one of the most superb artefacts of palaeographic and miniature art of the time. The codex was handwritten in Florence at the atelier da Verrazzano (one of the most prestigious in Italy) and was miniated by Attavante degli Attavanti, the celebrated miniaturist of the Italian Quattrocento. In particular, Attavanti knew how to give the manuscript a luxurious allure which found its summa above all in the two initial chartae, endowed with exuberant decorations and a great number of figurative embellishments. The present article concentrates in fact on the iconography of the frontispiece, searching for plausible clues to reading, given that there has been more than one attempt in the last two centuries to explain some of the images whose figurative features are somewhat “singular”. There are for instance musicians portrayed in such unusual postures as to prompt iconographic readings that are frequently “absurd” if not totally incorrect from an organological point of view. This article therefore reviews in primis the above-mentioned attempts at decoding and, finally, proposes a possible explanation of the figurative pecularities of the Liber Musices.

 

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Leonardo, Boezio o David? Le immagini miniate nel Liber Musices di Florentius (I-Mt 2146) e le loro (im)possibili letture iconografiche

Il Liber Musices conservato presso la Biblioteca Trivulziana di Milano (ms. 2146) è un manuale di teoria musicale redatto tra il 1484 ed il 1492 da un enigmatico Florentius musicus su esplicita commissione del Cardinale Ascanio Maria Sforza, fratello di Ludovico il Moro duca di Milano. Al di là degli aspetti dottrinali del trattato, il codice ha da sempre catalizzato l’attenzione degli studiosi per le proprie caratteristiche ‘esteriori’ che ne fanno indubbiamente uno dei più superbi manufatti dell’arte paleografica e miniaturistica dell’epoca. Esso fu vergato a Firenze nella bottega dal Verrazzano (una delle più prestigiose d'Italia) e fu miniato da Attavante degli Attavanti, il più blasonato miniatore del Quattrocento italiano. In particolare quest’ultimo ha saputo conferire al manoscritto una allure di gran lusso che trova la propria summa soprattutto nelle due chartae iniziali dotate di rigogliosa decorazione e di un’altissima densità figurativa. E proprio sull’iconografia di questo frontespizio si concentra il presente articolo alla ricerca di una plausibile chiave di lettura dal momento che, nei due secoli scorsi, non sono mancati tentativi di interpretazione di alcune immagini dotate di caratteristiche figurative quantomeno ‘singolari’. Si tratta, infatti, di musici ritratti in pose talmente inusuali da stimolare letture iconografiche spesso assolutamente ‘fantasiose’ quando non addirittura scorrette sotto il profilo organologico. In questa sede, quindi, in primis si darà conto di tutti questi tentativi di decodificazione ed alla fine si proporrà una possibile spiegazione delle stranezze figurative del Liber Musices.



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Piero Gargiulo

Appreciation of Philippus de Monte in the early Seicento: sources and examples of citations

Already significant in the last twenty years of Monte’s activity (1583-1603) are a number of examples – at various levels – revealing his title to fame: the lute and keyboard tablature of sacred (as in Novae tabulae musicae testidunariae of Barbetta, 1582 or in Thesaurus motetarum of Paix, 1589) and profane pieces (as in the second edition of Galilei’s Fronimo, 1584 or in Phalèse’s Pratum musicum, 1584); the presence in celebrated miscellanea (for instance in Phalese’s Musica divina, 1583 or in Lindner’s Corollarium, 1590); the tokens of esteem in the dedications to the sylloges of Felis (1591) and Massaino (1592); the theoretical testimonies of Morley (1597) and of Calvisius (1600).

In the two decades after his death, other illustrious figures (Monteverdi, Cerone, Magirus, Zacconi) demonstrated their acquaintance with Monte’s work, corroborating its circulation and appreciating its contents with comments, appraisals or critical observations of varying type and origin.

By researching and re-examining the more relevant examples of the above-mentioned collection of opinions (but also on the strength of some unpublished citations), the intention of this article is to compare the sources and the examples of citations, ascertain their validity and outline what stylistic definition can be attributed to the figure and work of Monte during the first half of the Seicento: “classical” polyphonist (together with Palestrina and Lasso) or innovator and “modern' musician (together with Marenzio and Wert).

 

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Philippus de Monte nelle testimonianze del primo Seicento: fonti e modelli di citazione

Significativi già nell'ultimo ventennio di attività (1583-1603) sono alcuni esempi, a vari livelli, della fortuna di Monte: le intavolature liutistiche e tastieristiche di brani sacri (come nelle Novae tabulae musicae testidunariae di Barbetta, 1582 o nel Thesaurus motetarum di Paix, 1589) e profani (come nella seconda edizione del Fronimo di Galilei, 1584 o nel Pratum musicum di Phalèse, 1584); la presenza in celebri miscellanee (come nella Musica divina di Phalèse, 1583 o nel Corollarium di Lindner, 1590); le attestazioni di stima nelle dediche delle sillogi di Felis (1591) e Massaino (1592), le testimonianze teoriche di Morley (1597) e di Calvisius (1600).

Nel ventennio successivo alla morte altri insigni personaggi (Monteverdi, Cerone, Magirus, Zacconi) mostrano di conoscere l'opera di Monte, rafforzandone la circolazione e apprezzandone i contenuti, con interventi, valutazioni o rilievi critici di varia matrice.

Documentando e rivisitando alcuni tra gli esempi più rilevanti di tale rassegna di giudizi (ma anche attraverso il supporto di alcune inedite citazioni), l’articolo intende confrontare le fonti e i modelli di citazione, misurarne l'effettiva rispondenza e delineare a quale definizione stilistica possano ricondursi la figura e l'opera di Monte nella prima metà del Seicento: polifonista 'classico' (accanto a Palestrina e Lasso) o innovatore e musico 'moderno' (accanto a Marenzio e Wert).



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Barbara Cipollone

The Monti and the printing of music at Bologna during the second half of the Seicento

The paper presents the results of extensive research on the Bologna printing house of Giacomo Monti and his son Pier Maria. After illustrating the earlier publishing activity in Bologna (especially Giovanni Rossi) and the principal features of music at Bologna in the Seicento, the paper examines the progress of Monti, who started to print music in 1639 and from 1665 made it the main object of his activity, and details of his production (music genres, composers published, dedicatees, reprints, formats, types of print, typographic marks). The chronological catalogue of Monti publications is illustrated in Table 1, noting for each of the 229 publications of Giacomo and of the 47 of Pier Maria the author, title, indication of genre, number and entitling of the partbooks or of the scores constituting the publication, together with various annotations regarding the dedicatee, first edition and reprints, transcriptions of passages of dedication and prefatory notes as well as anything else considered significant for the purpose of providing a clearer picture of the Monti publishing venture (privileges, printing house location, collaboration with other publishers, etc.), bibliographic references (repertoires, thematic catalogues and anastatic reprints). Data relative to production – year, genre, author – and to reprints are presented in successive tables. Some illustrations show various typographic marks and printing typologies.

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I Monti e la stampa della musica a Bologna nel secondo Seicento

Il saggio presenta i risultati di una completa ricerca sulla stamperia bolognese di Giacomo Monti e del figlio Pier Maria. Dopo aver illustrato le precedenti attività editoriali bolognesi (specie Giovanni Rossi) e le principali caratteristiche della musica a Bologna nel Seicento, esamina la storia dell’editore, che iniziò a stampare musica nel 1639 e ne fece l'oggetto prevalente della sua attività a partire dal 1665, e il repertorio da lui prodotto (generi musicali, autori pubblicati, dedicatari, ristampe, formati, tipologie di stampa, marche tipografiche). Nella tabella 1 viene presentato il catalogo cronologico della produzione editoriale di Monti, segnalando per ciascuna delle 229 edizioni di Giacomo e delle 47 di Pier Maria, autore, titolo, indicazione del genere, numero e intitolazione dei libri parte o delle partiture costituenti la pubblicazione, annotazioni varie riguardanti il dedicatario, la prima edizione e le ristampe, trascrizioni di passaggi di dediche e avvertimenti, nonché qualsiasi altro elemento ritenuto significativo ai fini di un migliore inquadramento della vicenda editoriale dei Monti (privilegi, ubicazioni della stamperia, collaborazioni con altri editori, ecc), riferimenti bibliografici (repertori, cataloghi tematici e ristampe anastatiche). Nelle successive tabelle si presentano dati relativi alla produzione per anno, per genere, per autore, e alle ristampe. Alcune illustrazioni mostrano diverse marche tipografiche e tipologie di stampa.



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Teresa M. Gialdroni

Arias and cantatas in the Municipal Library of Urbania

 

Some manuscripts of arias and cantatas placeable between the first half of the seventeenth and the beginning of the eighteenth century are preserved in the Municipal Library of Urbania. Specifically, there are three manuscripts with anonymous arias and cantatas while the fourth contains arias by Giacomo Antonio Perti.

Study of the fourth manuscript led to identification of the pieces as arias from operas performed at Rome in 1696; the Roman provenance of the codex was also detectable from data like the binding, the paper and the handwriting of the copyist. The Roman origin of two other manuscripts was also ascertained thanks first of all to the identification of several of the composers - including Luigi Rossi, Orazio Michi dell’Arpa and Stefano Landi – but also to data such as the handwriting of the copyists and the watermarks. In effect, these manuscripts are a valuable testimony of the chamber vocal repertoire current in Rome during the first half of the seventeenth century. Finally, arias in the last manuscript examined were identified as taken from operas given at Venice during the 1704 season: specifically, the operas of Francesco Gasparini, Antonio Giannettini, Giuseppe Aldrovandini, Carlo Francesco Pollarolo. Some arias however are all that remains of the original opera.

All four manuscripts are presented with a summary indicating the authors of the music and of the text (where identification has been possible) with an indication of the eventual concordances and of other data useful for ascertaining their contextualization.

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Arie e cantate nella Biblioteca Comunale di Urbania

Presso la Biblioteca Comunale di Urbania sono conservati alcuni manoscritti di arie e cantate collocabili tra la prima metà del Seicento e gli inizi del Settecento. In particolare tre manoscritti contengono arie e cantate adespote mentre il quarto contiene arie di Giacomo Antonio Perti.

Lo studio di quest’ultimo ha permesso di identificare i brani in esso contenuti come arie tratte da opere rappresentate a Roma nel 1696; la provenienza romana del codice è rilevabile anche da dati materiali come la legatura, la carta e la mano del copista. Di due degli altri manoscritti è stato possibile stabilire una collocazione romana prima di tutto grazie all’identificazione di alcuni degli autori – fra i quali Luigi Rossi, Orazio Michi dall’Arpa e Stefano Landi –, ma anche grazie ad alcuni dati materiali come la mano di almeno uno dei copisti e le filigrane. Si tratta quindi di una ricca testimonianza del repertorio vocale da camera diffuso a Roma nella prima metà del Seicento. Infine nell’ultimo manoscritto esaminato sono state identificate arie tratte da opere rappresentate a Venezia nella stagione 1704: in particolare si tratta di opere di Francesco Gasparini, Antonio Giannettini, Giuseppe Aldrovandini, Carlo Francesco Pollarolo. Alcune di queste arie rappresentano l’unica testimonianza musicale dell’opera di appartenenza.

Di tutti i quattro manoscritti viene presentato lo spoglio con l’indicazione dell’autore della musica e del testo, ove è stato possibile identificarli, con la segnalazione delle eventuali concordanze rilevate e altri dati utili alla loro contestualizzazione.



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Claudio Bacciagaluppi and Janice Stockigt

Italian manuscripts of sacred music in Dresden: the case of the Neapolitan collection of 1738-1740

Kept in the Saxon State and University Library of Dresden (Sächsische Landes- und Universitätsbibliothek: D-Dl) is a magnificent collection of sacred music for the Catholic service. A significant part of this music is by Italian composers. This paper focusses on a group of Neapolitan scores that reached Dresden soon after the marriage in 1738 of the Saxon Princess Maria Amalia with Charles of Bourbon, King of Naples.

The different collections of Italian sacred music which entered into the present library are surveyed. Music used within the Catholic Court Church included compositions collected by Dresden composers such as Heinichen, Zelenka and Ristori. In addition the collections of members of the royal family comprised items of sacred music. Finally, an essential source of information is the catalogue of the church music compiled under the supervision of Johann Georg Schürer in 1765.

Within this context an attempt is made to identify in today’s holdings those items of Neapolitan sacred music that were brought from Italy in 1738–1740. At that time, Prince Friedrich Christian and Giovanni Alberto Ristori travelled to Italy and either bought or were presented with several music scores, for many of which concordances are no longer found in Italy. Appendices listing the sources identified, and illustrating recurring hands of Neapolitan copyists, as well as samples of watermarks are provided.

 

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Manoscritti italiani di musica sacra a Dresda: la raccolta napoletana del 1738-1740

La Sächsische Landes- und Universitätsbibliothek di Dresda conserva una magnifica raccolta di musica sacra cattolica. Una parte significativa di questa musica si deve a compositori italiani. Questo saggio riguarda in particolare un gruppo di partiture napoletane giunte a Dresda poco dopo il matrimonio, nel 1738, della principessa sassone Maria Amalia con Carlo di Borbone, re di Napoli.

Il saggio esamina dapprima le diverse raccolte di musica sacra italiana oggi conservate nella biblioteca. La musica utilizzata nella chiesa cattolica di corte comprendeva composizioni raccolte da compositori di Dresda come Heinichen, Zelenka e Ristori. Inoltre, le raccolte dei membri della famiglia regnante comprendevano esemplari di musica sacra. Infine, una fonte di informazione particolarmente importante è il catalogo della musica sacra compilato sotto la supervisione di Johann Georg Schürer nel 1765.

Tenendo presente questo contesto, si è cercato di identificare nelle musiche oggi presenti in biblioteca quegli esemplari di musica sacra napoletana portati dall’Italia nel 1738–1740. In quel periodo, il principe Friedrich Christian e il maestro di cappella Giovanni Alberto Ristori vennero in Italia: qui comprarono o ricevettero in regalo molte partiture musicali, per molte delle quali non si trovano più concordanze in Italia.

Il saggio fornisce una serie di Appendici che elencano le fonti identificate e illustrano le mani ricorrenti di copisti napoletani, offrendo inoltre alcuni esempi di filigrane.



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Silvia Caratti

«The manner in which university festivities were celebrated»: Music at Turin University in the Eighteenth Century

For the Savoy State the eighteenth was a century of radical changes which did not fail to involve the university of the capital. As can be gathered from the Regie Costituzioni, the academic year was studded with festivities and ceremonies. Music played an important role on these occasions and for its performance use was made of members of the principal institutions connected with the court; in particular, the Royal Chapel which in the eighteenth century xviii was enjoying one of its periods of maximum splendour, numbering musicians of international renown such as Giovanni Battista Somis, Gaetano Pugnani and the brothers Besozzi. The recourse for university ceremonies to singers and instrumentalists in the service of the court is confirmed by the Regolamenti issued by the Magistrato della Riforma (1729, 1772) and also by some registers of payment orders preserved in the Historical Archive of Turin University. These documents form part of the very few eighteenth-century papers that survived a series of vicissitudes, culminating in the air raid of 8 December 1942 that destroyed the premises where most of the material of the period was stored. Alongside the date of payment, the orders include a brief description of the motive for the ceremony in question, the date and location where it was held as well as (very frequently) the complete complement of musicians, together with the remuneration paid to each of them. Preceded by an historical introduction, the information obtained from examination of the above-mentioned payment orders is presented for the first time in the form of tables accompanied by an index of names.

 

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«Della maniera da tenersi per solennizzare le feste dell’università»: la musica all’Ateneo di Torino nel Settecento

Il Settecento fu, per lo Stato Sabaudo, un secolo di mutamenti profondi, che non mancarono di riguardare l’Ateneo della capitale. Come si legge nelle Regie Costituzioni, l’anno accademico era costellato di feste e cerimonie. In queste occasioni la musica giocava un ruolo importante e per la sua esecuzione si faceva ricorso ai membri delle principali istituzioni legate alla corte, in particolar modo della Regia Cappella, che nel xviii secolo visse uno dei suoi periodi di massimo splendore, annoverando musicisti di fama internazionale come Giovanni Battista Somis, Gaetano Pugnani e i fratelli Besozzi. Dell’impiego nelle cerimonie dell’Università di cantanti e strumentisti al servizio della corte si trova testimonianza nei Regolamenti emanati dal Magistrato della Riforma (1729, 1772) e in alcuni registri di mandati di pagamento conservati nell’Archivio Storico dell’Ateneo torinese: documenti facenti parte delle esigue carte settecentesche sopravvissute a una serie di vicissitudini culminate nel bombardamento che, l’8 dicembre1942, distrusse i locali dove giaceva buona parte dei materiali dell’epoca. Accanto alla data del pagamento, i mandati riportano una breve descrizione dell’occasione della cerimonia, la data e il luogo in cui si svolse e, molto spesso, l’organico completo con i compensi corrisposti ai musicisti. Precedute da un’introduzione storica, le informazioni ricavate dallo studio dei mandati di cui sopra vengono qui presentate per la prima volta in tabelle corredate dagli indici dei nomi.



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Anthony Hart

Monsignor Reggio, harpsichordist and composer in the Eighteenth Century

This paper provides a positive identification of a Monsignor Reggio whom Dr Charles Burney (1726-1814) encountered during his journey to France and Italy. The objective of this journey was to collect information for his planned book The History of Music.

During his visit Burney kept a detailed journal of meetings and discussions. September 1770 sees Burney in Rome and he describes Reggio as: «a pretty good composer and performer on the harpsichord and violoncello». Burney also mentions that Reggio had «2 or 3 delicate-toned harpsichords and a good library».

Later in his journal he speaks generally of Italian performers and Italian harpsichords, and admits being disappointed by the Italian harpsichord and their players. He again mentions Reggio as possessing «the best Italian harpsichord … for tone... ». In his summing up on his visit to Rome he describes Reggio as «eminent for [his] skill in the art, and learning in the science of sound».

Using clues provided by annotations on original manuscripts in the Santini Collection in the Diözensanbibliothek in Münster and other sources, it has been possible to trace Reggio’s origins to a cadet branch of an 18th century Sicilian noble family. Through further references in the manuscripts a connection with Roman Nobility has also been established. He has also been mentioned in connection with the salotti and of the Roman ‘intelligentsia’ during the Age of Enlightenment.

Secondly it provides an overview of his known works and finally it looks at Reggio’s connection with the five volumes of the keyboard sonatas of Domenico Scarlatti held in the Santini Collection which are considered to be some of the most important sources of Scarlatti’s works for keyboard.

 

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Monsignor Antonino Reggio, cembalista e compositore del Settecento

Questo saggio fornisce una identificazione del “Monsignor Reggio” che Charles Burney incontrò durante il suo viaggio in Italia. Durante il suo soggiorno a Roma, nel settembre 1770, Burney vide Reggio e lo descrisse come «un buon compositore ed esecutore sul cembalo e sul violoncello». Inoltre Burney riferisce che Reggio possedeva due o tre cembali dal suono delicato, e una buona biblioteca. Più avanti, parlando in generale dei cembali e dei cembalisti italiani, confessa di non appezzarli particolarmente. Menziona ancora Reggio come colui che possiede il cembalo italiano con il più bel suono, e riassumendo le sue impressioni sul soggiorno a Roma descrive Reggio come una persona notevole per l’abilità artistica e la dottrina musicale.

Attraverso le annotazioni sui manoscritti originali di Reggio conservati nella raccolta Santini della Diözensanbibliothek di Münster e altre fonti, è stato possibile rintracciare le origini di Reggio in un ramo cadetto di una famiglia nobile siciliana. Ulteriori riferimenti sui manoscritti consentono di individuare i legami con la nobiltà romana, e con i suoi salotti intellettuali.

Il saggio fornisce inoltre un primo elenco delle sue opere conosciute, e infine individua il rapporto di Reggio con i cinque volumi delle sonate di Domenico Scarlatti conservate nella raccolta Santini, volumi che sono considerati fra le fonti più importanti delle sonate di Scarlatti.



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Riccardo Giusti

The Teatro d'Angennes of Turin. Historical profile, chronology and catalogue of libretti (1765-1848)

The first mention of performances at the Turin residence of the Marchesi d'Angennes dates back to spring 1765, when the young impresario Lorenzo Guglielmone presented some comedies and tragedies there; for nearly twenty years the rudimentary wooden stage erected in the courtyard of the palace was used by Guglielmone for popular shows.

In 1786 Marchese Carlo Luigi d'Angennes (1751-1804) had the opportunity to add prestige to his family’s initiative: during the night of 16-17 February a fire seriously damaged Teatro Carignano, where opera buffa, comedies and tragedies were presented in the spring and autumn seasons, and the marquis offered his theatre to the Società dei Cavalieri – the royal society which administered the city theatres – as a temporary seat for the performances already in programme. In a very few months the work of reconstruction was completed and the new theatre ready for the autumn season, but from that moment, even if with alternating good and bad fortune, the Teatro d'Angennes became one of the cultural assets of the city alongside the more famous Regio and Carignano.

Through the examination of archival documents, scrutiny of magazines of the period and analysis of rediscovered opera libretti, the present paper reconstructs the musical activity of Teatro d'Angennes from the date of foundation up to 1848. The principal institutional vicissitudes are briefly analyzed in the first section, followed by notes on repertoires and performers: the Teatro d'Angennes was in fact the seat of important “first performances” in Turin, in particular Rossini’s Il barbiere di Siviglia (1817) and Donizetti’s Don Pasquale (1843).

The chronology of the performances is divided into operas, ballets and academies, while the catalogue of libretti includes indices of names, titles and characters.

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Il Teatro d'Angennes di Torino. Profilo storico, cronologia e catalogo dei libretti (1765-1848)

 

Le prime notizie di spettacoli presso la residenza dei marchesi d'Angennes a Torino risalgono alla primavera del 1765, quando il giovane impresario Lorenzo Guglielmone vi fece rappresentare alcune commedie e tragedie; per quasi vent'anni la trabacca di legno collocata nel cortile del palazzo fu utilizza dallo stesso Guglielmone per spettacoli popolari.

Il marchese Carlo Luigi d'Angennes (1751-1804) ebbe l'occasione di dare prestigio a quello spazio nel 1786: la notte tra il 16 e il 17 febbraio un incendio danneggiò gravemente il Teatro Carignano, sede di opere buffe, commedie e tragedie, nelle stagioni di primavera e autunno; il marchese offrì il suo teatro alla Società dei Cavalieri – organismo regio per la gestione dei teatri cittadini – come sede provvisoria per gli spettacoli già programmati. In pochi mesi furono eseguiti i lavori di ristrutturazione e il nuovo teatro fu pronto per la stagione di autunno. Da quel momento, pur con alterne vicende, il Teatro d'Angennes fu inserito nel panorama culturale della città accanto ai più celebri Regio e Carignano.

Il saggio, attraverso lo studio di documenti d'archivio, lo spoglio dei periodici dell'epoca e l'analisi dei libretti d'opera reperiti, ricostruisce l'attività musicale del Teatro d'Angennes dalle origini fino al 1848. Nella prima parte si analizzano brevemente le principali vicende istituzionali, cui seguono alcune note su repertorio e interpreti: il d'Angennes fu sede di importanti prime cittadine, tra cui spiccano Il barbiere di Siviglia di Rossini (1817) e il Don Pasquale di Donizetti (1843).

La cronologia degli spettacoli è divisa in opere, balli e accademie, mentre il catalogo dei libretti è corredato di indici dei nomi, dei titoli e dei personaggi.



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Luca Aversano

A source for the history of music in Southern Italy towards the middle of the Nineteenth Century: Filippo Cirelli’s Il Regno delle Due Sicilie descritto ed illustrato

The paper draws the attention of scholars and researchers to a little-known source, rich in invaluable information on the history of music in Southern Italy during the period prior to the unification of the country: the Regno delle Due Sicilie descritto ed illustrato of Filippo Cirelli. In the original intention of Cirelli this work was to be an immense editorial undertaking, conceived with the idea of describing the entire kingdom of Naples through a series of monographs on the single municipalities, the fruit of research carried out in loco by expert collaborators. The diverse files were to have been bound together in 34 large volumes but the project, initiated in 1853, was interrupted in 1860 by the death of Cirelli. The present paper extracts from the monographs published (up to volume xvii) the items of major musicological and ethnomusicological interest, reproducing verbatim a wide selection of passages from the text. The material is presented classified in the following thematic areas: Aptitude, aesthetic taste, practice - Bands – Folk Songs - Education – Persons and instruments - Theatres – Uses and customs, dances. The information relative to the role of music in juvenile education is of particular interest, while the numerous ethnographic data, taken as a set, bear witness to the widespread variety of popular forms of song and dance as well as to the choice of instruments. The spread of the practice of music is demonstrated also in the section entitled Aptitude, aesthetic taste, practice, while that dedicated to Persons and instruments reveals the existence in the population of crafts and professions connected with music and also provides additional information on personalities of the seventeenth and earlier centuries. The information on town bands and the description of theatres are also of interest, while the last-named occasionally gives details of the theatical repertoires popular at the time.

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Una fonte per la storia musicale del Mezzogiorno d’Italia alla metà del xix secolo: Il Regno delle Due Sicilie descritto ed illustrato di Filippo Cirelli

Il contributo richiama all’attenzione degli studiosi una fonte poco conosciuta, ricca di informazioni utili per la storia musicale del Mezzogiorno d’Italia in epoca preunitaria: il Regno delle Due Sicilie descritto ed illustrato di Filippo Cirelli. Nelle intenzioni originarie del curatore, si trattava di un’immensa impresa editoriale, concepita per illustrare l’intero regno di Napoli attraverso una serie di monografie sui singoli comuni, frutto delle ricerche svolte in loco da esperti collaboratori. I fascicoli sarebbero dovuti confluire in 34 grandi volumi, ma il progetto, avviato nel 1853, s’interruppe nel 1860 per la morte di Cirelli. Dalle monografie pubblicate, che arrivano fino al volume xvii, il presente studio estrae le notizie di maggiore interesse musicologico ed etnomusicologico, trascrivendo letteralmente un’ampia selezione di passaggi del testo. Il materiale è presentato secondo un’articolazione in aree tematiche che fa riferimento ai seguenti ambiti: Attitudine, gusto, esercizio - Bande - Canzoni popolari - Istruzione - Persone e strumenti - Teatri - Usi e costumi, balli. Di particolare interesse appaiono le informazioni relative al ruolo della musica nell’educazione dei giovani, mentre l’insieme delle numerose notizie etnografiche testimonia della diffusa varietà di forme popolari nel canto, nel ballo e nell’utilizzo di strumenti. La diffusione delle pratiche musicali è attestata pure nella sezione denominata Attitudine, gusto, esercizio, mentre il paragrafo dedicato a Persone e strumenti rileva la presenza, nella popolazione, di mestieri e professioni legate alla musica, offrendo inoltre informazioni su personaggi vissuti nell’Ottocento e nei secoli precedenti. Interesse possono suscitare anche le informazioni sulle bande municipali e le descrizioni teatri, quest'ultime contenenti a volte notizie specifiche sui repertori drammatici in voga.

 

Società Italiana di Musicologia

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