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Fonti Musicali Italiane

Fonti Musicali Italiane, 17 (2012)

Inserito in Fonti Musicali Italiane

Sommario

  • Paul Kenyon, A much copied canzona of Ercole Pasquini. Abstract.
  • Angela Fiore, La cappella di Santa Cecilia dei musici di Palazzo di Napoli. Nuove acquisizioni dall’Archivio del Conservatorio della Solitaria. Abstract.
  • Martina Seguro, «Quella giovial consuetudine de’ donativi che si chiamano il Zappato». Una festa barocca alla corte dei Savoia. Abstract.
  • Claudio Bacciagaluppi, Edizioni musicali italiane in alcuni inventari storici svizzeri (1622-1761). Abstract.
  • Giacomo Sciommeri, Uno sconosciuto manoscritto di cantate della Biblioteca provinciale “Pasquale Albino” di Campobasso. Abstract.
  • Carrie Churnside, Music printing in early eighteenth-century Bologna: the case of Giuseppe Antonio Silvani and Pirro Albergati (1716-1717). Abstract.
  • Jean Duron, La réception de l’œuvre de Domenico Scarlatti en France. Abstract.
  • Agueda Pedrero Encabo, Una nuova fonte degli «Essercizi» di Domenico Scarlatti: il manoscritto Orfeó Catalá (E-OC). Abstract.
  • Stefania Gitto, La collezione musicale di palazzo Pitti (1): il catalogo del 1771. Abstract.
  • Stefano Baldi, Musica per i circoli filarmonici e la borghesia a Torino fra Sette e Ottocento: la raccolta ritrovata della Biblioteca d'Arte, Musica e Spettacolo dell’Università. Abstract.
  • Daniele Carnini, Il Teatro della Pergola attorno al 1810, ovvero nascita di un malinteso nella Firenze napoleonica. Abstract.
  • Francesco Bissoli, Due curiosi ballabili per banda di Amilcare Ponchielli. Abstract.
  • Warren Kirkendale, Piccola guida agli archivi e alle biblioteche di Roma preparata in occasione di una escursione di professori e studenti dell’Università di Regensburg. Abstract.
  • Rassegna bibliografica 2011 (con integrazioni per il 2010 e anni precedenti), a cura di Gaia Bottoni, Giulia Giovani, Leonardo Miucci

 



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Paul Kenyon

A much copied canzona of Ercole Pasquini

Although Ercole Pasquini did not publish any keyboard music, more than thirty pieces are attributed to him in various manuscripts. Concordances are rare, but for one of the canzonas (S.16/Kn.21) six copies are extant, and a seventh, now lost, was known to Torchi. Four of the copies are incomplete, but the entire piece was copied into ms.Naples 48 (ca.1600), ms. Chigi Q viii 206 (ca. 1600-1625), and ms. Naples 73 (ca.1670-1675). Since the errors in ms. Naples 48 and ms. Chigi never coincide, it would seem that these two manuscripts (the oldest sources) are not related, and that there was a split in the transmission. Evidently ms. Naples 73 and two of the incomplete copies are derived from ms. Chigi.The other two incomplete copies are closer to ms. Naples 48. Various features of the sources suggest that yet other copies were made, which are now lost, and that the closing bars may have been revised by the composer. The relationship between the sources is set out in a stemma.

Although Pasquini never visited Naples, two of the complete copies (mss. Naples 48 and Naples 73) are unquestionably Neapolitan. The most likely explanation of this Neapolitan interest in Pasquini is his protracted contact with Gesualdo and other Neapolitan composers in the 1590s, when Pasquini was working in Ferrara. The similarity of Ferrarese and Neapolitan taste is discussed, and the question raised whether ms.Trent, Museo Provinciale d'Arte, Biblioteca musicale L.K.J Feininger, P.F 236 (which contains the largest number of Pasquini attributions) might not also be of Neapolitan provenance.

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Un canzona di Ercole Pasquini molto copiata

Benché Ercole Pasquini non abbia mai pubblicato opere per tastiera, più di trenta composizioni gli sono attribuite in vari manoscritti. Le concordanze sono rare, ma per una delle canzoni (S.16/Kn.21) esistono sei copie, e una settima – ora perduta – era nota a Torchi. Quattro di queste copie sono incomplete, ma l’intera composizione fu copiata nei ms. Napoli 48 (ca.1600), Chigi Q viii 206 (ca. 1600-1625), e Napoli 73 (ca.1670-1675). Poiché gli errori nel ms. Napoli 48 e nel ms. Chigi non coincidono mai, sembra che questi due manoscritti (le fonti più antiche) non siano in connessione l’uno con l’altro, e che ci sia stata una divisione nella trasmissione. Evidentemente il ms. Napoli 73 e due delle copie incomplete sono derivate dal ms. Chigi.Le altre due copie incomplete sono più vicine al ms. Napoli 48. Varie caratteristiche delle fonti portano a ipotizzare che furono realizzate ancora altre copie, oggi perdute, e che le battute conclusive possono essere state riviste dal compositore. I rapporti tra le fonti sono stati schematizzati in uno stemma.

Benché Pasquini non sia mai stato a Napoli, due delle copie complete (mss. Napoli 48 e Napoli 73) sono sicuramente napoletane. La più probabile spiegazione di questo interesse napoletano per Pasquini è il suo contatto con Gesualdo e altri compositori napoletani negli anni ’90 del Cinquecento, quando Pasquini lavorava a Ferrara. Nell’articolo viene discussa la somiglianza dei gusti ferraresi e napoletani e viene posta la questione se il ms.Trento, Museo Provinciale d'Arte, Biblioteca musicale L.K.J Feininger, P.F 236 (che contiene il maggior numero di attribuzioni a Pasquini) non potrebbe anch’esso essere di provenienza napoletana.

 



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Angela Fiore

La Cappella di Santa Cecilia dei Musici di Palazzo di Napoli. Nuove acquisizioni dall'Archivio del Conservatorio della Solitaria

La Real Cappella di Palazzo è da sempre considerata la principale istituzione musicale napoletana. Fondata nel 1555 dal vicerè Pedro de Toledo, vide in Diego Ortiz il suo primo maestro e radunò attorno a sé, fra Sei e Settecento, celebri musicisti e compositori. I membri della Real Cappella si raccolsero nel tempo in una propria confraternita sotto l'egida di Santa Cecilia che aveva sede nella Chiesa di Santa Maria di Montesanto di Napoli. Il ritrovamento di alcuni documenti inediti, risalenti ai primi quarant’anni del Seicento, presso il Conservatorio di Nuestra Señora de la Soledad di Napoli, consente oggi di far luce sulla fondazione della confraternita dei Musici di Palazzo e della relativa cappella di Santa Cecilia, la cui sede originaria risulta essere la Chiesa di Nostra Señora de la Soledad annessa all'omonimo Conservatorio. Il Conservatorio della Soledad sorse a fine Cinquecento come istituto assistenziale, con l’intento di ospitare le figlie orfane dei militari spagnoli di stanza nel Viceregno, garantendo loro una vera opera educativa basata non solo sulla dottrina cristiana e sulle arti donnesche ma anche sull'apprendimento della musica. Esponenti della Real Cappella di Palazzo quali Andrea Ansalone, Giovanni Maria Trabaci, Cristoforo Caresana, Gaetano Veneziano, Alessandro Scarlatti, Pietro Marchitelli, Gennaro Ursino, Giuseppe De Bottis etc., furono dunque chiamati a curare la formazione musicale delle religiose e delle educande ospiti oltreché a solennizzare le differenti liturgie, in particolar modo quelle legate alla Settimana Santa. Le vicende della Cappella Reale si intrecciano così a questa istituzione spagnola particolarmente attiva nel panorama musicale partenopeo e si ricollegano anche alla prassi dell’associazione corporativa tra i musicisti, diffusa nel mondo spagnolo e nelle sedi vicereali spagnole.

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The Cappella di Santa Cecilia dei Musici of Palazzo, Naples. New acquisitions from the Archive of the Soledad Conservatory

The Royal Chapel of Palazzo has always been regarded as the principal music institution of Naples. Founded in 1555 by Viceroy Pedro de Toledo, the first “maestro” of the Chapel was Diego Ortiz and between the seventeenth and eighteenth century the Cappella gathered as members celebrated musicians and composers who formed their own confraternity under the aegis of Saint Cecilia with headquarters in the Chiesa di Santa Maria of Montesanto, Naples. The discovery of hitherto unpublished documents at the Conservatorio di Nuestra Seňora de la Soledad of Naples dating back to the first forty years of the seventeenth century enables us today to throw light on the foundation of the confraternity of the Musicians of Palazzo pertaining to the Chapel of Saint Cecilia, whose original seat was the Chiesa di Nuestra Seňora de la Soledad attached to the homonymous Conservatory. The Soledad Conservatory was founded at the end of the sixteenth century as a charitable institution with the object of welcoming the female orphans of Spanish soldiers stationed in the realm of the Viceroy, guaranteeing them a broad-based education not only on the Christian doctrine and feminine arts, but also on the basics of music. Members of the Real Cappella of Palazzo included Andrea Ansalone, Giovanni Maria Trabaci, Cristoforo Caresana, Gaetano Veneziano, Alessandro Scarlatti, Pietro Marchitelli, Gennaro Ursino, Giuseppe De Bottis who were invited to undertake the musical education of the nuns and their boarders as well as to celebrate with solemnity the various rituals, especially those connected with Holy Week. The fortunes of the Royal Chapel were thus interlaced with those of a Spanish institution particularly active in the Neopolitan musical panorama - and were also connected with the praxis of the corporate association of musicians, widespread in the Spanish world and the Spanish viceregencies.

 



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Martina Seguro

«Quella giovial consuetudine de’ donativi che si chiamano il Zappato». Una festa barocca alla corte dei Savoia

Forse a causa delle notizie frammentarie e della documentazione lacunosa, gli importanti studi condotti negli ultimi anni sulle feste allestite a Torino nel Seicento non hanno prestato particolare attenzione a un genere peculiare della corte sabauda, lo zapato, una festa costruita intorno allo scambio di doni che veniva organizzata a corte il 6 dicembre, giorno di San Nicola, o alla vigilia della festività. Frutto di accurate ricerche archivistiche e bibliografiche, il saggio fa luce su questo genere spettacolare, ne indaga gli aspetti teatrali e musicali e dà conto delle numerose attestazioni inedite reperite: attestazioni che portano il numero degli zapatos dai poco meno dei quindici esemplari conosciuti a circa cinquanta (sei testimoniati anche da libretti a stampa) e ampliano l’arco cronologico dagli anni Dieci all’intero secolo.

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A baroque festival at the Savoy Court: the zapato

Owing perhaps to fragmentary information and incomplete documentation, important studies carried out during recent years on the festivities organized at Turin in the seventeenth century have not paid particular attention to a characteristic festivity of the Savoy court: the zapato. Centred around the exchange of gifts, the festivity was organized at the Court on December 6, St. Nicholas Day, or on the evening before. The present paper, the result of careful archival and bibliographic research, throws light on this genre of entertainment, investigating the theatrical and musical aspects and giving account of the numerous unpublished testimonies discovered: testimonies that bear the number of the zapatos, from the fifteen known examples to approximately fifty others (in addition, six witnessed by printed librettos), and amplify the chronological span from the first decade to the whole century.

 



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Claudio Bacciagaluppi

Edizioni musicali italiane in inventari storici svizzeri

Il presente studio fornisce informazioni bibliografiche sui libri musicali italiani, oggi dispersi, che circolarono in Svizzera nei secoli XVII e XVIII prendendo in esame una particolare categoria di fonti: gli inventari di collezioni musicali compilati prima dell’anno 1800. Tali fonti sono di origini e conformazioni disparate. In maggioranza provengono da istituzioni religiose cattoliche o da società musicali protestanti. Su un totale di venti inventari consultati, dieci includono informazioni sulla circolazione di musica italiana. Gli inventari storici testimoniano la presenza, sul territorio della Vecchia Confederazione, di circa 190 esemplari di stampe italiane oggi non più reperibili, che corrispondono a 150 titoli diversi (elencate in appendice). Si trova conferma del rapporto privilegiato tra i cantoni elvetici e la Lombardia seicentesca, per motivi geografici, commerciali e confessionali. In quest’ultimo ambito appare significativa la ricezione di musica sacra cattolica in ambito protestante. Al di là dell’interesse intrinseco dei singoli dati forniti (in particolare relativamente ad alcuni titoli del tutto sconosciuti ai repertori), un’indagine sistematica basata su questo tipo di fonti presenta una validità metodologica che merita di essere sottolineata. Più in generale, i risultati presentati confermano quanto sia frammentario il repertorio a stampa oggi conosciuto e quali molteplici vie di trasmissione la musica italiana abbia seguito nel suo viaggio verso l’Europa.

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Italian music editions in Swiss inventories of music collections (1622-1771)

The present study provides bibliographic information on now lost Italian music prints which circulated in Switzerland in the seventeenth and eighteenth centuries by examining a particular category of sources: inventories of music collections compiled before the year 1800. These sources are of sundry origin and appearance. The majority come from Catholic religious institutions or Protestant music societies. Out of a total of twenty inventories consulted, ten include information on the dissemination of Italian music. The inventories offer historical evidence of the presence on the territory of the Old Confederation of about 190 lost copies, respectively of ca. 150 different titles of Italian prints (listed in the Appendix). The titles provide also further evidence of the special relationship between the Swiss cantons and seventeenth-century Lombardy, which had geographical, commercial and religious reasons. In the latter area, the reception of Catholic sacred music within Protestant music societies appears to be a significant phenomenon.

Beyond the intrinsic interest of the data presented (in particular with respect to titles completely unknown to modern bibliographies), a systematic investigation based on this type of source has a methodological validity that deserves to be emphasized. More generally, the results presented confirm the fragmentary nature of the printed repertoire known today, and the multiple paths which Italian music followed in its dissemination throughout Europe.

 



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Giacomo Sciommeri

Uno sconosciuto manoscritto di cantate della Biblioteca Provinciale “Pasquale Albino” di Campobasso

Il manoscritto segnato Manoscritti Musicali 2, conservato nella Biblioteca Provinciale “Pasquale Albino” di Campobasso, contiene 17 cantate da camera attribuite a Scarlatti, Cesarini, Mancini, Antonio Maria Bononcini, Bencini e Perti. Nel saggio vengono prima di tutto ricostruiti alcuni passaggi della storia del manoscritto: dal suo probabile possessore nel tardo Settecento (Giovanni Maria del Turco), alla possibile provenienza toscana di fine Ottocento (Maria d’Aragona), sino al recente ritrovamento a Roccamandolfi da parte di Sebastiano Martelli, il quale lo donò nel 2009 alla biblioteca molisana. Successivamente, vengono fornite alcune osservazioni codicologiche sulla raccolta, volte a far luce sulla possibile struttura materiale e composita del manufatto: particolare attenzione è stata rivolta all’esame dei copisti che hanno redatto musica e testo delle cantate, attraverso il quale, grazie anche ad alcuni riscontri archivistici, è stato possibile ricondurre determinati fascicoli e composizioni a particolari contesti culturali. Infine, vengono esposte varie considerazioni sulla possibile datazione della composizione e della copiatura delle cantate presenti nel manoscritto, nonché sull’importanza che la ‘nuova’ fonte ha per l’attribuzione di alcuni brani ai rispettivi autori.

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An unknown manuscript of cantatas in the“Pasquale Albino” Provincial Library, Campobasso

The manuscript marked Manoscritti 2 preserved in the “Pasquale Albino” Provincial Library of Campobasso contains a collection of 17 cantatas attributed to Scarlatti, Cesarini, Mancini, Antonio Maria Bononcini, Bencini and Perti. The present paper first of all reconstructs some passages in the history of the manuscript: from its probable owner in the late eighteenth century (Giovanni Maria del Turco) to its possible Tuscan origin at the end of the nineteenth century (Maria d’Aragona) up to its recent discovery at Roccamandolfi by Sebastiano Martelli, who donated it in 2009 to the Molise Library. Subsequently some codicological comments are made relative to the cantatas, throwing light on the possible material and composite structure of the collection and paying particular attention to the copyists who reproduced the music and text, which (thanks also to archival crosschecking) has resulted in the allocation of some fascicles and compositions to specific cultural contexts. Finally, various considerations are made relative to the possible dating of the composition and subsequent copying of the cantatas, as well as on the importance of the “new” source for the attribution of some pieces to their respective composers.

 



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Carrie Churnside

La stampa musicale a Bologna all’inizio del Settecento: il caso di Giuseppe Antonio Silvani e Pirro Albergati (1716-1717)

Nella seconda metà del Seicento Bologna fu il centro dominante della stampa musicale Italiana, soprattutto grazie all’attività delle ditte Monti e Silvani. Tuttavia, all’inizio del Settecento la stampa musicale italiana dovette combattere con la forte concorrenza degli editori d’oltralpe. Nel 1716 l’erede della ditta Silvani, Giuseppe Antonio (1672-1726) cercò un sostegno finanziario per le attività della sua casa editrice costituendo una società con il mecenate e compositore conte Pirro Albergati (1663-1735). Alcuni documenti dell’archivio Albergati (conservati nell’Archivio di stato di Bologna) descrivono dettagliatamente i particolari dell’accordo e forniscono nuove informazioni sulle modalità operative di una casa editrice musicale di quel periodo. La società pubblicò opere dello stesso Albergati, di Angelo Bertalotti, Paolo Benedetto Bellinzani e Benedetto Marcello. I registri contabili ci informano sulle tirature, sugli accordi economici con i compositori e sull’andamento delle vendite, mentre la corrispondenza con il fonditore di caratteri veneziano Bartolomeo Falconi non solo dimostra che Silvani rimase legato al metodo di stampa con caratteri mobili (non adottando il metodo dell’incisione che stava diventando sempre più diffuso al di fuori dell’Italia) ma suggerisce anche l’esistenza di usi regionali per quanto riguarda la notazione bianca. Anche se la società Silvani/Albergati fu breve, poiché durò solo un anno e finì in dissenso fra i due soci, un esame di questi documenti accresce la nostra conoscenza della stampa musicale a Bologna nei primi anni del Settecento.

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Music printing in early eighteenth-century Bologna: the case of Giuseppe Antonio Silvani and Pirro Albergati (1716-1717)

In the second half of the seventeenth century Bologna was the leading centre for Italian music printing, largely through the work of the Monti and Silvani firms. However, by the eighteenth century Italian music printing was struggling in the face of stiff competition from northern Europe. In 1716 the heir to the Silvani business, Giuseppe Antonio (1672-1726) sought financial support for the firm by entering into a partnership with the patron and composer Count Pirro Albergati (1663-1735). Documents located in the Albergati archive (housed in the archivio di stato di Bologna) detail the arrangements for the partnership and provide a new insight into the workings of a music printing firm during the period.

The partnership issued works by Albergati himself, Angelo Bertalotti, Paolo Benedetto Bellinzani and Benedetto Marcello. Account books provide information about the size of print runs, the financial arrangements made with composers and the rate of sale, whilst correspondence with the Venetian iron-founder Bartolomeo Falconi not only demonstrates Silvani’s commitment to moveable type (as opposed to the increasingly popular engraving method) but also suggests regional variations in the use of void notation. Whilst the Silvani/Albergati partnership was brief, lasting only a year and ending in acrimony, an examination of these documents increases our knowledge of music printing in Bologna in the early eighteenth century.

 



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Jean Duron

La ricezione dell’opera di Domenico Scarlatti in Francia

Le opere per tastiera a stampa di Domenico Scarlatti sono note soprattutto attraverso i famosi Essercizi pubblicati da Fortier a Londra nel 1738, raccolta che finora era considerata come la prima pubblicazione di pezzi per tastiera del compositore, e su cui Ralph Kirkpatrick fondò – per questa ragione – la numerazione delle opere di Scarlatti. In realtà, questa raccolta fu preceduta nel 1737 da una prima serie di due volumi francesi pubblicati dalla vedova Boivin e da Leclerc a Parigi. Questo articolo riprende in esame queste pubblicazioni insieme alle successive: le XLII Suites de pièces raccolte da Roseingrave (Londres, Cooke, 1739) e i tre volumi della seconda serie francese (Parigi, Boivin-Leclerc, 1740-1751); studia inoltre i differenti contesti editoriali e cerca di individuare i legami che poterono esistere fra i diversi editori. Nella seconda parte, l’articolo colloca le pubblicazioni francesi di Scarlatti nel progetto editoriale di Boivin e Leclerc per la musica cembalistica. Questi editori, che fino ad allora avevano pubblicato solo musica francese per gli strumenti a tastiera, sembrano abbandonare gli artisti francesi in favore di quelli stranieri. Questa scelta politica ebbe delle conseguenze notevoli sui giovani musicisti che fecere incidere le loro opere nel decennio successivo.

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The reception of Domenico Scarlatti’s music in France

The published keyboard works of Domenico Scarlatti are known above all for the celebrated Essercizi (Fortier, London, 1738), a collection which up to now has been considered the first of the composer’s pieces for piano to be published and on this supposition Ralph Kirkpatrick based his numeration of Scarlatti’s works. In actual fact the collection was preceded in 1737 by an earlier series of two French volumes, published in Paris by the widow Boivin and by Leclerc. This article first of all re-examines these publications together with the successively published xlii Suites de pièces, collected by Roseingrave (London, Cooke, 1739), and the three volumes of the second French series (Paris, Boivin-Leclerc, 1740-1751). In addition the article studies the various editorial disputes and endeavours to identify the links that could have existed between the various publishers. The French publications of Scarlatti in the Boivin-Leclerc editorial project for harpsichord music are collocated in the second part of the article. The two publishers, who till that moment published only French music for keyboard instruments, seemed to have abandoned French artists in favour of foreigners, a policy decision which had notable consequences for young musicians bent on recording their works in the subsequent decade.

 



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Agueda Pedrero Encabo

Una nuova fonte degli «Essercizi» di Domenico Scarlatti: il manoscritto Orfeó Catalá (E-OC)

Un manoscritto localizzato nella biblioteca Orfeó Catalá di Barcellona e datato 1740 contiene quindici sonate che formano parte dell’edizione londinese degli Essercizi (1739) di Domenico Scarlatti. A parte il valore intrinseco che questo volume mostra come testimone della diffusione in Spagna delle sonate denominate Essercizi in una data piuttosto vicina a quella di composizione, un esame del supporto consente di acquisire elementi importante sul processo di copiatura, sul copista e sulla provenienza del manoscritto stesso. L’analisi della scrittura e delle varianti musicali offre nuove ipotesi sul ruolo che questo manoscritto ha avuto soprattutto in confronto con fonti coeve localizzate in differenti archivi (Arsenal, Münster, Biblioteca de Cataluña) e con edizioni contemporanee (Roseingrave e edizioni francesi) e in maniera particolare con l’edizione londinese degli Essercizi curata dallo stesso Scarlatti.

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A new source for the Essercizi of Domenico Scarlatti: the Orfeó Catalá (E-OC) manuscript

A manuscript located in the Orfeó Catalá library and dated 1740 contains fifteen sonatas which form part of the London edition of Domenico Scarlatti’s Essercizi (1739). Apart from the intrinsic value of this manuscript as witness of the diffusion in Spain of the sonatas entitled Essercizi at a date close to that of composition, examination has revealed important facts regarding the process of copying, the copyist and the place of origin of the manuscript itself. Analysis of the writing and of the musical variants offers new hypotheses as to the role of this manuscript, above all in comparison with coeval sources located in different archives (Arsenal, Münster, Biblioteca de Cataluña) and with contemporary editions (Roseingrave and French editions), particularly in connection with the London edition of Essercizi edited by Scarlatti himself.

 



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Stefania Gitto

La collezione musicale di Palazzo Pitti (1): il catalogo del 1771

Le musiche della biblioteca del granduca di Toscana Pietro Leopoldo d’Asburgo-Lorena e dei suoi successori furono raccolte e custodite presso la corte fiorentina di Palazzo Pitti fino al 1862, anno nel quale, dopo non poche trafile burocratiche, vennero trasferite nella biblioteca dell’allora Regio Istituto Musicale, oggi Conservatorio “Luigi Cherubini” di Firenze. Il fondo Pitti, restaurato e riordinato negli anni successivi all’alluvione del 1966, è stato nel 2010 oggetto di catalogazione informatica e di studio storico: esso contiene più di seimila opere musicali suddivise in tre sezioni – Teatro, Chiesa e Strumentale – di provenienza toscana e austriaca, a testimonianza del forte legame tra Firenze e Vienna a partire dalla seconda metà del XVIII secolo. Il presente studio vuole ripercorrere le vicende della raccolta musicale degli ultimi granduchi di Toscana, a partire dal nucleo originario della personale “nuova libreria palatina” del 1765 e delle musiche ad uso della Real Camera e Cappella settecentesca, fino alla costituzione dell’Archivio di Musica, oggi conosciuto come Fondo Pitti. In questa prima parte, viene preso in esame e riprodotto in appendice l’elenco delle opere musicali (114 numeri) contenuto nel più antico catalogo della Libreria palatina degli Asburgo Lorena, stampato nel 1771; nonché alcuni documenti relativi all’archivio di musica ad uso della Real Camera e Cappella.

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The music collection of Palazzo Pitti (1): the catalogue of 1771

The music scores in the library of Pietro Leopoldo d’Asburgo-Lorena, Grand Duke of Tuscany, and his successors were collected and preserved at the Florentine court of Palazzo Pitti until 1862, the year when – after not a few bureaucratic procedures – they were transferred to the library of the then Regio Istituto Musicale, today the “Luigi Cherubini” Conservatory of Florence. The Pitti “fondo”, restored and reorganized in the years following the flood of 1966, was the object of computer cataloguing and historical study: the “fondo” contains over six thousand musical works subdivided into three sections – Theatre, Church, Instrumental – of Tuscan and Austrian origin, witnessing the strong tie between Florence and Vienna from the second half of the eighteenth century. The present paper plans to retrace the succession of events accompanying the music collection of the last Grand Dukes of Tuscany, starting from the original nucleus of the private “new Palatine Library” of 1765 and of the music performed by the Real Camera and the eighteenth-century Cappella up to the constitution of the Music Archive, known today as the “Fondo Pitti”. In this first part, the list of musical works (114 in number) contained in the oldest catalogue of the Hapsburg-Lorraine Palatine Library (printed in 1771) will be examined and reproduced in appendix, in addition to documents relative to the Music Archive of the Real Camera and Cappella.

 



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Stefano Baldi

Musica per i circoli filarmonici e per la borghesia a Torino fra Sette e Ottocento: la raccolta ritrovata della Biblioteca d'Arte, Musica e Spettacolo dell’Università

La Biblioteca di Arte, Musica e Spettacolo del Dipartimento di Studi Umanistici dell'Università di Torino possiede una raccolta di manoscritti musicali non ampia, ma omogenea: le indicazioni di possesso che vi si ritrovano riconducono la raccolta alla cerchia di Luigi Colla, noto avvocato e botanico, e della figlia Teofila, dilettanti di musica. Questo permette di ampliare il discorso ai circoli di musica attivi a Torino tra la fine del Settecento e l'inizio dell'Ottocento, all'apporto di Bonifacio Asioli (rappresentato nella raccolta) e al ruolo di Carlo Botta, oltre a gettare nuova luce sugli inizi dell'Accademia Filarmonica di quella città. Nella raccolta – il cui catalogo è dato in appendice – è visibile tanto una precoce ricezione italiana dello Haydn tastieristico quanto l'entusiastico favore degli intellettuali torinesi per le arie di Anfossi e Paisiello, oltre a testimonianze di autori nati o attivi in Piemonte come Giovanni Domenico Perotti, Domenico Mombelli, Amedeo Rasetti, Luigi Borghi, Giuseppe Farinelli e a varie composizioni anonime. Infine, si propongono alcune osservazioni sulle fonti di musica per strumento da tasto emerse insospettatamente in Piemonte in tempi recenti, supporti finalizzati alla ricreazione ma anche all'avviamento alla professione musicale: tali testimonianze lasciano intravedere il complesso ruolo giocato dalla musica per la nuova borghesia di primo Ottocento.

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Music for the philharmonic circles of Turin between the eighteenth and nineteenth century. The collection of the University Biblioteca d’Arte, Musica e Spettacolo

The Biblioteca d’Arte, Musica e Spettacolo of the Department of Humanistic Studies, Turin University possesses a collection of music manuscripts that although not very extensive is homogeneous: the indications of ownership assigned the collection to the Circle of Luigi Colla (prominent lawyer and botanist) and his daughter Teofila, both music aficionados. Our research was consequently extended to cover the music circles active in Turin between the end of the eighteenth and the beginning of the nineteenth century, as well as the contribution of Bonifacio Asioli (included in the collection) and the role of Carlo Botta; in addition fresh light was thrown on the foundation and early days of the city’s Philharmonic Academy.

The collection – a complete catalogue is reproduced in the Appendix – reveals not only the precocious Italian adoption of Haydn’s keyboard technique, but also the enthusiastic fervour of Turin intellectuals for the arias of Anfossi and Paisiello; in addition it provides proof of the existence of composers born or active in Piedmont (for instance, Giovanni Domenico Perotti, Domenico Mombelli, Amedeo Rasetti, Luigi Borghi, Giuseppe Farinelli) and also includes various anonymous compositions. Finally, attention is drawn to the sources of keyboard instrument music recently, and unexpectedly, found in Piedmont; finalized not only as a pastime but also as an introduction to the musical profession, these examples give a glimpse of the complex role played by music for the new bourgeoisie of the early nineteenth century.

 



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Daniele Carnini

Il Teatro della Pergola attorno al 1810, ovvero nascita di un malinteso nella Firenze napoleonica

La vita teatrale dell'Italia napoleonica fu contraddistinta dal conflitto tra i costumi italiani e i regolamenti, molto più prescrittivi, importati dalla legislazione in vigore nell'Impero francese. L'applicazione alla lettera delle norme valide per Parigi e la Francia poteva significare lo scardinamento di un sistema e delle sue convenzioni: è il caso, per esempio, delle cosiddette privative. Il sistema cercò di adattarsi al mutato orizzonte normativo, talora combattendolo, finché la fine della dominazione francese fece tornare (apparentemente) tutto allo status quo. Un esempio particolarmente chiaro è nei documenti conservati presso l'Archivio dell'Accademia degli Immobili, proprietaria del teatro fiorentino della Pergola, relativi al periodo 1809-1814 e alle vicende che riguardarono gli impresari Carlo Boschi e Osea Francia.Il confronto tra i contratti coi due impresari, stipulati a distanza di quattro anni, è la mossa d'avvio per una discussione dei rapporti tra politica e teatro (crocevia della società) nel primo Ottocento italiano.

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Teatro della Pergola in 1810 ­­– or the birth of a misapprehension in Napoleonic Florence

Theatrical life in Napoleonic Italy was marked by the conflict between Italian customs and the far more prescriptive regulations introduced by the legislation in force in the French Empire. The verbatim application of rules valid for Paris and France signified a potential disruption of the existing system and its conventions: for example, the so-called monopolies. Attempts were made to adjust to the changed normative horizon but at times conflict was unavoidable till eventually, with the termination of French domination, everything returned (apparently) to the previously existing state of affairs. A particularly graphic example can be found in documents preserved in the Archive of the Accademia degli Immobili (proprietor of the Florentine Teatro della Pergola) relative to the period 1809-1814 and to events connected with two impresarios: Pietro Boschi and Osea Francia. Comparison of the contracts of the impresarios, stipulated four years apart, led to the discussion of the relations between politics and theatre (crossroads of society) in early nineteenth century Italy.

 



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Francesco Bissoli

Due curiosi ballabili per banda di Amilcare Ponchielli

L'ampiezza della produzione per banda di Ponchielli riflette il suo lungo magistero come 'capomusica' a Piacenza e a Cremona. Il corpus, ripreso in seria considerazione solo in anni recenti, consta di marce civiche e funebri, ballabili, elegie e concerti virtuosistici per strumenti a fiato, trascrizioni, fantasie e pot-pourri su opere. Fortuiti ritrovamenti di fonti, come nel caso delle due sconosciute partiture autografe, conservate presso la Houghton Library della Harvard University, che vengono qui presentate, permettono di arricchire ulteriormente il già ricco catalogo.

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Two curious dances for band composed by Amilcare Ponchielli

Ponchielli’s production for bands is extensive, reflecting his lengthy experience as “bandmaster” at Piacenza and Cremona. The corpus, only recently taken into serious consideration, consists of civic and funeral marches, dances, elegies and virtuoso concertos for wind instruments, transcriptions, fantasia and operatic pot-pourri. Fortuitous discoveries of sources such as the two unknown autograph scores in the Houghton Library of Harvard University, which are presented in this paper, enable a further enrichment of an already rich catalogue.

 



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Warren Kirkendale

Piccola guida agli archivi e alle biblioteche di Roma preparata in occasione di una escursione di professori e studenti dell’Università di Regensburg

La visita a Roma di alcuni membri dell’Istituto di Musicologia dell’Università di Regensburg ha fornito un’ottima opportunità di sintetizzare per i partecipanti decenni di esperienza negli archivi italiani, specie quelli di Roma e Firenze, nella speranza che questo possa facilitare questo genere di ricerca. La lunga e faticosa ricerca basata sulle fonti è oggi purtroppo trascurata, benché essa costituisca il miglior mezzo per scoprire nuove e affidabili informazioni concrete. La prima parte dell’articolo tratta sia delle varie tipologie di documenti conservate negli archivi, e di come trovarli e utilizzarli (lettere, diari, ruoli, fatture e ricevute, registri parrocchiali, documenti notarili, materiali iconografici), sia di problemi specifici come la cronologia, la paleografia, la genealogia e l’araldica. La seconda parte delinea molto brevemente la storia e il contenuto dei dieci archivi e biblioteche visitati nel corso dell gita, ed elenca le fonti esaminate e commentate (i commenti non sono compresi nell’articolo).

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Brief guide to the archives and libraries of Rome compiled on the occasion of the visit of the professors and students of Regensburg University

The excursion to Rome by members of my former institute of musicology at the University of Regensburg provided a welcome opportunity to summarize in advance for the participants decades of experience in Italian archives, especially those of Rome and Florence, in the hope that this might facilitate such work. The time-consuming source-based research is unfortunately neglected today, though it is the best means of discovering new and reliable concrete information. The first half of the article deals with the various kinds of documents preserved in archives and how to find and use them (letters, diaries, payrolls, bills with their receipts, parish registers for vital statistics, notaries’ records, graphic materials) as well as special problems such as chronology, palaeography, genealogy, and heraldry. The second half sketches very briefly the history and content of the ten archives and libraries visited, listing the representative samples of sources examined and provided with commentaries not included in this article.

 

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