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Fonti Musicali Italiane

Fonti Musicali Italiane, 18 (2013)

Inserito in Fonti Musicali Italiane

Sommario

  • Cristina Santarelli, Due serie di muse per Vittorio Amedeo I di Savoia e Cristina di Francia: Antiveduto Gramatica e i suoi rapporti con la corte torinesi. Abstract.
  • Chiara Pelliccia, «Mastro Marco Guidi cembalaro». Nuovi documenti dall’Archivio Colonna di Subiaco. Abstract.
  • Marina Vaccarini, Il fondo Villa della Biblioteca del Conservatorio di Milano. Risultati di una prima ricognizione. Abstract.
  • Annarita Colturato, Le feste di Tersicore, ossia la danza nelle raccolte della Biblioteca Nazionale di Torino. Abstract.
  • Mariateresa Dellaborra, Saverio Mercadante teorico e didatta per il flauto. Le integrazioni alla «Nouvelle méthode pour la flûte» di François Devienne. Abstract.
  • Virág Büky – Maria Grazia Sità, Bartók e l’Italia. Abstract.
  • Franco Sciannameo, Musiche per film di Ildebrando Pizzetti: i manoscritti autografi di Scipione l’Africano, I promessi sposi, Il mulino del Po conservati presso l’Università di Harvard. Abstract.
  • Rassegna bibliografica 2012 (con integrazioni per il 2011 e anni precedenti), a cura di Giulia Giovani, Chiara Pelliccia, Leonardo Miucci


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Cristina Santarelli

Two sets of Muses painted for Victor Amadeus I of Savoy and Christine of France: Antiveduto Gramatica’s relationship with the Turin court

By late 16th–early 17th centuries, the Dukes of Savoy aimed at catching up with other Italian signorie after long isolation. Such policy found striking expression in their lavish patronage of music and letters, as well as in their eclectic and sophisticated art collecting. For about half a century, Charles Emmanuel I — later on followed and helped by his heirs, Victor Amadeus and Maurice — had probed the international art market, in the lofty goal of giving Turin a new look and a European cultural breadth. Dynasty goods inventories are vital to fulfill a hard task—reconstructing the Savoy family art gallery. Father’s and sons’ penchant emerges for such painters as Caravaggio, Caracciolo, Ribera, Manfredi, Valentin, and Serodine. Recently, those archives allowed to partly re-assemble two scattered sets of Antiveduto Gramatica’s canvases, originally intended to adorn Victor Amadeus’ and Christine of France’s city mansion. This essay focuses on the literary and art models Gramatica might have drawn from to typify the Muses—a subject often used for laudatory purposes.

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Due serie di Muse per Vittorio Amedeo I di Savoia e Cristina di Francia: Antiveduto Gramatica e i suoi rapporti con la corte torinese

Tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento, il desiderio dei duchi di Savoia di allinearsi con le altre signorie italiane dopo un lungo periodo di isolamento trovò la sua espressione più vistosa in una politica culturale contrassegnata da un’intensa opera di mecenatismo in ambito letterario e musicale, nonché da una straordinaria attività di eclettico e raffinato collezionismo. Per mezzo secolo Carlo Emanuele I, in seguito imitato ed affiancato dagli eredi Vittorio Amedeo e Maurizio, rivolse la sua attenzione al mercato d’arte internazionale, in un disegno ambizioso mirante a conferire alla capitale un volto nuovo e un respiro europeo. Dallo studio degli inventari dei beni dinastici, fondamentale per la ricostruzione non sempre agevole della quadreria di corte, emerge la predilezione di padre e figli per i dipinti di scuola caravaggesca, con i nomi di Caracciolo, Ribera, Manfredi, Valentin e Serodine; sono proprio questi documenti ad avere consentito in anni recenti la ricomposizione parziale di due cicli pittorici di Antiveduto Gramatica da lungo tempo dispersi, destinati ad ornare le residenze cittadine di Vittorio Amedeo e Cristina di Francia. Il saggio si sofferma sui modelli letterari e figurativi cui l’artista senese potrebbe essersi ispirato per realizzare le due serie, che ripropongono un soggetto utilizzato di frequente in chiave encomiastica: quello delle Muse.

 



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Chiara Pelliccia

“Master Marco Guidi, harpsichord maker”: New documents from the Colonna archive, Subiaco

This paper examines documents from the Colonna family archive, Subiaco, about the production and maintenance of keyboard instruments from 1689 to 1714, when Philip II Colonna was constable. New light is shed on a — so far obscure — harpsichord maker, Marco Guidi. His detailed accounts include descriptions of the instruments and their maintenance, as well as news about accidents occurring in their frequent relocations. On one hand, they tell a lot about those instruments; on the other hand they offer, with greater clarity than any inventory, a dynamic picture of their lives and use, in a period when composers like Giovanni Bononcini, Bernardo Pasquini, and Alessandro Scarlatti were in the constable’s payroll. As it emerges, the Colonna household harpsichords were anything but state of the art. Models were still there that had been discontinued in Rome, e.g. the chromatic harpsichord Guidi repaired for Giovanni Bononcini.

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«Mastro Marco Guidi cembalaro». Nuovi documenti dall’Archivio Colonna di Subiaco

Il contributo prende in esame la documentazione conservata nell’archivio Colonna di Subiaco, relativa alla costruzione e manutenzione di strumenti a tastiera per il periodo tra 1689 e 1714, corrispondente all’attività del contestabile Filippo II Colonna. L’analisi dei documenti porta nuove informazioni sul cembalaro Marco Guidi, finora poco conosciuto. I conti dettagliati del cembalaro, con la descrizione dei clavicembali, del tipo di manutenzione e delle notizie di incidenti occorsi agli strumenti durante i numerosi spostamenti, da un lato permettono di conoscere le caratteristiche degli strumenti utilizzati, dall’altro restituiscono più di qualunque inventario un quadro dinamico della vita e dell’uso degli strumenti stessi, in anni in cui compositori come Giovanni Bononcini, Bernardo Pasquini, Alessandro Scarlatti figurano nelle liste di pagamento del contestabile. Emerge che la dotazione di strumenti a tastiera di casa Colonna è tutt’altro che nuova e moderna, con la presenza di tipologie strumentali ormai fuori produzione a Roma, come il clavicembalo cromatico riparato da Guidi per servizio di Giovanni Bononcini.

 



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Marina Vaccarini

The Villa papers at the Milan Conservatory Library. A preliminary survey

By late 1840, philanthropist Carlo Villa donated over 400 manuscript copies of late 18th-century operas, oratorios, and sacred music works to the Milan Conservatory Library. This is a preliminary study of their physical nature and content. Copyists have been singled out; in particular, the Forlì chapel master Andrea Favi has been identified as the author of many a blatant tampering in several oratorios and sacred music pieces, mostly those coming from Venice. His direct or indirect connections to Venice and Florence publishers and booksellers, with Faenza violinist, Antonio Bisoni, and others from the Accademia Filarmonica di Bologna environment allow to identify a local Romagna tradition in some sources. The study is still ongoing.

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Il fondo Villa della Biblioteca del Conservatorio di Milano. Risultati di una prima ricognizione

L’articolo documenta i risultati di una prima indagine condotta sulla composizione e sulla descrizione materiale delle fonti che compongono un fondo di oltre quattrocento copie manoscritte tardo settecentesche di opere teatrali, oratori e musica sacra donato dal filantropo Carlo Villa alla Biblioteca del Conservatorio di Milano sul finire del 1840. Il censimento dei copisti e, in particolare, l’identificazione del maestro di cappella forlivese Andrea Favi come autore di vistose manomissioni apportate su numerose partiture di oratori e di musica sacra provenienti specialmente da Venezia, i suoi rapporti diretti o indiretti con editori e librai veneziani e fiorentini, con il violinista faentino Antonio Bisoni e con altri musicisti gravitanti intorno all’Accademia Filarmonica di Bologna hanno permesso di individuare una tradizione romagnola di alcuni testimoni presenti nel fondo che è ancora in fase di accertamento.

 



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Annarita Colturato

Terpsichore’s Feasts: Dance in the Turin National University Library collections.

The Turin National University Library is best known for its Vivaldi manuscripts. Actually, it boasts a very diverse and valuable corpus of music and musical documents. Dance-related material is largely under-researched, with two exceptions—the codices of ballets staged at the Savoy court in the 17th century, and the manuscripts of Joseph Starzer’s music for Franz Hilverding’s dances. This essay reports on some especially interesting items, scattered among sundry collections (printed and manuscript dances for the theater, dance collections, librettos, treatises, dancers’ and choreographers’ letters). It also focuses on the collection that Gianni Secondo, an avid dance history researcher and bibliophile, donated in 2011 (access still restricted). It hosts about 2,000 monographs (including many first editions of treatises by Caroso, Negri, Ménestrier, Feuillet, Noverre, Dufort, Bonnet, Rameau, Cahusac, Gallini, Blasis etc.), some 300 librettos, plus printed music, volumes of costume design drawings, portraits of dancers and choreographers (either engraved or lithographed), posters, photos, vintage magazines, sound and audiovisual documents. The two Appendices contain unissued letters by Dominique Lefèvre, Charles and Charles Lepicq Blasis, and a detailed list of the sixty ancient books and ca. hundred 19th-century libretti di ballo in the Secondo collection.

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Le feste di Tersicore, ossia la danza nelle raccolte della Biblioteca Nazionale di Torino

Nota soprattutto per la presenza dei manoscritti vivaldiani, la Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino vanta un patrimonio musicale e di interesse musicale di varietà e pregio straordinari. Fra i materiali tuttora poco conosciuti si collocano quelli legati alla danza; ad eccezione dei codici dei balletti allestiti alla corte sabauda nel Seicento e dei manoscritti con la musica di Joseph Starzer per i balli di Franz Hilverding, infatti, non molte fonti sono state negli anni oggetto di indagine e studio. Il saggio dà conto di alcuni dei documenti più interessanti disseminati nelle raccolte (balli teatrali manoscritti e a stampa, raccolte di danze, libretti, trattati, lettere di ballerini e coreografi) e si sofferma in particolare sul fondo donato nel 2011 alla biblioteca da Gianni Secondo, appassionato studioso di storia della danza e bibliofilo. Ancora non disponibile al pubblico, il fondo include circa duemila monografie (fra cui numerose prime edizioni dei trattati di Caroso, Negri, Ménestrier, Feuillet, Noverre, Dufort, Bonnet, Rameau, Cahusac, Gallini, Blasis ecc.), trecento libretti, edizioni musicali, volumi di figurini, ritratti incisi o litografati di ballerini e coreografi, manifesti, foto di scena, annate di testate periodiche, documenti sonori e audiovisivi. Corredano il saggio due appendici con la trascrizione di alcune lettere inedite di Dominique Lefèvre, Charles Lepicq e Carlo Blasis, e l’elenco dettagliato della sessantina di libri antichi e del centinaio di libretti di ballo ottocenteschi del Fondo Secondo.

 



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Mariateresa Dellaborra

Saverio Mercadante, flute teacher/theorist. Integrations to François Devienne’s “Nouvelle méthode pour la flûte”

By 1827-28, music publisher Richault issued a new edition of François Devienne’s Nouvelle méthode théorique et pratique pour la flûte (Paris: Imbault, 1794). This included additions and updates to the theory section, plus several new pieces by Saverio Mercadante. Close examination of these, as well as of integrations and changes detected in different editions, revealed a significant transformation associated to Italian, and especially Neapolitan, musical taste and style, as some passages from the Introduction confirm. The edition discussed in this essay is still largely overlooked by scholars and ignored by musicians; only one copy in poor condition survives, at the Bibliothèque de Nederlands Muziek Instituut, Den Haag. A rare example of a flute method from that era, much older than those by Briccialdi, Krakamp, DeMichelis, and Galli, it confirms the link between French treatises and Neapolitan methods, with the Milan Conservatory environment as an intermediate stop. Not surprisingly, the only other major flute method, edited by Giuseppe Rabboni, came from Milan, more or less in the same years.

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Saverio Mercadante teorico e didatta per il flauto. Le integrazioni alla Nouvelle méthode pour la flûte di François Devienne

Probabilmente tra il 1827 e il 1828 l’editore Richault licenziò una nuova edizione della Nouvelle méthode théorique et pratique pour la flûte di François Devienne pubblicata a Parigi nel 1794 da Imbault, offrendo alcune integrazioni e aggiornamenti alla parte teorica e avvalendosi di diversi brani composti da Saverio Mercadante. L’esame di questi ultimi, oltre alle aggiunte e ai cambiamenti apportati al trattato originale nelle sue diverse edizioni evidenziano significative trasformazioni legate al gusto e allo stile italiano e in particolare alla scuola di Napoli, confermate da alcuni paragrafi dell’introduzione. Questa edizione, tuttora trascurata dagli studiosi e ignorata dai musicisti (ne sopravvive una sola copia, e peraltro in pessimo stato di conservazione, alla Bibliothèque de Nederlands Muziek Insituut di Den Haag) rappresenta uno dei rari esempi di metodo per flauto del periodo (e dunque ben precedente ai testi di Briccialdi, Krakamp, DeMichelis, Galli) e conferma lo stretto legame tra la trattatistica francese e i metodi di studio napoletani, mediati dall’ambiente conservatoriale milanese da cui uscirà, quasi negli stessi anni, e non a caso, l’unico altro metodo flautistico veramente significativo curato da Giuseppe Rabboni.

 



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Virág Büky, Maria Grazia Sità

Bartók and Italy. Travels, contacts, concerts

Béla Bartók visited Italy many times and interacted with many people in the Italian music world. Apart from trips for health care (Merano, 1900) or sightseeing (art city tours, the Alps), he was in attendance at international conferences (Rome, 1911; Florence, 1933) and, most importantly, gave concert tours (1925, 1926, 1927, 1929, 1939). He thus knew Guido M. Gatti and Alfredo Casella in particular. Thanks to archival sources from Hungary (Bartók Archive, Budapest) and Italy (Gatti Archive, Casella Archive), we could reconstruct the network of Bartók’s Italian personal and professional relationships. This essay also documents the composer’s interest in the language—he tried to study Italian and owned Italian books. The Appendix contains: a list of Bartók’s letters concerning Italy; a list of Italian books and music scores preserved in his library; programs of all concerts he gave in Italy; transcription and translation of some unissued letters to Guido M. Gatti.

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Bartók e l’Italia. Viaggi, contatti, concerti

Béla Bartók si recò in Italia in molte occasioni ed ebbe contatti con vari esponenti del mondo musicale italiano. A parte le occasioni di cura (Merano 1900) o di soggiorno puramente turistico (nelle città d'arte o sulle Alpi), assistette a congressi internazionali (Roma 1911 e Firenze 1933) e soprattutto svolse alcune tournées concertistiche (1925, 1926, 1927, 1929, 1939). In relazione a queste ebbe contatti con vari esponenti del mondo musicale italiano e principalmente con Guido M. Gatti e con Alfredo Casella. Grazie alle fonti soprattutto epistolari custodite oggi in Ungheria (Archivio Bartók di Budapest) e in Italia (Archivio Gatti, Archivio Casella) è stato possibile ricostruire la rete di relazioni personali e professionali che legarono Bartók all'Italia. Nel saggio viene documentato anche l'interesse del compositore per la lingua italiana: Bartók infatti cercava anche di studiare l'italiano e possedeva libri italiani. In appendice si riporta: l'elenco delle lettere bartokiane riguardanti i rapporti con l'Italia; l'elenco dei libri e degli spartiti italiani rimasti nella biblioteca del compositore; i programmi di tutti i concerti tenuti da Bartók in Italia; la trascrizione e traduzione di alcune lettere inedite di Bartók a Guido M. Gatti.

 



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Franco Sciannameo

Film music by Ildebrando Pizzetti. Notes on the autograph manuscript scores for the films Scipione l’Africano, I promessi sposi, and Il mulino del Po.

This article documents the genesis of the music Pizzetti composed for the films Scipione l’Africano (Carmine Gallone, 1937), I promessi sposi (Mario Comencini, 1942) and Il mulino del Po (Alberto Lattuada, 1949) taking into account the autograph manuscript scores in possession of the Loeb Music Library of the Harvard University and critical texts on film music written by Ildebrando Pizzetti and Fedele D’Amico. Of the three scores, only Scipione l’Africano’s has been preserved in its entirety while the others are fragmentary and often just working sketches. Therefore, this article dedicates ample space to Scipione l’Africano by offering a full cue-by-cue synopsis of the film score juxtaposing it to musical guide Pizzetti wrote for the journal Bianco e Nero (Anno I-N. 7-8-luglio-agosto 1937-XV), the historical perspective of the script, and the film’s reception during Mussolini’s regime at the peak of the popular consensus.

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Musiche per film di Ildebrando Pizzetti: i manoscritti autografi di Scipione l’Africano, I promessi sposi, Il mulino del Po conservati presso l’Università di Harvard

Questo articolo documenta la genesi delle musiche composte da Pizzetti per i film Scipione l’Africano (Carmine Gallone, 1937), I promessi sposi (Mario Comencini, 1942) e Il mulino del Po (Alberto Lattuada, 1949) basandosi sulle partiture autografe costodite presso la Harvard University e su alcuni scritti critici sulla musica per film di Ildebrando Pizzetti e Fedele D’Amico. Delle tre partiture solo quella per Scipione è completa mentre le altre risultano frammentarie e spesso allo stato di abbozzi di lavoro. Pertanto l’articolo dedica ampio spazio a Scipione l’Africano presentandone la sinossi cue-by-cue della partitura messa a confronto con la guida musicale preparata da Pizzetti per la rivista «Bianco e Nero» (Anno I-N. 7-8-luglio-agosto 1937-XV), col contesto storico della trama e la ricezione del film nell’epoca fascista al culmine del consenso popolare.

 

Società Italiana di Musicologia

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