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Sommari e abstract dei volumi

Rivista Italiana di Musicologia, XLVII (2012)

Inserito in Rivista Italiana di Musicologia

Sommario

Saggi

  • Giulia Gabrielli, Inni nei primi Salteri ambrosiani a stampa. Abstract.
  • Teresa Chirico, La Datira: un dramma ritrovato di Giulio Rospigliosi. Abstract.
  • Bettina Hoffmann, Il repertorio italiano per viola da gamba dopo il 1640: delimitazione e censimento. Abstract.
  • Giulia Giovani, «Ecco a Vostra Signoria quello che si è risoluto». Sulla genesi delle cantate opera I di Giacomo Antonio Perti. Abstract.
  • Cristina Fernandes, “Il dotto e rispettabile Don Giovanni Giorgi”, illustre maestro e compositore nel panorama musicale portoghese del Settecento. Abstract.
  • Philip Gossett - Dario Lo Cicero, Tre sconosciuti autografi rossiniani e la collezione del Conservatorio di Palermo. Abstract.
  • Mauro Fosco Bertola, Nazione come categoria musicale: nazionalismo e nascita della 'musicologia' in Italia nella polemica Torchi-Giani, 1895-1897. Abstract.
  • Stefano Baldi, La velocità del fauno. I quattordici spettacoli dei Ballets Russes a Torino (1926-1927). Abstract.

Interventi

  • Luca Della Libera, Warren Kirkendale: ottant’anni tra passione e ethos
  • Philp Gossett, La scomparsa di Pierluigi Petrobelli
  • Francesco Izzo, Per una bibliografia di Pierluigi Petrobelli

Recensioni

Libri ricevuti

Regolamento per i referees

Norme per gli autori


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Giulia Gabrielli

Inni nei primi Salteri ambrosiani a stampa

Il contributo indaga il repertorio innodico ambrosiano da una prospettiva inedita. Esso infatti prende in considerazione un tipo di testimoni sinora decisamente poco studiati, vale a dire i Salteri-Innari ambrosiani a stampa editi a Milano nel Quattrocento e nel Cinquecento. Nella prima parte del contributo sono descritti i sei testimoni reperiti (tra cui due incunaboli), la tecnica tipografica utilizzata, le caratteristiche della notazione musicale (molto diverse e per certi aspetti in contraddizione tra loro), il contenuto dettagliato di ogni singola edizione. Nella seconda parte si affrontano l’analisi del repertorio tramandato, il confronto con le fonti manoscritte e quelle polifoniche e la trascrizione di otto brani significativi in una versione tanto rispettosa del testo quanto funzionale all’esecuzione pratica. Tutto ciò aiuta a ricostruire temi e problemi di un repertorio ancora vivo nella tradizione orale, che pone lo studioso moderno di fronte ad una serie di interrogativi ancora aperti sulla effettiva attendibilità del testo scritto rispetto alla prassi esecutiva.

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The present essay focuses on the Ambrosian hymnical repertoire from an original perspective. Indeed it deals with sources not yet studied until now, the Ambrosian Psalters-Hymnaries printed in Milan in the fifteenth and sixteenth century. In the first part of the essay I describe six different sources (among them two incunabula), their typographical technique, their musical notation and the detailed content of every edition. In the second part I analyze the repertoire, comparing these sources with handwritten and polyphonic ones and I transcribe eight significant pieces. All this helps in reconstructing traits and problems of a repertoire still alive in oral tradition, challenging the modern researcher with compelling questions regarding the reliability of the written text in connection with performance practice.

 


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Teresa Chirico

La Datira: un dramma ritrovato di Giulio Rospigliosi

Presso l’Archivio di Stato di Spoleto è conservato un libretto anonimo intitolato La Datira. L’intreccio si basa sul conflitto politico e amoroso tra le tre casate reali di Danimarca, Svezia e Norvegia durante una guerra del X secolo. La scelta di un tema ‘nordico’ va vista in relazione col fatto che tale libretto inaugurò il teatro di Siena (1647), e il riferimento a quelle regioni doveva probabilmente omaggiare un «heroe toscano» citato nel prologo, identificato in Mattias de’ Medici, governatore di Siena che aveva combattuto durante la fase svedese della Guerra dei Trent’anni. L’autore del libretto resterebbe sconosciuto se non fosse che Giovanni Antonio Bianchi, in Dei vizj e dei difetti del moderno teatro (1753), riferisce di un «dramma cristiano» intitolato La Datira, opera di Giulio Rospigliosi e indicato dal teorico come un’efficace sintesi tra le ragioni del teatro e i valori cristiani. Le incongruenze tra la trattazione di Bianchi e l’effettivo contenuto del libretto (che non presenta una particolare ‘cristianità’) sembrano prendere le forme di una sorta di raggiro letterario perpetrato dall’arcade.

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The State Archive of Spoleto preserves an anonymous libretto entitled La Datira. The plot displays the political and love conflict between the royal houses of Denmark, Sweden and Norway, during a war in the tenth century. The choice of this subject is linked to the fact that this libretto inaugurated the theatre of Siena (1647), and the reference to northern countries was probably intended to celebrate a «heroe toscano» mentioned in the prologue, now identified as Mattias de’ Medici, governor of Siena who fought during the Swedish phase of the Thirty Years War. The author of the libretto would be unknown if Giovanni Antonio Bianchi, in his Dei vizj e dei difetti del moderno teatro (1735), had not referred to a «dramma cristiano» by Giulio Rospigliosi entitled La Datira, pointed to by the theorist as a successful joining of theatrical demands and Christian values. The incongruities between Bianchi’s treatise and the actual content of the libretto (which does not stand out as particularly Christian) could be explained as a literary deception carried out by the Arcadians.

Murata/Reardon Draft of Note on Datira 13 July 2013 per la «Rivista Italiana di Musicologia»

Nota sulla Datira di Siena

Il ritrovamento da parte di Teresa Chirico del libretto de La Datira, che costituisce l’oggetto di un articolo dal titolo La Datira: un dramma ritrovato di Giulio Rospigliosi pubblicato recentemente su questa rivista (vol. 47, 2012, pp. 61-81), permette di individuare luogo e anno della prima rappresentazione di questo dramma: Siena, 1647. Vogliamo qui segnalare brevemente che il manoscritto conservato nel fondo Campello di Spoleto su cui si basa l’articolo non è l’unica fonte conosciuta. Margaret Murata, difatti, nell’articolo intitolato Rospigliosiana ovvero, Gli equivoci innocenti, e pubblicato in «Studi Musicali» (4, 1975, pp. 131-143) ne aveva già segnalato altre due fonti testuali, ambedue adespote e conservate a Roma, che tuttavia non contengono prove sufficienti a indicarne come autore Giulio Rospigliosi. I due manoscritti sono I-Rli ms. 648, Datira, commedia e I-Rvat, Vat. lat. 13351, Rolacco, re di Svetia (prologo e tre atti rispettivamente di 13,16 e 22 scene). L’identità del Rolacco come un dramma su Datira era già stata segnalata da Irmgard Küffel nel suo studio su Rospigliosi (Die Libretti Giulio Rospigliosis, Ph. D. diss., Universität Wien, 1968, p. 22). Inoltre, Teresa Chirico cita spesso il fondamentale articolo di Lorenzo Bianconi e Thomas Walker dal titolo Dalla Finta pazza alla Veremonda, pubblicato nel 1975 su questa stessa rivista, nel quale si indicava Pietro Salvetti come probabile librettista della rappresentazione senese del 1647. La Chirico però non dice che Bianconi e Walker hanno anche trascritto una lettera del 13 gennaio 1646 nella quale Salvetti si riferisce a un suo componimento per musica che ha luogo nel “Secolo di ferro” (p. 437, n. 237). Potrebbe quindi riferirsi al soggetto della Datira/Rolacco, che si svolge tra i Goti (svedesi, norvegesi e danesi) proprio in quell’epoca. Qui vorremmo riproporre la possibilità che Salvetti abbia scritto il libretto per La Datira senese.

Margaret Murata Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.; Colleen Reardon Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

University of California, Irvine

 

12 agosto 2014

L'attribuzione del libretto della Datira a Giulio Rospigliosi è inequivocabilmente confermata dal recente ritrovamento di un ulteriore esemplare del libretto dell'opera che reca, finalmente, il nome dell'autore. La scoperta è stata opera di Luca Della Libera che cita il ritrovamento in un suo articolo di imminente pubblicazione, Notizie di cantate e serenate a Roma nel Fondo Bolognetti dell'Archivio Segreto Vaticano, che verrà pubblicato da Merseburger Verlag.

Teresa Chirico


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Bettina Hoffmann

Il repertorio italiano per viola da gamba dopo il 1640: delimitazione e censimento

Dopo il 1640 la viola da gamba è ormai esclusa dall’ordinaria pratica musicale italiana. Buona parte del repertorio che oggi le viene attribuito dopo questo momento è di solito frutto di erronee interpretazioni della terminologia o delle armature di chiave. Questo studio si propone di indagare e censire le effettive tracce musicali della viola da gamba dopo il suo abbandono, chiarendo definitivamente la terminologia organologica e delineando il suo esiguo ma reale repertorio. Risulta così che le composizioni scritte da italiani per italiani nascono quasi esclusivamente nella nicchia degli orfanotrofi femminili veneziani, mentre un apporto incomparabilmente più consistente è dovuto a compositori che scrivevano per committenti, editori e virtuosi all’estero e ai molti trascrittori stranieri che adattavano composizioni italiane alla viola da gamba.

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After 1640 the viol has virtually disappeared from Italian musical practice. Most of the repertoire that today is linked to the viol is due simply to erroneous interpretation of terminology or clefs. This essay intends to conduct a census of evidence for the viol after its abandonment, clarifying finally the organological terminology and tracing its small but actual repertoire. By doing so, we discover that compositions written by Italian composers for Italian musicians are almost all linked to the Venetian female orphanages, whereas definitely more considerable are the compositions owing to Italian composers writing for foreign patrons, publishers and virtuosos, or to foreign transcribers who adapted Italian compositions to the viol.

 


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Giulia Giovani

«Ecco a Vostra Signoria quello che si è risoluto». Sulla genesi delle cantate opera I di Giacomo Antonio Perti

Nel ricco carteggio di Padre Martini vi sono numerose lettere che trattano della genesi e del pagamento delle Cantate morali e spirituali, opera prima, di Giacomo Antonio Perti (Bologna, Monti, 1688). La raccolta, dedicata all’Imperatore Leopoldo I d’Asburgo, vide la luce dopo due anni di trattative andate a buon fine grazie all’impegno di Lorenzo Gaggiotti e di Giulio Cesare Donati, entrambi alla corte austriaca dal 1686. I consigli che i due musicisti dettero a Perti al fine di adeguare le cantate al gusto dell’Imperatore riguardarono diversi aspetti dell’opera: dalla scelta dei versi da intonare al formato da adottare per la stampa. Presenti, inoltre, sono gli inviti ad apporre modifiche ad alcune partiture già completate. La consultazione degli autografi di Giacomo Antonio Perti permette di individuare di quale entità furono le modifiche apportate alle cantate in vista della loro stampa e di porre l’accento sul ruolo rivestito dagli intermediari nella realizzazione dell’opera prima.

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In the rich correspondence of Padre Martini there are many letters dealing with the genesis and payment of Cantate morali e spirituali, opus I, by Giacomo Antonio Perti (Bologna, Monti, 1688). This collection, dedicated to the Emperor Leopold I, was printed after two years of negotiations, thanks to Lorenzo Gaggiotti and Giulio Cesare Donati, both at the imperial court from 1686. The two musicians gave some advice to Perti to adapt the cantatas to the Emperor’s taste, advice concerning different aspects of the work, such as the type of verses to set to music or the size of the print. Perti was also invited to modify slightly some already completed cantatas. The comparison with the Perti’s autograph allows us to identify the changes that were made for the print and to stress the role of the intermediaries in the realization of the opus I.

 


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Cristina Fernandes

Il dotto e rispettabile Don Giovanni Giorgi”, illustre maestro e compositore nel panorama musicale portoghese del Settecento

Il compositore Giovanni Giorgi, di origine veneziana, fu assunto dal re Giovanni V nel 1725 come compositore della Chiesa Patriarcale di Lisbona e maestro del Real Seminário de Música da Patriarcal. In seguito al terribile terremoto del 1755, Giorgi decise di trasferirsi a Genova, riuscendo comunque a mantenere il suo legame lavorativo con la corte portoghese. Fino alla sua morte, avvenuta nel 1762, continuò a spedire sistematicamente decine di nuovi spartiti a Lisbona. Nel panorama settecentesco, Giorgi fu uno dei compositori più autorevoli in Portogallo e la sua musica continuò a essere copiata ed eseguita fino al secolo XIX. Il saggio intende analizzare il ruolo del compositore nel contesto della vita musicale portoghese del Settecento e offrire una panoramica della sua vastissima produzione conservata presso le biblioteche e archivi portoghesi. Le trasformazioni stilistiche sono esaminate alla luce del cerimoniale e della prassi esecutiva in uso presso la Cappella Reale e la Patriarcale di Lisbona.

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The Veneto-born composer Giovanni Giorgi entered the service of the Portuguese King João V in 1725, having been appointed composer of the Lisbon Patriarchal Church and teacher of the Patriarchal Music Seminary. In the aftermath of the tremendous 1755 earthquake, Giorgi moved to Genoa, but kept his professional contract with the Portuguese Court. Until his death in 1762, he continued to send, on a regular basis, dozens of new scores. Giorgi played a leading role in the Portuguese musical scene and his works continued to be copied and performed until the nineteenth century. This study aims to analyse the paramount importance of the composer in the musical life of eighteenth century Lisbon and to provide an overview of Giorgi’s immense surviving production documented in Portuguese libraries and archives. The stylistic transformations are examined in the light of the ceremonial and performing practices in use at the Royal Chapel and the Patriarchal Church.

 


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Philip Gossett - Dario Lo Cicero

Tre sconosciuti autografi rossiniani e la collezione del Conservatorio di Palermo

Durante il lavoro di catalogazione dello straordinario fondo musicale della Biblioteca del Conservatorio di Palermo Dario Lo Cicero ha identificato un manoscritto contenente tre autografi di Rossini e importanti autografi di Gaetano Donizetti e di Pietro Generali. Di quelli rossiniani, due sono pezzi aggiuntivi destinati alla rappresentazione romana de Il Turco in Italia (1815), entrambi noti attraverso fonti secondarie. Il terzo invece è il Quintetto del primo atto de La gazzetta - unica opera buffa composta da Rossini per Napoli -, sino ad ora completamente sconosciuto; peraltro non si sapeva neanche se Rossini lo avesse davvero composto (anche se il testo appare stampato nel libretto originale dell'opera, la musica non era stata trovata in alcune delle fonti sinora note, benché queste non mostrino lacune). Si tratta chiaramente di una scoperta significativa anche per nuove possibili produzioni dell'opera.

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In his work cataloguing the extraordinary musical collection of the Library at the Conservatory of Palermo, Dario Lo Cicero identified a manuscirpt containing three Rossini autograph manuscripts, and important autograph manuscripts of both Gaetano Donizetti and Pietro Generali. All these sources are of great significance. Among the Rossini autograph manuscripts, two are for pieces added to Il Turco in Italia in Rome (1815): they are both known from secondary sources. The third is the Quintet from the first act of La gazzetta, Rossini's only opera buffa for Naples and a piece that had previously been completely unknown; indeed, it was even unknown whether Rossini had set the text to music at all. (Although the text is in the original printed libretto of the opera, the music is not found in any of the previously known musical sources, nor are there obvious lacunae in the sources). Clearly, the discovery has significance for any possible contemporary production of the opera.

 


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Mauro Fosco Bertola

Nazione come categoria musicale: nazionalismo e nascita della 'musicologia' in Italia nella polemica Torchi-Giani, 1895-1897

Il presente articolo prende in esame la polemica sorta tra Luigi Torchi e Romualdo Giani nel 1895 in occasione della pubblicazione da parte di Torchi di uno studio sulle Scene tratte dal Faust di Goethe di Robert Schumann. Attraverso l’analisi di tale polemica si intende evidenziare come essa rappresenti un nodo cruciale per l’articolazione non tanto del metodo, quanto piuttosto dell’identità e degli scopi di ricerca della disciplina musicologica in Italia nel suo formarsi. Nel corso del dibattito Torchi venne a esplicitare un preciso progetto di costruzione in senso ‘nazionale’ non solo della nuova disciplina ‘scientifica’ e ‘oggettiva’ della musicologia, ma anche dell’intera storia della musica, ponendo il concetto di nazione a principio ‘ordinatore’ metastorico del fatto musicale. L’articolo sottolinea, così, il ruolo di rottura che il progetto di Torchi svolse rispetto al discorso del nazionalismo musicale italiano come era venuto elaborandosi nei decenni precedenti, in particolare rispetto alla Filosofia della musica di Giuseppe Mazzini (1836): nonostante la nota svolta ‘idealistica’ della vita musicale italiana attorno agli anni dieci del Novecento, sarà proprio il nazionalismo ‘integrale’ di Torchi la chimera che strutturerà fin dalle fondamenta l’intero panorama musicale italiano fino alla caduta del fascismo.

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This article focuses on the controversy between Luigi Torchi and Romualdo Giani, initiated in 1895 on the occasion of the publication of Torchi’s essay on Scene from Goethe’s Faust by Robert Schumann. Through the analysis of this controversy we highlight that it represents a nodal point for the molding of identity and goals of Italian musicology. Torchi developed a project of construction in a national sense not only of the ‘scientific’ and ‘objective’ musicology, but also of the entire history of music, keeping the concept of nation as a metahistorical regulator of music. It then underlines that Torchi’s project was a fracturing of the Italian musical nationalism issuing from the Filosofia della musica by Giuseppe Mazzini (1836): notwithstanding the idealistic turn of Italian musical life around 1910, the integral nationalism of Torchi will be the illusion that will structure the Italian musical landscape until the fall of Fascism.

 


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Stefano Baldi

La velocità del fauno. I quattordici spettacoli dei Ballets Russes a Torino (1926-1927)

L'intervento, che ricostruisce in appendice la successione dei balletti che ebbero luogo tra il 24 dicembre 1926 e il 6 gennaio 1927 al Teatro di Torino, evidenzia come la venuta dei Ballets Russes sia stata uno dei momenti più significativi all'interno dell'attenzione rivolta alla danza da quell'istituzione, di cui Guido M. Gatti fu il direttore artistico. Il ciclo suscitò inoltre un florido dibattito sulla stampa e influenzò profondamente la generazione di giovani intellettuali. Attraverso le testimonianze lasciate da Gatti, ma anche da Massimo Mila e Sergej Grigorev, vengono ricostruiti due episodi in cui emersero diversità di approccio esecutivo dei professionisti della danza da un lato e di quelli della musica dall'altro. Questo permette di effettuare alcune considerazioni più ampie sull'interpretazione della musica orchestrale per balletto, sulle dinamiche organizzative della compagnia, sulla scelta del repertorio praticato dai Ballets Russes, coincidente con i capisaldi del canone del Novecento musicale storico, oltre a mostrare la profonda comprensione che il direttore artistico Gatti ebbe dell’operato di quella compagnia.

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The present essay highlights the arrival of the Ballets Russes in Turin as one of the most significant moments in the attention to ballet at the Teatro di Torino, whose artistic director was Guido M. Gatti. The Appendix reconstructs the series of performances from 24 December 1926 to 6 January 1927. This cycle provoked a rich discussion in the press and deeply influenced a generation of young intellectuals. Thanks to the accounts left by Gatti (but also by Massimo Mila and Sergej Grigorev) it is possible to reconstruct two episodes that show the different approaches of professional ballet dancers and professional musicians. This allows wider considerations about interpretation of orchestral music for ballet, organizational trends of the company, and the choice of the repertoire (made up of masterpieces of the early XX Century), and also shows the deep comprehension that the artistic director Gatti had of the activity of the Ballets Russes.

Società Italiana di Musicologia

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