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Fonti Musicali Italiane

Fonti musicali italiane, 23 (2018)

Inserito in Fonti Musicali Italiane

Sommario

  • Le “Frottole intabulate da sonare organi” (Roma, Andrea Antico, 1517): testo musicale e contesto sociale della prima intavolatura italiana per tastiera a stampa
    GIOIA FILOCAMO – M. LUISA BALDASSARI Abstract.
  • Nuovi documenti sulla gestione impresariale del teatro di Milano fra Sei e Settecento. Il Teatro Ducale milanese (1642-1716) e la rappresentazione de «La Floridea» (Novara, 1674)
    SERGIO MONFERRINI Abstract.
  • I Motetti sacri op. 2 di Simone Coya e altre rarità nella biblioteca dei Valperga di Masino
    ANNARITA COLTURATO Abstract.
  • Musiche strumentali settecentesche nel fondo musicale “Crescimanno d’Albafiorita” a Caltagirone
    NICOLÒ MACCAVINO Abstract.
  • La Lucia di Lammermoor di Donizetti nelle fonti dell’archivio storico del Conservatorio di musica “San Pietro a Majella”
    TOMMASINA BOCCIA - MARINA MARINO Abstract.
  • Autografi di Umberto Giordano e di Pietro Mascagni nell’Archivio del Conservatorio di Foggia
    PATRIZIA BALESTRA Abstract.

 

Abstract


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GIOIA FILOCAMO – M. LUISA BALDASSARI

Le “Frottole intabulate da sonare organi” (Roma, Andrea Antico, 1517): testo musicale e contesto sociale della prima intavolatura italiana per tastiera a stampa

Le Frottole intabulate da sonare organi di Andrea Antico (Roma, 1517) raccolgono 26 composizioni frottolistiche intavolate, pubblicate dallo stampatore istriano grazie al privilegio entusiasta concessogli da Papa Leone X. Molto si è già scritto sulla raccolta, che detiene il primato di essere la più antica fonte a stampa non alfabetica per strumento a tastiera, ma nulla sulla ipotetica destinazione del libro, celebre soprattutto per il suo intrigante frontespizio satirico. In un’epoca che segna il trionfo della stampa di frottole, come mai questa raccolta resta l’unica intavolatura frottolistica per tastiera a stampa pervenutaci? Perché lo stampatore contemporaneo Ottaviano Petrucci, che pure aveva ottenuto prima di Antico il medesimo privilegio dal pontefice, lo lascia scadere e mai produrrà questo tipo di musica a stampa? A chi erano destinati fruizione e mercato di tale musica, e perché Antico fu probabilmente scoraggiato dal tentare la produzione del secondo volume di frottole intavolate per tastiera evidentemente previsto quando licenziò il primo titolo, che si conclude con le parole Libro primo? Il saggio esplora il verosimile ambiente di destinazione delle Frottole intabulate da sonare organi di Antico, e si concentra sulle caratteristiche tecniche della raccolta al fine di cercare risposte plausibili a tali interrogativi. L’articolo si chiude con la trascrizione di due frottole presenti in un’intavolatura polacca, concordanze finora sconosciute per due brani presenti nella raccolta di Antico.

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The Frottole intabulate da sonare organi (Rome: Andrea Antico, 1517): Musical text and social context of the first Italian keyboard tablature ever printed

The Frottole intabulate da sonare organi is a twenty-six tablature collection that Andrea Antico, a printer from Montona, Istria (present-day Croatia), could issue thanks to a privilege Pope Leo X had enthusiastically granted him. Much has been written on this edition, due both to its being the earliest one ever printed for the keyboard with no letters, and to its intriguing humorous cover; yet nothing exists on its intended use. How come that only this printed keyboard tablature survives from the peak years of frottola editions? Ottaviano Petrucci had gotten the same papal privilege even before; why did he let it expire and never issued such an item? For the enjoyment of whom was it marketed? And why was Antico apparently discouraged from producing a second volume, clearly expected as this was called Libro primo [Book One]? In search of plausible answers, this article explores the environment Antico’s book was likely intended for, as well as several of its technical features. Transcriptions of two frottolas from a Polish tablature, matching two items from Antico’s edition, round up the essay.


 

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SERGIO MONFERRINI

Nuovi documenti sulla gestione impresariale del teatro di Milano fra Sei e Settecento. Il Teatro Ducale milanese (1642-1716) e la rappresentazione de «La Floridea» (Novara, 1674)

Il saggio ricostruisce le vicende della gestione, dal 1642 al 1716, del teatro di Milano, che il Collegio delle Vergini Spagnole, che ne aveva la titolarità, affidava mediante un appalto a impresari. Fra questi si distinsero in particolare i Lonati, che lo tennero per buona parte del Seicento, e i Piantanida, cui si deve la ricostruzione del teatro a fine secolo. Accanto agli aspetti economici, dai proventi dei lotti e dei “giochi di fortuna”, collegati all’appalto, all’affitto delle sedie e dei palchetti, sono analizzate anche alcune caratteristiche particolari della gestione del teatro milanese, quali il particolare controllo esercitato del governatore. Più difficile appare invece la ricostruzione degli spazi destinati agli spettacoli, dal primo teatro a quello realizzato dai Piantanida, sempre all’interno del palazzo ducale, per la mancanza di documentazione seicentesca, ma l’indagine archivistica ha permesso di ritrovare un’importante descrizione di metà secolo e di chiarire meglio alcune fasi della loro storia. Da ultimo il ritrovamento del contratto con Antonio e Ascanio Lonati per la rappresentazione de La Floridea a Novara nel 1674, voluta dal governatore della città, conte di Melgar, consente di conoscere i vari aspetti organizzativi per la messa in scena dell’opera e i costi dell’allestimento, dal cast all’orchestra, dai costumi alle scene.

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New documents on the Teatro di Milano 17 th -18 th -century management. The Teatro Ducale in Milan (1642-1716) and the staging of La Floridea (Novara, 1674)

The Collegio delle Vergini Spagnole (Spanish Virgins Boarding School) owned the Milan Theater and used to subcontract it to impresarios—especially the Lonatis, who ran it during a large part of the 17 th century, and the Piantanidas, who rebuilt it at the end of the century. This essay deals with its management from 1642 to 1716, discussing economic aspects—from lotteries and raffles linked
to the subcontract, to seat and box rental—as well as non-economic ones, e.g. the governor’s control. Reconstructing actual places, from the earliest theater to Piantanida’s new one inside the Ducal Palace, proved harder for lack of period documents; however, archival research provided a valuable mid-century description clarifying some stages in its development. Also, a contract with Antonio and Ascanio Lonati for the 1674 Novara staging of La Floridea, commissioned by the city governor, the Count of Melgar, yielded information on organizational details and costs of singers, orchestra, costumes, and scenes.


 

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ANNARITA COLTURATO

I Motetti sacri op. 2 di Simone Coya e altre rarità nella biblioteca dei Valperga di Masino

Nel 1988 il FAI – Fondo Ambiente Italiano ha acquistato il Castello di Masino (TO), per secoli proprietà dei Valperga, famiglia tra le più antiche e blasonate degli Stati sabaudi che, specie nel Sei e nel Settecento, espresse personalità di rilievo dal punto di vista politico e culturale. Il saggio dà conto dei primi risultati di un progetto di ricerca che intende studiare la presenza della musica nell’Archivio Storico (oltre 12.700 documenti a partire dall’ottavo secolo) e nella Biblioteca del Castello (circa 25.000 volumi datati da metà Seicento). Al pari di quanto è accaduto nel caso di altre raccolte librarie aristocratiche, anche a Masino non sono mancate le sorprese, come il ritrovamento di un esemplare dei Motetti sacri op. 2 di Simone Coya stampati a Milano dai fratelli Camagni nel 1681 (edizione sinora testimoniata solo da una copia manoscritta di Sébastien de Brossard conservata alla Bibliothèque Nationale de France), di libretti sei-settecenteschi ignoti ai repertori bibliografici e di rare edizioni di scritti sulla musica.

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Simone Coya’s Motetti sacri, Op. 2 and other rare items in the Valperga family library, Masino

In 1988 the FAI—Fondo Ambiente Italiano (Italian Environmental Fund) purchased the Masino castle, Turin province, owned for centuries by the Valpergas, a most ancient and noble family from the Savoy Kingdom, boasting several major figures in politics and culture, especially in the 17 th and 18 th century. Its archive hosts over 12,700 documents, dating from the 8 th century, and its library holds ca. 25,000 volumes, dating from the mid-17 th century. This essay has some preliminary results of a research on its musical items. As with other aristocracy libraries, there is no dearth of surprises—for example, a copy of Simone Coya’s Motetti sacri, Op. 2, issued by the Camagni brothers in Milan in 1681, and so far attested only by Sébastien de Brossard’s manuscript copy, sitting at the Bibliothèque Nationale de France. There are also 17 th -18 th century librettos unknown to catalogs and rare editions of writings on music.


 

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NICOLÒ MACCAVINO

Musiche strumentali settecentesche nel fondo musicale “Crescimanno d’Albafiorita” a Caltagirone

La biblioteca privata di una casata aristocratica caltagironese, i Crescimanno d’Albafiorita, custodisce una raccolta di musiche strumentali settecentesche manoscritte. Tali manoscritti, unitamente alle diverse testimonianze documentali prodotte relative alla vita musicale caltagironese, sono elementi chiari dell’interesse che anche in Sicilia – a Caltagirone in particolar modo – nella seconda metà del XVIII secolo si aveva nei confronti della musica strumentale; e ciò tanto nella sfera pubblica quanto, soprattutto, in quella privata che risuonava nei palazzi della nobiltà. La sopravvivenza di siffatte musiche, una vera rarità a queste latitudini, rivela che i Crescimanno (similmente a ciò che avveniva nelle famiglie aristocratiche d’Italia e d’Europa) hanno, nel tempo, coltivato con gusto tale specifico interesse, raccogliendo brani strumentali di vario genere e provenienza, con cui appagare il piacere dell’intima esecuzione cameristica, come pure quella dell’ascolto di concerti solistici e sinfonie. Se i testimoni più pregevoli di questo fondo sono rappresentati dai manoscritti (alcuni in copia unica) contenenti composizioni di celebri musicisti – da Tartini ai fratelli Sammartini, da Alessandro Besozzi a Davide Perez –, non meno interessanti (e non solo per la micro-storia musicale) si scoprono i brani di quei musicisti, oggi noti agli studiosi o perfettamente sconosciuti (mi riferisco ai vari Cecere, Prota, Sciroli, Napoli, La Barbiera, Platania, Cuchel), ma che all’epoca, tuttavia, erano ugualmente apprezzati, ascoltati ed eseguiti.

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Instrumental music from the 18th century in the Crescimanno d’Albafiorita collection, Caltagirone

The Crescimanno d’Albafiorita noble family from Caltagirone, Sicily, owns a private library including manuscript instrumental music from the 18 th century. The survival of such items is indeed a rare event at those latitudes. The collection clearly attests an interest for instrumental music in town and in Sicily, both in public life and—even more—in nobility’s daily life. Apparently the Crescimannos, like other Italian and European noble families, have been cultivating music to their great pleasure over a long stretch of time, collecting instrumental pieces in a diversity of genres and origins to quench their thirst for listening and playing chamber music, solo concerts, and symphonies. The most valuable documents are manuscripts (including some unica) by famous musicians, from Tartini to the Sammartini brothers, from Alessandro Besozzi to Davide Perez. Also interesting, and not only for local music history, are compositions by musicians now unknown, or known to scholars only (Cecere, Prota, Sciroli, Napoli, La Barbiera, Platania, Cuchel), but performed and appreciated in their times.


 

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TOMMASINA BOCCIA - MARINA MARINO

La Lucia di Lammermoor di Donizetti nelle fonti dell’archivio storico del Conservatorio di musica “San Pietro a Majella”

Nell’ambito della politica di valorizzazione delle fonti dell’Archivio storico del Conservatorio di musica “San Pietro a Majella” di Napoli sono state per il 2018 programmate una serie di collaborazioni con studiosi, istituzioni e centri di ricerca, volte a far conoscere le innumerevoli chiavi di lettura offerte dal prezioso ‘scrigno della memoria’ del Conservatorio napoletano. La ricerca di Tommasina Boccia e Marina Marino è partita dalla ricostruzione della contraffazione delle prime rappresentazioni napoletane della Lucia di Lamermoor di Gaetano Donizetti, per approdare a un più generale approfondimento dell’obbligo prescritto agli impresari dei teatri napoletani di depositare gli spartiti presso l’archivio musicale del conservatorio. Ci si è concentrati soprattutto sul periodo preunitario, con qualche accenno a documenti della seconda metà dell’Ottocento.

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Donizetti’s Lucia di Lammermoor sources at the San Pietro a Majella Conservatory historical archive, Naples

The plan to promote the source documents hosted by the San Pietro a Majella Conservatory archive, Naples, for the year 2018 called for collaboration from a diversity of scholars, institutions and research centers, in order to disseminate awareness of the manifold research perspectives yielded by such treasure trove of historical music items. The research behind this essay aimed at first at reconstructing manipulations in early Neapolitan stagings of Donizetti’s Lucia di Lammermoor; it then developed into a more comprehensive study of local theater managers’ duty to deposit music in the Conservatory archive. It mainly focuses on the pre-Italian unification era, with passing references to later documents.

 


 

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PATRIZIA BALESTRA

Autografi di Umberto Giordano e di Pietro Mascagni nell’Archivio del Conservatorio di Foggia

La biblioteca del Conservatorio “Umberto Giordano” di Foggia ha di recente avviato un lavoro di riordino del materiale acquisito dall’ex Liceo musicale. I documenti e i manoscritti del Conservatorio rivelano interessanti risvolti della storia locale, soprattutto in merito ai rapporti che la città intrattenne con alcuni compositori del primo Novecento, in primis con l’amato concittadino Umberto Giordano e i suoi eredi. Il manoscritto Mensa regalis (1944) di Giordano, composto su alcune strofe della sequenza Lauda Sion di San Tommaso d’Aquino, è dedicato a Don Antonio Girola, parroco della chiesa del Carmine di Luino. Il brano, per coro e tre voci miste maschili, inizia con il coro, a cui si aggiungono le voci che eseguono una prima parte in stile sillabico discendente, seguita da una seconda con una costruzione musicale contrappuntistica. Ritratto di fanciulla (1888), una Mazurka con Trio per banda, è l’unico brano di Mascagni che si conosca composto per questa formazione. Si tratta di una composizione giovanile risalente agli anni della sua permanenza a Cerignola e fu composta per gli studenti dell’orfanotrofio provinciale Maria Cristina di Savoia di Foggia. Probabilmente fu lo stesso presidente dell’Istituzione, Achille Palieri di Cerignola, a commissionare il pezzo che fu eseguito dai giovani allievi che studiavano musica presso la Scuola musicale civica di Cerignola diretta da Mascagni. Il brano risalta per l’accuratezza di scrittura e la facile ascoltabilità.

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Autograph manuscripts by Umberto Giordano and Pietro Mascagni at the Foggia Conservatory archive

The Umberto Giordano Conservatory library, Foggia, recently began reordering the material received from the former music high school. It reveals fascinating local history details, especially on the relationships the city entertained with some early 20 th -century composers, especially its beloved compatriot, Umberto Giordano, and his estate. In Mensa regalis (1944), for choir and three mixed male voices, Giordano set to music a few stanzas from Thomas Aquinas’s sequence, Lauda Sion. The manuscript bears a dedication to Don Antonio Girola, then parish priest at Carmine Church, Luino. The piece begins with the choir, then solo voices enter for a first section in descending syllabic style, followed by a contrapuntal second section. Ritratto di fanciulla (“Portrait of a girl”, 1888), a mazurka with a trio, is Pietro Mascagni’s only known band piece. An early composition dating back to his Cerignola years, it was penned for the students of the Maria Cristina di Savoia provincial orphanage, Foggia, and probably commissioned by its Cerignola- born chairman, Achille Palieri. Students of the Cerignola city music school, conducted by Mascagni, first performed this accurately written and pleasantly catchy piece.

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