Vuoi ricevere le riviste?

Fonti Musicali Italiane, 15 (2010)

Inserito in Fonti Musicali Italiane

Sommario

  • Francesco Rocco Rossi, Leonardo, Boezio o David? Le immagini miniate nel Liber Musices di Florentius (I-Mt 2146) e le loro (im)possibili letture iconografiche. Abstract.
  • Piero Gargiulo, Philippus de Monte nelle testimonianze del primo Seicento: fonti e modelli di citazione. Abstract.
  • Teresa M. Gialdroni, Arie e cantate nella Biblioteca Comunale di Urbania. Abstract.
  • Barbara Cipollone, I Monti e la stampa della musica a Bologna nel secondo Seicento. Abstract.
  • Claudio Bacciagaluppi – Janice Stockigt: Italian Manuscripts of Sacred Music in Dresden: The Neapolitan Collection of 1738-1740. Abstract.
  • Silvia Caratti, «Della maniera da tenersi per solennizzare le feste dell’Università»: la musica all’Ateneo di Torino nel Settecento. Abstract.
  • Anthony Hart, Monsignor Antonino Reggio, cembalista e compositore del Settecento. Abstract.
  • Riccardo Giusti, Il Teatro d'Angennes di Torino. Profilo storico, cronologia e catalogo dei libretti (1765-1848). Abstract.
  • Luca Aversano, Una fonte per la storia musicale del Mezzogiorno d’Italia alla metà del XIX secolo: Il Regno delle Due Siciliedescritto ed illustrato di Filippo Cirelli. Abstract.
  • Rassegna bibliografica 2009, a cura di Gaia Bottoni, Giulia Giovani, Leonardo Miucci.

Abstract


Inizio pagina
Francesco Rocco Rossi

Leonardo, Boezio or David? the illuminated images in the Liber Musices of Florentius (I-Mt 2146) and their (im)possible readings

The Liber Musices preserved in the Biblioteca Trivulziana at Milan (ms. 2146) is a manual of musical theory compiled between 1484 and 1492 by a mysterious Florentius musicus, explicitly commissioned by Cardinal Ascanio Maria Sforza, brother of Ludovico the Moor, duke of Milan. Apart from the doctrinal contents of the treatise, the codex has always galvanized the attention of scholars for its “exterior” illuminations which make it without doubt one of the most superb artefacts of palaeographic and miniature art of the time. The codex was handwritten in Florence at the atelier da Verrazzano (one of the most prestigious in Italy) and was miniated by Attavante degli Attavanti, the celebrated miniaturist of the Italian Quattrocento. In particular, Attavanti knew how to give the manuscript a luxurious allure which found its summa above all in the two initial chartae, endowed with exuberant decorations and a great number of figurative embellishments. The present article concentrates in fact on the iconography of the frontispiece, searching for plausible clues to reading, given that there has been more than one attempt in the last two centuries to explain some of the images whose figurative features are somewhat “singular”. There are for instance musicians portrayed in such unusual postures as to prompt iconographic readings that are frequently “absurd” if not totally incorrect from an organological point of view. This article therefore reviews in primis the above-mentioned attempts at decoding and, finally, proposes a possible explanation of the figurative pecularities of the Liber Musices.

 

******

 

Leonardo, Boezio o David? Le immagini miniate nel Liber Musices di Florentius (I-Mt 2146) e le loro (im)possibili letture iconografiche

Il Liber Musices conservato presso la Biblioteca Trivulziana di Milano (ms. 2146) è un manuale di teoria musicale redatto tra il 1484 ed il 1492 da un enigmatico Florentius musicus su esplicita commissione del Cardinale Ascanio Maria Sforza, fratello di Ludovico il Moro duca di Milano. Al di là degli aspetti dottrinali del trattato, il codice ha da sempre catalizzato l’attenzione degli studiosi per le proprie caratteristiche ‘esteriori’ che ne fanno indubbiamente uno dei più superbi manufatti dell’arte paleografica e miniaturistica dell’epoca. Esso fu vergato a Firenze nella bottega dal Verrazzano (una delle più prestigiose d'Italia) e fu miniato da Attavante degli Attavanti, il più blasonato miniatore del Quattrocento italiano. In particolare quest’ultimo ha saputo conferire al manoscritto una allure di gran lusso che trova la propria summa soprattutto nelle due chartae iniziali dotate di rigogliosa decorazione e di un’altissima densità figurativa. E proprio sull’iconografia di questo frontespizio si concentra il presente articolo alla ricerca di una plausibile chiave di lettura dal momento che, nei due secoli scorsi, non sono mancati tentativi di interpretazione di alcune immagini dotate di caratteristiche figurative quantomeno ‘singolari’. Si tratta, infatti, di musici ritratti in pose talmente inusuali da stimolare letture iconografiche spesso assolutamente ‘fantasiose’ quando non addirittura scorrette sotto il profilo organologico. In questa sede, quindi, in primis si darà conto di tutti questi tentativi di decodificazione ed alla fine si proporrà una possibile spiegazione delle stranezze figurative del Liber Musices.



Inizio pagina
Piero Gargiulo

Appreciation of Philippus de Monte in the early Seicento: sources and examples of citations

Already significant in the last twenty years of Monte’s activity (1583-1603) are a number of examples – at various levels – revealing his title to fame: the lute and keyboard tablature of sacred (as in Novae tabulae musicae testidunariae of Barbetta, 1582 or in Thesaurus motetarum of Paix, 1589) and profane pieces (as in the second edition of Galilei’s Fronimo, 1584 or in Phalèse’s Pratum musicum, 1584); the presence in celebrated miscellanea (for instance in Phalese’s Musica divina, 1583 or in Lindner’s Corollarium, 1590); the tokens of esteem in the dedications to the sylloges of Felis (1591) and Massaino (1592); the theoretical testimonies of Morley (1597) and of Calvisius (1600).

In the two decades after his death, other illustrious figures (Monteverdi, Cerone, Magirus, Zacconi) demonstrated their acquaintance with Monte’s work, corroborating its circulation and appreciating its contents with comments, appraisals or critical observations of varying type and origin.

By researching and re-examining the more relevant examples of the above-mentioned collection of opinions (but also on the strength of some unpublished citations), the intention of this article is to compare the sources and the examples of citations, ascertain their validity and outline what stylistic definition can be attributed to the figure and work of Monte during the first half of the Seicento: “classical” polyphonist (together with Palestrina and Lasso) or innovator and “modern' musician (together with Marenzio and Wert).

 

******

Philippus de Monte nelle testimonianze del primo Seicento: fonti e modelli di citazione

Significativi già nell'ultimo ventennio di attività (1583-1603) sono alcuni esempi, a vari livelli, della fortuna di Monte: le intavolature liutistiche e tastieristiche di brani sacri (come nelle Novae tabulae musicae testidunariae di Barbetta, 1582 o nel Thesaurus motetarum di Paix, 1589) e profani (come nella seconda edizione del Fronimo di Galilei, 1584 o nel Pratum musicum di Phalèse, 1584); la presenza in celebri miscellanee (come nella Musica divina di Phalèse, 1583 o nel Corollarium di Lindner, 1590); le attestazioni di stima nelle dediche delle sillogi di Felis (1591) e Massaino (1592), le testimonianze teoriche di Morley (1597) e di Calvisius (1600).

Nel ventennio successivo alla morte altri insigni personaggi (Monteverdi, Cerone, Magirus, Zacconi) mostrano di conoscere l'opera di Monte, rafforzandone la circolazione e apprezzandone i contenuti, con interventi, valutazioni o rilievi critici di varia matrice.

Documentando e rivisitando alcuni tra gli esempi più rilevanti di tale rassegna di giudizi (ma anche attraverso il supporto di alcune inedite citazioni), l’articolo intende confrontare le fonti e i modelli di citazione, misurarne l'effettiva rispondenza e delineare a quale definizione stilistica possano ricondursi la figura e l'opera di Monte nella prima metà del Seicento: polifonista 'classico' (accanto a Palestrina e Lasso) o innovatore e musico 'moderno' (accanto a Marenzio e Wert).



Inizio pagina
Barbara Cipollone

The Monti and the printing of music at Bologna during the second half of the Seicento

The paper presents the results of extensive research on the Bologna printing house of Giacomo Monti and his son Pier Maria. After illustrating the earlier publishing activity in Bologna (especially Giovanni Rossi) and the principal features of music at Bologna in the Seicento, the paper examines the progress of Monti, who started to print music in 1639 and from 1665 made it the main object of his activity, and details of his production (music genres, composers published, dedicatees, reprints, formats, types of print, typographic marks). The chronological catalogue of Monti publications is illustrated in Table 1, noting for each of the 229 publications of Giacomo and of the 47 of Pier Maria the author, title, indication of genre, number and entitling of the partbooks or of the scores constituting the publication, together with various annotations regarding the dedicatee, first edition and reprints, transcriptions of passages of dedication and prefatory notes as well as anything else considered significant for the purpose of providing a clearer picture of the Monti publishing venture (privileges, printing house location, collaboration with other publishers, etc.), bibliographic references (repertoires, thematic catalogues and anastatic reprints). Data relative to production – year, genre, author – and to reprints are presented in successive tables. Some illustrations show various typographic marks and printing typologies.

******

I Monti e la stampa della musica a Bologna nel secondo Seicento

Il saggio presenta i risultati di una completa ricerca sulla stamperia bolognese di Giacomo Monti e del figlio Pier Maria. Dopo aver illustrato le precedenti attività editoriali bolognesi (specie Giovanni Rossi) e le principali caratteristiche della musica a Bologna nel Seicento, esamina la storia dell’editore, che iniziò a stampare musica nel 1639 e ne fece l'oggetto prevalente della sua attività a partire dal 1665, e il repertorio da lui prodotto (generi musicali, autori pubblicati, dedicatari, ristampe, formati, tipologie di stampa, marche tipografiche). Nella tabella 1 viene presentato il catalogo cronologico della produzione editoriale di Monti, segnalando per ciascuna delle 229 edizioni di Giacomo e delle 47 di Pier Maria, autore, titolo, indicazione del genere, numero e intitolazione dei libri parte o delle partiture costituenti la pubblicazione, annotazioni varie riguardanti il dedicatario, la prima edizione e le ristampe, trascrizioni di passaggi di dediche e avvertimenti, nonché qualsiasi altro elemento ritenuto significativo ai fini di un migliore inquadramento della vicenda editoriale dei Monti (privilegi, ubicazioni della stamperia, collaborazioni con altri editori, ecc), riferimenti bibliografici (repertori, cataloghi tematici e ristampe anastatiche). Nelle successive tabelle si presentano dati relativi alla produzione per anno, per genere, per autore, e alle ristampe. Alcune illustrazioni mostrano diverse marche tipografiche e tipologie di stampa.



Inizio pagina
Teresa M. Gialdroni

Arias and cantatas in the Municipal Library of Urbania

 

Some manuscripts of arias and cantatas placeable between the first half of the seventeenth and the beginning of the eighteenth century are preserved in the Municipal Library of Urbania. Specifically, there are three manuscripts with anonymous arias and cantatas while the fourth contains arias by Giacomo Antonio Perti.

Study of the fourth manuscript led to identification of the pieces as arias from operas performed at Rome in 1696; the Roman provenance of the codex was also detectable from data like the binding, the paper and the handwriting of the copyist. The Roman origin of two other manuscripts was also ascertained thanks first of all to the identification of several of the composers - including Luigi Rossi, Orazio Michi dell’Arpa and Stefano Landi – but also to data such as the handwriting of the copyists and the watermarks. In effect, these manuscripts are a valuable testimony of the chamber vocal repertoire current in Rome during the first half of the seventeenth century. Finally, arias in the last manuscript examined were identified as taken from operas given at Venice during the 1704 season: specifically, the operas of Francesco Gasparini, Antonio Giannettini, Giuseppe Aldrovandini, Carlo Francesco Pollarolo. Some arias however are all that remains of the original opera.

All four manuscripts are presented with a summary indicating the authors of the music and of the text (where identification has been possible) with an indication of the eventual concordances and of other data useful for ascertaining their contextualization.

******

Arie e cantate nella Biblioteca Comunale di Urbania

Presso la Biblioteca Comunale di Urbania sono conservati alcuni manoscritti di arie e cantate collocabili tra la prima metà del Seicento e gli inizi del Settecento. In particolare tre manoscritti contengono arie e cantate adespote mentre il quarto contiene arie di Giacomo Antonio Perti.

Lo studio di quest’ultimo ha permesso di identificare i brani in esso contenuti come arie tratte da opere rappresentate a Roma nel 1696; la provenienza romana del codice è rilevabile anche da dati materiali come la legatura, la carta e la mano del copista. Di due degli altri manoscritti è stato possibile stabilire una collocazione romana prima di tutto grazie all’identificazione di alcuni degli autori – fra i quali Luigi Rossi, Orazio Michi dall’Arpa e Stefano Landi –, ma anche grazie ad alcuni dati materiali come la mano di almeno uno dei copisti e le filigrane. Si tratta quindi di una ricca testimonianza del repertorio vocale da camera diffuso a Roma nella prima metà del Seicento. Infine nell’ultimo manoscritto esaminato sono state identificate arie tratte da opere rappresentate a Venezia nella stagione 1704: in particolare si tratta di opere di Francesco Gasparini, Antonio Giannettini, Giuseppe Aldrovandini, Carlo Francesco Pollarolo. Alcune di queste arie rappresentano l’unica testimonianza musicale dell’opera di appartenenza.

Di tutti i quattro manoscritti viene presentato lo spoglio con l’indicazione dell’autore della musica e del testo, ove è stato possibile identificarli, con la segnalazione delle eventuali concordanze rilevate e altri dati utili alla loro contestualizzazione.



Inizio pagina
Claudio Bacciagaluppi and Janice Stockigt

Italian manuscripts of sacred music in Dresden: the case of the Neapolitan collection of 1738-1740

Kept in the Saxon State and University Library of Dresden (Sächsische Landes- und Universitätsbibliothek: D-Dl) is a magnificent collection of sacred music for the Catholic service. A significant part of this music is by Italian composers. This paper focusses on a group of Neapolitan scores that reached Dresden soon after the marriage in 1738 of the Saxon Princess Maria Amalia with Charles of Bourbon, King of Naples.

The different collections of Italian sacred music which entered into the present library are surveyed. Music used within the Catholic Court Church included compositions collected by Dresden composers such as Heinichen, Zelenka and Ristori. In addition the collections of members of the royal family comprised items of sacred music. Finally, an essential source of information is the catalogue of the church music compiled under the supervision of Johann Georg Schürer in 1765.

Within this context an attempt is made to identify in today’s holdings those items of Neapolitan sacred music that were brought from Italy in 1738–1740. At that time, Prince Friedrich Christian and Giovanni Alberto Ristori travelled to Italy and either bought or were presented with several music scores, for many of which concordances are no longer found in Italy. Appendices listing the sources identified, and illustrating recurring hands of Neapolitan copyists, as well as samples of watermarks are provided.

 

******

 

Manoscritti italiani di musica sacra a Dresda: la raccolta napoletana del 1738-1740

La Sächsische Landes- und Universitätsbibliothek di Dresda conserva una magnifica raccolta di musica sacra cattolica. Una parte significativa di questa musica si deve a compositori italiani. Questo saggio riguarda in particolare un gruppo di partiture napoletane giunte a Dresda poco dopo il matrimonio, nel 1738, della principessa sassone Maria Amalia con Carlo di Borbone, re di Napoli.

Il saggio esamina dapprima le diverse raccolte di musica sacra italiana oggi conservate nella biblioteca. La musica utilizzata nella chiesa cattolica di corte comprendeva composizioni raccolte da compositori di Dresda come Heinichen, Zelenka e Ristori. Inoltre, le raccolte dei membri della famiglia regnante comprendevano esemplari di musica sacra. Infine, una fonte di informazione particolarmente importante è il catalogo della musica sacra compilato sotto la supervisione di Johann Georg Schürer nel 1765.

Tenendo presente questo contesto, si è cercato di identificare nelle musiche oggi presenti in biblioteca quegli esemplari di musica sacra napoletana portati dall’Italia nel 1738–1740. In quel periodo, il principe Friedrich Christian e il maestro di cappella Giovanni Alberto Ristori vennero in Italia: qui comprarono o ricevettero in regalo molte partiture musicali, per molte delle quali non si trovano più concordanze in Italia.

Il saggio fornisce una serie di Appendici che elencano le fonti identificate e illustrano le mani ricorrenti di copisti napoletani, offrendo inoltre alcuni esempi di filigrane.



Inizio pagina
Silvia Caratti

«The manner in which university festivities were celebrated»: Music at Turin University in the Eighteenth Century

For the Savoy State the eighteenth was a century of radical changes which did not fail to involve the university of the capital. As can be gathered from the Regie Costituzioni, the academic year was studded with festivities and ceremonies. Music played an important role on these occasions and for its performance use was made of members of the principal institutions connected with the court; in particular, the Royal Chapel which in the eighteenth century xviii was enjoying one of its periods of maximum splendour, numbering musicians of international renown such as Giovanni Battista Somis, Gaetano Pugnani and the brothers Besozzi. The recourse for university ceremonies to singers and instrumentalists in the service of the court is confirmed by the Regolamenti issued by the Magistrato della Riforma (1729, 1772) and also by some registers of payment orders preserved in the Historical Archive of Turin University. These documents form part of the very few eighteenth-century papers that survived a series of vicissitudes, culminating in the air raid of 8 December 1942 that destroyed the premises where most of the material of the period was stored. Alongside the date of payment, the orders include a brief description of the motive for the ceremony in question, the date and location where it was held as well as (very frequently) the complete complement of musicians, together with the remuneration paid to each of them. Preceded by an historical introduction, the information obtained from examination of the above-mentioned payment orders is presented for the first time in the form of tables accompanied by an index of names.

 

******

 

«Della maniera da tenersi per solennizzare le feste dell’università»: la musica all’Ateneo di Torino nel Settecento

Il Settecento fu, per lo Stato Sabaudo, un secolo di mutamenti profondi, che non mancarono di riguardare l’Ateneo della capitale. Come si legge nelle Regie Costituzioni, l’anno accademico era costellato di feste e cerimonie. In queste occasioni la musica giocava un ruolo importante e per la sua esecuzione si faceva ricorso ai membri delle principali istituzioni legate alla corte, in particolar modo della Regia Cappella, che nel xviii secolo visse uno dei suoi periodi di massimo splendore, annoverando musicisti di fama internazionale come Giovanni Battista Somis, Gaetano Pugnani e i fratelli Besozzi. Dell’impiego nelle cerimonie dell’Università di cantanti e strumentisti al servizio della corte si trova testimonianza nei Regolamenti emanati dal Magistrato della Riforma (1729, 1772) e in alcuni registri di mandati di pagamento conservati nell’Archivio Storico dell’Ateneo torinese: documenti facenti parte delle esigue carte settecentesche sopravvissute a una serie di vicissitudini culminate nel bombardamento che, l’8 dicembre1942, distrusse i locali dove giaceva buona parte dei materiali dell’epoca. Accanto alla data del pagamento, i mandati riportano una breve descrizione dell’occasione della cerimonia, la data e il luogo in cui si svolse e, molto spesso, l’organico completo con i compensi corrisposti ai musicisti. Precedute da un’introduzione storica, le informazioni ricavate dallo studio dei mandati di cui sopra vengono qui presentate per la prima volta in tabelle corredate dagli indici dei nomi.



Inizio pagina
Anthony Hart

Monsignor Reggio, harpsichordist and composer in the Eighteenth Century

This paper provides a positive identification of a Monsignor Reggio whom Dr Charles Burney (1726-1814) encountered during his journey to France and Italy. The objective of this journey was to collect information for his planned book The History of Music.

During his visit Burney kept a detailed journal of meetings and discussions. September 1770 sees Burney in Rome and he describes Reggio as: «a pretty good composer and performer on the harpsichord and violoncello». Burney also mentions that Reggio had «2 or 3 delicate-toned harpsichords and a good library».

Later in his journal he speaks generally of Italian performers and Italian harpsichords, and admits being disappointed by the Italian harpsichord and their players. He again mentions Reggio as possessing «the best Italian harpsichord … for tone... ». In his summing up on his visit to Rome he describes Reggio as «eminent for [his] skill in the art, and learning in the science of sound».

Using clues provided by annotations on original manuscripts in the Santini Collection in the Diözensanbibliothek in Münster and other sources, it has been possible to trace Reggio’s origins to a cadet branch of an 18th century Sicilian noble family. Through further references in the manuscripts a connection with Roman Nobility has also been established. He has also been mentioned in connection with the salotti and of the Roman ‘intelligentsia’ during the Age of Enlightenment.

Secondly it provides an overview of his known works and finally it looks at Reggio’s connection with the five volumes of the keyboard sonatas of Domenico Scarlatti held in the Santini Collection which are considered to be some of the most important sources of Scarlatti’s works for keyboard.

 

******

 

Monsignor Antonino Reggio, cembalista e compositore del Settecento

Questo saggio fornisce una identificazione del “Monsignor Reggio” che Charles Burney incontrò durante il suo viaggio in Italia. Durante il suo soggiorno a Roma, nel settembre 1770, Burney vide Reggio e lo descrisse come «un buon compositore ed esecutore sul cembalo e sul violoncello». Inoltre Burney riferisce che Reggio possedeva due o tre cembali dal suono delicato, e una buona biblioteca. Più avanti, parlando in generale dei cembali e dei cembalisti italiani, confessa di non appezzarli particolarmente. Menziona ancora Reggio come colui che possiede il cembalo italiano con il più bel suono, e riassumendo le sue impressioni sul soggiorno a Roma descrive Reggio come una persona notevole per l’abilità artistica e la dottrina musicale.

Attraverso le annotazioni sui manoscritti originali di Reggio conservati nella raccolta Santini della Diözensanbibliothek di Münster e altre fonti, è stato possibile rintracciare le origini di Reggio in un ramo cadetto di una famiglia nobile siciliana. Ulteriori riferimenti sui manoscritti consentono di individuare i legami con la nobiltà romana, e con i suoi salotti intellettuali.

Il saggio fornisce inoltre un primo elenco delle sue opere conosciute, e infine individua il rapporto di Reggio con i cinque volumi delle sonate di Domenico Scarlatti conservate nella raccolta Santini, volumi che sono considerati fra le fonti più importanti delle sonate di Scarlatti.



Inizio pagina
Riccardo Giusti

The Teatro d'Angennes of Turin. Historical profile, chronology and catalogue of libretti (1765-1848)

The first mention of performances at the Turin residence of the Marchesi d'Angennes dates back to spring 1765, when the young impresario Lorenzo Guglielmone presented some comedies and tragedies there; for nearly twenty years the rudimentary wooden stage erected in the courtyard of the palace was used by Guglielmone for popular shows.

In 1786 Marchese Carlo Luigi d'Angennes (1751-1804) had the opportunity to add prestige to his family’s initiative: during the night of 16-17 February a fire seriously damaged Teatro Carignano, where opera buffa, comedies and tragedies were presented in the spring and autumn seasons, and the marquis offered his theatre to the Società dei Cavalieri – the royal society which administered the city theatres – as a temporary seat for the performances already in programme. In a very few months the work of reconstruction was completed and the new theatre ready for the autumn season, but from that moment, even if with alternating good and bad fortune, the Teatro d'Angennes became one of the cultural assets of the city alongside the more famous Regio and Carignano.

Through the examination of archival documents, scrutiny of magazines of the period and analysis of rediscovered opera libretti, the present paper reconstructs the musical activity of Teatro d'Angennes from the date of foundation up to 1848. The principal institutional vicissitudes are briefly analyzed in the first section, followed by notes on repertoires and performers: the Teatro d'Angennes was in fact the seat of important “first performances” in Turin, in particular Rossini’s Il barbiere di Siviglia (1817) and Donizetti’s Don Pasquale (1843).

The chronology of the performances is divided into operas, ballets and academies, while the catalogue of libretti includes indices of names, titles and characters.

******

Il Teatro d'Angennes di Torino. Profilo storico, cronologia e catalogo dei libretti (1765-1848)

 

Le prime notizie di spettacoli presso la residenza dei marchesi d'Angennes a Torino risalgono alla primavera del 1765, quando il giovane impresario Lorenzo Guglielmone vi fece rappresentare alcune commedie e tragedie; per quasi vent'anni la trabacca di legno collocata nel cortile del palazzo fu utilizza dallo stesso Guglielmone per spettacoli popolari.

Il marchese Carlo Luigi d'Angennes (1751-1804) ebbe l'occasione di dare prestigio a quello spazio nel 1786: la notte tra il 16 e il 17 febbraio un incendio danneggiò gravemente il Teatro Carignano, sede di opere buffe, commedie e tragedie, nelle stagioni di primavera e autunno; il marchese offrì il suo teatro alla Società dei Cavalieri – organismo regio per la gestione dei teatri cittadini – come sede provvisoria per gli spettacoli già programmati. In pochi mesi furono eseguiti i lavori di ristrutturazione e il nuovo teatro fu pronto per la stagione di autunno. Da quel momento, pur con alterne vicende, il Teatro d'Angennes fu inserito nel panorama culturale della città accanto ai più celebri Regio e Carignano.

Il saggio, attraverso lo studio di documenti d'archivio, lo spoglio dei periodici dell'epoca e l'analisi dei libretti d'opera reperiti, ricostruisce l'attività musicale del Teatro d'Angennes dalle origini fino al 1848. Nella prima parte si analizzano brevemente le principali vicende istituzionali, cui seguono alcune note su repertorio e interpreti: il d'Angennes fu sede di importanti prime cittadine, tra cui spiccano Il barbiere di Siviglia di Rossini (1817) e il Don Pasquale di Donizetti (1843).

La cronologia degli spettacoli è divisa in opere, balli e accademie, mentre il catalogo dei libretti è corredato di indici dei nomi, dei titoli e dei personaggi.



Inizio pagina
Luca Aversano

A source for the history of music in Southern Italy towards the middle of the Nineteenth Century: Filippo Cirelli’s Il Regno delle Due Sicilie descritto ed illustrato

The paper draws the attention of scholars and researchers to a little-known source, rich in invaluable information on the history of music in Southern Italy during the period prior to the unification of the country: the Regno delle Due Sicilie descritto ed illustrato of Filippo Cirelli. In the original intention of Cirelli this work was to be an immense editorial undertaking, conceived with the idea of describing the entire kingdom of Naples through a series of monographs on the single municipalities, the fruit of research carried out in loco by expert collaborators. The diverse files were to have been bound together in 34 large volumes but the project, initiated in 1853, was interrupted in 1860 by the death of Cirelli. The present paper extracts from the monographs published (up to volume xvii) the items of major musicological and ethnomusicological interest, reproducing verbatim a wide selection of passages from the text. The material is presented classified in the following thematic areas: Aptitude, aesthetic taste, practice - Bands – Folk Songs - Education – Persons and instruments - Theatres – Uses and customs, dances. The information relative to the role of music in juvenile education is of particular interest, while the numerous ethnographic data, taken as a set, bear witness to the widespread variety of popular forms of song and dance as well as to the choice of instruments. The spread of the practice of music is demonstrated also in the section entitled Aptitude, aesthetic taste, practice, while that dedicated to Persons and instruments reveals the existence in the population of crafts and professions connected with music and also provides additional information on personalities of the seventeenth and earlier centuries. The information on town bands and the description of theatres are also of interest, while the last-named occasionally gives details of the theatical repertoires popular at the time.

******

Una fonte per la storia musicale del Mezzogiorno d’Italia alla metà del xix secolo: Il Regno delle Due Sicilie descritto ed illustrato di Filippo Cirelli

Il contributo richiama all’attenzione degli studiosi una fonte poco conosciuta, ricca di informazioni utili per la storia musicale del Mezzogiorno d’Italia in epoca preunitaria: il Regno delle Due Sicilie descritto ed illustrato di Filippo Cirelli. Nelle intenzioni originarie del curatore, si trattava di un’immensa impresa editoriale, concepita per illustrare l’intero regno di Napoli attraverso una serie di monografie sui singoli comuni, frutto delle ricerche svolte in loco da esperti collaboratori. I fascicoli sarebbero dovuti confluire in 34 grandi volumi, ma il progetto, avviato nel 1853, s’interruppe nel 1860 per la morte di Cirelli. Dalle monografie pubblicate, che arrivano fino al volume xvii, il presente studio estrae le notizie di maggiore interesse musicologico ed etnomusicologico, trascrivendo letteralmente un’ampia selezione di passaggi del testo. Il materiale è presentato secondo un’articolazione in aree tematiche che fa riferimento ai seguenti ambiti: Attitudine, gusto, esercizio - Bande - Canzoni popolari - Istruzione - Persone e strumenti - Teatri - Usi e costumi, balli. Di particolare interesse appaiono le informazioni relative al ruolo della musica nell’educazione dei giovani, mentre l’insieme delle numerose notizie etnografiche testimonia della diffusa varietà di forme popolari nel canto, nel ballo e nell’utilizzo di strumenti. La diffusione delle pratiche musicali è attestata pure nella sezione denominata Attitudine, gusto, esercizio, mentre il paragrafo dedicato a Persone e strumenti rileva la presenza, nella popolazione, di mestieri e professioni legate alla musica, offrendo inoltre informazioni su personaggi vissuti nell’Ottocento e nei secoli precedenti. Interesse possono suscitare anche le informazioni sulle bande municipali e le descrizioni teatri, quest'ultime contenenti a volte notizie specifiche sui repertori drammatici in voga.

 

Fonti Musicali Italiane, 14 (2009)

Inserito in Fonti Musicali Italiane

Sommario

  • Francesco Rocco Rossi, Di Florenzio de Faxolis, presunto autore del Liber musices (I-Mt, 2146): ovvero chi era «Florentius musicus?». Abstract.
  • Ottavio Beretta, Una sconosciuta fonte laudistica del xv secolo. Abstract.
  • Claudio Ermogene Del Medico, Edizioni musicali sconosciute del xvii e xviii secolo ritrovate a Conversano. Abstract.
  • Giulia Giovani, Le edizioni romane di cantate da camera: Domenico Crivellati (1628), Francesco Gasparini (1695), Bernardo Gaffi (1700). Abstract.
  • Nastasja Gandolfo, Le cantate da camera di Carl Heinrich Graun. Abstract.
  • Paolo Cascio, Le feste in musica per le nozze di Vittorio Amedeo di Savoia e Ferdinanda di Borbone nella corrispondenza diplomatica (1750). Abstract.
  • Marina Marino, Musica e spettacolo nel «Diario napoletano» di Carlo de Nicola (1798-1825). Abstract.
  • Cinzia Balestra, Diabelli, Ricordi e le 'melodie' di Franz Schubert in Italia nell'Ottocento. Abstract.
  • Gaia Bottoni, Bach in Italia nell'Ottocento: le edizioni italiane della musica per clavicembalo. Abstract.
  • Francesca Seller, I pianoforti a Napoli nell'Ottocento. Abstract.
  • Marcello Conati, Le Melodie popolari del fondo Righi presso la Biblioteca Comunale di Verona. Abstract.
  • Flavia Ingrosso, La musica per film dal cinema muto agli anni Cinquanta del Novecento: edizioni e manoscritti musicali nell'Archivio e nella Biblioteca del Museo Nazionale del Cinema di Torino. Abstract.
  • Rassegna bibliografica 2008, a cura di Giulia Giovani, Angela Nisi, Leonardo Miucci

Abstract


Inizio pagina
Francesco Rocco Rossi
Di Florenzio de Faxolis, presunto autore del Liber musices (I-Mt, 2146): ovvero «chi era Florentius musicus?»

Il Liber Musices (I-Mt 2146) è un manoscritto latino di teoria musicale commissionato sul finire del Quattrocento dal Cardinale Ascanio Maria Sforza dalle cui righe trapelano solo pochi e insufficienti indizi circa il suo autore: un nome di battesimo e lo status di religioso (Florentius musicus et sacerdos). Ciononostante da tempo esso è regolarmente attribuito al pressoché sconosciuto prete milanese Florenzio de Faxolis. Il processo attributivo ebbe origine nel 1899 allorché Enrico Motta scoprì due documenti d'archivio che attestavano la presenza a Milano del Faxolis all'incirca negli stessi anni della redazione del codice e la sola omonimia con il Florentius musicus e la presunta fattura milanese del trattato furono giudicate sufficienti per attribuirgli la compilazione del Liber Musices. Le basi di tale proposta risultano, però, poco sostenibili e inconsistenti non solo perché il solo nome di battesimo non garantisce la coincidenza tra i due personaggi, ma soprattutto, perché l'indagine sul contenuto dottrinale del volume e sui referenti teorici di Florentius ha rivelato che la “milanesità” del Liber musices e del suo autore è una falsa congettura. Mancava, poi, un qualsivoglia studio finalizzato alla ricostruzione del personaggio 'Florenzio de Faxolis'. Questo articolo, quindi, ne ricostruisce un'inedita biografia (attraverso i pochi documenti d'archivio emersi) che, di fatto, conferma sia la mancanza di qualunque rapporto tra il Faxolis ed Ascanio Sforza, sia la sua estraneità al mondo della musica.

******

Concerning Florenzio de Faxolis, the presumed author of Liber musices (I-Mt, 2146): or rather, «Who was Florentius musicus»?

Liber Musices (I-Mt 2146) is a Latin manuscript of musical theory commissioned at the end of the fifteenth century by Cardinal Ascanio Maria Sforza which gives only few and inadequate indications of its author – his Christian name and religious status (Florentius musicus et sacerdos). Nevertheless, the authorship has been regularly ascribed over the years to an almost unknown priest from Milan, Florenzio de Faxolis. This attribution originated in 1899 when Enrico Motta discovered two archive documents which recorded the presence of Faxolis in Milan approximately during the same years as the compilation of the codex and the sole homonymy with Florentius musicus and the presumed Milanese craftmanship discernible in the treatise were judged sufficient to attribute to him the compilation of the Liber musices. The fons et origo of this decision, however, are somewhat untenable and inconsistent not only because a Christian name alone does not guarantee the coincidence of the two persons, but also – and above all – because research on the doctrinal content of the volume and on the theoretical referents of Florentius reveal that the «Milanese characteristics» of the Liber musices and of its author are a false assumption. In addition, no study of any sort has been made so far aimed at outlining the life of Florenzio de Faxolis. This paper reconstructs a biography of him (through the few archival documents which have come to light) that in fact confirms both the absence of any relations whatsoever between Faxolis and Ascanio Sforza and the fact that Faxolis never had anything to do with the world of music.



Inizio pagina
Ottavio Beretta
Una sconosciuta fonte laudistica del xv secolo

Nel codice miscellaneo di fra Agostino da Ponzone, databile al 1485-1523, e conservato nella Biblioteca provinciale dei Frati minori di Firenze sono contenute alcune laudi polifoniche non altrimenti conosciute. Il saggio fornisce, oltre ad alcuni facsimili, l'edizione moderna dei testi e delle musiche.

******

A hitherto unknown source of fifteenth-century lauds

Some polyphonic lauds, otherwise unknown, are included in the miscellaneous codex of Brother Agostino da Ponzone which can be dated 1485-1523 and is preserved in the Provincial Library of the Minorites of Florence. The paper gives the modern edition of both texts and music as well as a number of facsimiles.



Inizio pagina
Claudio Ermogene Del Medico
Edizioni musicali sconosciute del xvii e xviii secolo ritrovate a Conversano

Nel corso del restauro di un codice liturgico conservato nell'Archivio Capitolare della Cattedrale di Conversano (Bari) (oggi presso l'Archivio Diocesano di Conversano), si sono rinvenute tre edizioni musicali del xvii e xviii secolo, due delle quali del tutto sconosciute. Il saggio descrive le tre edizioni: il Primo libro di madrigali a cinque voci di Donato Antonio Spano (Napoli, Scipione Bonino-Giovanni Battista Sottile,1608); e i due unica, rispettivamente di Giovanni Lorenzo Missino (la raccolta di mottetti a 2-6 voci e organo intitolata Trophaeum divini amoris pubblicata a Napoli da Gargano e Nucci nel 1614) e di Gaetano De Stefanis (Armonie sacre di divoti concerti, opera seconda, Bologna, Marino Silvani, 1707).

******

Unknown seventeenth- and eighteenth- century musical editions discovered at Conversano

During the restoration of a liturgical codex, preserved originally in the Chapter Archive of the Conversano (Bari) Cathedral and now in the Diocesan Archive of Conversano, three musical editions of the seventeenth and eighteenth centuries were found, two completely unknown. The paper describes the three editions, i.e. Primo libro di madrigali a cinque voci (First book of five-part madrigals) of Donato Antonio Spano (Naples, Scipione Bonino-Giovanni Battista Sottile, 1608) and the two unica; the first of Giovanni Lorenzo Missino (Trophaeum divini amoris, a collection of motets for 2-6 voices and organ, published at Naples in 1614 by Gargano and Nucci) and the second of Gaetano De Stefanis (Armonie sacre di divoti concerti, opera seconda, Bologna, Marino Silvani, 1707).



Inizio pagina
Giulia Giovani
Le edizioni romane di cantate da camera: Domenico Crivellati (1628), Francesco Gasparini (1695), Bernardo Gaffi (1700)

Tre sono i volumi di cantate da camera dati alle stampe a Roma nel xvii e nel xviii secolo. Le Cantate diverse di Domenico Crivellati, stampate da Robletti nel 1628, sono da considerarsi tra le prime testimonianze del genere e rimandano a edizioni veneziane per la similitudine con i volumi coevi di Alessandro Grandi e Giovan Pietro Berti. Le Cantate da camera a voce sola di Francesco Gasparini (1695) e Tommaso Bernardo Gaffi (1700), entrambe stampate da Mascardi, rispondono perfettamente ai canoni formali tipici del genere oramai affermatosi. I due volumi condividono alcune interessanti caratteristiche, come la ricchezza di indicazioni interpretative presenti sia negli apparati testuali che nelle partiture. L'analisi delle dediche e dei testi musicati contribuisce a mettere in luce il contesto in cui queste cantate furono composte e permette di ricondurre le cantate alla 'scuola' romana di Bernardo Pasquini.

******

Roman editions of chamber cantata: Domenico Crivellati (1628), Francesco Gasparini (1695), Bernardo Gaffi (1700)

Three volumes of chamber cantata were printed in Rome in the seventeenth and eighteenth centuries. Domenico Crivellati's Cantate diverse, printed by Robletti in 1628 can be regarded as one of the first examples of the genre and is reminiscent of Venetian editions for its similarity to the contemporary volumes of Alessandro Grandi and Giovan Pietro Berti. The Cantate da camera a voce sola of Francesco Gasparini (1695) and Tommaso Bernardo Gaffi (1700), both printed by Mascardi, correspond perfectly to the formal canons typical of the by now well-established genre. The two volumes share some interesting characteristics, such as the wealth of interpretative indications given in both the recitative and aria sections. Analysis of the dedications and of the texts set to music contribute to throw light on the context in which these cantatas were composed and make it possible to relate them to the Roman 'school' of Bernardo Pasquini.



Inizio pagina
Nastasja Gandolfo
Le cantate da camera di Carl Heinrich Graun

Carl Heinrich Graun (1704-1759) fu uno principali compositori tedeschi rappresentanti del genere della cantata italiana in Germania nella prima metà del xviii secolo, insieme al suo contemporaneo Johann Adolf Hasse. Egli lavorò per un decennio alla corte ducale di Braunschweig- Wolfenbüttel (1725-1735) e poi trascorse gran parte della sua vita alla corte di Federico di Prussia, sia negli anni del principato di quest'ultimo a Ruppin e a Rheinsberg, sia nel periodo successivo del regno a Berlino.
Per lungo tempo è rimasto irrisolto il problema della distinzione tra le cantate attribuibili a Carl Heinrich Graun e a suo fratello Johann Gottlieb, poiché molte fonti rivelano genericamente l'attribuzione al nome di “Graun”. Il problema dell'affidabilità dell'attribuzione delle fonti è stato affrontato da Christoph Henzel nel Graun-Werkverzeichnis (2006), il quale ha enucleato 38 cantate sicuramente attribuibili a Carl Heinrich, sulla base dell'esame degli autografi e delle mani dei copisti.
C. H. Graun compose cantate in tutti i periodi della sua attività, tuttavia poche sono sicuramente databili. Giudicando dai 26 autografi che sono rimasti, conservati in gran parte alla Staatsbibliothek di Berlino, 10 si possono ricollegare orientativamente al periodo di Braunschweig, 8 al periodo di Ruppin/Rheinsberg e una al periodo berlinese. I manoscritti delle cantate di Graun trovarono fortuna in diverse collezioni della seconda metà del xviii secolo: le collezioni più importanti sono quelle di Johann Philipp Kirnberger, della principessa Amalia di Prussia, di Sidonia Pappritz, della duchessa Luise Friederike di Mecklenburg-Schwerin e di Giovanni Battista Martini. Gli autori dei testi poetici delle cantate sono per lo più ignoti: tra i nomi conosciuti si rivelano Paolo Antonio Rolli, Pietro Metastasio e la principessa Maria Antonia Walpurgis. È possibile che Francesco Algarotti sia autore del testo della cantata Sacra ad amore ombrosa selva antica.
La maggior parte delle cantate di Graun sono scritte per la sua stessa voce di tenore, con un accompagnamento di archi e basso continuo. La forma più diffusa è costituita da due arie precedute ciascuna da un recitativo; è frequente l'uso del recitativo accompagnato.

******

The chamber cantatas of Carl Heinrich Graun

Carl Heinrich Graun (1704-1759) was one of the principal German composers exponent of the Italian cantata genre in Germany in the first half of the eighteenth century, together with his contemporary Johann Adolf Hasse. For ten years Graun was employed at the ducal court of Braunschweig-Wolfenbüttel (1725-1735) and then entered the service of Crown Prince Frederick of Prussia, working first at Ruppin and Rheinsberg and later in Berlin after Frederick's accession to the throne of Prussia. For a long time the question of the distinction between cantatas ascribable to Carl Heinrich Graun and to his brother Johann Gottlieb remained unsolved, since many sources indicated the composer solely by the surname «Graun». Christoph Henzel tackled the problem in Graun-Werkverzeichnis (2006), listing 38 cantatas attributable without doubt to Carl Heinrich on the basis of a critical examination of the autographs and of the calligraphy of the copyists.
C. H. Graun composed cantatas during the whole of his active life but few however can be dated with certainty. Judging by the 26 autographs in existence (preserved for the most part in the Staatsbibliothek of Berlin), 10 can be attributed indicatively to the period of Braunschweig, 8 to the period of Ruppin/Rheinsberg and one to that of Berlin. The manuscripts of Graun's cantatas were fortunately included in various collections during the second half of the eighteenth century, the more important being the collections of Johann Philipp Kirnberger, of Princess Amalia of Prussia, of Sidonia Pappritz, of Duchess Luise Friederike of Mecklenburg-Schwerin and of Giovanni Battista Martini.
The authors of the poetic texts of the cantatas are on the whole unknown: the known names include those of Paolo Antonio Rolli, Pietro Metastasio and Princess Maria Antonietta Walpurgis. In addition, Francesco Algarotti may well have been the author of the text of the cantata Sacra ad amore ombrosa selva antica. The greater part of Graun's cantatas are written for his own voice, that is tenor, with an accompaniment of strings and basso continuo. The most common form is two arias, each preceded by a recitative; the use of accompanied recitative is frequent.



Inizio pagina
Paolo Cascio
Le feste in musica per le nozze di Vittorio Amedeo di Savoia e Ferdinanda di Borbone nella corrispondenza diplomatica (1750)

Lo studio ricostruisce, collazionando varie fonti, i festeggiamenti musicali che si organizzarono dal 6 aprile al 7 luglio 1750 a Madrid ed a Torino, per la celebrazione del matrimonio tra Maria Antonia Ferdinanda di Borbone e Vittorio Amedeo iii di Savoia. Le fonti utilizzate, sparse tra Madrid (Archivo Historico Nacional, Biblioteca Nacional) e Torino (Archivio di Stato, Biblioteca Reale) comprendono i carteggi dei due ambasciatori coinvolti nel matrimonio (Manuel de Sada e Antillón da Torino, Giuseppe Ossorio da Madrid) e due fonti narrative a stampa (Gaceta de Madrid, Raccolta de' giornali stampati a Torino). Dalla collazione delle sopracitate fonti si si sono ricostruite le manifestazioni musicali allestite. Lo studio approfondisce gli aspetti organizzativi, economici ed artistico-musicali degli allestimenti sostenuti dai libretti: Fetonte sulle rive del Po, Cantata: Caretti/Giay; Le tre Dee riunite per le nozze dell'Altezze Reali di Vittorio Amedeo Duca di Savoja, e di Maria Antonia Ferdinanda Infanta di Spagna, Serenata: Bartoli/Giay; El asilo del Amor / L'asilo d'Amore, Cantata: Metastasio/Corselli; Armida placata, Opera: Migliavacca/Mele; La vittoria d'Imeneo, Festa teatrale: Bertati/Galuppi.

******

Musical celebrations for the marriage of Vittorio Amedeo di Savoia and Ferdinanda di Borbone, from diplomatic correspondence (1750)

Collating various sources, the paper describes the musical festivities organized at Madrid and Turin from 6 April to 7 July 1750 in celebration of the marriage of the Bourbon Infanta Maria Antonia Ferdinanda to Vittorio Amedeo iii of Savoy. The sources consulted were located at Madrid (Archivo Historico Nacional, Biblioteca Nacional) and at Turin (Archivio di Stato, Biblioteca Reale) and included the correspondence of the two Ambassadors involved in the marriage (Manuel de Sada e Antillón from Turin, Giuseppe Ossorio from Madrid) and two printed narrative sources (Gaceta de Madrid; Raccolta de' giornali stampati a Torino). From a critical comparison of the above-mentioned sources it has been possible to reconstruct the musical events realized for the occasion. In particular, the paper discusses the organizational, financial and artistic aspects of the productions staged and based on the following libretti: Fetonte sulle rive del Po, Cantata: Caretti/Giay; Le tre Dee riunite per le nozze dell'Altezze Reali di Vittorio Amedeo Duca di Savoja, e di Maria Antonia Ferdinanda Infanta di Spagna, Serenata: Bartoli/Giay; El asilo del Amor / L'asilo d'Amore, Cantata: Metastasio/Corselli; Armida placata, Opera: Migliavacca/Mele; La vittoria d'Imeneo, Festa teatrale: Bertati/Galuppi.



Inizio pagina
Marina Marino
Musica e Spettacolo nel Diario napoletano di Carlo de Nicola (1798-1825)

La scoperta e la diffusione del Diario napoletano di De Nicola si deve a Giuseppe De Blasiis che nel 1906 curò la pubblicazione del manoscritto, conservato presso la Società di Storia Patria di Napoli, riuscendo anche ad individuarne la paternità. Da quel momento questa fonte è stata un validissimo supporto alle ricerche degli storici ed anche a quelle degli studiosi del teatro napoletano del periodo rivoluzionario, a cominciare da Benedetto Croce per arrivare ai più recenti. Nel 1963 l'editore Giordano di Milano ristampò il primo volume del Diario che ricopre il biennio 1798-1800 e solo nel 1999, in occasione delle celebrazioni del bicentenario della rivoluzione partenopea, vi fu una riedizione completa in tre volumi, per l'editore Luigi Regina di Napoli.
Il regesto di tutte le notizie su musica e spettacolo per il lungo arco di tempo del Diario, ben oltre quindi il solo anno rivoluzionario, serve a dare qualche nuova luce sulla presenza e l'attività napoletana di Paisiello e Rossini, sulle feste laiche e religiose, sui rapporti fra politica e teatro nel complesso avvicendamento del potere fra Borboni, repubblica giacobina, ritorno dei Borboni, decennio francese e successiva restaurazione. La visione di questi avvenimenti da parte dell'avvocato De Nicola è molto severa, ma è comunque una preziosa testimonianza che contribuisce a colmare le numerose lacune storiografiche del primo Ottocento offrendo anche nuovi spunti di ricerca.

******

Music and theatre in the Diario napoletano of Carlo de Nicola (1798-1825)

Giuseppe De Blasio was responsible for the discovery and circulation of Carlo de Nicola's Diario napoletano when, in 1906, he edited and published the manuscript preserved at the Società di Storia Patria in Naples, having successfully identified its authorship. From that moment, the Diario has been a highly valid source of information for research historians as well as for scholars studying the Neapolitan theatre of the revolutionary period, starting from Benedetto Croce and up to the most recent authors. In 1963, the publisher Giordano of Milan reprinted the first volume of the Diario covering the two-year period 1798-1800, but not until 1999 was a complete re-edit in three volumes published by Luigi Regina of Naples to mark the bicentenary of the Parthenopean Revolution. The overview of all the news items on musical and theatrical events in the lengthy span of time covered by the Diario (well over the single year of revolution) serves to throw new light on the presence and activity of Paisiello and Rossini in Naples, on secular and sacred festivities, on the relations between politics and theatre during the successive alternation of sovereignty between the Bourbon kingdom, Jacobin republic, first Bourbon restoration, decade of French domination and subsequent second Bourbon restoration. The vision of these events evoked by Avvocato De Nicola is pitiless, but all the same represents an invaluable testimony that has contributed to fill the numerous historiographical lacunae of the early nineteenth century and in addition offers new ideas for research.



Inizio pagina
Cinzia Balestra
Diabelli, Ricordi e le 'melodie' di Franz Schubert in Italia nell'Ottocento

Il saggio prende in esame i Lieder di Franz Schubert pubblicati in Italia a partire dagli anni '40 del xix secolo, ampliando il quadro di studi dipinto fino a questo momento; quadro che prevede nel suo disegno un collegamento tra gli editori italiani e quelli francesi del tutto esclusivo. La diffusione delle musiche di Schubert in Italia è tuttavia riconducibile non solo all'apporto, indiscusso, dell'editoria francese, ma anche all'editoria viennese e in particolare alla casa Diabelli & Co. Infatti la tradizione italiana a stampa dei Lieder di Schubert nel xix secolo è direttamente collegabile alle scelte di politica editoriale di Anton Diabelli, principale responsabile della pubblicazione dell'opera postuma di Franz Schubert a Vienna tra il 1830 e il 1851, scelte che intendono orientare la figura del compositore verso un preciso canale di ricezione. Nonostante la derivazione della 'melodia' schubertiana in Italia dalla costola editoriale francese, è possibile evidenziare un diretto contatto commerciale tra la Diabelli & Co. e la casa Ricordi, perno fondamentale dell'editoria musicale italiana di metà Ottocento. Tale rapporto è stato ricostruito anche grazie al reperimento di due documenti inediti, provenienti uno dall'Archivio Storico Ricordi e l'altro dall'Archivio della Gesellschaft der Musikfreunde di Vienna. Il lavoro è completato da numerose tabelle che offrono il contenuto delle raccolte di Lieder schubertiani oggetto della trattazione.

******

Diabelli, Ricordi and the melodie of Franz Schubert in nineteenth-century Italy

The paper examines the Lieder of Franz Schubert which were published in Italy as from the Forties of the Nineteenth Century, following up previous studies which suggested the existence of an exclusive connection between the Italian and the French publishers. The spread of Schubert's music in Italy, however, can be attributed not only to the contribution – unquestioned – of the French publishers, but also to that of the Viennese publishers, in particular Diabelli & Co. In effect, the Italian tradition of printing Schubert's Lieder in the nineteenth century is directly connected to the editorial policy of Anton Diabelli, principally responsible for the posthumous publication of Schubert's songs at Vienna between 1830 and 1851, a policy intended to advance appreciation of the composer by a specific type of audience. Although the source of Schubertian song in Italy can without doubt be traced to the French publishing house, a direct commercial contact can be evinced as existing between Diabelli & Co. and Ricordi, the linchpin of Italian music publishing in the second half of the nineteenth century. The existence of this connection has been confirmed also by the discovery of two unpublished documents, the one from the Ricordi Historical Archive and the other from the Gesellschaft der Musikfreunde Archive of Vienna. The paper is completed by numerous tables giving the contents of the collections of Schubert's Lieder which are the object of discussion.



Inizio pagina
Gaia Bottoni
Bach in Italia nell'Ottocento: le edizioni italiane della musica per clavicembalo

Il saggio ripercorre in una prima parte introduttiva le principali fasi di trasmissione del patrimonio tastieristico bachiano nei maggiori centri editoriali e musicali europei, a partire dalla morte del compositore sino all'uscita dei primi volumi dell'edizione critica completa ad opera della Bach-Gesellschaft (1850). Successivamente si illustra l'attività editoriale italiana che, tra Otto e Novecento, ha stampato e divulgato le opere per tastiera di Bach, che in una prima fase vennero proposte in collane e antologie dedicate al repertorio tastieristico; poi, a fronte di un più vivo interesse verso la musica del compositore tedesco, stampate come edizioni monografiche. Lo studio offre quindi una descrizione delle singole edizioni illustrandone le fasi di redazione, i brani contenuti ed eventuali intenti di revisione, a partire dal 1843, anno in cui appare per la prima volta il nome del compositore nei cataloghi di casa Ricordi, sino al primo quarantennio nel Novecento. Tra le varie edizioni si segnala quella della prima edizione italiana del Libro I del Clavicembalo ben temperato, stampata a Roma dall'editore Francesco Ricci, alla metà degli anni '40 presso la litografia di Pittarelli e Santinelli, di cui si propone una sintesi della collazione con l'edizione curata da Forkel e stampata a Lipsia dagli editori Hoffmeister & Kühnel (1801). Vengono poi prese in esame le revisioni di Czerny, Bix, von Bülow, B. Cesi, Longo, Buonamici, Mugellini, Tagliapietra, Bustini, Casella. Lo studio è corredato infine da una appendice in cui si elencano le opere per tastiera di Bach pubblicate in Italia dal 1843 al 1946.

******

Bach in nineteenth-century Italy: the Italian editions of music for harpsichord

The paper first traces, in an introductory section, the principal stages of the handing down of Bach's keyboard works by major centres and publishers of music in Europe from the date of his death to the issue of the first volumes of the complete critical edition by the Bach Gesellschaft (1850). The paper subsequently illustrates the activity of Italian publishers who between the nineteenth and twentieth centuries printed and circulated Bach's keyboard compositions, first proposed in series and in anthologies dedicated to the keyboard repertoire and then, on meeting with a more lively interest in the music of the German composer, printed as monographic editions. The paper then gives a description of the single editions, illustrating the stages of publication, the compositions included and the eventual attempted revisions as from 1843, the year when the name of the composer appeared for the first time in Ricordi's catalogues, up to the first forty years of the twentieth century. Among the various editions the paper singles out the first Italian edition of Book I of The Well-Tempered Klavier, printed in Rome half-way through the Forties by the publisher Francesco Ricci at the Pittarelli and Santinelli printing works, and proposes a synthesis of the collation with the corresponding edition prepared by Johann Nicolaus Forkel that was printed at Leipzig by the publishers Hoffmeister & Kühnel (1801). Examination follows of the revisions of Czerny, Bix, von Bülow, B. Cesi, Longo, Buonamici, Mugellini, Tagliapietra, Bustini, Casella. Finally, the paper is completed by an Appendix listing the keyboard works of Bach published in Italy from 1843 to 1946.



Inizio pagina
Francesca Seller
I pianoforti a Napoli nell'Ottocento

Il lavoro intende ricostruire il fenomeno della costruzione dei pianoforti a Napoli per tutto il corso del diciannovesimo secolo, analizzando le leggi economiche alla base dello sviluppo del settore, il dibattito su dazi, brevetti e metodi di costruzione, il ruolo svolto dalle esposizioni nazionali e i rapporti dei fabbricanti con il Collegio di musica.
La consistenza numerica e qualitativa dell'industria dei pianoforti è verificabile nell'appendice al saggio, che contiene un elenco di 193 fra costruttori, rivenditori, accordatori; è stato possibile realizzare tale compilazione grazie soprattutto a documenti d'archivio, cataloghi delle mostre (a partire dalla prima, tenutasi nel 1809), guide commerciali, spoglio di giornali e agli interventi che compaiono sugli Annali civili del Regno di Napoli, solitamente a commento della produzione industriale periodicamente esposta.

******

Pianos in Naples during the nineteenth century

The intention of the paper is to throw light on the unexpected expansion of the manufacture of pianos at Naples throughout the nineteenth century, analyzing the trade laws at the basis of the expansion of the sector, the public debate on duties, patents and building methods, the role of national exhibitions and the relations of the manufacturers with the College of Music. The quantity and quality of the pianos produced is detailed in the Appendix to this paper, giving a list of 193 piano makers, retailers and tuners; compilation of the list was made possible by consulting archive documents, catalogues of exhibitions (starting from the first, held in 1809), commercial directories, contemporary newspaper excerpts, and reports on the industrial production of that time contained in the Annali civili del Regno di Napoli.


 

Inizio pagina
Marcello Conati
Le Melodie popolari del fondo Righi presso la Biblioteca Comunale di Verona

Ettore Scipione Righi (Verona 1833-1894), avvocato di professione, convinto sostenitore dell'unità italiana, animato da molteplici interessi culturali, dall'archeologia alla letteratura, dedicò particolare cura, sin da studente, alla ricerca folklorica: canti popolari (le prime trascrizioni risalgono al 1852), fiabe, proverbi, modi di dire. Tutto il materiale da lui accumulato in anni di ricerca (fra cui otto fascicoli di canti popolari veronesi) è conservato presso la Biblioteca Civica di Verona ed è in gran parte inedito.
Al fondo Righi appartengono anche quattro fascicoletti pentagrammati di 16 pagine ciascuno contenenti trascrizioni musicali, intitolati Melodie popolari, per un totale di 122 testi musicali. La loro grafia non corrisponde in alcun modo a quella del Righi: vani finora i tentativi per identificarne l'autore, un esperto musicista indubbiamente, che tuttavia non fa alcuna differenza fra le autentiche melodie popolari, gli inni patriottici e alcune melodie d'area colta. Spogliando dall'elenco inni e melodie forestiere, resta all'incirca una novantina di autentiche melodie popolari (94, per l'esattezza), per la maggior parte appartenenti all'area veronese e tutte inedite. Una lettera di un corrispondente di Righi ci consente di datarle a epoca anteriore al 1873.
In ogni caso, quale che sia l'autore di queste trascrizioni musicali, il solo fatto che la loro redazione risalga in massima parte al settimo decennio del xix secolo, fa di esse, in assoluto, una delle testimonianze più antiche di musiche popolari delle regioni dell'Italia settentrionale e soprattutto una delle più cospicue per quantità e varietà di testi, ove si consideri che le raccolte edite contenenti i primi esempi di trascrizioni di musiche popolari di quest'area geografica, salvo pochissime eccezioni, sono di qualche decennio posteriori, e che il numero di trascrizioni che esse contengono rispetto a quello dei quattro fascicoli del fondo Righi, è di gran lunga inferiore.

******

The Folk Songs of the Righi fondo in the Municipal Library of Verona

Ever since he was a student, Ettore Scipione Righi (Verona 1833-1894), barrister by profession, a strong supporter of Italian unity, animated by multiple cultural interests – from archeology to literature – devoted particular attention to folkloric research: folk songs (the first transcriptions go back to 1852), tales, proverbs, sayings and adages. All the material he collected in years of research (including eight folders of Veronese folk songs) is preserved in the Municipal Library of Verona and is for the most part unpublished.
The Righi fondo also includes four small folders containing pages with printed staves (each of 16 pages) on which musical transcriptions entitled Melodie popolari (Folk Songs) had been scored, for a total of 122 musical texts. The handwriting is in no way similar to that of Righi and up to now all attempts to identify the author have been unsuccessful: without doubt an expert musician, but one who did not differentiate between authentic folk songs, patriotic anthems and the occasional more elaborated melody. After excluding from the list all foreign songs and anthems, approximately ninety authentic folk songs remain (94, to be exact), for the most part from the Verona area and all unpublished. A letter from a correspondent of Righi enables dating them prior to 1873. In any case, whoever the author of the musical transcriptions may be, the sole fact that their drafting dates back for the most part to the seventh decade of the nineteenth century makes them definitely one of the oldest testimonials of folk songs of the northern regions of Italy and above all one of the most outstanding for quantity and variety of texts, considering that the published collections containing the first examples of transcriptions of folk songs of this geographical area are (with very few exceptions) of a few decades later and that the number of transcriptions included in them are by far inferior to those in the four folders of the Righi fondo.



Inizio pagina
Flavia Ingrosso
La musica per film dal cinema muto agli anni Cinquanta del Novecento: edizioni e manoscritti musicali nell'Archivio e nella Biblioteca del Museo Nazionale del Cinema di Torino

Il contributo si propone di segnalare agli studiosi un'importante raccolta di edizioni e manoscritti musicali conservati presso l'Archivio e la Biblioteca del Museo del Cinema di Torino, che documentano alcune delle tappe principali compiute dalla musica nel suo graduale insinuarsi nelle pellicole cinematografiche, prima come semplice accompagnamento, poi come elemento essenziale del prodotto filmico. A un breve accenno ad alcuni tra gli eventi cruciali della storia della musica per film, segue un inventario dei documenti custoditi in Biblioteca, tra i quali la preziosa collezione di musica scritta per l'accompagnamento sonoro alle pellicole dell'epoca del cinema muto, come gli spartiti nella riduzione per pianoforte della colonne sonore per i capisaldi della storia del cinema: Music for Méliès Program: Early French Films (musica di Browning), L'assassinat du duc de Guise (musica di Saint-Saëns), The Birth of a Nation (musica di Breil e Griffith), Hearts of the World (musica di Elinor e Griffith), Metropolis (musica di Huppertz), ecc. A queste si aggiungono le serie di musiche composte sempre per il cinema muto, utili per rappresentare determinate situazioni sceniche ed emotive, edite a Parigi da Choudens tra gli anni Venti e i primi anni Trenta del Novecento, per piccola o grande orchestra (Gaietyfilm, per situazioni comiche; Mysticfilm, per scene mistiche e di preghiera; Cosmofilm, per documentari e ambientazioni paesaggistiche; Dramafilm, per situazioni drammatiche; Tragicfilm, per situazioni tragiche) e il corrispettivo italiano di simili repertori, risalente agli stessi anni (Biblioteca Cinema, ed. Ricordi, e Repertorio Orchestrina, ed. Italica Ars). La parte più consistente del patrimonio musicale della Biblioteca è, tuttavia, costituita da spartiti di colonne sonore, canzoni e ballabili tratti da film dagli anni Venti agli anni Settanta del Novecento, riferite soprattutto a pellicole italiane, statunitensi e francesi; l'inventario si limita a considerare le colonne sonore di film prodotti fino agli anni Cinquanta e tra i compositori compaiono: Bixio, D'Anzi, Hirchmann, Holländer, Porter, Ruccione, Stransky, Warren, ecc. Nell'Archivio del Museo sono conservati, invece, documenti musicali che, a causa di limiti di spazio, non è stato possibile includere nell'inventario, come le edizioni e i manoscritti relativi alla pellicola Cabiria (musica di Pizzetti e Mazza) e i manoscritti musicali del direttore d'orchestra Ugo Giacomozzi, risalenti ai primi anni Trenta e custoditi nel Fondo Enrico Mecozzi.

******

Music for silent films during the fifties of the twentieth century: music editions and manuscripts in the Archive and Library of the National Film Museum of Turin

The paper proposes bringing to the attention of scholars an important collection of editions and manuscripts preserved in the Archive and Library of the Film Museum of Turin which document some of the principal stages by which music gradually edged into films, first as a simple accompaniment and later as an essential element of the screenplay. An initial brief indication of some of the key events in the history of film music is followed by an inventory of the documents preserved in the Turin Library, which include a priceless collection of music composed for the sound accompaniment of silent films, such as the piano arrangements for accompanying the cornerstones of the history of the cinema: Music for Méliès Program: Early French Films (music of Browning), L'assassinat du duc de Guise (music of Saint-Saëns), The Birth of a Nation (music of Breil and Griffith), Hearts of the World (music of Elinor e Griffith), Metropolis (music of Huppertz), etc. Added to these is the music composed specifically for silent films, used to symbolize particular scenic and emotional situations, published at Paris by Choudens between the twenties and the early thirties of the twentieth century and scored for small or large orchestras (Gaietyfilm, for comedy situations; Mysticfilm for spiritual scenes and prayers; Cosmofilm for documentaries and landscape settings; Dramafilm for dramatic situations; Tragicfilm for tragic situations) and the Italian equivalent of similar repertoires during the same years (Biblioteca Cinema, ed. Ricordi and Repertorio Orchestrina, ed. Italica Ars). The most substantial part of the musical patrimony of the Library, however, consists in the scores of soundtracks, songs and dance tunes for films from the twenties to the seventies of the twentieth century, above all Italian, American and French films; the inventory of this paper is restricted to the soundtracks of films produced up to the Fifties; the composers listed include Bixio, D'Anzi, Hirchmann, Holländer, Porter, Ruccione, Stransky, Warren, etc. The Museum Archive however also contains musical documents which it has not been possible to include in the inventory owing to limited space, such as editions and manuscripts relative to the film Cabiria (music of Pizzetti and Mazza) and the music mss. of the conductor Ugo Giacomozzi, dating back to the early thirties and housed in the Enrico Mecozzi Fondo.

Fonti Musicali Italiane, 13 (2008)

Inserito in Fonti Musicali Italiane

Sommario

  • Tiziana Affortunato, Nuove fonti documentarie su Carlo Caproli del Violino (Roma, 1614-1668). Abstract.
  • Matteo Mainardi, Addenda milanesi al catalogo Sartori. I libretti musicali della Società storica lombarda e nuove segnalazioni da biblioteche cittadine. Abstract.
  • Giovanni Polin, Il mondo della luna di Goldoni-Galuppi: uno studio sulla tradizione settecentesca. Abstract.
  • Roberto Satta, Le sonate per strumento a tastiera di Giuseppe Sarti: catalogo tematico. Abstract.
  • Alberto Viarengo, Musici, musicisti e musicanti a Novara tra Sette e Ottocento attraverso le fonti d'archivio. Abstract.
  • Daniela Macchione, «Ne' latifondi delle lettere, e delle arti belle», e sotto l'occhio vigile della censura pontificia. Storia dell'«Eptacordo», periodico romano di metà Ottocento. Abstract.
  • Paola Carlomagno, Costruttori e rivenditori di strumenti musicali a Milano nella Guida Savallo dal 1880 al 1920. Abstract.
  • Gianfranco Miscia, Archivi di musica. L'inventario del fondo Francesco Paolo Tosti dell'Istituto Nazionale Tostiano di Ortona. Abstract.
  • Rassegna bibliografica 2007, a cura di Giulia Giovani, Angela Nisi, Leonardo Miucci.

Abstract


Inizio pagina
Tiziana Affortunato
Nuove fonti documentarie su Carlo Caproli del Violino (Roma, 1614 - 1668)

La vicenda biografica di Carlo Caproli, organista, violinista e compositore, detto 'del Violino' in riferimento alle sue abilità esecutive, presenta forti parallelismi con quella della generazione di musicisti coevi, vissuti e/o orbitanti a Roma nella prima metà del XVII secolo. Nel 1681 Angelo Berardi nei Ragionamenti musicali elogia la «sua armoniosa penna»: il riferimento è alle cantate da camera «concertate con vari Istrumenti», per la composizione delle quali il teorico lo cita prima di Carissimi, Tenaglia e Rossi. Nonostante gli elogi espressi da Henri Pruniéres ed Eugen Schmitz nei loro rispettivi studi sulla cantata da camera italiana (1913; 1955), i contributi bibliografici su Carlo Caproli non sono finora pervenuti ad una puntuale ricostruzione biografica.
Attraverso il reperimento e la lettura di fonti d'archivio è stato possibile far luce su alcuni elementi a tutt'oggi incerti, quali ad esempio: le date di nascita e di morte, l'attività didattica, e la sua attività di strumentista presso diverse chiese ed istituzioni romane, come risulta dalle relative Liste di Musici straordinari. Inoltre, dalle lettura di inedite fonti archivistiche emergono indicazioni interessanti sulla concezione stessa del suo lavoro compositivo.

******

New documentary sources relative to Carlo Caproli del Violino (Rome, 1614-1668)

The biographical vicissitudes of Carlo Caproli, organist, violinist and composer, known as 'del Violino' in reference to his bravura as a violinist, show pronounced parallelisms with those of the generation of musicians living or orbiting at Rome during the first half of the XVII century. In 1681, Angelo Berardi in Ragionamenti musicali praised «his melodious quill», the reference being to the chamber cantatas «concerted with various Instruments», for the composition of which the theorist places Caproli before Carissimi, Tenaglia and Rossi. Despite the eulogies of Henri Pruniéres and Eugen Schmitz in their respective studies on Italian chamber cantatas (1913; 1955), the bibliographical contributions relative to Carlo Caproli have not to date led to a precise biographical reconstruction.
It has, however, been possible through the discovery and study of archive sources to throw light on certain aspects up to now uncertain such as, for instance: the dates of his birth and death, his didactic activity and activity as instrumentalist at various Roman churches and institutions, which can be gathered from the relative Liste di Musici straordinari. Furthermore, the perusal of unpublished archival sources has supplied interesting informaton on the actual conception of his compositional work.



Inizio pagina
Giovanni Polin
«Il mondo della luna» di Goldoni - Galuppi: uno studio sulla tradizione settecentesca

Nel saggio si compie una recensio il più possibile completa dei testimoni (libretti a stampa e partiture) che hanno tràdito Il mondo della luna di Goldoni e Galuppi tra il 1750 ed il 1765, verificando le informazioni non sempre puntuali fornite dai repertori. Da essa emergono con chiarezza le due principali linee di tradizione del testo, una delle quali legata ai famosi buffi Carlo e Maria Angela Paganini, e le strategie messe in atto dagli operatori teatrali per adattare l'opera sia ai mutamenti di gusto del pubblico sia alle esigenze dei cantanti. L'analisi codicologica dei cinque manoscritti musicali individuati e il raffronto dei loro testi verbali colla tradizione dei libretti pur non portando ad una datazione di tutti i membri del corpus (per alcuni dei quali è ipotizzabile un'origine legata al coevo commercio del collezionismo) consente almeno per uno, il ms. conservato in D-Wa proveniente dall'archivio del teatro di corte di Braunschweig, il preciso riferimento ad una messinscena del 1760, evidenziato attraverso una complessa lettura stratigrafica volta a distinguere i vari interventi succedutisi nel codice, e per un altro, il ms. in I-BRc scritto forse per un collezionista dalle stesse mani del testimone conservato in D-Wa, una datazione certa. Ciò permette, tra l'altro, di individuare un gruppo di copisti attivo a Venezia intorno alla metà del XVIII secolo responsabile di una famiglia di manoscritti coevi. Il saggio si completa con una serie di appendici: una cronologia delle rappresentazioni dell'opera; una serie di tabelle descrittive dei manoscritti musicali; un elenco alfabetico di tutte le arie, duetti, cori, etc. presenti nelle fonti a stampa e manoscritte dell'opera; due tabelle relative ai cantanti e alle indicazioni scenografiche.

******

Goldoni-Galuppi's «Il mondo della luna»: a study of eighteenth-century transmission

This paper gives the most complete examination possible of sources (librettos and scores) for Goldoni and Galuppi's Il mondo della luna between 1750 and 1765, checking the not always accurate information supplied by the catalogues. The recensio pinpoints clearly the two main groups of librettos (one of which was linked to the well-known buffi Carlo and Maria Angela Paganini) and the strategies of impresarios to adapt the opera not only to the changes in public taste, but also to the demands of the singers. Although codicological analysis of the five identified musical manuscripts and comparison of their verbal texts with the librettos handed down did not lead to the dating of all the items of the corpus (for some of which the origin can be conjectured as linked to the contemporary collectors' market), it did at least permit an indubitable dating for two ms., i.e.: (i) the manuscript stored in D-Wa coming from the archive of the Braunschweig court theatre and containing a precise reference to a production of 1760, evidenced through a complex stratigraphic reading which revealed the various modifications introduced from time to time in the codex; (ii) the manuscript in I-BRc, written (possibly for a collector) in the same handwriting as that stored in D-Wa which permitted, among other things, the identification of a group of copyists, active in Venice around the middle of the eighteenth century and responsible for a number of manuscripts compiled at that time.
The paper concludes with a series of appendices: a chronology of performances of the opera, a series of descriptive tables of the musical manuscripts, an alphabetical list of all the arias, duets, choruses, etc. present in the printed and manuscript sources of the opera, two tables relating to the singers and to the scenographic instructions.



Inizio pagina
Matteo Mainardi
Addenda milanesi al catalogo Sartori. I libretti musicali della Società storica lombarda e nuove segnalazioni da biblioteche cittadine

Presso la biblioteca della Società storica lombarda di Milano è stata rintracciata una collezione di libretti non segnalati nel Catalogo dei libretti italiani a stampa di Claudio Sartori: questi libretti appartennero alle collezioni private di Achille Bertarelli e del marchese Carlo Ermes Visconti di San Vito, confluite per lascito testamentario nel patrimonio della società. I quarantaquattro libretti sono quasi tutti di area milanese, il più antico è del 1676 (il dramma per musica Marcello in Siracusa), mentre il più recente risale al 1815 (la cantata Il mistico omaggio). In sei casi si tratta di libretti sconosciuti a Sartori, mentre per i restanti si tratta di nuove segnalazioni di esemplari già presenti in catalogo. Tra i libretti più interessanti si segnalano tre libretti di cantate per intramezzo, un genere di cantata tipicamente milanese, strettamente legato alle Dispute Generali per la Dottrina Cristiana, che avevano luogo il 7 febbraio di ogni anno presso la chiesa di S. Dalmazio. La particolare forma a foglio aperto di questi libretti è legata al fatto che venivano distribuiti come allegati al primo numero di febbraio della «Gazzetta di Milano»: ulteriori dieci libretti di cantate per intramezzo, sconosciuti a Sartori, sono stati rintracciati presso la Biblioteca Ambrosiana di Milano, ancora oggi allegati ai numeri della «Gazzetta di Milano». I tredici libretti complessivi di cantate per intramezzo hanno potuto ampliare la conoscenza relativa a questo repertorio particolare ed è stato soprattutto possibile segnalare un titolo inedito di cantata composta da Giovanni Battista Sammartini (S. Vittore in prigione visitato da S. Materno vescovo di Milano), eseguita il 7 febbraio 1748 presso la chiesa di S. Dalmazio.
Infine la descrizione di ulteriori dieci libretti successivi al 1800, provenienti anche da altre biblioteche milanesi, ha reso possibile alcune significative riflessioni sulle cantate celebrative del periodo napoleonico e della prima Restaurazione a Milano.

******

Milanese Addenda to the Sartori catalogue. The musical libretti of the Società Storica Lombarda and new findings in city libraries

A collection of libretti not mentioned in Claudio Sartori's Catalogo dei libretti italiani a stampa has been located in the library of Società Storica Lombarda of Milan. The libretti were part of the private collections of Achille Bertarelli and of Marquis Carlo Ermes Visconti di San Vito which subsequently finished by testamentary bequest in the patrimony of the Società. Almost all the forty-four libretti are from the Milan area, the oldest dating back to 1676 (the music drama Marcello in Siracusa) and the most recent to 1815 (the cantata Il mistico omaggio). Six of them are libretti unknown to Sartori, while the rest are new locations of titles already catalogued. Among the most interesting libretti are three of cantate per intramezzo, a typically Milanese genre of cantata, closely linked to the Dispute Generali per la Dottrina Cristiana (General Debates on Christian Doctrine) which were held each year on 7 February at the Chiesa di S. Dalmazio. The particular sheet form of these libretti was due to the fact that they were distributed as enclosures with the first number in February of the «Gazzetta di Milano»; a further ten cantate per intramezzo unknown to Sartori were found in the Biblioteca Ambrosiana of Milan, still attached to the «Gazzetta di Milano» of the time. The thirteen libretti of the cantate per intramezzo served to increase the knowledge of this particular repertoire and it was above all possible to discover the unpublished title of a cantata composed by Giovanni Battista Sammartini (S. Vittore in prigione visitato da S. Materno vescovo di Milano), performed on 7 February 1748 at the Chiesa di S. Dalmazio.
Finally, the description of a further ten libretti subsequent to 1800 in other Milanese libraries facilitated several significant observations on the celebratory cantatas of the Napoleonic period and the first Restoration at Milan.



Inizio pagina
Roberto Satta
Le sonate per strumento a tastiera di Giuseppe Sarti: catalogo tematico

Giuseppe Sarti (Faenza 1729-Berlino 1802), pur dedicandosi principalmente al melodramma, ci ha lasciato un buon numero di composizioni per tastiera (per organo, per clavicembalo o fortepiano con o senza uno strumento melodico di accompagnamento o concertante). Il catalogo, che fornisce per ogni sonata incipit musicali, fonti manoscritte e a stampa, edizioni moderne, note e bibliografia, è stato diviso in tre sezioni: sonate per tastiera e altri strumenti, sonate per tastiera, sonate dubbie. Sono state considerate dubbie le sonate pubblicate a Vienna da Artaria negli anni Ottanta del Settecento: tradizionalmente attribuite al compositore faentino, sono probabilmente da ascrivere – secondo la documentazione reperita da Richard Armbruster – al Klaviermeister Giuseppe Sardi, attivo a Vienna nel periodo 1785-1788. Nel saggio introduttivo si rende ragione di questa scelta, e si forniscono alcune osservazioni sulle caratteristiche musicali delle sonate.

******

The keyboard sonatas of Giuseppe Sarti: a thematic catalogue

Although Giuseppe Sarti (b. Faenza 1729, d. Berlin 1802) devoted himself chiefly to opera, he also left us a good number of keyboard sonatas (for organ, harpsichord or fortepiano with or without accompanying or concertante melodic instrument). Each sonata is catalogued with full details: musical incipits, manuscript or printed sources, modern editions, notes and bibliography. The catalogue is divided into three sections: sonatas for keyboard and other instruments, sonatas for keyboard, doubtful sonatas. The sonatas considered doubtful are those published by Artaria at Vienna during the Eighties of the eighteenth century, traditionally attributed to the composer from Faenza but more probably ascribable – according to documentation discovered by Richard Armbruster – to the Klaviermeister Giuseppe Sardi who was active in Vienna during the period 1785-1788. The reasons for this decision are given in the introduction to this paper, which also includes some comments on the musical characteristics of the sonatas.



Inizio pagina
Alberto Viarengo
Musici, musicisti e musicanti a Novara tra Sette e Ottocento attraverso le fonti d'archivio. Con una bibliografia sulla musica a Novara (in ogni tempo)

La musica a Novara ha conosciuto un periodo particolarmente fecondo nell'Ottocento quando, accanto alla ricca attività teatrale, sono stati maestri di cappella della Cattedrale i compositori Pietro Generali, Saverio Mercadante, Carlo Coccia e Antonio Cagnoni. La presenza di questi nomi ha rappresentato un notevole volano per l'intensificarsi della vita musicale cittadina, testimoniata dalla attività sul territorio di musici, musicisti e musicanti i cui nomi, desunti da alcune fonti coeve qui oggetto di indagine, vengono riportati ordinati alfabeticamente e cronologicamente in tabelle. I dati di natura anagrafica rilevati nelle fonti manoscritte conservate presso l'Archivio di Stato di Novara si combinano con quelli più propriamente professionali presenti in almanacchi e guide a stampa, sempre dell'epoca, delineando un quadro del far musica in città a partire dal 1776, data del primo censimento conservato, sino alla fine del XIX secolo. Oltre ai protagonisti diretti appartenenti alle istituzioni cittadine (i teatri, le cappelle musicali, la scuola di musica, la banda) e alla musica popolare, sono stati presi in considerazione anche i protagonisti indiretti di questa grande stagione quali tipografi, stampatori, costruttori e rivenditori di strumenti musicali, persone di teatro. Questi dati potranno servire per ulteriori studi e approfondimenti sistematici, così come l'Appendice che tenta di fornire una esaustiva bibliografia sulla musica nel Novarese in ogni tempo.

******

Musicians, players and performers in Novara between the Eighteenth and Nineteenth Centuries, taken from archival sources. Accompanied by a historical bibliography on music at Novara

Music at Novara experienced a particularly rich period in the Nineteenth Century when, parallel to an intense theatrical activity, the composers Pietro Generali, Saverio Mercadante, Carlo Coccia and Antonio Cagnoni were maestri di cappella at the Cathedral. The presence of these names provided a notable stimulus for the intensification of the city's musical life, testified by the activity in the area of musicians, players and performers whose names gathered from sources of the time (the object of this investigation) are listed in tables alphabetically and chronologically. The anagraphical data found in manuscript sources preserved in the State Archives of Novara, when combined with those quoted in their professional capacity by printed almanacs and directories (always of the same period), give a picture of music-making in the city from 1776 (date of the first recorded census) up to the end of the xix century. In addition to the direct protagonists belonging to city institutions (theatres, cappelle, schools of music, the band) and to popular music, the indirect protagonists of this important season have also been taken in consideration, such as: typographers, printers, makers and sellers of musical instruments, people of the theatre. These data should be of service for future studies and systematic elaborations in the same way as the Appendix, which seeks to provide an exhaustive historical bibliography on music in Novara.



Inizio pagina
Daniela Macchione
«Ne' latifondi delle lettere, e delle arti belle» sotto l'occhio vigile della censura. Storia dell'«Eptacordo», periodico romano di metà Ottocento

Il saggio illustra la storia e l'attività dell'«Eptacordo», fonte periodica teatrale e musicale romana dell'Ottocento. Finora mai stato oggetto di studio specifico, l'«Eptacordo» ha risentito del forte condizionamento del contesto storico-politico degli ultimi 15 anni dello Stato Pontificio.
Dopo la sospensione nel 1849 a Roma di quasi tutti i giornali, soltanto nel 1852, e dopo aver vagliato numerose proposte, il governo pontificio concesse il permesso di pubblicare un giornale teatrale-musicale all'Accademia Santa Cecilia che in seguito, impossibilitata a realizzare il progetto, cedette il permesso a una società di cultori del teatro. Finalmente, nel marzo 1855 uscì il primo numero della nuova rivista musicale, l'«Eptacordo».
Il giornale offre un quadro dell'attività nei teatri, nelle accademie culturali, nei salotti, dalle stagioni di prosa e d'opera ai concerti, ai saggi dei giovani studenti, ai resoconti delle sessioni accademiche dell'Accademia Filarmonica e dell'Accademia dei Quiriti.
La concessione del permesso di stampa prevedeva che gli articoli fossero sottoposti alla revisione di entrambe le censure, ecclesiastica e politica. Gli inediti documenti d'archivio ritrovati, relativi alle revisioni compiute dalla censura sui testi del giornale, gettano luce sulle modalità del controllo dell'informazione musicale e, sebbene indirettamente, dello spettacolo stesso.
Gli esempi delle prime romane di Un ballo in maschera e di Don Alvaro (La forza del destino) illustrano il rapporto stabilito dall'«Eptacordo» con il governo pontificio; una relazione che ha isolato il periodico su una posizione di difesa dello spettacolo e dell'impresa romani e della Deputazione dei Pubblici Spettacoli, organo del governo pontificio preposto all'organizzazione degli spettacoli a Roma. Tale posizione fu la causa delle polemiche che nel corso degli anni Sessanta il periodico intrattenne con altri periodici italiani che l'accusavano di scarsa attendibilità. Negli stessi anni, le uscite si fecero progressivamente sempre più irregolari fino alla cessione della pubblicazione probabilmente nel marzo 1872, poco tempo dopo l'Unità.
La stessa cautela cui la documentazione ci invita nell'utilizzare l'«Eptacordo» come fonte di notizie sulla vita musicale romana dell'Ottocento, ne fa allo stesso tempo una valida fonte storica nell'indagine sul sistema produttivo culturale nella Roma preunitaria: una fonte, come ogni fonte storica, reticente e tendenziosa.

******

«Ne' latifondi delle lettere, e delle arti belle», under the eye of the censorship. A history of the «Eptacordo», a Roman periodical of the Nineteenth Century

This essay describes the history and activity of the «Eptacordo», a 19th century Roman journal of theatre and music. Thus far it has never been specifically studied. «Reticent and tendentious» like other historical documents, the «Eptacordo» serves as a source to reconstruct musical life in 19th century Rome, but also is useful when investigating cultural production in Rome before the Unification of Italy.
Over its almost 15 years of activity, the Roman journal suffered from the strong influence of the historical and political context during the waning years of the Papal States. After the suspension in Rome in 1849 of all newspapers and journals, only in 1852, after having examined several proposals, did the government grant permission to publish a journal of music and theater to the Accademia di Santa Cecilia. Two years later, the Accademia, unable to achieve the project, handed over its permission to a company of theater and music lovers. Finally, in March 1855 the first issue of «Eptacordo», the new journal, was issued.
The journal provides an outline of the cultural life in Rome, the entertainments offered by local as well as national theaters, cultural academies or private halls, from straight theatre and opera seasons to private or academic concerts or sessions of music associated with cultural institutions such as the Accademia Filarmonica or the Accademia dei Quiriti.
As specified in the Papal permission to publish, articles for the journal were normally submitted for review to two sets of censors, ecclesiastical and political. Archival documents related to the revisions made by the censorship, hitherto unpublished, illuminate the Roman government's efforts to control entertainment and, from a broader viewpoint, the circulation of information in Rome.
The first nights of Un Ballo in Maschera and Don Alvaro (La forza del destino), both by Giuseppe Verdi, illustrate the relationship established by the «Eptacordo» with the papal government and the Deputazione dei pubblici spettacoli. Given the importance of the «Roman Question» in this period to the history of Italy, these relationship isolated the journal within a defensive position. During the course of the 1860s this position led to controversies between the «Eptacordo» and other Italian periodicals, which accused the Roman journal of being unreliable. Over the same period the publication became increasingly irregular until it closed down, probably in March 1872, one and a half years after the Capture of Rome.



Inizio pagina
Paola Carlomagno
Costruttori e rivenditori di strumenti musicali a Milano nella Guida Savallo (1880-1920)

La Nuova Guida della città di Milano e sobborghi, ideata da Gaetano Savallo, vede la sua prima uscita nel 1880 per i tipi dell'Editrice Lombarda. I dati in essa contenuti hanno permesso di ricostruire l'attività dei costruttori e dei commerciati di strumenti musicali, attivi a Milano dal 1880 al 1920. La scelta di questo particolare ambito cronologico è stata dettata dal fatto che, oltre ad abbracciare simmetricamente il cambio di secolo con le sue relative implicazioni politiche, geografiche e sociologiche, i quarant'anni presi in esame fotografano il passaggio da un tipo di attività quasi esclusivamente artigianale a uno prevalentemente seriale-industriale. Oltre alle tradizionali attività di commercio di strumenti (tastiere, archi, fiati), spesso connessa al commercio di spartiti e materiali musicali, la Guida registra una significativa novità: la presenza degli Strumenti meccanici e automatici (player piano e reproducing piano) e affini (fonografi, grafofoni, grammofoni), nonché la produzione e il commercio del disco.
Il cambiamento dell'assetto commerciale è sottolineato anche dalle vesti grafiche e dai repentini cambiamenti editoriali che la Guida Savallo adotta per soddisfare di anno in anno le nuove esigenze dei suoi utenti: la pianta della città viene suddivisa in quadri toponomastici sempre più numerosi e simili a quelli dei moderni stradari, l'aggiornamento dei dati degli abbonati si fa progressivamente più dettagliato e puntuale, il sistema pubblicitario è via via più accattivante e incisivo, con le botteghe che trasformatesi in laboratori, ditte o monumentali stabilimenti pubblicano lunghi cataloghi e utili informazioni sulla storia, le caratteristiche, le offerte, i prezzi, le diverse possibilità di acquisto e di pagamento dei loro prodotti. I dati desunti dalla Guida Savallo, riportati fedelmente come in essa appaiono, sono poi stati confrontati, implementati e aggiornati attraverso la consultazione di altre guide commerciali coeve e di fonti bibliografiche di recente pubblicazione.

******

Makers and retailers of musical instruments in Milan listed in the «Guida Savallo» (1880-1920)

The first copy of the Nuova Guida della città di Milano e sobborghi, edited by Gaetano Savallo, was printed in 1880 by Editrice Lombarda. The data contained made it possible to reconstruct the activity of makers and retailers of musical instruments working in Milan from 1880 to 1920. The choice of this particular chronological period was dictated by the fact that, as well as symmetrically covering the turn of the century with its political, geographic and sociological implications, the forty years examined give a graphic account of the passage from an almost exclusively artisan activity to one that was prevalently industrial quantity production. In addition to the traditional activities of instrument retail (keyboards, strings, winds), often connected to the sale of scores and musical materials, the Guida records a significant novelty: the availability of mechanical (player piano and reproducing piano) and automatic (phonograph, graphophone, gramophone) instruments as well as the production and sale of records.
The alteration in trading trends is emphasized also by the various graphic layouts and the sudden editorial changes adopted in the Guida Savallo from year to year in order to satisfy the new demands of its users: the plan of the city was subdivided in always more numerous topographical squares resembling those of modern street directories, the updating of the information on subscribers became progressively more detailed and accurate, the advertising system always more attractive and incisive, while the original small shops, transformed into laboratories, firms or large establishments published lengthy catalogues and useful information on their history, characteristics, offers, prices, diverse possibilities of acquiring and paying for the products. The data extracted from the Guida Savallo and faithfully repeated verbatim have been compared, implemented and updated through consultation of other trade directories of the period and of recently published bibliographic sources.



Inizio pagina
Gianfranco Miscia
Archivi di musica. L'inventario del fondo Francesco Paolo Tosti dell'Istituto Nazionale Tostiano di Ortona

Il saggio presenta il risultato del lavoro di ordinamento della documentazione archivistica relativa al compositore Francesco Paolo Tosti e alla sua famiglia conservato nell'Istituto Nazionale Tostiano di Ortona, che sarà integralmente pubblicato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Il fondo Tosti, acquisito in più riprese nel corso di 15 anni, contiene carte personali, corrispondenza, composizioni musicali, rassegne stampa, materiale fotografico relativi al celebre autore di romanze.
Nel saggio vengono messe in luce prima di tutto le problematiche generali, a partire dalla definizione di un archivio di musica e delle sue particolarità come bene culturale. Si dà poi conto delle modalità di acquisizione della documentazione e delle problematiche di ordinamento degli archivi di persona e di famiglia. In questi casi infatti, non vi sono norme condivise o schemi precostituiti cui riferirsi come invece accade per gli archivi comunali o di altri enti pubblici. L'archivista deve quindi fare scelte che da un lato rispettino il 'metodo storico', dall'altro deve costruire un contesto significativo e utile per chi dovesse consultare l'inventario e quindi la documentazione. Si evidenzia cioè la difficoltà dell'archivista che da un lato non deve sovvertire i legami tra le carte derivanti dalle scelte dei possessori o per naturale sedimentazione della documentazione e dall'altro, in assenza di precedenti ordinamenti, deve operare delle scelte logiche e giustificabili per restituire uno spaccato della vita dei personaggi in modo da non abdicare al ruolo di informazione documentaria che caratterizza gli operatori dei settori degli archivi, delle biblioteche e dei musei. Inoltre, dall'ordinamento delle carte, viene alla luce la diversità e specificità del documento archivistico musicale rispetto a quello conservato nelle biblioteche. Attraverso l'esame concreto dell'interessante documentazione relativa a Francesco Paolo Tosti, il saggio pone questioni di metodo e fa emergere la specificità di un lavoro di inventariazione che non solo veicola ma crea esso stesso l'informazione.

******

Music archives. The inventory of the Francesco Paolo Tosti “fondo” of the Istituto Nazionale Tostiano at Ortona

This paper presents the results of setting in order the archive documentation relative to the composer Francesco Paolo Tosti and his family which is stored in the Istituto Nazionale Tostiano at Ortona and which is to be published in toto by the Italian Ministry of Cultural Heritage and Activities. The Tosti fondo was collected over a period of 15 years and includes personal papers, correspondence, musical compositions, press cuttings and photographic material relative to the celebrated song composer.
First of all, the paper discusses the basic problems encountered, starting from the definition of an archive of music and of its characteristics as a cultural heritage. The paper then gives an account of the modality of acquisition of the documentation and of the problems involved in reordering individual and family archives. In this connection, in fact, standard regulations or procedures which could be consulted do not exist, as instead they do in the case of municipal archives or those of other public bodies. The archivist must therefore make decisions which, on the one hand, respect the 'historical method' and on the other, provide a significative context useful for whoever wishes to consult the inventory and the documents. The difficulties facing the archivist therefore are that, on the one hand, he must not undermine the relationships between the various papers which form the documentation, either contributed by the owners or accumulated over the years, and on the other, in the absence of systematization standards, must make logical and justifiable choices so as to present a cross-section of the life of the individual in question in such a way as not to forego the role of providing documentary information which characterizes operators in the archive, library and museum sectors. In addition, the setting in order of the papers brought to light the diversity and particularity of the archival musical document compared to other documents preserved in the libraries. Through a realistic examination of the interesting documentation relative to Francesco Paolo Tosti, the present paper raises questions of method and brings to light the peculiarity of a work which not only diffuses but also itself creates information.

 


(traduzioni inglesi di Anne Ricotti)

Società Italiana di Musicologia

Sede legale: c/o Accademia Nazionale di Santa Cecilia
Largo Luciano Berio 3 - 00196 Roma
codice fiscale: 80098490370

Recapito postale: Casella Postale 318 Ag. Roma Acilia via Saponara 00125 Roma
cell.: 338 1957796
e-mail: segreteria@sidm.it
posta certificata: sidm@pec.it

altri contatti / mappa del sito / cookie policy