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Fonti Musicali Italiane

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copertina Fonti Musicali Italiane


«Fonti Musicali Italiane»
prosegue l'esperienza
di ricerca di «Le fonti musicali in Italia. Studi
e ricerche»
(1987-1993)



 

 

«Fonti Musicali Italiane» è la rivista della Società Italiana di Musicologia dedicata alle ricerche sulle fonti. Pubblica saggi in italiano, inglese e francese, relativi alle fonti utili alla ricerca sulla storia della musica in Italia: cataloghi e studi su manoscritti, edizioni musicali, libretti; spogli di periodici musicali e non; documenti d’archivio, carteggi, epistolari; documentazione utile alla ricerca organologica e iconografica; discografie; interventi sulle nuove tecnologie in rapporto alla ricerca sulle fonti musicali. I saggi pubblicati su «Fonti Musicali Italiane» intendono offrire – accanto ai materiali documentari presentati – una loro attenta valutazione critica. Ogni volume contiene infine un’ampia Rassegna bibliografica in cui sono elencati monografie, saggi, edizioni di musiche comparsi nell’anno precedente in Italia e all’estero, e relativi alla musica italiana.

«Fonti Musicali Italiane» è una rivista peer-reviewed che si attiene a una revisione double-blind per la selezione e la pubblicazione dei saggi. 

Fonti Musicali Italiane, 16 (2011)

Inserito in Fonti Musicali Italiane

Sommario

  • Angela Bellia, Musica e potere in Sicilia. Simboli musicali alla corte di Manfredi III Chiaromonte. Abstract.
  • Mayla Ordano - Silvia Caratti, «Successi del mondo» (1645-1669): spoglio delle notizie di interesse musicale. Abstract.
  • Michela Berti, Un caso di committenza dell'Ambasciatore francese a Roma: il Componimento Dramatico di Jommelli e il quadro Fête musicale di Pannini. Abstract.
  • Giovanni Polin, Il collezionismo librettistico a Venezia tra XVIII e XIX secolo: appunti per un quadro d’insieme. Abstract.
  • Grazia Carbonella, Musica e spettacolo nel Giornale patrio della famiglia Villani di Foggia (1800-1860). Abstract.
  • Armando Fabio Ivaldi, Uno scenografo e un teatro d’opera da riscoprire: Agostino Lessi e il Pagliano di Firenze. Abstract.
  • Marta Crippa, 1861: Le sorelle d’Italia. Mistero di Arrigo Boito posto in musica da Arrigo Boito e Franco Faccio. I testimoni dell'opera. Abstract.
  • Antonella Bartoloni, Una nuova fonte per la ricerca: il portale Permusica. Abstract.
  • Alessandra Rossi, Il progetto Bononcini. Abstract.
  • La Rassegna bibliografica 2010, a cura di Gaia Bottoni, Giulia Giovani, Leonardo Miucci.

Abstract


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Angela Bellia

Musica e potere in Sicilia. Simboli musicali alla corte di Manfredi III Chiaromonte (XIV secolo)

I dipinti del soffitto ligneo della Sala Magna di Palazzo Chiaromonte di Palermo furono commissionati da Manfredi III, appartenente al casato dei Chiaromonte. Nel tetto dello Steri è condensata una «vera enciclopedia dell’arte medievale», un vero speculum historiale e summa figurativa delle più diverse forme letterarie e iconografiche. Tutta la ricca e articolata trama di immagini, di elementi floreali, geometrici e antropomorfi, di stemmi araldici, di scritte d’argomento sacro o morale, di figure grottesche e lo sviluppo delle varie sequenze di rappresentazioni costituiscono la nervatura di una narrazione figurativa tesa a enunciare un messaggio didascalico e celebrativo: l’omaggio alla moglie di Manfredi III, Eufemia Ventimiglia. Non manca dall’«enciclopedia» la presenza di scene musicali e di danza, nonché di figure di suonatrici e suonatori, talvolta mostruosi, che rivela una stretta connessione con il mondo aristocratico e presuppone un internazionalismo «cortese» e una visione feudale del mondo che celebra la nobiltà come istituto e si avvia verso una progressiva laicizzazione culturale.

Le immagini musicali del soffitto evidenziano una notevole tempestività di informazione, da un lato rispetto ai rilevanti movimenti culturali verificatesi in Europa nel corso del Trecento e alla connessa produzione artistica, dall’altro rispetto al recupero di temi e motivi figurativi ripresi dall’antichità. Nella reinterpretazione dei pittori dello Steri i protagonisti delle scene musicali diventano preziose presenze, funzionali alla glorificazione della corte di Manfredi III e del suo potere.

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Music and power in Sicily. Musical symbols at the court of Manfredi III Chiaromonte (XIV century )

The paintings on the wooden ceilings of the Sala Magna of Palazzo Chiaromonte at Palermo were commissioned by Manfredi III of the house of Chiaromonte. An “authentic encyclopedia of medieval art” is condensed on the ceiling of the Steri, a genuine speculum historiale and summa figurativa of very different literary and iconographic forms. The rich and articulate web of pictures, of floral, geometric and anthropomorphic elements, of heraldic crests, of sacred or moral inscriptions, of grotesque figures and the sequences of these artistic images constitute the nervature of a figurative narration intent on presenting an instructive and celebratory message: a homage to Euphemia Ventimiglia, the wife of Manfredi III. The “encyclopedia” does not lack musical and dance scenes as well as figures of male and female musicians, sometimes grotesque, revealing a close connection with the aristocratic world and implying a “courtly” internationalism and a feudal vision of a world that celebrates the Nobility as an institution and is moving towards the onset of cultural secularization.

The musical images of the ceiling provide a splendid opportunity for gathering information with regard, on the one hand, to the significant cultural movements taking place in Europe during the fourteenth century together with the associated artistic production and, on the other, to the revival of figurative themes and motifs of antiquity. In the reinterpretation of the Steri painters, the protagonists of the musical scenes become invaluable witnesses to the glorification of the court of Manfredi III and of his governance.



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Silvia Caratti - Mayla Ordano

«Successi del mondo» (1645-1669): spoglio delle notizie di interesse musicale

Il 1° febbraio 1645 vide la luce nella capitale sabauda il primo numero dei «Successi del mondo», gazzetta voluta dalla duchessa reggente, Cristina di Francia, che concesse all'abate Pietro Antonio Socini il privilegio di stampare notizie relative alla città di Torino - e non solo - servendosi dello stampatore ducale Giovanni Sinibaldo. I «Successi», che sopravvissero fino al 1669, uscivano due volte la settimana dando conto dei principali avvenimenti riguardanti le più importanti corti europee, con particolare attenzione alle questioni belliche e politico-dinastiche. A parte venivano talvolta stampati opuscoletti, panegirici, relazioni su battaglie, tumulti o altre questioni politiche, che ancora oggi capita di trovare allegati agli esemplari.

Dopo una breve introduzione che ricostruisce, anche attraverso i documenti d'archivio, le principali tappe della vita della gazzetta e del suo fondatore, il contributo propone la trascrizione delle notizie di interesse musicale rinvenute negli esemplari a noi noti (conservati a Torino presso la Biblioteca Nazionale Universitaria, la Biblioteca Reale e l’Archivio Storico della Città, e nella Città del Vaticano presso la Biblioteca Apostolica Vaticana). Tralasciando i generici riferimenti ai Te Deum, cantati ad ogni piè sospinto, si tratta di notizie (spesso ignorate dalla letteratura di riferimento) relative a feste e spettacoli allestiti per lo più presso la corte francese e quella sabauda, con particolare attenzione agli aspetti dinastici, cerimoniali e spettacolari. Lo spoglio è corredato dagli indici dei nomi e dei titoli di interesse musicale.

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«Successi del mondo» (1645-1669): culling of news items of musical interest

On February 1, 1645 the first number of “Successi del mondo” appeared in the news-stands of the Savoy capital, a gazette published by express wish of the Regent, Grand Duchess Cristina of France, who granted Abbot Pietro Antonio Socini not only the privilege of printing items of news concerning Turin, but also the possibility of using the ducal printer, Giovanni Sinibaldo. The “Successes”, which continued up to 1669, came out twice a week and recounted the principal events occurring at the most important European courts, with particular attention to war correspondence and political-dynastic issues. Sometimes laudatory pamphlets, reports of battles, riots or other political events were printed separately and can still be found today attached to copies of the gazette.

After a short introduction reconstructing – also by means of archive documents – the main stages in the life of the gazette and of its founder, the article proposes the transcription of news items of musical interest discovered in the examples examined (preserved at Turin in the Biblioteca Nazionale Universitaria, the Biblioteca Reale and the city’s Historical Archive and at Rome in the Biblioteca Apostolica Vaticana of Vatican City), ignoring the multitude of generic references to the singing of Te Deums and concentrating on the accounts (often ignored by reference literature) on the festivities and entertainments organized for the most part at the French and Savoy courts, with particular attention to the dynastic, ceremonial and spectacular aspects. The examination is accompanied by indexes of the names and headlines of musical interest.



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Michela Berti

Un caso di committenza dell’Ambasciatore francese a Roma: il Componimento Dramatico di Jommelli e il quadro Fête musicale di Pannini per le nozze del Delfino di Francia (1747)*

Frédéric-Jérôme de la Rochefoucauld fu ambasciatore francese presso la Santa Sede dal 1745 al 1748. Nel 1747 si celebrarono a Versailles le seconde nozze del Delfino di Francia, Louis Ferdinand, con Maria Giuseppa di Sassonia. Come consuetudine, l’evento fu occasione di grandiosi festeggiamenti anche a Roma.

Il saggio ricostruisce le manifestazioni di allegrezza organizzate nella città papale dall’ambasciatore: Messa e Te Deum a S. Luigi de’ Francesi, corteggio, fuochi d’artificio, rinfreschi e una magnifica cantata celebrativa eseguita per tre sere presso il teatro Argentina. L’autore della musica della cantata fu Niccolò Jommelli, già affermato a Roma come operista; la stesura del testo del libretto venne affidata a Flaminio Scarselli, bolognese. Le scenografie e le decorazioni del teatro furono opera di Giuseppe Pannini, figlio del più celebre Gian Paolo, già da molti anni a servizio degli ambasciatori francesi a Roma. Quest’ultimo ci ha lasciato una tela commemorativa della serata commissionata come dono al Re di Francia dall’ambasciatore, ora conservata presso il Musée du Louvre, fonte di preziose informazioni anche per la ricostruzione dell’evento musicale.

Numerose le fonti di diversa natura a noi pervenute che contribuiscono a rendere la ricostruzione di questo evento particolarmente vivida e affidabile: oltre alle cronache dell’epoca, abbiamo una nutrita corrispondenza tra vari personaggi di spicco; i documenti conservati presso l’Archives des Pieux Etablissements de France à Rome et à Lorette relativi alle esecuzioni musicali a S. Luigi de’ Francesi; il libretto di Flaminio Scarselli; la partitura della cantata, recentemente ritrovata e di cui si dà qui la prima descrizione.

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A commission from the French ambassador at Rome: Jommelli’s Componimento Dramatico and Pannini’s Fête musicale for the wedding of the Dauphin of France (1747)*

Frédéric-Jérôme de la Rochefoucauld was French Ambassador to the Holy See from 1745 to 1748. In 1747 the second wedding of the Dauphin of France, Louis Ferdinand, to Maria Giuseppa of Saxony was celebrated at Versailles. As was the custom, the event was the occasion for grandiose festivities also in Rome.

The paper reconstructs the manifestazioni di allegrezza organized in the papal city by the Ambassador: Mass and Te Deum at St. Luigi de’ Francesi, procession, fireworks, refreshments and a magnificent celebratory cantata sung at Teatro Argentina on three successive evenings. The composer of the music of the cantata was Niccolò Jommelli, already well-known at Rome for his operas; the text of the libretto was entrusted to the Bolognese Flaminio Scarselli.

Giuseppe Pannini was responsible for the scenography and decorations of the theatre; son of the more celebrated Gian Paolo he had already been for many years in the employ of the French ambassadors at Rome. A commemorative painting of the event by Gian Paolo, commissioned by the Ambassador as a gift to the King of France, is now preserved at the Musée du Louvre and is a source of precious information also for reconstructing this musical event. Numerous different sources have reached us which contribute to making the reconstruction of this event particularly vivid and dependable: in addition to the chronicles of the period we have not only a considerable corrispondence between various distinguished personalities of the time, but also documents in the Archives des Pieux Etablissements de France à Rome et à Lorette relative to the musical performances at S. Luigi de’ Francesi, the libretto of Flaminio Scarselli and the score of the cantata, recently rediscovered and given here its first description.



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Giovanni Polin

Il collezionismo librettistico a Venezia tra XVIII e XIX secolo: appunti per un quadro d'insieme

Il mito di Venezia come luogo fondativo del melodramma trova un suo preciso riflesso fin dal XVIII secolo nelle diverse raccolte (più o meno complete) dei libretti dei drammi per musica allestiti sui palcoscenici della Dominante che vennero collezionate, ad esempio, da letterati come Apostolo Zeno, librai come Antonio Groppo, notai come Raffaele Todeschini, e figure più complesse come il conte Marcantonio Corniani degli Algarotti.

Se sono note agli studiosi varie collezioni complete dei libretti dei melodrammi dati a Venezia dal 1637 alla caduta della Repubblica, meno noto è che l'importanza di queste serie è legata anche ai cataloghi completi di tali opere che diversi di questi raccoglitori acquisirono o redassero di proprio pugno annotando non solo le varie differenti ristampe e le varie riprese per cui non si reimpresse un testo ma anche e soprattutto frequenti note di carattere cronachistico, preziose per conoscere il contesto e gli esiti dei drammi inscenati, oltre che per l'attribuzione di opere apparentemente adespote. Assieme al noto catalogo redatto da Antonio Groppo vanno sicuramente presi in considerazione i vari e preziosi manoscritti raccolti a questo scopo nella ricchissima collezione Corniani Algarotti dispersa per motivi ereditari tra due biblioteche e la cui storia si ricostruisce qui per la prima volta. Giova fin d'ora segnalare il ritrovamento in una di queste biblioteche di una preziosa raccolta di autografi di drammi per musica (e non solo) del librettista Giuseppe Foppa.

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Libretto collections in Venice between the eighteenth and nineteenth centuries: notes for an overall picture

The myth of Venice as the birthplace of opera stems from the existence since the eighteenth century of diverse collections (more or less complete) of libretti for music dramas produced on the stages of the Dominante, collected (for example) by men of letters like Apostolo Zeno, booksellers like Antonio Groppo, notaries like Raffaele Todeschini and more complex figures like Count Marcantonio Corniani degli Algarotti.

Scholars are well aware of the existence of complete collections of opera librettos presented at Venice from 1637 up to the fall of the Republic, but less well-known is the fact that the importance of these various collections is also connected with the unabridged catalogues of the operas which many of the collectors acquired or themselves rewrote, noting the various different reprints and revivals, with the result that not only the texts were reprinted, but also – and above all – notes of a chronological nature which are invaluable for giving information on the context and reception of the dramas staged, as well as for the attribution of operas hitherto anonymous.

Considered worthy of attention, together with the well-known catalogue compiled by Antonio Grosso, are the various invaluable manuscripts (culled for this purpose) in the rich collection of Corniani Algarotti and dispersed on his death between two libraries, whose history has been reconstructed here for the first time. It is worthwhile mentioning that a precious collection of autographs of musical dramas (and not only these) belonging to the librettist Giuseppe Foppa has been found at one of the libraries.



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Grazia Carbonella

Musica e spettacolo nel Giornale patrio della famiglia Villani (1800-1860)

Il Giornale patrio è una cronaca dei principali eventi accaduti nella città di Foggia: compilata per “privata memoria” dal primo estensore, Carlo Maria Villani, e proseguita dal fratello Andrea Maria e dai suoi figli, Francesco Paolo e Giovanni, redatta in forma di diario, copre l’intero Ottocento. La narrazione degli eventi cittadini appare in linea di massima stringata e impersonale, tuttavia le diverse annate non risultano uguali per ricchezza di dettagli, probabilmente perché redatte da differenti autori.

L’interesse per il Giornale patrio è motivato dall’esiguo numero di fonti locali utili per la ricostruzione storico-musicale della Capitanata, anche a causa degli eventi bellici del secolo scorso. La lettura di questa lunga cronaca risulta interessante per ricostruire non solo la storia dei teatri e dei loro allestimenti, di cui è relativamente semplice trovare traccia nei documenti d’archivio, quanto per delineare un altro panorama, meno battuto dalle ricerche e meno attestato dai documenti ufficiali. Si tratta di tutta una serie di iniziative minori, rispetto agli eventi teatrali, quali accademie musicali – organizzate anche in abitazioni private e che testimoniano una vivace attività dilettantistica – oltre alle manifestazioni civili e religiose, in cui la musica era sempre protagonista col sostegno di allestimenti effimeri, puntualmente riferiti nel Giornale, di cui altrimenti non avremmo traccia. È possibile così acquisire dettagli e nomi inediti, utili sia per connotare ulteriormente le biografie dei musicisti in transito per Foggia, sia per delineare il panorama musicale cittadino. La cronaca, infatti, riferisce nomi e attività dei dilettanti locali, dei maestri di cappella e delle principali istituzioni cittadine, consentendo, così allo studioso di tracciare una quadro più articolato da cui è possibile desumere quale fosse il contesto culturale e musicale del primo Ottocento a Foggia.

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Music and entertainment in the Giornale patrio of the Villani family (1800-1860)

The Giornale patrio began as a chronicle of the principal events taking place in the city of Foggia. Compiled for ‘personal recollection’ by its first editor Carlo Maria Villani, continued by his brother Andrea Maria and by their respective sons Francesco Paolo and Giovanni, it was realized in the form of a diary covering the whole nineteenth century. The narration of the city events is as a rule concise and impersonal; however, the accounts of the various years are not equal in richness of detail, probably because written by different authors.

Interest in the Giornale patrio is justified by the limited number of local sources useful for a historical-musical reconstruction of the Capitanata (due also to the wars of the nineteenth century). Reading the lengthy chronicle is of interest not only for reconstructing the history of the various theatres and their productions (easily traced in archive documents), but also for outlining another panorama, less researched and less supported by official documents. That is, the series of minor initiatives (in comparison to theatrical performances) such as musical academies – organized also in private houses and bearing witness to a lively amateur activity – and secular or religious events where the music was always protagonist supported by ephemeral productions, duly recounted in the Giornale, which otherwise would have disappeared without trace. In this way it has been possible to obtain hitherto unpublished details and names, useful both for completing the biographies of musicians passing through Foggia and for outlining the city’s musical panorama. The chronicle, in fact, cites the names and activities of local amateurs, of maestri di cappella, of the principal institutions of the city, thus enabling the scholar to trace a more detailed picture from which the cultural and musical circumstances of early nineteenth-century Foggia can be deduced.



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Armando Fabio Ivaldi

Uno scenografo e un teatro d’opera da riscoprire: Agostino Lessi e il Pagliano di Firenze (1852-1873)

L’attività di Agostino Lessi si lega in modo abbastanza stretto con un teatro molto noto a Firenze dopo il 1850 e particolarmente caro ad Aldo Palazzeschi. Questo saggio costituisce una prima indagine sullo scenografo, riscoperto in questa occasione, al fine di ricostruire tanto la sua biografia quanto la sua carriera artistica, svoltasi probabilmente soprattutto in Toscana ed in special modo nel Teatro Pagliano di Firenze. Il Lessi, come il più anziano collega Michele Canzio attivo al Teatro Carlo Felice di Genova (1828-1850 ca.), è stato finora impropriamente considerato una “figura minore” nel panorama degli scenografi che lavorarono nella prima metà e a cavallo dell’Ottocento, mentre costituisce invece, con ogni probabilità, un interessante esempio di “assimilazione-trasformazione” di famosi modelli altrui, al fine di creare originali prototipi scenografici legati soprattutto alla messinscena di opere verdiane. Un ulteriore obiettivo del saggio è pure quello di chiarire meglio, sia pure con altri interventi al riguardo, la cospicua programmazione di opere e balli proposti al Teatro Pagliano, per quanto possibile integrati con la produzione di scene di Agostino Lessi, in un arco storico-politico e culturale che abbraccia un importante periodo della storia italiana (dai Lorena fino a dopo l’Unità d’Italia). La nuova sala fiorentina, ancora oggi esistente come Teatro Verdi, era stata inaugurata nel 1854 con il Viscardello di Verdi ed era stata fatta costruire da Girolamo Pagliano, da cui prese il nome, un chiacchierato farmacista-imprenditore, nonché cantante mancato, che aveva fatto fortuna con un omonimo sciroppo lassativo venduto anche all’estero.

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The rediscovery of a scenographer and an opera house: Agostino Lessi and the Pagliano of Florence (1852-1873)

The productions of Agostino Lessi were connected more or less exclusively with a theatre well-known at Florence after 1850 and particularly dear to Aldo Palazzeschi. This article presents the first research study on the scenographer, rediscovered on this occasion, with the object of reconstructing his artistic career as well as his biography, a career pursued probably above all in Tuscany – and especially at the Teatro Pagliano of Florence. Lessi, like his older colleague Michele Canzio (active at Teatro Carlo Felice from 1828-1850 circa), has been to date wrongly considered a “minor figure” in the panorama of scenographers who worked astride the eighteenth century. Instead, he was almost certainly an interesting example of “assimilation-transformation” of celebrated models of others with the object of creating original scenographic prototypes linked above all to the mise en scène of Verdi’s operas. Despite the existence of other researches, an additional object of this article is to illustrate more clearly the noteworthy programming of operas and ballets presented at Teatro Pagliano – completed whenever possible with Agostino Lessi’s scenes – during a historical-political and cultural time-frame which embraces an important period of Italian history (from the Lorenas to after the Unity of Italy). Built to the order of Girolamo Pagliano and originally named after him, the much talked-about chemist-entrepreneur and failed singer who had made a fortune with a laxative syrup which bore his name and was also sold abroad, the new Florentine theatre (still in existence today as Teatro Verdi) was inaugurated in 1854 with Verdi’s Viscardello.



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Marta Crippa

1861: Le sorelle d’Italia. Mistero di Arrigo Boito posto in musica da Arrigo Boito e Franco Faccio. I testimoni dell’opera

Per la solenne Accademia finale del Regio Conservatorio di Milano dell’anno scolastico 1860-1861, Arrigo Boito e Franco Faccio, che quell’anno concludevano gli studi, composero Le Sorelle d’Italia, mistero in due parti con prologo. La composizione, una “cantata celebrativa” per soli, coro e orchestra, celebra l’indipendenza italiana appena ottenuta, ma rivela nel contempo un atteggiamento sovranazionale nel rivolgersi all’Ungheria, alla Polonia e alla Grecia e nell’intento di farsi interprete della loro cultura, dei loro miti, delle loro tradizioni musicali. Queste nazioni sono le “sorelle” che avevano conosciuto o che ancora sopportavano la dominazione dello straniero. L’opera venne immediatamente recepita come una novità rispetto ai tradizionali saggi del Conservatorio, sia per i contenuti poetici – un intreccio di mitologia classica, germanica, slava, greca e di tradizioni cristiane – sia per la musica, di cui fin da subito si parlò in termini di “musica dell’avvenire”.

L’articolo presenta la composizione a partire dal testo poetico e dalla lettura degli articoli comparsi sulla stampa dell’epoca all’indomani dell’esecuzione nell’agosto-settembre 1861; segue l’analisi, la descrizione e il confronto, dal quale sono emerse alcune varianti, dei testimoni musicali manoscritti e a stampa: quattro manoscritti conservati presso la Biblioteca del Conservatorio “G. Verdi” di Milano (I-Mc), di cui uno autografo di Boito; due riduzioni per canto e pianoforte pubblicate da Tito di Giovanni Ricordi nel 1861-2; le parti di soprano, tenore e basso del coro stampate da Francesco Lucca per l’esecuzione dell’Accademia del Conservatorio. Completa la presentazione dei testimoni il libretto della composizione pubblicato da Luigi di Giacomo Pirola nel 1861.

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1861: Le sorelle d’Italia. Mystery of Arrigo Boito set to music by Arrigo Boito and Franco Faccio. The sources of the work

For the solemn final Academy of the Royal Conservatory of Milan, school year 1860-1861, Arrigo Boito and Franco Faccio – who completed their studies that year – composed Le Sorelle d’Italia, mistero in due parti con prologo. The composition was a «cantata celebrativa» for solo voices, chorus and orchestra commemorating the recently obtained Italian independence but at the same time it manifested a supranational approach in the inclusion of Hungary, Poland and Greece as “sisters” (“sorelle”), three nations which had known – and still suffered – foreign domination and in the announced intention to act as interpreter of their culture, myths, musical traditions. The cantata was at once considered a new departure compared with the traditional essays of the Conservatory, both for its poetic content – an interweaving of classical, Germanic, Slavonic and Greek mythology with Christian traditions – and for the music, which from the start was described as “music of the future”.

The article presents the composition starting from the poetic text and the critiques appearing in the press the day after the performance of August-September 1861; analysis, description and comparison of the musical manuscript and printed sources then follow, with the discovery of several versions of the work: four manuscripts preserved in the Library of the “G. Verdi” Conservatory of Milan (I-Mc), including an autograph of Boito; two arrangements for voice and piano published by Tito di Giovanni Ricordi in 1861-2; the soprano, tenor and bass parts of the chorus printed by Francesco Lucca for the Academy of the Conservatory. The presentation of these sources is completed by the libretto of the cantata published by Luigi di Giacomo Pirola in 1861.



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Antonella Bartoloni

Una nuova fonte per la ricerca: il portale Permusica

Il portale Permusica (http://www.permusica.eu) raccoglie la pubblicazione on line di due siti web: la Banca Dati della Critica Musicale Italiana (BaDaCriM) e Periodici musicali del Novecento (Permusica). Il primo di essi, finanziato come Progetto di Ricerca di Interesse Nazionale (PRIN) fra 2005 e 2009 - diretto da Fiamma Nicolodi e Luisa Zanoncelli, con la collaborazione di Mila De Santis e il coordinamento di Antonella Bartoloni – ha coinvolto le sedi di Cagliari, Firenze, Napoli, Parma e Torino e ha previsto lo spoglio e la catalogazione dei contributi musicologici contenuti in periodici italiani, sia musicali sia a carattere più ampiamente culturale, dei primi tre quarti circa del secolo XX. Per ogni contributo, il programma di schedatura registra i riferimenti bibliografici e un abstract. Nel saggio si fornisce l’elenco delle riviste musicali, musicologiche ed etnomusicologiche oggetto della catalogazione, e un modello di scheda.

Il secondo progetto, Periodici musicali del Novecento (Permusica), diretto da Fiamma Nicolodi, con la collaborazione di Antonella Bartoloni, è un sistema di digitalizzazione e gestione integrata della documentazione, volto a soddisfare le esigenze di accessibilità e di ricerca relativamente ai testi di critica musicale novecentesca pubblicati sia in riviste specializzate, sia in riviste letterarie di ampio interesse culturale: il sito consente quindi di consultare gli articoli in full-text, nonché di effettuare molteplici ricerche sui testi.

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A new research source: the Permusica Portal

The Permusica portal (http://www.permusica.eu) provides access to and offers on-line information from two web sites; the Data Bank of Italian Music Criticism (BaDaCriM) and Twentieth-century Music Periodicals (Permusica). The first site, subsidized from 2005 to 2009 as a Research Project of National Interest (PRIN), was arranged by Fiamma Nicolodi and Luisa Zanoncelli with the collaboration of Mila De Santis and the coordination of Antonella Bartoloni, and involved offices at Cagliari, Florence, Naples, Parma and Turin for the selection and cataloguing of musicological contributions contained in Italian periodicals (both musical and more widely cultural) published during the first three-quarters circa of the twentieth century. The filing programme recorded bibliographic references and an abstract for each contribution. The present paper includes a list of the catalogued musical, musicological and ethnomusicological journals together with a model of the index card.

The second site, Twentieth-century Music Periodicals (Permusica), arranged by Fiamma Nicolodi with the collaboration of Antonella Bartoloni, is a system of digitization and integrated management of the documentation which aims at satisfying the access and research requirements connected with the texts of twentieth-century musical criticism published not only in specialized journals, but also in literary journals of wide-ranging cultural interest: the site, in fact, permits consultation of the articles in full-text as well as many-sided research on the texts.



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Alessandra Rossi Lürig

Il Progetto Bononcini (2008-2011)

Il contributo descrive il progetto coordinato di recupero e divulgazione dell'opera di Giovanni Bononcini (1670-1747), uno dei più noti e affermati compositori della sua epoca. Il progetto, realizzato nel 2008-2011 dalla Fondazione Arcadia in collaborazione con il Ministero per i Beni e le attività culturali - Beni librari, e con Clori: Progetto nazionale di catalogazione della cantata italiana, a cura di Società Italiana di Musicologia, Università di Roma 2-Tor Vergata, Istituto Italiano per la Storia della Musica, comprende un sito web, una serie di pubblicazioni a stampa, una serie di esecuzioni musicali. Il sito, www.bononcini.org, è dedicato soprattutto al catalogo completo delle opere, ma contiene anche bibliografia e discografia, materiale iconografico e pubblicazioni di opere scelte (edizioni musicali, saggi critici) liberamente scaricabili. Nel corso del progetto sono state realizzate tre edizioni critiche di composizioni di Bononcini, edite da LIM, Lucca, nella collana Fondazione Arcadia - Musiche del Settecento: La conversione di Maddalena, a cura di Raffaele Mellace; Cantate a Clori, a cura di Sara Dieci; Cantate con strumenti della Biblioteca del Monumento Nazionale di Montecassino, a cura di Michele Vannelli. Il lavoro di catalogazione e il recupero e l’edizione dei testi musicali ha consentito di eseguire alcune composizioni di Giovanni Bononcini nell’ambito del Festival MITO. Nel saggio sono descritte le caratteristiche delle pubblicazioni a stampa, la struttura della scheda catalografica e i principali risultati ottenuti nella revisione del catalogo bononciniano.

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The Bononcini Project (2008-2011)

The article describes the coordinated project of recovery and divulgation of the works of Giovanni Bononcini (1670-1747), one of the most well-known and successful composers of his time. The project was realized in 2008-2011 by Fondazione Arcadia (in collaboration with the Ministry of Cultural Heritage and Activities - Beni Librari) and with Clori: Progetto nazionale di catalogazione della cantata italiana (a project of, Istituto Italiano per la Storia della Musica, Società Italiana di Musicologia, Università di Roma 2-Tor Vergata) and included a web site, a series of printed publications and a series of musical performances. The site, www.bononcini.org, is dedicated above all to the complete catalogue of Bononcini’s works but also offers a bibliography and a discography, iconographic material and publications of selected works (musical editions, critical papers) all of which can be downloaded Three critical editions were realized of Bononcini’s compositions during the course of the project, published by LIM of Lucca in the series Fondazione Arcadia – Eighteenth-century Music: La conversione di Maddalena (edited by Raffaele Mellace); Cantate a Clori (edited by Sara Dieci); Cantate con strumenti della Biblioteca del Monumento Nazionale di Montecassino (edited by Michele Vannelli). The cataloguing, recovery and publishing of the musical texts made it possible for some compositions of Giovanni Bononcini to be performed during the MITO Festival. The present paper describes the characteristics of the printed publications, the structure of the catalogue card and the principal results obtained in the revision of the Bononcini catalogue.

 

Fonti Musicali Italiane, 15 (2010)

Inserito in Fonti Musicali Italiane

Sommario

  • Francesco Rocco Rossi, Leonardo, Boezio o David? Le immagini miniate nel Liber Musices di Florentius (I-Mt 2146) e le loro (im)possibili letture iconografiche. Abstract.
  • Piero Gargiulo, Philippus de Monte nelle testimonianze del primo Seicento: fonti e modelli di citazione. Abstract.
  • Teresa M. Gialdroni, Arie e cantate nella Biblioteca Comunale di Urbania. Abstract.
  • Barbara Cipollone, I Monti e la stampa della musica a Bologna nel secondo Seicento. Abstract.
  • Claudio Bacciagaluppi – Janice Stockigt: Italian Manuscripts of Sacred Music in Dresden: The Neapolitan Collection of 1738-1740. Abstract.
  • Silvia Caratti, «Della maniera da tenersi per solennizzare le feste dell’Università»: la musica all’Ateneo di Torino nel Settecento. Abstract.
  • Anthony Hart, Monsignor Antonino Reggio, cembalista e compositore del Settecento. Abstract.
  • Riccardo Giusti, Il Teatro d'Angennes di Torino. Profilo storico, cronologia e catalogo dei libretti (1765-1848). Abstract.
  • Luca Aversano, Una fonte per la storia musicale del Mezzogiorno d’Italia alla metà del XIX secolo: Il Regno delle Due Siciliedescritto ed illustrato di Filippo Cirelli. Abstract.
  • Rassegna bibliografica 2009, a cura di Gaia Bottoni, Giulia Giovani, Leonardo Miucci.

Abstract


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Francesco Rocco Rossi

Leonardo, Boezio or David? the illuminated images in the Liber Musices of Florentius (I-Mt 2146) and their (im)possible readings

The Liber Musices preserved in the Biblioteca Trivulziana at Milan (ms. 2146) is a manual of musical theory compiled between 1484 and 1492 by a mysterious Florentius musicus, explicitly commissioned by Cardinal Ascanio Maria Sforza, brother of Ludovico the Moor, duke of Milan. Apart from the doctrinal contents of the treatise, the codex has always galvanized the attention of scholars for its “exterior” illuminations which make it without doubt one of the most superb artefacts of palaeographic and miniature art of the time. The codex was handwritten in Florence at the atelier da Verrazzano (one of the most prestigious in Italy) and was miniated by Attavante degli Attavanti, the celebrated miniaturist of the Italian Quattrocento. In particular, Attavanti knew how to give the manuscript a luxurious allure which found its summa above all in the two initial chartae, endowed with exuberant decorations and a great number of figurative embellishments. The present article concentrates in fact on the iconography of the frontispiece, searching for plausible clues to reading, given that there has been more than one attempt in the last two centuries to explain some of the images whose figurative features are somewhat “singular”. There are for instance musicians portrayed in such unusual postures as to prompt iconographic readings that are frequently “absurd” if not totally incorrect from an organological point of view. This article therefore reviews in primis the above-mentioned attempts at decoding and, finally, proposes a possible explanation of the figurative pecularities of the Liber Musices.

 

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Leonardo, Boezio o David? Le immagini miniate nel Liber Musices di Florentius (I-Mt 2146) e le loro (im)possibili letture iconografiche

Il Liber Musices conservato presso la Biblioteca Trivulziana di Milano (ms. 2146) è un manuale di teoria musicale redatto tra il 1484 ed il 1492 da un enigmatico Florentius musicus su esplicita commissione del Cardinale Ascanio Maria Sforza, fratello di Ludovico il Moro duca di Milano. Al di là degli aspetti dottrinali del trattato, il codice ha da sempre catalizzato l’attenzione degli studiosi per le proprie caratteristiche ‘esteriori’ che ne fanno indubbiamente uno dei più superbi manufatti dell’arte paleografica e miniaturistica dell’epoca. Esso fu vergato a Firenze nella bottega dal Verrazzano (una delle più prestigiose d'Italia) e fu miniato da Attavante degli Attavanti, il più blasonato miniatore del Quattrocento italiano. In particolare quest’ultimo ha saputo conferire al manoscritto una allure di gran lusso che trova la propria summa soprattutto nelle due chartae iniziali dotate di rigogliosa decorazione e di un’altissima densità figurativa. E proprio sull’iconografia di questo frontespizio si concentra il presente articolo alla ricerca di una plausibile chiave di lettura dal momento che, nei due secoli scorsi, non sono mancati tentativi di interpretazione di alcune immagini dotate di caratteristiche figurative quantomeno ‘singolari’. Si tratta, infatti, di musici ritratti in pose talmente inusuali da stimolare letture iconografiche spesso assolutamente ‘fantasiose’ quando non addirittura scorrette sotto il profilo organologico. In questa sede, quindi, in primis si darà conto di tutti questi tentativi di decodificazione ed alla fine si proporrà una possibile spiegazione delle stranezze figurative del Liber Musices.



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Piero Gargiulo

Appreciation of Philippus de Monte in the early Seicento: sources and examples of citations

Already significant in the last twenty years of Monte’s activity (1583-1603) are a number of examples – at various levels – revealing his title to fame: the lute and keyboard tablature of sacred (as in Novae tabulae musicae testidunariae of Barbetta, 1582 or in Thesaurus motetarum of Paix, 1589) and profane pieces (as in the second edition of Galilei’s Fronimo, 1584 or in Phalèse’s Pratum musicum, 1584); the presence in celebrated miscellanea (for instance in Phalese’s Musica divina, 1583 or in Lindner’s Corollarium, 1590); the tokens of esteem in the dedications to the sylloges of Felis (1591) and Massaino (1592); the theoretical testimonies of Morley (1597) and of Calvisius (1600).

In the two decades after his death, other illustrious figures (Monteverdi, Cerone, Magirus, Zacconi) demonstrated their acquaintance with Monte’s work, corroborating its circulation and appreciating its contents with comments, appraisals or critical observations of varying type and origin.

By researching and re-examining the more relevant examples of the above-mentioned collection of opinions (but also on the strength of some unpublished citations), the intention of this article is to compare the sources and the examples of citations, ascertain their validity and outline what stylistic definition can be attributed to the figure and work of Monte during the first half of the Seicento: “classical” polyphonist (together with Palestrina and Lasso) or innovator and “modern' musician (together with Marenzio and Wert).

 

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Philippus de Monte nelle testimonianze del primo Seicento: fonti e modelli di citazione

Significativi già nell'ultimo ventennio di attività (1583-1603) sono alcuni esempi, a vari livelli, della fortuna di Monte: le intavolature liutistiche e tastieristiche di brani sacri (come nelle Novae tabulae musicae testidunariae di Barbetta, 1582 o nel Thesaurus motetarum di Paix, 1589) e profani (come nella seconda edizione del Fronimo di Galilei, 1584 o nel Pratum musicum di Phalèse, 1584); la presenza in celebri miscellanee (come nella Musica divina di Phalèse, 1583 o nel Corollarium di Lindner, 1590); le attestazioni di stima nelle dediche delle sillogi di Felis (1591) e Massaino (1592), le testimonianze teoriche di Morley (1597) e di Calvisius (1600).

Nel ventennio successivo alla morte altri insigni personaggi (Monteverdi, Cerone, Magirus, Zacconi) mostrano di conoscere l'opera di Monte, rafforzandone la circolazione e apprezzandone i contenuti, con interventi, valutazioni o rilievi critici di varia matrice.

Documentando e rivisitando alcuni tra gli esempi più rilevanti di tale rassegna di giudizi (ma anche attraverso il supporto di alcune inedite citazioni), l’articolo intende confrontare le fonti e i modelli di citazione, misurarne l'effettiva rispondenza e delineare a quale definizione stilistica possano ricondursi la figura e l'opera di Monte nella prima metà del Seicento: polifonista 'classico' (accanto a Palestrina e Lasso) o innovatore e musico 'moderno' (accanto a Marenzio e Wert).



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Barbara Cipollone

The Monti and the printing of music at Bologna during the second half of the Seicento

The paper presents the results of extensive research on the Bologna printing house of Giacomo Monti and his son Pier Maria. After illustrating the earlier publishing activity in Bologna (especially Giovanni Rossi) and the principal features of music at Bologna in the Seicento, the paper examines the progress of Monti, who started to print music in 1639 and from 1665 made it the main object of his activity, and details of his production (music genres, composers published, dedicatees, reprints, formats, types of print, typographic marks). The chronological catalogue of Monti publications is illustrated in Table 1, noting for each of the 229 publications of Giacomo and of the 47 of Pier Maria the author, title, indication of genre, number and entitling of the partbooks or of the scores constituting the publication, together with various annotations regarding the dedicatee, first edition and reprints, transcriptions of passages of dedication and prefatory notes as well as anything else considered significant for the purpose of providing a clearer picture of the Monti publishing venture (privileges, printing house location, collaboration with other publishers, etc.), bibliographic references (repertoires, thematic catalogues and anastatic reprints). Data relative to production – year, genre, author – and to reprints are presented in successive tables. Some illustrations show various typographic marks and printing typologies.

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I Monti e la stampa della musica a Bologna nel secondo Seicento

Il saggio presenta i risultati di una completa ricerca sulla stamperia bolognese di Giacomo Monti e del figlio Pier Maria. Dopo aver illustrato le precedenti attività editoriali bolognesi (specie Giovanni Rossi) e le principali caratteristiche della musica a Bologna nel Seicento, esamina la storia dell’editore, che iniziò a stampare musica nel 1639 e ne fece l'oggetto prevalente della sua attività a partire dal 1665, e il repertorio da lui prodotto (generi musicali, autori pubblicati, dedicatari, ristampe, formati, tipologie di stampa, marche tipografiche). Nella tabella 1 viene presentato il catalogo cronologico della produzione editoriale di Monti, segnalando per ciascuna delle 229 edizioni di Giacomo e delle 47 di Pier Maria, autore, titolo, indicazione del genere, numero e intitolazione dei libri parte o delle partiture costituenti la pubblicazione, annotazioni varie riguardanti il dedicatario, la prima edizione e le ristampe, trascrizioni di passaggi di dediche e avvertimenti, nonché qualsiasi altro elemento ritenuto significativo ai fini di un migliore inquadramento della vicenda editoriale dei Monti (privilegi, ubicazioni della stamperia, collaborazioni con altri editori, ecc), riferimenti bibliografici (repertori, cataloghi tematici e ristampe anastatiche). Nelle successive tabelle si presentano dati relativi alla produzione per anno, per genere, per autore, e alle ristampe. Alcune illustrazioni mostrano diverse marche tipografiche e tipologie di stampa.



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Teresa M. Gialdroni

Arias and cantatas in the Municipal Library of Urbania

 

Some manuscripts of arias and cantatas placeable between the first half of the seventeenth and the beginning of the eighteenth century are preserved in the Municipal Library of Urbania. Specifically, there are three manuscripts with anonymous arias and cantatas while the fourth contains arias by Giacomo Antonio Perti.

Study of the fourth manuscript led to identification of the pieces as arias from operas performed at Rome in 1696; the Roman provenance of the codex was also detectable from data like the binding, the paper and the handwriting of the copyist. The Roman origin of two other manuscripts was also ascertained thanks first of all to the identification of several of the composers - including Luigi Rossi, Orazio Michi dell’Arpa and Stefano Landi – but also to data such as the handwriting of the copyists and the watermarks. In effect, these manuscripts are a valuable testimony of the chamber vocal repertoire current in Rome during the first half of the seventeenth century. Finally, arias in the last manuscript examined were identified as taken from operas given at Venice during the 1704 season: specifically, the operas of Francesco Gasparini, Antonio Giannettini, Giuseppe Aldrovandini, Carlo Francesco Pollarolo. Some arias however are all that remains of the original opera.

All four manuscripts are presented with a summary indicating the authors of the music and of the text (where identification has been possible) with an indication of the eventual concordances and of other data useful for ascertaining their contextualization.

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Arie e cantate nella Biblioteca Comunale di Urbania

Presso la Biblioteca Comunale di Urbania sono conservati alcuni manoscritti di arie e cantate collocabili tra la prima metà del Seicento e gli inizi del Settecento. In particolare tre manoscritti contengono arie e cantate adespote mentre il quarto contiene arie di Giacomo Antonio Perti.

Lo studio di quest’ultimo ha permesso di identificare i brani in esso contenuti come arie tratte da opere rappresentate a Roma nel 1696; la provenienza romana del codice è rilevabile anche da dati materiali come la legatura, la carta e la mano del copista. Di due degli altri manoscritti è stato possibile stabilire una collocazione romana prima di tutto grazie all’identificazione di alcuni degli autori – fra i quali Luigi Rossi, Orazio Michi dall’Arpa e Stefano Landi –, ma anche grazie ad alcuni dati materiali come la mano di almeno uno dei copisti e le filigrane. Si tratta quindi di una ricca testimonianza del repertorio vocale da camera diffuso a Roma nella prima metà del Seicento. Infine nell’ultimo manoscritto esaminato sono state identificate arie tratte da opere rappresentate a Venezia nella stagione 1704: in particolare si tratta di opere di Francesco Gasparini, Antonio Giannettini, Giuseppe Aldrovandini, Carlo Francesco Pollarolo. Alcune di queste arie rappresentano l’unica testimonianza musicale dell’opera di appartenenza.

Di tutti i quattro manoscritti viene presentato lo spoglio con l’indicazione dell’autore della musica e del testo, ove è stato possibile identificarli, con la segnalazione delle eventuali concordanze rilevate e altri dati utili alla loro contestualizzazione.



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Claudio Bacciagaluppi and Janice Stockigt

Italian manuscripts of sacred music in Dresden: the case of the Neapolitan collection of 1738-1740

Kept in the Saxon State and University Library of Dresden (Sächsische Landes- und Universitätsbibliothek: D-Dl) is a magnificent collection of sacred music for the Catholic service. A significant part of this music is by Italian composers. This paper focusses on a group of Neapolitan scores that reached Dresden soon after the marriage in 1738 of the Saxon Princess Maria Amalia with Charles of Bourbon, King of Naples.

The different collections of Italian sacred music which entered into the present library are surveyed. Music used within the Catholic Court Church included compositions collected by Dresden composers such as Heinichen, Zelenka and Ristori. In addition the collections of members of the royal family comprised items of sacred music. Finally, an essential source of information is the catalogue of the church music compiled under the supervision of Johann Georg Schürer in 1765.

Within this context an attempt is made to identify in today’s holdings those items of Neapolitan sacred music that were brought from Italy in 1738–1740. At that time, Prince Friedrich Christian and Giovanni Alberto Ristori travelled to Italy and either bought or were presented with several music scores, for many of which concordances are no longer found in Italy. Appendices listing the sources identified, and illustrating recurring hands of Neapolitan copyists, as well as samples of watermarks are provided.

 

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Manoscritti italiani di musica sacra a Dresda: la raccolta napoletana del 1738-1740

La Sächsische Landes- und Universitätsbibliothek di Dresda conserva una magnifica raccolta di musica sacra cattolica. Una parte significativa di questa musica si deve a compositori italiani. Questo saggio riguarda in particolare un gruppo di partiture napoletane giunte a Dresda poco dopo il matrimonio, nel 1738, della principessa sassone Maria Amalia con Carlo di Borbone, re di Napoli.

Il saggio esamina dapprima le diverse raccolte di musica sacra italiana oggi conservate nella biblioteca. La musica utilizzata nella chiesa cattolica di corte comprendeva composizioni raccolte da compositori di Dresda come Heinichen, Zelenka e Ristori. Inoltre, le raccolte dei membri della famiglia regnante comprendevano esemplari di musica sacra. Infine, una fonte di informazione particolarmente importante è il catalogo della musica sacra compilato sotto la supervisione di Johann Georg Schürer nel 1765.

Tenendo presente questo contesto, si è cercato di identificare nelle musiche oggi presenti in biblioteca quegli esemplari di musica sacra napoletana portati dall’Italia nel 1738–1740. In quel periodo, il principe Friedrich Christian e il maestro di cappella Giovanni Alberto Ristori vennero in Italia: qui comprarono o ricevettero in regalo molte partiture musicali, per molte delle quali non si trovano più concordanze in Italia.

Il saggio fornisce una serie di Appendici che elencano le fonti identificate e illustrano le mani ricorrenti di copisti napoletani, offrendo inoltre alcuni esempi di filigrane.



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Silvia Caratti

«The manner in which university festivities were celebrated»: Music at Turin University in the Eighteenth Century

For the Savoy State the eighteenth was a century of radical changes which did not fail to involve the university of the capital. As can be gathered from the Regie Costituzioni, the academic year was studded with festivities and ceremonies. Music played an important role on these occasions and for its performance use was made of members of the principal institutions connected with the court; in particular, the Royal Chapel which in the eighteenth century xviii was enjoying one of its periods of maximum splendour, numbering musicians of international renown such as Giovanni Battista Somis, Gaetano Pugnani and the brothers Besozzi. The recourse for university ceremonies to singers and instrumentalists in the service of the court is confirmed by the Regolamenti issued by the Magistrato della Riforma (1729, 1772) and also by some registers of payment orders preserved in the Historical Archive of Turin University. These documents form part of the very few eighteenth-century papers that survived a series of vicissitudes, culminating in the air raid of 8 December 1942 that destroyed the premises where most of the material of the period was stored. Alongside the date of payment, the orders include a brief description of the motive for the ceremony in question, the date and location where it was held as well as (very frequently) the complete complement of musicians, together with the remuneration paid to each of them. Preceded by an historical introduction, the information obtained from examination of the above-mentioned payment orders is presented for the first time in the form of tables accompanied by an index of names.

 

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«Della maniera da tenersi per solennizzare le feste dell’università»: la musica all’Ateneo di Torino nel Settecento

Il Settecento fu, per lo Stato Sabaudo, un secolo di mutamenti profondi, che non mancarono di riguardare l’Ateneo della capitale. Come si legge nelle Regie Costituzioni, l’anno accademico era costellato di feste e cerimonie. In queste occasioni la musica giocava un ruolo importante e per la sua esecuzione si faceva ricorso ai membri delle principali istituzioni legate alla corte, in particolar modo della Regia Cappella, che nel xviii secolo visse uno dei suoi periodi di massimo splendore, annoverando musicisti di fama internazionale come Giovanni Battista Somis, Gaetano Pugnani e i fratelli Besozzi. Dell’impiego nelle cerimonie dell’Università di cantanti e strumentisti al servizio della corte si trova testimonianza nei Regolamenti emanati dal Magistrato della Riforma (1729, 1772) e in alcuni registri di mandati di pagamento conservati nell’Archivio Storico dell’Ateneo torinese: documenti facenti parte delle esigue carte settecentesche sopravvissute a una serie di vicissitudini culminate nel bombardamento che, l’8 dicembre1942, distrusse i locali dove giaceva buona parte dei materiali dell’epoca. Accanto alla data del pagamento, i mandati riportano una breve descrizione dell’occasione della cerimonia, la data e il luogo in cui si svolse e, molto spesso, l’organico completo con i compensi corrisposti ai musicisti. Precedute da un’introduzione storica, le informazioni ricavate dallo studio dei mandati di cui sopra vengono qui presentate per la prima volta in tabelle corredate dagli indici dei nomi.



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Anthony Hart

Monsignor Reggio, harpsichordist and composer in the Eighteenth Century

This paper provides a positive identification of a Monsignor Reggio whom Dr Charles Burney (1726-1814) encountered during his journey to France and Italy. The objective of this journey was to collect information for his planned book The History of Music.

During his visit Burney kept a detailed journal of meetings and discussions. September 1770 sees Burney in Rome and he describes Reggio as: «a pretty good composer and performer on the harpsichord and violoncello». Burney also mentions that Reggio had «2 or 3 delicate-toned harpsichords and a good library».

Later in his journal he speaks generally of Italian performers and Italian harpsichords, and admits being disappointed by the Italian harpsichord and their players. He again mentions Reggio as possessing «the best Italian harpsichord … for tone... ». In his summing up on his visit to Rome he describes Reggio as «eminent for [his] skill in the art, and learning in the science of sound».

Using clues provided by annotations on original manuscripts in the Santini Collection in the Diözensanbibliothek in Münster and other sources, it has been possible to trace Reggio’s origins to a cadet branch of an 18th century Sicilian noble family. Through further references in the manuscripts a connection with Roman Nobility has also been established. He has also been mentioned in connection with the salotti and of the Roman ‘intelligentsia’ during the Age of Enlightenment.

Secondly it provides an overview of his known works and finally it looks at Reggio’s connection with the five volumes of the keyboard sonatas of Domenico Scarlatti held in the Santini Collection which are considered to be some of the most important sources of Scarlatti’s works for keyboard.

 

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Monsignor Antonino Reggio, cembalista e compositore del Settecento

Questo saggio fornisce una identificazione del “Monsignor Reggio” che Charles Burney incontrò durante il suo viaggio in Italia. Durante il suo soggiorno a Roma, nel settembre 1770, Burney vide Reggio e lo descrisse come «un buon compositore ed esecutore sul cembalo e sul violoncello». Inoltre Burney riferisce che Reggio possedeva due o tre cembali dal suono delicato, e una buona biblioteca. Più avanti, parlando in generale dei cembali e dei cembalisti italiani, confessa di non appezzarli particolarmente. Menziona ancora Reggio come colui che possiede il cembalo italiano con il più bel suono, e riassumendo le sue impressioni sul soggiorno a Roma descrive Reggio come una persona notevole per l’abilità artistica e la dottrina musicale.

Attraverso le annotazioni sui manoscritti originali di Reggio conservati nella raccolta Santini della Diözensanbibliothek di Münster e altre fonti, è stato possibile rintracciare le origini di Reggio in un ramo cadetto di una famiglia nobile siciliana. Ulteriori riferimenti sui manoscritti consentono di individuare i legami con la nobiltà romana, e con i suoi salotti intellettuali.

Il saggio fornisce inoltre un primo elenco delle sue opere conosciute, e infine individua il rapporto di Reggio con i cinque volumi delle sonate di Domenico Scarlatti conservate nella raccolta Santini, volumi che sono considerati fra le fonti più importanti delle sonate di Scarlatti.



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Riccardo Giusti

The Teatro d'Angennes of Turin. Historical profile, chronology and catalogue of libretti (1765-1848)

The first mention of performances at the Turin residence of the Marchesi d'Angennes dates back to spring 1765, when the young impresario Lorenzo Guglielmone presented some comedies and tragedies there; for nearly twenty years the rudimentary wooden stage erected in the courtyard of the palace was used by Guglielmone for popular shows.

In 1786 Marchese Carlo Luigi d'Angennes (1751-1804) had the opportunity to add prestige to his family’s initiative: during the night of 16-17 February a fire seriously damaged Teatro Carignano, where opera buffa, comedies and tragedies were presented in the spring and autumn seasons, and the marquis offered his theatre to the Società dei Cavalieri – the royal society which administered the city theatres – as a temporary seat for the performances already in programme. In a very few months the work of reconstruction was completed and the new theatre ready for the autumn season, but from that moment, even if with alternating good and bad fortune, the Teatro d'Angennes became one of the cultural assets of the city alongside the more famous Regio and Carignano.

Through the examination of archival documents, scrutiny of magazines of the period and analysis of rediscovered opera libretti, the present paper reconstructs the musical activity of Teatro d'Angennes from the date of foundation up to 1848. The principal institutional vicissitudes are briefly analyzed in the first section, followed by notes on repertoires and performers: the Teatro d'Angennes was in fact the seat of important “first performances” in Turin, in particular Rossini’s Il barbiere di Siviglia (1817) and Donizetti’s Don Pasquale (1843).

The chronology of the performances is divided into operas, ballets and academies, while the catalogue of libretti includes indices of names, titles and characters.

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Il Teatro d'Angennes di Torino. Profilo storico, cronologia e catalogo dei libretti (1765-1848)

 

Le prime notizie di spettacoli presso la residenza dei marchesi d'Angennes a Torino risalgono alla primavera del 1765, quando il giovane impresario Lorenzo Guglielmone vi fece rappresentare alcune commedie e tragedie; per quasi vent'anni la trabacca di legno collocata nel cortile del palazzo fu utilizza dallo stesso Guglielmone per spettacoli popolari.

Il marchese Carlo Luigi d'Angennes (1751-1804) ebbe l'occasione di dare prestigio a quello spazio nel 1786: la notte tra il 16 e il 17 febbraio un incendio danneggiò gravemente il Teatro Carignano, sede di opere buffe, commedie e tragedie, nelle stagioni di primavera e autunno; il marchese offrì il suo teatro alla Società dei Cavalieri – organismo regio per la gestione dei teatri cittadini – come sede provvisoria per gli spettacoli già programmati. In pochi mesi furono eseguiti i lavori di ristrutturazione e il nuovo teatro fu pronto per la stagione di autunno. Da quel momento, pur con alterne vicende, il Teatro d'Angennes fu inserito nel panorama culturale della città accanto ai più celebri Regio e Carignano.

Il saggio, attraverso lo studio di documenti d'archivio, lo spoglio dei periodici dell'epoca e l'analisi dei libretti d'opera reperiti, ricostruisce l'attività musicale del Teatro d'Angennes dalle origini fino al 1848. Nella prima parte si analizzano brevemente le principali vicende istituzionali, cui seguono alcune note su repertorio e interpreti: il d'Angennes fu sede di importanti prime cittadine, tra cui spiccano Il barbiere di Siviglia di Rossini (1817) e il Don Pasquale di Donizetti (1843).

La cronologia degli spettacoli è divisa in opere, balli e accademie, mentre il catalogo dei libretti è corredato di indici dei nomi, dei titoli e dei personaggi.



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Luca Aversano

A source for the history of music in Southern Italy towards the middle of the Nineteenth Century: Filippo Cirelli’s Il Regno delle Due Sicilie descritto ed illustrato

The paper draws the attention of scholars and researchers to a little-known source, rich in invaluable information on the history of music in Southern Italy during the period prior to the unification of the country: the Regno delle Due Sicilie descritto ed illustrato of Filippo Cirelli. In the original intention of Cirelli this work was to be an immense editorial undertaking, conceived with the idea of describing the entire kingdom of Naples through a series of monographs on the single municipalities, the fruit of research carried out in loco by expert collaborators. The diverse files were to have been bound together in 34 large volumes but the project, initiated in 1853, was interrupted in 1860 by the death of Cirelli. The present paper extracts from the monographs published (up to volume xvii) the items of major musicological and ethnomusicological interest, reproducing verbatim a wide selection of passages from the text. The material is presented classified in the following thematic areas: Aptitude, aesthetic taste, practice - Bands – Folk Songs - Education – Persons and instruments - Theatres – Uses and customs, dances. The information relative to the role of music in juvenile education is of particular interest, while the numerous ethnographic data, taken as a set, bear witness to the widespread variety of popular forms of song and dance as well as to the choice of instruments. The spread of the practice of music is demonstrated also in the section entitled Aptitude, aesthetic taste, practice, while that dedicated to Persons and instruments reveals the existence in the population of crafts and professions connected with music and also provides additional information on personalities of the seventeenth and earlier centuries. The information on town bands and the description of theatres are also of interest, while the last-named occasionally gives details of the theatical repertoires popular at the time.

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Una fonte per la storia musicale del Mezzogiorno d’Italia alla metà del xix secolo: Il Regno delle Due Sicilie descritto ed illustrato di Filippo Cirelli

Il contributo richiama all’attenzione degli studiosi una fonte poco conosciuta, ricca di informazioni utili per la storia musicale del Mezzogiorno d’Italia in epoca preunitaria: il Regno delle Due Sicilie descritto ed illustrato di Filippo Cirelli. Nelle intenzioni originarie del curatore, si trattava di un’immensa impresa editoriale, concepita per illustrare l’intero regno di Napoli attraverso una serie di monografie sui singoli comuni, frutto delle ricerche svolte in loco da esperti collaboratori. I fascicoli sarebbero dovuti confluire in 34 grandi volumi, ma il progetto, avviato nel 1853, s’interruppe nel 1860 per la morte di Cirelli. Dalle monografie pubblicate, che arrivano fino al volume xvii, il presente studio estrae le notizie di maggiore interesse musicologico ed etnomusicologico, trascrivendo letteralmente un’ampia selezione di passaggi del testo. Il materiale è presentato secondo un’articolazione in aree tematiche che fa riferimento ai seguenti ambiti: Attitudine, gusto, esercizio - Bande - Canzoni popolari - Istruzione - Persone e strumenti - Teatri - Usi e costumi, balli. Di particolare interesse appaiono le informazioni relative al ruolo della musica nell’educazione dei giovani, mentre l’insieme delle numerose notizie etnografiche testimonia della diffusa varietà di forme popolari nel canto, nel ballo e nell’utilizzo di strumenti. La diffusione delle pratiche musicali è attestata pure nella sezione denominata Attitudine, gusto, esercizio, mentre il paragrafo dedicato a Persone e strumenti rileva la presenza, nella popolazione, di mestieri e professioni legate alla musica, offrendo inoltre informazioni su personaggi vissuti nell’Ottocento e nei secoli precedenti. Interesse possono suscitare anche le informazioni sulle bande municipali e le descrizioni teatri, quest'ultime contenenti a volte notizie specifiche sui repertori drammatici in voga.

 

Fonti Musicali Italiane, 14 (2009)

Inserito in Fonti Musicali Italiane

Sommario

  • Francesco Rocco Rossi, Di Florenzio de Faxolis, presunto autore del Liber musices (I-Mt, 2146): ovvero chi era «Florentius musicus?». Abstract.
  • Ottavio Beretta, Una sconosciuta fonte laudistica del xv secolo. Abstract.
  • Claudio Ermogene Del Medico, Edizioni musicali sconosciute del xvii e xviii secolo ritrovate a Conversano. Abstract.
  • Giulia Giovani, Le edizioni romane di cantate da camera: Domenico Crivellati (1628), Francesco Gasparini (1695), Bernardo Gaffi (1700). Abstract.
  • Nastasja Gandolfo, Le cantate da camera di Carl Heinrich Graun. Abstract.
  • Paolo Cascio, Le feste in musica per le nozze di Vittorio Amedeo di Savoia e Ferdinanda di Borbone nella corrispondenza diplomatica (1750). Abstract.
  • Marina Marino, Musica e spettacolo nel «Diario napoletano» di Carlo de Nicola (1798-1825). Abstract.
  • Cinzia Balestra, Diabelli, Ricordi e le 'melodie' di Franz Schubert in Italia nell'Ottocento. Abstract.
  • Gaia Bottoni, Bach in Italia nell'Ottocento: le edizioni italiane della musica per clavicembalo. Abstract.
  • Francesca Seller, I pianoforti a Napoli nell'Ottocento. Abstract.
  • Marcello Conati, Le Melodie popolari del fondo Righi presso la Biblioteca Comunale di Verona. Abstract.
  • Flavia Ingrosso, La musica per film dal cinema muto agli anni Cinquanta del Novecento: edizioni e manoscritti musicali nell'Archivio e nella Biblioteca del Museo Nazionale del Cinema di Torino. Abstract.
  • Rassegna bibliografica 2008, a cura di Giulia Giovani, Angela Nisi, Leonardo Miucci

Abstract


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Francesco Rocco Rossi
Di Florenzio de Faxolis, presunto autore del Liber musices (I-Mt, 2146): ovvero «chi era Florentius musicus?»

Il Liber Musices (I-Mt 2146) è un manoscritto latino di teoria musicale commissionato sul finire del Quattrocento dal Cardinale Ascanio Maria Sforza dalle cui righe trapelano solo pochi e insufficienti indizi circa il suo autore: un nome di battesimo e lo status di religioso (Florentius musicus et sacerdos). Ciononostante da tempo esso è regolarmente attribuito al pressoché sconosciuto prete milanese Florenzio de Faxolis. Il processo attributivo ebbe origine nel 1899 allorché Enrico Motta scoprì due documenti d'archivio che attestavano la presenza a Milano del Faxolis all'incirca negli stessi anni della redazione del codice e la sola omonimia con il Florentius musicus e la presunta fattura milanese del trattato furono giudicate sufficienti per attribuirgli la compilazione del Liber Musices. Le basi di tale proposta risultano, però, poco sostenibili e inconsistenti non solo perché il solo nome di battesimo non garantisce la coincidenza tra i due personaggi, ma soprattutto, perché l'indagine sul contenuto dottrinale del volume e sui referenti teorici di Florentius ha rivelato che la “milanesità” del Liber musices e del suo autore è una falsa congettura. Mancava, poi, un qualsivoglia studio finalizzato alla ricostruzione del personaggio 'Florenzio de Faxolis'. Questo articolo, quindi, ne ricostruisce un'inedita biografia (attraverso i pochi documenti d'archivio emersi) che, di fatto, conferma sia la mancanza di qualunque rapporto tra il Faxolis ed Ascanio Sforza, sia la sua estraneità al mondo della musica.

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Concerning Florenzio de Faxolis, the presumed author of Liber musices (I-Mt, 2146): or rather, «Who was Florentius musicus»?

Liber Musices (I-Mt 2146) is a Latin manuscript of musical theory commissioned at the end of the fifteenth century by Cardinal Ascanio Maria Sforza which gives only few and inadequate indications of its author – his Christian name and religious status (Florentius musicus et sacerdos). Nevertheless, the authorship has been regularly ascribed over the years to an almost unknown priest from Milan, Florenzio de Faxolis. This attribution originated in 1899 when Enrico Motta discovered two archive documents which recorded the presence of Faxolis in Milan approximately during the same years as the compilation of the codex and the sole homonymy with Florentius musicus and the presumed Milanese craftmanship discernible in the treatise were judged sufficient to attribute to him the compilation of the Liber musices. The fons et origo of this decision, however, are somewhat untenable and inconsistent not only because a Christian name alone does not guarantee the coincidence of the two persons, but also – and above all – because research on the doctrinal content of the volume and on the theoretical referents of Florentius reveal that the «Milanese characteristics» of the Liber musices and of its author are a false assumption. In addition, no study of any sort has been made so far aimed at outlining the life of Florenzio de Faxolis. This paper reconstructs a biography of him (through the few archival documents which have come to light) that in fact confirms both the absence of any relations whatsoever between Faxolis and Ascanio Sforza and the fact that Faxolis never had anything to do with the world of music.



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Ottavio Beretta
Una sconosciuta fonte laudistica del xv secolo

Nel codice miscellaneo di fra Agostino da Ponzone, databile al 1485-1523, e conservato nella Biblioteca provinciale dei Frati minori di Firenze sono contenute alcune laudi polifoniche non altrimenti conosciute. Il saggio fornisce, oltre ad alcuni facsimili, l'edizione moderna dei testi e delle musiche.

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A hitherto unknown source of fifteenth-century lauds

Some polyphonic lauds, otherwise unknown, are included in the miscellaneous codex of Brother Agostino da Ponzone which can be dated 1485-1523 and is preserved in the Provincial Library of the Minorites of Florence. The paper gives the modern edition of both texts and music as well as a number of facsimiles.



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Claudio Ermogene Del Medico
Edizioni musicali sconosciute del xvii e xviii secolo ritrovate a Conversano

Nel corso del restauro di un codice liturgico conservato nell'Archivio Capitolare della Cattedrale di Conversano (Bari) (oggi presso l'Archivio Diocesano di Conversano), si sono rinvenute tre edizioni musicali del xvii e xviii secolo, due delle quali del tutto sconosciute. Il saggio descrive le tre edizioni: il Primo libro di madrigali a cinque voci di Donato Antonio Spano (Napoli, Scipione Bonino-Giovanni Battista Sottile,1608); e i due unica, rispettivamente di Giovanni Lorenzo Missino (la raccolta di mottetti a 2-6 voci e organo intitolata Trophaeum divini amoris pubblicata a Napoli da Gargano e Nucci nel 1614) e di Gaetano De Stefanis (Armonie sacre di divoti concerti, opera seconda, Bologna, Marino Silvani, 1707).

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Unknown seventeenth- and eighteenth- century musical editions discovered at Conversano

During the restoration of a liturgical codex, preserved originally in the Chapter Archive of the Conversano (Bari) Cathedral and now in the Diocesan Archive of Conversano, three musical editions of the seventeenth and eighteenth centuries were found, two completely unknown. The paper describes the three editions, i.e. Primo libro di madrigali a cinque voci (First book of five-part madrigals) of Donato Antonio Spano (Naples, Scipione Bonino-Giovanni Battista Sottile, 1608) and the two unica; the first of Giovanni Lorenzo Missino (Trophaeum divini amoris, a collection of motets for 2-6 voices and organ, published at Naples in 1614 by Gargano and Nucci) and the second of Gaetano De Stefanis (Armonie sacre di divoti concerti, opera seconda, Bologna, Marino Silvani, 1707).



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Giulia Giovani
Le edizioni romane di cantate da camera: Domenico Crivellati (1628), Francesco Gasparini (1695), Bernardo Gaffi (1700)

Tre sono i volumi di cantate da camera dati alle stampe a Roma nel xvii e nel xviii secolo. Le Cantate diverse di Domenico Crivellati, stampate da Robletti nel 1628, sono da considerarsi tra le prime testimonianze del genere e rimandano a edizioni veneziane per la similitudine con i volumi coevi di Alessandro Grandi e Giovan Pietro Berti. Le Cantate da camera a voce sola di Francesco Gasparini (1695) e Tommaso Bernardo Gaffi (1700), entrambe stampate da Mascardi, rispondono perfettamente ai canoni formali tipici del genere oramai affermatosi. I due volumi condividono alcune interessanti caratteristiche, come la ricchezza di indicazioni interpretative presenti sia negli apparati testuali che nelle partiture. L'analisi delle dediche e dei testi musicati contribuisce a mettere in luce il contesto in cui queste cantate furono composte e permette di ricondurre le cantate alla 'scuola' romana di Bernardo Pasquini.

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Roman editions of chamber cantata: Domenico Crivellati (1628), Francesco Gasparini (1695), Bernardo Gaffi (1700)

Three volumes of chamber cantata were printed in Rome in the seventeenth and eighteenth centuries. Domenico Crivellati's Cantate diverse, printed by Robletti in 1628 can be regarded as one of the first examples of the genre and is reminiscent of Venetian editions for its similarity to the contemporary volumes of Alessandro Grandi and Giovan Pietro Berti. The Cantate da camera a voce sola of Francesco Gasparini (1695) and Tommaso Bernardo Gaffi (1700), both printed by Mascardi, correspond perfectly to the formal canons typical of the by now well-established genre. The two volumes share some interesting characteristics, such as the wealth of interpretative indications given in both the recitative and aria sections. Analysis of the dedications and of the texts set to music contribute to throw light on the context in which these cantatas were composed and make it possible to relate them to the Roman 'school' of Bernardo Pasquini.



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Nastasja Gandolfo
Le cantate da camera di Carl Heinrich Graun

Carl Heinrich Graun (1704-1759) fu uno principali compositori tedeschi rappresentanti del genere della cantata italiana in Germania nella prima metà del xviii secolo, insieme al suo contemporaneo Johann Adolf Hasse. Egli lavorò per un decennio alla corte ducale di Braunschweig- Wolfenbüttel (1725-1735) e poi trascorse gran parte della sua vita alla corte di Federico di Prussia, sia negli anni del principato di quest'ultimo a Ruppin e a Rheinsberg, sia nel periodo successivo del regno a Berlino.
Per lungo tempo è rimasto irrisolto il problema della distinzione tra le cantate attribuibili a Carl Heinrich Graun e a suo fratello Johann Gottlieb, poiché molte fonti rivelano genericamente l'attribuzione al nome di “Graun”. Il problema dell'affidabilità dell'attribuzione delle fonti è stato affrontato da Christoph Henzel nel Graun-Werkverzeichnis (2006), il quale ha enucleato 38 cantate sicuramente attribuibili a Carl Heinrich, sulla base dell'esame degli autografi e delle mani dei copisti.
C. H. Graun compose cantate in tutti i periodi della sua attività, tuttavia poche sono sicuramente databili. Giudicando dai 26 autografi che sono rimasti, conservati in gran parte alla Staatsbibliothek di Berlino, 10 si possono ricollegare orientativamente al periodo di Braunschweig, 8 al periodo di Ruppin/Rheinsberg e una al periodo berlinese. I manoscritti delle cantate di Graun trovarono fortuna in diverse collezioni della seconda metà del xviii secolo: le collezioni più importanti sono quelle di Johann Philipp Kirnberger, della principessa Amalia di Prussia, di Sidonia Pappritz, della duchessa Luise Friederike di Mecklenburg-Schwerin e di Giovanni Battista Martini. Gli autori dei testi poetici delle cantate sono per lo più ignoti: tra i nomi conosciuti si rivelano Paolo Antonio Rolli, Pietro Metastasio e la principessa Maria Antonia Walpurgis. È possibile che Francesco Algarotti sia autore del testo della cantata Sacra ad amore ombrosa selva antica.
La maggior parte delle cantate di Graun sono scritte per la sua stessa voce di tenore, con un accompagnamento di archi e basso continuo. La forma più diffusa è costituita da due arie precedute ciascuna da un recitativo; è frequente l'uso del recitativo accompagnato.

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The chamber cantatas of Carl Heinrich Graun

Carl Heinrich Graun (1704-1759) was one of the principal German composers exponent of the Italian cantata genre in Germany in the first half of the eighteenth century, together with his contemporary Johann Adolf Hasse. For ten years Graun was employed at the ducal court of Braunschweig-Wolfenbüttel (1725-1735) and then entered the service of Crown Prince Frederick of Prussia, working first at Ruppin and Rheinsberg and later in Berlin after Frederick's accession to the throne of Prussia. For a long time the question of the distinction between cantatas ascribable to Carl Heinrich Graun and to his brother Johann Gottlieb remained unsolved, since many sources indicated the composer solely by the surname «Graun». Christoph Henzel tackled the problem in Graun-Werkverzeichnis (2006), listing 38 cantatas attributable without doubt to Carl Heinrich on the basis of a critical examination of the autographs and of the calligraphy of the copyists.
C. H. Graun composed cantatas during the whole of his active life but few however can be dated with certainty. Judging by the 26 autographs in existence (preserved for the most part in the Staatsbibliothek of Berlin), 10 can be attributed indicatively to the period of Braunschweig, 8 to the period of Ruppin/Rheinsberg and one to that of Berlin. The manuscripts of Graun's cantatas were fortunately included in various collections during the second half of the eighteenth century, the more important being the collections of Johann Philipp Kirnberger, of Princess Amalia of Prussia, of Sidonia Pappritz, of Duchess Luise Friederike of Mecklenburg-Schwerin and of Giovanni Battista Martini.
The authors of the poetic texts of the cantatas are on the whole unknown: the known names include those of Paolo Antonio Rolli, Pietro Metastasio and Princess Maria Antonietta Walpurgis. In addition, Francesco Algarotti may well have been the author of the text of the cantata Sacra ad amore ombrosa selva antica. The greater part of Graun's cantatas are written for his own voice, that is tenor, with an accompaniment of strings and basso continuo. The most common form is two arias, each preceded by a recitative; the use of accompanied recitative is frequent.



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Paolo Cascio
Le feste in musica per le nozze di Vittorio Amedeo di Savoia e Ferdinanda di Borbone nella corrispondenza diplomatica (1750)

Lo studio ricostruisce, collazionando varie fonti, i festeggiamenti musicali che si organizzarono dal 6 aprile al 7 luglio 1750 a Madrid ed a Torino, per la celebrazione del matrimonio tra Maria Antonia Ferdinanda di Borbone e Vittorio Amedeo iii di Savoia. Le fonti utilizzate, sparse tra Madrid (Archivo Historico Nacional, Biblioteca Nacional) e Torino (Archivio di Stato, Biblioteca Reale) comprendono i carteggi dei due ambasciatori coinvolti nel matrimonio (Manuel de Sada e Antillón da Torino, Giuseppe Ossorio da Madrid) e due fonti narrative a stampa (Gaceta de Madrid, Raccolta de' giornali stampati a Torino). Dalla collazione delle sopracitate fonti si si sono ricostruite le manifestazioni musicali allestite. Lo studio approfondisce gli aspetti organizzativi, economici ed artistico-musicali degli allestimenti sostenuti dai libretti: Fetonte sulle rive del Po, Cantata: Caretti/Giay; Le tre Dee riunite per le nozze dell'Altezze Reali di Vittorio Amedeo Duca di Savoja, e di Maria Antonia Ferdinanda Infanta di Spagna, Serenata: Bartoli/Giay; El asilo del Amor / L'asilo d'Amore, Cantata: Metastasio/Corselli; Armida placata, Opera: Migliavacca/Mele; La vittoria d'Imeneo, Festa teatrale: Bertati/Galuppi.

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Musical celebrations for the marriage of Vittorio Amedeo di Savoia and Ferdinanda di Borbone, from diplomatic correspondence (1750)

Collating various sources, the paper describes the musical festivities organized at Madrid and Turin from 6 April to 7 July 1750 in celebration of the marriage of the Bourbon Infanta Maria Antonia Ferdinanda to Vittorio Amedeo iii of Savoy. The sources consulted were located at Madrid (Archivo Historico Nacional, Biblioteca Nacional) and at Turin (Archivio di Stato, Biblioteca Reale) and included the correspondence of the two Ambassadors involved in the marriage (Manuel de Sada e Antillón from Turin, Giuseppe Ossorio from Madrid) and two printed narrative sources (Gaceta de Madrid; Raccolta de' giornali stampati a Torino). From a critical comparison of the above-mentioned sources it has been possible to reconstruct the musical events realized for the occasion. In particular, the paper discusses the organizational, financial and artistic aspects of the productions staged and based on the following libretti: Fetonte sulle rive del Po, Cantata: Caretti/Giay; Le tre Dee riunite per le nozze dell'Altezze Reali di Vittorio Amedeo Duca di Savoja, e di Maria Antonia Ferdinanda Infanta di Spagna, Serenata: Bartoli/Giay; El asilo del Amor / L'asilo d'Amore, Cantata: Metastasio/Corselli; Armida placata, Opera: Migliavacca/Mele; La vittoria d'Imeneo, Festa teatrale: Bertati/Galuppi.



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Marina Marino
Musica e Spettacolo nel Diario napoletano di Carlo de Nicola (1798-1825)

La scoperta e la diffusione del Diario napoletano di De Nicola si deve a Giuseppe De Blasiis che nel 1906 curò la pubblicazione del manoscritto, conservato presso la Società di Storia Patria di Napoli, riuscendo anche ad individuarne la paternità. Da quel momento questa fonte è stata un validissimo supporto alle ricerche degli storici ed anche a quelle degli studiosi del teatro napoletano del periodo rivoluzionario, a cominciare da Benedetto Croce per arrivare ai più recenti. Nel 1963 l'editore Giordano di Milano ristampò il primo volume del Diario che ricopre il biennio 1798-1800 e solo nel 1999, in occasione delle celebrazioni del bicentenario della rivoluzione partenopea, vi fu una riedizione completa in tre volumi, per l'editore Luigi Regina di Napoli.
Il regesto di tutte le notizie su musica e spettacolo per il lungo arco di tempo del Diario, ben oltre quindi il solo anno rivoluzionario, serve a dare qualche nuova luce sulla presenza e l'attività napoletana di Paisiello e Rossini, sulle feste laiche e religiose, sui rapporti fra politica e teatro nel complesso avvicendamento del potere fra Borboni, repubblica giacobina, ritorno dei Borboni, decennio francese e successiva restaurazione. La visione di questi avvenimenti da parte dell'avvocato De Nicola è molto severa, ma è comunque una preziosa testimonianza che contribuisce a colmare le numerose lacune storiografiche del primo Ottocento offrendo anche nuovi spunti di ricerca.

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Music and theatre in the Diario napoletano of Carlo de Nicola (1798-1825)

Giuseppe De Blasio was responsible for the discovery and circulation of Carlo de Nicola's Diario napoletano when, in 1906, he edited and published the manuscript preserved at the Società di Storia Patria in Naples, having successfully identified its authorship. From that moment, the Diario has been a highly valid source of information for research historians as well as for scholars studying the Neapolitan theatre of the revolutionary period, starting from Benedetto Croce and up to the most recent authors. In 1963, the publisher Giordano of Milan reprinted the first volume of the Diario covering the two-year period 1798-1800, but not until 1999 was a complete re-edit in three volumes published by Luigi Regina of Naples to mark the bicentenary of the Parthenopean Revolution. The overview of all the news items on musical and theatrical events in the lengthy span of time covered by the Diario (well over the single year of revolution) serves to throw new light on the presence and activity of Paisiello and Rossini in Naples, on secular and sacred festivities, on the relations between politics and theatre during the successive alternation of sovereignty between the Bourbon kingdom, Jacobin republic, first Bourbon restoration, decade of French domination and subsequent second Bourbon restoration. The vision of these events evoked by Avvocato De Nicola is pitiless, but all the same represents an invaluable testimony that has contributed to fill the numerous historiographical lacunae of the early nineteenth century and in addition offers new ideas for research.



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Cinzia Balestra
Diabelli, Ricordi e le 'melodie' di Franz Schubert in Italia nell'Ottocento

Il saggio prende in esame i Lieder di Franz Schubert pubblicati in Italia a partire dagli anni '40 del xix secolo, ampliando il quadro di studi dipinto fino a questo momento; quadro che prevede nel suo disegno un collegamento tra gli editori italiani e quelli francesi del tutto esclusivo. La diffusione delle musiche di Schubert in Italia è tuttavia riconducibile non solo all'apporto, indiscusso, dell'editoria francese, ma anche all'editoria viennese e in particolare alla casa Diabelli & Co. Infatti la tradizione italiana a stampa dei Lieder di Schubert nel xix secolo è direttamente collegabile alle scelte di politica editoriale di Anton Diabelli, principale responsabile della pubblicazione dell'opera postuma di Franz Schubert a Vienna tra il 1830 e il 1851, scelte che intendono orientare la figura del compositore verso un preciso canale di ricezione. Nonostante la derivazione della 'melodia' schubertiana in Italia dalla costola editoriale francese, è possibile evidenziare un diretto contatto commerciale tra la Diabelli & Co. e la casa Ricordi, perno fondamentale dell'editoria musicale italiana di metà Ottocento. Tale rapporto è stato ricostruito anche grazie al reperimento di due documenti inediti, provenienti uno dall'Archivio Storico Ricordi e l'altro dall'Archivio della Gesellschaft der Musikfreunde di Vienna. Il lavoro è completato da numerose tabelle che offrono il contenuto delle raccolte di Lieder schubertiani oggetto della trattazione.

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Diabelli, Ricordi and the melodie of Franz Schubert in nineteenth-century Italy

The paper examines the Lieder of Franz Schubert which were published in Italy as from the Forties of the Nineteenth Century, following up previous studies which suggested the existence of an exclusive connection between the Italian and the French publishers. The spread of Schubert's music in Italy, however, can be attributed not only to the contribution – unquestioned – of the French publishers, but also to that of the Viennese publishers, in particular Diabelli & Co. In effect, the Italian tradition of printing Schubert's Lieder in the nineteenth century is directly connected to the editorial policy of Anton Diabelli, principally responsible for the posthumous publication of Schubert's songs at Vienna between 1830 and 1851, a policy intended to advance appreciation of the composer by a specific type of audience. Although the source of Schubertian song in Italy can without doubt be traced to the French publishing house, a direct commercial contact can be evinced as existing between Diabelli & Co. and Ricordi, the linchpin of Italian music publishing in the second half of the nineteenth century. The existence of this connection has been confirmed also by the discovery of two unpublished documents, the one from the Ricordi Historical Archive and the other from the Gesellschaft der Musikfreunde Archive of Vienna. The paper is completed by numerous tables giving the contents of the collections of Schubert's Lieder which are the object of discussion.



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Gaia Bottoni
Bach in Italia nell'Ottocento: le edizioni italiane della musica per clavicembalo

Il saggio ripercorre in una prima parte introduttiva le principali fasi di trasmissione del patrimonio tastieristico bachiano nei maggiori centri editoriali e musicali europei, a partire dalla morte del compositore sino all'uscita dei primi volumi dell'edizione critica completa ad opera della Bach-Gesellschaft (1850). Successivamente si illustra l'attività editoriale italiana che, tra Otto e Novecento, ha stampato e divulgato le opere per tastiera di Bach, che in una prima fase vennero proposte in collane e antologie dedicate al repertorio tastieristico; poi, a fronte di un più vivo interesse verso la musica del compositore tedesco, stampate come edizioni monografiche. Lo studio offre quindi una descrizione delle singole edizioni illustrandone le fasi di redazione, i brani contenuti ed eventuali intenti di revisione, a partire dal 1843, anno in cui appare per la prima volta il nome del compositore nei cataloghi di casa Ricordi, sino al primo quarantennio nel Novecento. Tra le varie edizioni si segnala quella della prima edizione italiana del Libro I del Clavicembalo ben temperato, stampata a Roma dall'editore Francesco Ricci, alla metà degli anni '40 presso la litografia di Pittarelli e Santinelli, di cui si propone una sintesi della collazione con l'edizione curata da Forkel e stampata a Lipsia dagli editori Hoffmeister & Kühnel (1801). Vengono poi prese in esame le revisioni di Czerny, Bix, von Bülow, B. Cesi, Longo, Buonamici, Mugellini, Tagliapietra, Bustini, Casella. Lo studio è corredato infine da una appendice in cui si elencano le opere per tastiera di Bach pubblicate in Italia dal 1843 al 1946.

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Bach in nineteenth-century Italy: the Italian editions of music for harpsichord

The paper first traces, in an introductory section, the principal stages of the handing down of Bach's keyboard works by major centres and publishers of music in Europe from the date of his death to the issue of the first volumes of the complete critical edition by the Bach Gesellschaft (1850). The paper subsequently illustrates the activity of Italian publishers who between the nineteenth and twentieth centuries printed and circulated Bach's keyboard compositions, first proposed in series and in anthologies dedicated to the keyboard repertoire and then, on meeting with a more lively interest in the music of the German composer, printed as monographic editions. The paper then gives a description of the single editions, illustrating the stages of publication, the compositions included and the eventual attempted revisions as from 1843, the year when the name of the composer appeared for the first time in Ricordi's catalogues, up to the first forty years of the twentieth century. Among the various editions the paper singles out the first Italian edition of Book I of The Well-Tempered Klavier, printed in Rome half-way through the Forties by the publisher Francesco Ricci at the Pittarelli and Santinelli printing works, and proposes a synthesis of the collation with the corresponding edition prepared by Johann Nicolaus Forkel that was printed at Leipzig by the publishers Hoffmeister & Kühnel (1801). Examination follows of the revisions of Czerny, Bix, von Bülow, B. Cesi, Longo, Buonamici, Mugellini, Tagliapietra, Bustini, Casella. Finally, the paper is completed by an Appendix listing the keyboard works of Bach published in Italy from 1843 to 1946.



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Francesca Seller
I pianoforti a Napoli nell'Ottocento

Il lavoro intende ricostruire il fenomeno della costruzione dei pianoforti a Napoli per tutto il corso del diciannovesimo secolo, analizzando le leggi economiche alla base dello sviluppo del settore, il dibattito su dazi, brevetti e metodi di costruzione, il ruolo svolto dalle esposizioni nazionali e i rapporti dei fabbricanti con il Collegio di musica.
La consistenza numerica e qualitativa dell'industria dei pianoforti è verificabile nell'appendice al saggio, che contiene un elenco di 193 fra costruttori, rivenditori, accordatori; è stato possibile realizzare tale compilazione grazie soprattutto a documenti d'archivio, cataloghi delle mostre (a partire dalla prima, tenutasi nel 1809), guide commerciali, spoglio di giornali e agli interventi che compaiono sugli Annali civili del Regno di Napoli, solitamente a commento della produzione industriale periodicamente esposta.

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Pianos in Naples during the nineteenth century

The intention of the paper is to throw light on the unexpected expansion of the manufacture of pianos at Naples throughout the nineteenth century, analyzing the trade laws at the basis of the expansion of the sector, the public debate on duties, patents and building methods, the role of national exhibitions and the relations of the manufacturers with the College of Music. The quantity and quality of the pianos produced is detailed in the Appendix to this paper, giving a list of 193 piano makers, retailers and tuners; compilation of the list was made possible by consulting archive documents, catalogues of exhibitions (starting from the first, held in 1809), commercial directories, contemporary newspaper excerpts, and reports on the industrial production of that time contained in the Annali civili del Regno di Napoli.


 

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Marcello Conati
Le Melodie popolari del fondo Righi presso la Biblioteca Comunale di Verona

Ettore Scipione Righi (Verona 1833-1894), avvocato di professione, convinto sostenitore dell'unità italiana, animato da molteplici interessi culturali, dall'archeologia alla letteratura, dedicò particolare cura, sin da studente, alla ricerca folklorica: canti popolari (le prime trascrizioni risalgono al 1852), fiabe, proverbi, modi di dire. Tutto il materiale da lui accumulato in anni di ricerca (fra cui otto fascicoli di canti popolari veronesi) è conservato presso la Biblioteca Civica di Verona ed è in gran parte inedito.
Al fondo Righi appartengono anche quattro fascicoletti pentagrammati di 16 pagine ciascuno contenenti trascrizioni musicali, intitolati Melodie popolari, per un totale di 122 testi musicali. La loro grafia non corrisponde in alcun modo a quella del Righi: vani finora i tentativi per identificarne l'autore, un esperto musicista indubbiamente, che tuttavia non fa alcuna differenza fra le autentiche melodie popolari, gli inni patriottici e alcune melodie d'area colta. Spogliando dall'elenco inni e melodie forestiere, resta all'incirca una novantina di autentiche melodie popolari (94, per l'esattezza), per la maggior parte appartenenti all'area veronese e tutte inedite. Una lettera di un corrispondente di Righi ci consente di datarle a epoca anteriore al 1873.
In ogni caso, quale che sia l'autore di queste trascrizioni musicali, il solo fatto che la loro redazione risalga in massima parte al settimo decennio del xix secolo, fa di esse, in assoluto, una delle testimonianze più antiche di musiche popolari delle regioni dell'Italia settentrionale e soprattutto una delle più cospicue per quantità e varietà di testi, ove si consideri che le raccolte edite contenenti i primi esempi di trascrizioni di musiche popolari di quest'area geografica, salvo pochissime eccezioni, sono di qualche decennio posteriori, e che il numero di trascrizioni che esse contengono rispetto a quello dei quattro fascicoli del fondo Righi, è di gran lunga inferiore.

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The Folk Songs of the Righi fondo in the Municipal Library of Verona

Ever since he was a student, Ettore Scipione Righi (Verona 1833-1894), barrister by profession, a strong supporter of Italian unity, animated by multiple cultural interests – from archeology to literature – devoted particular attention to folkloric research: folk songs (the first transcriptions go back to 1852), tales, proverbs, sayings and adages. All the material he collected in years of research (including eight folders of Veronese folk songs) is preserved in the Municipal Library of Verona and is for the most part unpublished.
The Righi fondo also includes four small folders containing pages with printed staves (each of 16 pages) on which musical transcriptions entitled Melodie popolari (Folk Songs) had been scored, for a total of 122 musical texts. The handwriting is in no way similar to that of Righi and up to now all attempts to identify the author have been unsuccessful: without doubt an expert musician, but one who did not differentiate between authentic folk songs, patriotic anthems and the occasional more elaborated melody. After excluding from the list all foreign songs and anthems, approximately ninety authentic folk songs remain (94, to be exact), for the most part from the Verona area and all unpublished. A letter from a correspondent of Righi enables dating them prior to 1873. In any case, whoever the author of the musical transcriptions may be, the sole fact that their drafting dates back for the most part to the seventh decade of the nineteenth century makes them definitely one of the oldest testimonials of folk songs of the northern regions of Italy and above all one of the most outstanding for quantity and variety of texts, considering that the published collections containing the first examples of transcriptions of folk songs of this geographical area are (with very few exceptions) of a few decades later and that the number of transcriptions included in them are by far inferior to those in the four folders of the Righi fondo.



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Flavia Ingrosso
La musica per film dal cinema muto agli anni Cinquanta del Novecento: edizioni e manoscritti musicali nell'Archivio e nella Biblioteca del Museo Nazionale del Cinema di Torino

Il contributo si propone di segnalare agli studiosi un'importante raccolta di edizioni e manoscritti musicali conservati presso l'Archivio e la Biblioteca del Museo del Cinema di Torino, che documentano alcune delle tappe principali compiute dalla musica nel suo graduale insinuarsi nelle pellicole cinematografiche, prima come semplice accompagnamento, poi come elemento essenziale del prodotto filmico. A un breve accenno ad alcuni tra gli eventi cruciali della storia della musica per film, segue un inventario dei documenti custoditi in Biblioteca, tra i quali la preziosa collezione di musica scritta per l'accompagnamento sonoro alle pellicole dell'epoca del cinema muto, come gli spartiti nella riduzione per pianoforte della colonne sonore per i capisaldi della storia del cinema: Music for Méliès Program: Early French Films (musica di Browning), L'assassinat du duc de Guise (musica di Saint-Saëns), The Birth of a Nation (musica di Breil e Griffith), Hearts of the World (musica di Elinor e Griffith), Metropolis (musica di Huppertz), ecc. A queste si aggiungono le serie di musiche composte sempre per il cinema muto, utili per rappresentare determinate situazioni sceniche ed emotive, edite a Parigi da Choudens tra gli anni Venti e i primi anni Trenta del Novecento, per piccola o grande orchestra (Gaietyfilm, per situazioni comiche; Mysticfilm, per scene mistiche e di preghiera; Cosmofilm, per documentari e ambientazioni paesaggistiche; Dramafilm, per situazioni drammatiche; Tragicfilm, per situazioni tragiche) e il corrispettivo italiano di simili repertori, risalente agli stessi anni (Biblioteca Cinema, ed. Ricordi, e Repertorio Orchestrina, ed. Italica Ars). La parte più consistente del patrimonio musicale della Biblioteca è, tuttavia, costituita da spartiti di colonne sonore, canzoni e ballabili tratti da film dagli anni Venti agli anni Settanta del Novecento, riferite soprattutto a pellicole italiane, statunitensi e francesi; l'inventario si limita a considerare le colonne sonore di film prodotti fino agli anni Cinquanta e tra i compositori compaiono: Bixio, D'Anzi, Hirchmann, Holländer, Porter, Ruccione, Stransky, Warren, ecc. Nell'Archivio del Museo sono conservati, invece, documenti musicali che, a causa di limiti di spazio, non è stato possibile includere nell'inventario, come le edizioni e i manoscritti relativi alla pellicola Cabiria (musica di Pizzetti e Mazza) e i manoscritti musicali del direttore d'orchestra Ugo Giacomozzi, risalenti ai primi anni Trenta e custoditi nel Fondo Enrico Mecozzi.

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Music for silent films during the fifties of the twentieth century: music editions and manuscripts in the Archive and Library of the National Film Museum of Turin

The paper proposes bringing to the attention of scholars an important collection of editions and manuscripts preserved in the Archive and Library of the Film Museum of Turin which document some of the principal stages by which music gradually edged into films, first as a simple accompaniment and later as an essential element of the screenplay. An initial brief indication of some of the key events in the history of film music is followed by an inventory of the documents preserved in the Turin Library, which include a priceless collection of music composed for the sound accompaniment of silent films, such as the piano arrangements for accompanying the cornerstones of the history of the cinema: Music for Méliès Program: Early French Films (music of Browning), L'assassinat du duc de Guise (music of Saint-Saëns), The Birth of a Nation (music of Breil and Griffith), Hearts of the World (music of Elinor e Griffith), Metropolis (music of Huppertz), etc. Added to these is the music composed specifically for silent films, used to symbolize particular scenic and emotional situations, published at Paris by Choudens between the twenties and the early thirties of the twentieth century and scored for small or large orchestras (Gaietyfilm, for comedy situations; Mysticfilm for spiritual scenes and prayers; Cosmofilm for documentaries and landscape settings; Dramafilm for dramatic situations; Tragicfilm for tragic situations) and the Italian equivalent of similar repertoires during the same years (Biblioteca Cinema, ed. Ricordi and Repertorio Orchestrina, ed. Italica Ars). The most substantial part of the musical patrimony of the Library, however, consists in the scores of soundtracks, songs and dance tunes for films from the twenties to the seventies of the twentieth century, above all Italian, American and French films; the inventory of this paper is restricted to the soundtracks of films produced up to the Fifties; the composers listed include Bixio, D'Anzi, Hirchmann, Holländer, Porter, Ruccione, Stransky, Warren, etc. The Museum Archive however also contains musical documents which it has not been possible to include in the inventory owing to limited space, such as editions and manuscripts relative to the film Cabiria (music of Pizzetti and Mazza) and the music mss. of the conductor Ugo Giacomozzi, dating back to the early thirties and housed in the Enrico Mecozzi Fondo.

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