Vuoi ricevere le riviste?

Fonti Musicali Italiane

«Fonti Musicali Italiane» è riservata ai soci SIdM. Non sei ancora socio? Leggi come Associarsi.

 

Ai Soci SIdM è riservata anche la consultazione gratuita della «Rivista Italiana di Musicologia» on-line e di «Fonti Musicali Italiane» on-line

 

copertina Fonti Musicali Italiane


«Fonti Musicali Italiane»
prosegue l'esperienza
di ricerca di «Le fonti musicali in Italia. Studi
e ricerche»
(1987-1993)



 

 

«Fonti Musicali Italiane» è la rivista della Società Italiana di Musicologia dedicata alle ricerche sulle fonti. Pubblica saggi in italiano, inglese e francese, relativi alle fonti utili alla ricerca sulla storia della musica in Italia: cataloghi e studi su manoscritti, edizioni musicali, libretti; spogli di periodici musicali e non; documenti d’archivio, carteggi, epistolari; documentazione utile alla ricerca organologica e iconografica; discografie; interventi sulle nuove tecnologie in rapporto alla ricerca sulle fonti musicali. I saggi pubblicati su «Fonti Musicali Italiane» intendono offrire – accanto ai materiali documentari presentati – una loro attenta valutazione critica. Ogni volume contiene infine un’ampia Rassegna bibliografica in cui sono elencati monografie, saggi, edizioni di musiche comparsi nell’anno precedente in Italia e all’estero, e relativi alla musica italiana.

«Fonti Musicali Italiane» è una rivista peer-reviewed che si attiene a una revisione double-blind per la selezione e la pubblicazione dei saggi. 

Fonti Musicali Italiane, 13 (2008)

Inserito in Fonti Musicali Italiane

Sommario

  • Tiziana Affortunato, Nuove fonti documentarie su Carlo Caproli del Violino (Roma, 1614-1668). Abstract.
  • Matteo Mainardi, Addenda milanesi al catalogo Sartori. I libretti musicali della Società storica lombarda e nuove segnalazioni da biblioteche cittadine. Abstract.
  • Giovanni Polin, Il mondo della luna di Goldoni-Galuppi: uno studio sulla tradizione settecentesca. Abstract.
  • Roberto Satta, Le sonate per strumento a tastiera di Giuseppe Sarti: catalogo tematico. Abstract.
  • Alberto Viarengo, Musici, musicisti e musicanti a Novara tra Sette e Ottocento attraverso le fonti d'archivio. Abstract.
  • Daniela Macchione, «Ne' latifondi delle lettere, e delle arti belle», e sotto l'occhio vigile della censura pontificia. Storia dell'«Eptacordo», periodico romano di metà Ottocento. Abstract.
  • Paola Carlomagno, Costruttori e rivenditori di strumenti musicali a Milano nella Guida Savallo dal 1880 al 1920. Abstract.
  • Gianfranco Miscia, Archivi di musica. L'inventario del fondo Francesco Paolo Tosti dell'Istituto Nazionale Tostiano di Ortona. Abstract.
  • Rassegna bibliografica 2007, a cura di Giulia Giovani, Angela Nisi, Leonardo Miucci.

Abstract


Inizio pagina
Tiziana Affortunato
Nuove fonti documentarie su Carlo Caproli del Violino (Roma, 1614 - 1668)

La vicenda biografica di Carlo Caproli, organista, violinista e compositore, detto 'del Violino' in riferimento alle sue abilità esecutive, presenta forti parallelismi con quella della generazione di musicisti coevi, vissuti e/o orbitanti a Roma nella prima metà del XVII secolo. Nel 1681 Angelo Berardi nei Ragionamenti musicali elogia la «sua armoniosa penna»: il riferimento è alle cantate da camera «concertate con vari Istrumenti», per la composizione delle quali il teorico lo cita prima di Carissimi, Tenaglia e Rossi. Nonostante gli elogi espressi da Henri Pruniéres ed Eugen Schmitz nei loro rispettivi studi sulla cantata da camera italiana (1913; 1955), i contributi bibliografici su Carlo Caproli non sono finora pervenuti ad una puntuale ricostruzione biografica.
Attraverso il reperimento e la lettura di fonti d'archivio è stato possibile far luce su alcuni elementi a tutt'oggi incerti, quali ad esempio: le date di nascita e di morte, l'attività didattica, e la sua attività di strumentista presso diverse chiese ed istituzioni romane, come risulta dalle relative Liste di Musici straordinari. Inoltre, dalle lettura di inedite fonti archivistiche emergono indicazioni interessanti sulla concezione stessa del suo lavoro compositivo.

******

New documentary sources relative to Carlo Caproli del Violino (Rome, 1614-1668)

The biographical vicissitudes of Carlo Caproli, organist, violinist and composer, known as 'del Violino' in reference to his bravura as a violinist, show pronounced parallelisms with those of the generation of musicians living or orbiting at Rome during the first half of the XVII century. In 1681, Angelo Berardi in Ragionamenti musicali praised «his melodious quill», the reference being to the chamber cantatas «concerted with various Instruments», for the composition of which the theorist places Caproli before Carissimi, Tenaglia and Rossi. Despite the eulogies of Henri Pruniéres and Eugen Schmitz in their respective studies on Italian chamber cantatas (1913; 1955), the bibliographical contributions relative to Carlo Caproli have not to date led to a precise biographical reconstruction.
It has, however, been possible through the discovery and study of archive sources to throw light on certain aspects up to now uncertain such as, for instance: the dates of his birth and death, his didactic activity and activity as instrumentalist at various Roman churches and institutions, which can be gathered from the relative Liste di Musici straordinari. Furthermore, the perusal of unpublished archival sources has supplied interesting informaton on the actual conception of his compositional work.



Inizio pagina
Giovanni Polin
«Il mondo della luna» di Goldoni - Galuppi: uno studio sulla tradizione settecentesca

Nel saggio si compie una recensio il più possibile completa dei testimoni (libretti a stampa e partiture) che hanno tràdito Il mondo della luna di Goldoni e Galuppi tra il 1750 ed il 1765, verificando le informazioni non sempre puntuali fornite dai repertori. Da essa emergono con chiarezza le due principali linee di tradizione del testo, una delle quali legata ai famosi buffi Carlo e Maria Angela Paganini, e le strategie messe in atto dagli operatori teatrali per adattare l'opera sia ai mutamenti di gusto del pubblico sia alle esigenze dei cantanti. L'analisi codicologica dei cinque manoscritti musicali individuati e il raffronto dei loro testi verbali colla tradizione dei libretti pur non portando ad una datazione di tutti i membri del corpus (per alcuni dei quali è ipotizzabile un'origine legata al coevo commercio del collezionismo) consente almeno per uno, il ms. conservato in D-Wa proveniente dall'archivio del teatro di corte di Braunschweig, il preciso riferimento ad una messinscena del 1760, evidenziato attraverso una complessa lettura stratigrafica volta a distinguere i vari interventi succedutisi nel codice, e per un altro, il ms. in I-BRc scritto forse per un collezionista dalle stesse mani del testimone conservato in D-Wa, una datazione certa. Ciò permette, tra l'altro, di individuare un gruppo di copisti attivo a Venezia intorno alla metà del XVIII secolo responsabile di una famiglia di manoscritti coevi. Il saggio si completa con una serie di appendici: una cronologia delle rappresentazioni dell'opera; una serie di tabelle descrittive dei manoscritti musicali; un elenco alfabetico di tutte le arie, duetti, cori, etc. presenti nelle fonti a stampa e manoscritte dell'opera; due tabelle relative ai cantanti e alle indicazioni scenografiche.

******

Goldoni-Galuppi's «Il mondo della luna»: a study of eighteenth-century transmission

This paper gives the most complete examination possible of sources (librettos and scores) for Goldoni and Galuppi's Il mondo della luna between 1750 and 1765, checking the not always accurate information supplied by the catalogues. The recensio pinpoints clearly the two main groups of librettos (one of which was linked to the well-known buffi Carlo and Maria Angela Paganini) and the strategies of impresarios to adapt the opera not only to the changes in public taste, but also to the demands of the singers. Although codicological analysis of the five identified musical manuscripts and comparison of their verbal texts with the librettos handed down did not lead to the dating of all the items of the corpus (for some of which the origin can be conjectured as linked to the contemporary collectors' market), it did at least permit an indubitable dating for two ms., i.e.: (i) the manuscript stored in D-Wa coming from the archive of the Braunschweig court theatre and containing a precise reference to a production of 1760, evidenced through a complex stratigraphic reading which revealed the various modifications introduced from time to time in the codex; (ii) the manuscript in I-BRc, written (possibly for a collector) in the same handwriting as that stored in D-Wa which permitted, among other things, the identification of a group of copyists, active in Venice around the middle of the eighteenth century and responsible for a number of manuscripts compiled at that time.
The paper concludes with a series of appendices: a chronology of performances of the opera, a series of descriptive tables of the musical manuscripts, an alphabetical list of all the arias, duets, choruses, etc. present in the printed and manuscript sources of the opera, two tables relating to the singers and to the scenographic instructions.



Inizio pagina
Matteo Mainardi
Addenda milanesi al catalogo Sartori. I libretti musicali della Società storica lombarda e nuove segnalazioni da biblioteche cittadine

Presso la biblioteca della Società storica lombarda di Milano è stata rintracciata una collezione di libretti non segnalati nel Catalogo dei libretti italiani a stampa di Claudio Sartori: questi libretti appartennero alle collezioni private di Achille Bertarelli e del marchese Carlo Ermes Visconti di San Vito, confluite per lascito testamentario nel patrimonio della società. I quarantaquattro libretti sono quasi tutti di area milanese, il più antico è del 1676 (il dramma per musica Marcello in Siracusa), mentre il più recente risale al 1815 (la cantata Il mistico omaggio). In sei casi si tratta di libretti sconosciuti a Sartori, mentre per i restanti si tratta di nuove segnalazioni di esemplari già presenti in catalogo. Tra i libretti più interessanti si segnalano tre libretti di cantate per intramezzo, un genere di cantata tipicamente milanese, strettamente legato alle Dispute Generali per la Dottrina Cristiana, che avevano luogo il 7 febbraio di ogni anno presso la chiesa di S. Dalmazio. La particolare forma a foglio aperto di questi libretti è legata al fatto che venivano distribuiti come allegati al primo numero di febbraio della «Gazzetta di Milano»: ulteriori dieci libretti di cantate per intramezzo, sconosciuti a Sartori, sono stati rintracciati presso la Biblioteca Ambrosiana di Milano, ancora oggi allegati ai numeri della «Gazzetta di Milano». I tredici libretti complessivi di cantate per intramezzo hanno potuto ampliare la conoscenza relativa a questo repertorio particolare ed è stato soprattutto possibile segnalare un titolo inedito di cantata composta da Giovanni Battista Sammartini (S. Vittore in prigione visitato da S. Materno vescovo di Milano), eseguita il 7 febbraio 1748 presso la chiesa di S. Dalmazio.
Infine la descrizione di ulteriori dieci libretti successivi al 1800, provenienti anche da altre biblioteche milanesi, ha reso possibile alcune significative riflessioni sulle cantate celebrative del periodo napoleonico e della prima Restaurazione a Milano.

******

Milanese Addenda to the Sartori catalogue. The musical libretti of the Società Storica Lombarda and new findings in city libraries

A collection of libretti not mentioned in Claudio Sartori's Catalogo dei libretti italiani a stampa has been located in the library of Società Storica Lombarda of Milan. The libretti were part of the private collections of Achille Bertarelli and of Marquis Carlo Ermes Visconti di San Vito which subsequently finished by testamentary bequest in the patrimony of the Società. Almost all the forty-four libretti are from the Milan area, the oldest dating back to 1676 (the music drama Marcello in Siracusa) and the most recent to 1815 (the cantata Il mistico omaggio). Six of them are libretti unknown to Sartori, while the rest are new locations of titles already catalogued. Among the most interesting libretti are three of cantate per intramezzo, a typically Milanese genre of cantata, closely linked to the Dispute Generali per la Dottrina Cristiana (General Debates on Christian Doctrine) which were held each year on 7 February at the Chiesa di S. Dalmazio. The particular sheet form of these libretti was due to the fact that they were distributed as enclosures with the first number in February of the «Gazzetta di Milano»; a further ten cantate per intramezzo unknown to Sartori were found in the Biblioteca Ambrosiana of Milan, still attached to the «Gazzetta di Milano» of the time. The thirteen libretti of the cantate per intramezzo served to increase the knowledge of this particular repertoire and it was above all possible to discover the unpublished title of a cantata composed by Giovanni Battista Sammartini (S. Vittore in prigione visitato da S. Materno vescovo di Milano), performed on 7 February 1748 at the Chiesa di S. Dalmazio.
Finally, the description of a further ten libretti subsequent to 1800 in other Milanese libraries facilitated several significant observations on the celebratory cantatas of the Napoleonic period and the first Restoration at Milan.



Inizio pagina
Roberto Satta
Le sonate per strumento a tastiera di Giuseppe Sarti: catalogo tematico

Giuseppe Sarti (Faenza 1729-Berlino 1802), pur dedicandosi principalmente al melodramma, ci ha lasciato un buon numero di composizioni per tastiera (per organo, per clavicembalo o fortepiano con o senza uno strumento melodico di accompagnamento o concertante). Il catalogo, che fornisce per ogni sonata incipit musicali, fonti manoscritte e a stampa, edizioni moderne, note e bibliografia, è stato diviso in tre sezioni: sonate per tastiera e altri strumenti, sonate per tastiera, sonate dubbie. Sono state considerate dubbie le sonate pubblicate a Vienna da Artaria negli anni Ottanta del Settecento: tradizionalmente attribuite al compositore faentino, sono probabilmente da ascrivere – secondo la documentazione reperita da Richard Armbruster – al Klaviermeister Giuseppe Sardi, attivo a Vienna nel periodo 1785-1788. Nel saggio introduttivo si rende ragione di questa scelta, e si forniscono alcune osservazioni sulle caratteristiche musicali delle sonate.

******

The keyboard sonatas of Giuseppe Sarti: a thematic catalogue

Although Giuseppe Sarti (b. Faenza 1729, d. Berlin 1802) devoted himself chiefly to opera, he also left us a good number of keyboard sonatas (for organ, harpsichord or fortepiano with or without accompanying or concertante melodic instrument). Each sonata is catalogued with full details: musical incipits, manuscript or printed sources, modern editions, notes and bibliography. The catalogue is divided into three sections: sonatas for keyboard and other instruments, sonatas for keyboard, doubtful sonatas. The sonatas considered doubtful are those published by Artaria at Vienna during the Eighties of the eighteenth century, traditionally attributed to the composer from Faenza but more probably ascribable – according to documentation discovered by Richard Armbruster – to the Klaviermeister Giuseppe Sardi who was active in Vienna during the period 1785-1788. The reasons for this decision are given in the introduction to this paper, which also includes some comments on the musical characteristics of the sonatas.



Inizio pagina
Alberto Viarengo
Musici, musicisti e musicanti a Novara tra Sette e Ottocento attraverso le fonti d'archivio. Con una bibliografia sulla musica a Novara (in ogni tempo)

La musica a Novara ha conosciuto un periodo particolarmente fecondo nell'Ottocento quando, accanto alla ricca attività teatrale, sono stati maestri di cappella della Cattedrale i compositori Pietro Generali, Saverio Mercadante, Carlo Coccia e Antonio Cagnoni. La presenza di questi nomi ha rappresentato un notevole volano per l'intensificarsi della vita musicale cittadina, testimoniata dalla attività sul territorio di musici, musicisti e musicanti i cui nomi, desunti da alcune fonti coeve qui oggetto di indagine, vengono riportati ordinati alfabeticamente e cronologicamente in tabelle. I dati di natura anagrafica rilevati nelle fonti manoscritte conservate presso l'Archivio di Stato di Novara si combinano con quelli più propriamente professionali presenti in almanacchi e guide a stampa, sempre dell'epoca, delineando un quadro del far musica in città a partire dal 1776, data del primo censimento conservato, sino alla fine del XIX secolo. Oltre ai protagonisti diretti appartenenti alle istituzioni cittadine (i teatri, le cappelle musicali, la scuola di musica, la banda) e alla musica popolare, sono stati presi in considerazione anche i protagonisti indiretti di questa grande stagione quali tipografi, stampatori, costruttori e rivenditori di strumenti musicali, persone di teatro. Questi dati potranno servire per ulteriori studi e approfondimenti sistematici, così come l'Appendice che tenta di fornire una esaustiva bibliografia sulla musica nel Novarese in ogni tempo.

******

Musicians, players and performers in Novara between the Eighteenth and Nineteenth Centuries, taken from archival sources. Accompanied by a historical bibliography on music at Novara

Music at Novara experienced a particularly rich period in the Nineteenth Century when, parallel to an intense theatrical activity, the composers Pietro Generali, Saverio Mercadante, Carlo Coccia and Antonio Cagnoni were maestri di cappella at the Cathedral. The presence of these names provided a notable stimulus for the intensification of the city's musical life, testified by the activity in the area of musicians, players and performers whose names gathered from sources of the time (the object of this investigation) are listed in tables alphabetically and chronologically. The anagraphical data found in manuscript sources preserved in the State Archives of Novara, when combined with those quoted in their professional capacity by printed almanacs and directories (always of the same period), give a picture of music-making in the city from 1776 (date of the first recorded census) up to the end of the xix century. In addition to the direct protagonists belonging to city institutions (theatres, cappelle, schools of music, the band) and to popular music, the indirect protagonists of this important season have also been taken in consideration, such as: typographers, printers, makers and sellers of musical instruments, people of the theatre. These data should be of service for future studies and systematic elaborations in the same way as the Appendix, which seeks to provide an exhaustive historical bibliography on music in Novara.



Inizio pagina
Daniela Macchione
«Ne' latifondi delle lettere, e delle arti belle» sotto l'occhio vigile della censura. Storia dell'«Eptacordo», periodico romano di metà Ottocento

Il saggio illustra la storia e l'attività dell'«Eptacordo», fonte periodica teatrale e musicale romana dell'Ottocento. Finora mai stato oggetto di studio specifico, l'«Eptacordo» ha risentito del forte condizionamento del contesto storico-politico degli ultimi 15 anni dello Stato Pontificio.
Dopo la sospensione nel 1849 a Roma di quasi tutti i giornali, soltanto nel 1852, e dopo aver vagliato numerose proposte, il governo pontificio concesse il permesso di pubblicare un giornale teatrale-musicale all'Accademia Santa Cecilia che in seguito, impossibilitata a realizzare il progetto, cedette il permesso a una società di cultori del teatro. Finalmente, nel marzo 1855 uscì il primo numero della nuova rivista musicale, l'«Eptacordo».
Il giornale offre un quadro dell'attività nei teatri, nelle accademie culturali, nei salotti, dalle stagioni di prosa e d'opera ai concerti, ai saggi dei giovani studenti, ai resoconti delle sessioni accademiche dell'Accademia Filarmonica e dell'Accademia dei Quiriti.
La concessione del permesso di stampa prevedeva che gli articoli fossero sottoposti alla revisione di entrambe le censure, ecclesiastica e politica. Gli inediti documenti d'archivio ritrovati, relativi alle revisioni compiute dalla censura sui testi del giornale, gettano luce sulle modalità del controllo dell'informazione musicale e, sebbene indirettamente, dello spettacolo stesso.
Gli esempi delle prime romane di Un ballo in maschera e di Don Alvaro (La forza del destino) illustrano il rapporto stabilito dall'«Eptacordo» con il governo pontificio; una relazione che ha isolato il periodico su una posizione di difesa dello spettacolo e dell'impresa romani e della Deputazione dei Pubblici Spettacoli, organo del governo pontificio preposto all'organizzazione degli spettacoli a Roma. Tale posizione fu la causa delle polemiche che nel corso degli anni Sessanta il periodico intrattenne con altri periodici italiani che l'accusavano di scarsa attendibilità. Negli stessi anni, le uscite si fecero progressivamente sempre più irregolari fino alla cessione della pubblicazione probabilmente nel marzo 1872, poco tempo dopo l'Unità.
La stessa cautela cui la documentazione ci invita nell'utilizzare l'«Eptacordo» come fonte di notizie sulla vita musicale romana dell'Ottocento, ne fa allo stesso tempo una valida fonte storica nell'indagine sul sistema produttivo culturale nella Roma preunitaria: una fonte, come ogni fonte storica, reticente e tendenziosa.

******

«Ne' latifondi delle lettere, e delle arti belle», under the eye of the censorship. A history of the «Eptacordo», a Roman periodical of the Nineteenth Century

This essay describes the history and activity of the «Eptacordo», a 19th century Roman journal of theatre and music. Thus far it has never been specifically studied. «Reticent and tendentious» like other historical documents, the «Eptacordo» serves as a source to reconstruct musical life in 19th century Rome, but also is useful when investigating cultural production in Rome before the Unification of Italy.
Over its almost 15 years of activity, the Roman journal suffered from the strong influence of the historical and political context during the waning years of the Papal States. After the suspension in Rome in 1849 of all newspapers and journals, only in 1852, after having examined several proposals, did the government grant permission to publish a journal of music and theater to the Accademia di Santa Cecilia. Two years later, the Accademia, unable to achieve the project, handed over its permission to a company of theater and music lovers. Finally, in March 1855 the first issue of «Eptacordo», the new journal, was issued.
The journal provides an outline of the cultural life in Rome, the entertainments offered by local as well as national theaters, cultural academies or private halls, from straight theatre and opera seasons to private or academic concerts or sessions of music associated with cultural institutions such as the Accademia Filarmonica or the Accademia dei Quiriti.
As specified in the Papal permission to publish, articles for the journal were normally submitted for review to two sets of censors, ecclesiastical and political. Archival documents related to the revisions made by the censorship, hitherto unpublished, illuminate the Roman government's efforts to control entertainment and, from a broader viewpoint, the circulation of information in Rome.
The first nights of Un Ballo in Maschera and Don Alvaro (La forza del destino), both by Giuseppe Verdi, illustrate the relationship established by the «Eptacordo» with the papal government and the Deputazione dei pubblici spettacoli. Given the importance of the «Roman Question» in this period to the history of Italy, these relationship isolated the journal within a defensive position. During the course of the 1860s this position led to controversies between the «Eptacordo» and other Italian periodicals, which accused the Roman journal of being unreliable. Over the same period the publication became increasingly irregular until it closed down, probably in March 1872, one and a half years after the Capture of Rome.



Inizio pagina
Paola Carlomagno
Costruttori e rivenditori di strumenti musicali a Milano nella Guida Savallo (1880-1920)

La Nuova Guida della città di Milano e sobborghi, ideata da Gaetano Savallo, vede la sua prima uscita nel 1880 per i tipi dell'Editrice Lombarda. I dati in essa contenuti hanno permesso di ricostruire l'attività dei costruttori e dei commerciati di strumenti musicali, attivi a Milano dal 1880 al 1920. La scelta di questo particolare ambito cronologico è stata dettata dal fatto che, oltre ad abbracciare simmetricamente il cambio di secolo con le sue relative implicazioni politiche, geografiche e sociologiche, i quarant'anni presi in esame fotografano il passaggio da un tipo di attività quasi esclusivamente artigianale a uno prevalentemente seriale-industriale. Oltre alle tradizionali attività di commercio di strumenti (tastiere, archi, fiati), spesso connessa al commercio di spartiti e materiali musicali, la Guida registra una significativa novità: la presenza degli Strumenti meccanici e automatici (player piano e reproducing piano) e affini (fonografi, grafofoni, grammofoni), nonché la produzione e il commercio del disco.
Il cambiamento dell'assetto commerciale è sottolineato anche dalle vesti grafiche e dai repentini cambiamenti editoriali che la Guida Savallo adotta per soddisfare di anno in anno le nuove esigenze dei suoi utenti: la pianta della città viene suddivisa in quadri toponomastici sempre più numerosi e simili a quelli dei moderni stradari, l'aggiornamento dei dati degli abbonati si fa progressivamente più dettagliato e puntuale, il sistema pubblicitario è via via più accattivante e incisivo, con le botteghe che trasformatesi in laboratori, ditte o monumentali stabilimenti pubblicano lunghi cataloghi e utili informazioni sulla storia, le caratteristiche, le offerte, i prezzi, le diverse possibilità di acquisto e di pagamento dei loro prodotti. I dati desunti dalla Guida Savallo, riportati fedelmente come in essa appaiono, sono poi stati confrontati, implementati e aggiornati attraverso la consultazione di altre guide commerciali coeve e di fonti bibliografiche di recente pubblicazione.

******

Makers and retailers of musical instruments in Milan listed in the «Guida Savallo» (1880-1920)

The first copy of the Nuova Guida della città di Milano e sobborghi, edited by Gaetano Savallo, was printed in 1880 by Editrice Lombarda. The data contained made it possible to reconstruct the activity of makers and retailers of musical instruments working in Milan from 1880 to 1920. The choice of this particular chronological period was dictated by the fact that, as well as symmetrically covering the turn of the century with its political, geographic and sociological implications, the forty years examined give a graphic account of the passage from an almost exclusively artisan activity to one that was prevalently industrial quantity production. In addition to the traditional activities of instrument retail (keyboards, strings, winds), often connected to the sale of scores and musical materials, the Guida records a significant novelty: the availability of mechanical (player piano and reproducing piano) and automatic (phonograph, graphophone, gramophone) instruments as well as the production and sale of records.
The alteration in trading trends is emphasized also by the various graphic layouts and the sudden editorial changes adopted in the Guida Savallo from year to year in order to satisfy the new demands of its users: the plan of the city was subdivided in always more numerous topographical squares resembling those of modern street directories, the updating of the information on subscribers became progressively more detailed and accurate, the advertising system always more attractive and incisive, while the original small shops, transformed into laboratories, firms or large establishments published lengthy catalogues and useful information on their history, characteristics, offers, prices, diverse possibilities of acquiring and paying for the products. The data extracted from the Guida Savallo and faithfully repeated verbatim have been compared, implemented and updated through consultation of other trade directories of the period and of recently published bibliographic sources.



Inizio pagina
Gianfranco Miscia
Archivi di musica. L'inventario del fondo Francesco Paolo Tosti dell'Istituto Nazionale Tostiano di Ortona

Il saggio presenta il risultato del lavoro di ordinamento della documentazione archivistica relativa al compositore Francesco Paolo Tosti e alla sua famiglia conservato nell'Istituto Nazionale Tostiano di Ortona, che sarà integralmente pubblicato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Il fondo Tosti, acquisito in più riprese nel corso di 15 anni, contiene carte personali, corrispondenza, composizioni musicali, rassegne stampa, materiale fotografico relativi al celebre autore di romanze.
Nel saggio vengono messe in luce prima di tutto le problematiche generali, a partire dalla definizione di un archivio di musica e delle sue particolarità come bene culturale. Si dà poi conto delle modalità di acquisizione della documentazione e delle problematiche di ordinamento degli archivi di persona e di famiglia. In questi casi infatti, non vi sono norme condivise o schemi precostituiti cui riferirsi come invece accade per gli archivi comunali o di altri enti pubblici. L'archivista deve quindi fare scelte che da un lato rispettino il 'metodo storico', dall'altro deve costruire un contesto significativo e utile per chi dovesse consultare l'inventario e quindi la documentazione. Si evidenzia cioè la difficoltà dell'archivista che da un lato non deve sovvertire i legami tra le carte derivanti dalle scelte dei possessori o per naturale sedimentazione della documentazione e dall'altro, in assenza di precedenti ordinamenti, deve operare delle scelte logiche e giustificabili per restituire uno spaccato della vita dei personaggi in modo da non abdicare al ruolo di informazione documentaria che caratterizza gli operatori dei settori degli archivi, delle biblioteche e dei musei. Inoltre, dall'ordinamento delle carte, viene alla luce la diversità e specificità del documento archivistico musicale rispetto a quello conservato nelle biblioteche. Attraverso l'esame concreto dell'interessante documentazione relativa a Francesco Paolo Tosti, il saggio pone questioni di metodo e fa emergere la specificità di un lavoro di inventariazione che non solo veicola ma crea esso stesso l'informazione.

******

Music archives. The inventory of the Francesco Paolo Tosti “fondo” of the Istituto Nazionale Tostiano at Ortona

This paper presents the results of setting in order the archive documentation relative to the composer Francesco Paolo Tosti and his family which is stored in the Istituto Nazionale Tostiano at Ortona and which is to be published in toto by the Italian Ministry of Cultural Heritage and Activities. The Tosti fondo was collected over a period of 15 years and includes personal papers, correspondence, musical compositions, press cuttings and photographic material relative to the celebrated song composer.
First of all, the paper discusses the basic problems encountered, starting from the definition of an archive of music and of its characteristics as a cultural heritage. The paper then gives an account of the modality of acquisition of the documentation and of the problems involved in reordering individual and family archives. In this connection, in fact, standard regulations or procedures which could be consulted do not exist, as instead they do in the case of municipal archives or those of other public bodies. The archivist must therefore make decisions which, on the one hand, respect the 'historical method' and on the other, provide a significative context useful for whoever wishes to consult the inventory and the documents. The difficulties facing the archivist therefore are that, on the one hand, he must not undermine the relationships between the various papers which form the documentation, either contributed by the owners or accumulated over the years, and on the other, in the absence of systematization standards, must make logical and justifiable choices so as to present a cross-section of the life of the individual in question in such a way as not to forego the role of providing documentary information which characterizes operators in the archive, library and museum sectors. In addition, the setting in order of the papers brought to light the diversity and particularity of the archival musical document compared to other documents preserved in the libraries. Through a realistic examination of the interesting documentation relative to Francesco Paolo Tosti, the present paper raises questions of method and brings to light the peculiarity of a work which not only diffuses but also itself creates information.

 


(traduzioni inglesi di Anne Ricotti)

Fonti Musicali Italiane, 12 (2007)

Inserito in Fonti Musicali Italiane

Sommario

  • Luigi Collarile, Considerazioni sull'attività editoriale di Claudio Merulo (1566-1570). Abstract.
  • Elena Previdi, Francesco Bianchini (1662-1729) e la sua dissertazione sugli strumenti musicali dell'antichità. Abstract.
  • Maria Rosa Moretti, «Drammi sacri» per la Congregazione di S. Filippo Neri di Genova (1736-1749). Abstract.
  • Giuliano Castellani, L'Agnese di Ferdinando Paer tra Parma e Parigi. Abstract.
  • Barbara Migliorini, Musica e musicisti nell'epistolario del marchese Sampieri. Abstract.
  • Mariella Sala, Autografi bazziniani: ritrovamenti e nuove scoperte. Abstract.
  • Annarita Colturato, Un'industria «troppo imperfetta»: la fabbricazione dei pianoforti a Torino nell'Ottocento. Abstract.
  • Daniele Poletto, Presenza di strumenti a tastiera alla corte sabauda: prima ricognizione. Abstract.
  • Rassegna bibliografica 2006 (con integrazioni per gli anni precedenti), a cura di Giulia Giovani, Angela Nisi, Leonardo Miucci.

Abstract


Inizio pagina
Luigi Collarile
Considerazioni sull'attività editoriale di Claudio Merulo (1566-1570)

Principale scopo di questo studio è quello di fornire alcune considerazioni sull'attività di Claudio Merulo come editore musicale indipendente (1566-1570). Dapprima sono offerti due documenti inediti, in grado di chiarire alcuni particolari della fase che prelude all'avvio dell'officina editoriale del musicista: in particolare, i rapporti con lo stampatore Girolamo Callegari e con Antonio Merulo, nipote di Claudio. L'analisi della produzione editoriale di Merulo è affrontata poi a partire da una ricognizione dei 36 titoli attualmente conosciuti, valutati nel quadro del complesso problema rappresentato dalla dispersione della produzione libraria tardorinascimentale. Questo spoglio permette di mettere a fuoco la politica editoriale di Merulo. Affiorano così le linee di un progetto ambizioso, che riflette la tensione squisitamente umanistica del suo ideatore, e le sue relazioni con importanti musicisti (come Orlando di Lasso o Costanzo Porta) e mecenati (come Guglielmo Gonzaga). In un contesto editoriale caratterizzato dalla posizione dominante di Gardano, le condizioni politico-economiche del 1569-70 costringono Merulo ad abbandonare l'attività di editore. È tuttavia possibile che tutti i libri stampati con i caratteri di Merulo dopo la chiusura della sua casa editrice siano frutto della sua collaborazione con altri editori.

Lo studio è corredato da due appendici: nella prima è fornita una lista dei volumi prodotti da Merulo tra il 1566 e il 1570; nella seconda, è fornito un elenco delle edizioni musicali prodotte con i materiali tipografici del musicista (in particolare da Giorgio Angelieri, eredi Rampazetto, Giacomo Vincenti) dopo la chiusura della sua casa editrice.

******

Considerations on the publishing activity of Claudio Merulo 1566-1570

This study presents some considerations relative to Claudio Merulo's activity as an independent music publisher (1566-1570). Thanks to two documents hitherto unknown it has been possible to clarify several aspects of the period preceding the opening of his publishing house, and in particular his relations with the printer Girolamo Callegari and with his nephew Antonio Merulo. Merulo's editorial production is then analysed, beginning with the 36 titles already known, in the context of the complex problem presented by the dispersion of the late-renaissance book production. This examination made it possible to focalize Merulo's editorial policy. As a result, the outlines of an ambitious project emerged which reflected Merulo's humanistic approach and his relations with important musicians (for instance, Orlande de Lassus, Costanzo Porta) and patrons (like Guglielmo Gonzaga). In the world of publishing, marked by the dominating position of the Gardano family, the economic recession of 1569-70 – which became even more serious after the beginning of the conflict between Venice and the Ottoman Empire – forced Merulo to abandon his editorial activity. Until 1575 he collaborated with the printer Giorgio Angelieri. It is possible however that all the books printed with Merulo's types after the closure of his publishing house were the fruit of his collaboration with other publishers.

The study is completed by two appendices: the first, a catalogue of the volumes published by Merulo between 1566 and 1570; the second, a list of the titles printed by other publishers after the closing of Merulo's publishing house utilizing his types (in particular Giorgio Angelieri, the heirs of Rampazetto, Giacomo Vincenti) .



Inizio pagina
Elena Previdi
Francesco Bianchini (1662-1729) e la sua dissertazione sugli strumenti musicali dell'antichità

Il trattato di Francesco Bianchini, De tribus generibus instrumentorum musicae veterum organicae dissertatio (Roma, Amidei, 1742) è il risultato ultimo di un progetto che partì ben quarant'anni prima in circostanze inusitate. Appena eletto (1700), papa Clemente xi dispose il restauro della navata centrale di San Giovanni in Laterano e, fra le varie opere da realizzare, progettò la raffigurazione di dodici angeli musicanti. All'esperto Bianchini (nominato nel 1703 Presidente delle antichità di Roma) venne commissionata una ricerca per capire quali potessero essere i dodici strumenti musicali antichi più adatti ad essere raffigurati in mano agli angeli. Bianchini scrisse dunque una Dissertazione ed ammaestramenti sugli strumenti musicali da dipingersi in San Giovanni in Laterano: il manoscritto è conservato presso la Biblioteca Vallicelliana di Roma e costituisce il primo nucleo del futuro trattato. Per motivi ignoti, il progetto dei dodici angeli musicanti non andò a buon fine: al loro posto, sulle pareti della Basilica, verranno raffigurati più convenzionalmente dodici profeti.

Bianchini tuttavia non accantonò la Dissertazione, anzi: decise di farne un libro. Ne ampliò il contenuto, ne modificò la stesura, inserì delle tavole iconografiche accuratamente disegnate da lui stesso, tradusse il tutto in latino. Si possono ricostruire più versioni successive dell'opera, grazie ai manoscritti bianchiniani conservati alla Biblioteca Capitolare di Verona. Altro materiale significativo è a Bologna (Civico Museo Bibliografico Musicale), altro ancora si trova a Prato in un fondo privato.

Quando l'erudito morì (1721) il trattato non aveva ancora trovato la via della pubblicazione: la Dissertatio sugli antichi strumenti musicali andò quindi alle stampe solo nel 1742, a spese del libraio romano Fausto Amidei. Tuttavia il confronto fra il contenuto di tale volume e quello delle fonti manoscritte conservate a Verona e a Bologna mette chiaramente in luce l'azione di un anonimo revisore, il quale non si limitò a pochi interventi di redazione, ma aggiornò il testo, aumentò i riferimenti bibliografici e inserì paragrafi del tutto nuovi imprimendo all'opera un contributo determinante. È assai probabile identificare il responsabile di tali cambiamenti in Giuseppe Bianchini, nipote di Francesco e noto storico della Chiesa.

******

Francesco Bianchini (1662-1729) and his treatise on the musical instruments of antiquity

The treatise of Francesco Bianchini, De tribus generibus instrumentorum musicae veterum organicae dissertatio (Rome, Amidei, 1742) is the conclusive result of a project which originated at least forty years earlier in unusual circumstances. Pope Clemente xi, no sooner elected (1700), ordered the restoration of the central nave of San Giovanni in Laterano and, among the various works to be realized, planned the representation of twelve angels playing musical instruments. The expert Bianchini (who had been nominated «Presidente delle Antichità di Roma» in 1705) was commissioned to carry out a research into the identity of the twelve most appropriate antique musical instruments to be portrayed in the hands of the angels. Bianchini consequently wrote a Dissertazione ed ammaestramenti sugli strumenti musicali da dipingersi in San Giovanni in Laterano: the manuscript is preserved in the Biblioteca Vallicelliana at Rome and represents the core of the future treatise. For unknown reasons, the project of the twelve angelic musicians was never realized; instead twelve prophets were portrayed on the walls of the Basilica.

Bianchini did not however shelve his Dissertazione; on the contrary, he decided to make a book out of it. He increased the content, made editorial modifications, inserted iconographic plates which he himself designed and translated the whole into Latin. Subsequent versions of the original work can be reconstructed thanks to the Bianchini manuscripts preserved in the Biblioteca Capitolare of Verona. Further indicative material is to be found at Bologna (Civico Museo Bibliografico Musicale) as well as at Prato in a private fondo.

On the death of the erudite scholar (1729), the treatise had not yet been published: the Dissertatio on antique musical instruments, in fact, only went to press in 1742, paid for by the Roman bookseller, Fausto Amidei. Nevertheless, the comparison between that volume and the manuscript sources of Verona and Bologna definitely reveals the work of an anonymous reviser who did not limit himself to a few editorial interventions, but brought the text up to date, augmented the bibliographic references and inserted totally new paragraphs contributing significantly to the work. It is very probable that the hand responsible for these alterations was that of Francesco Bianchini's nephew, Giuseppe, who was a well-known historian of the Church.



Inizio pagina
Maria Rosa Moretti
Nuovi «Drammi sacri» per una storia dell'attività musicale della Congregazione filippina di Genova nel Settecento

Oggetto di questo saggio è una raccolta di quarantacinque libretti di «Componimenti sacri per musica da cantarsi nella chiesa della Congregazione di S. Filippo Neri di Genova», appartenenti ad una collezione privata (Genova, Studio Il Grechetto). Questi libretti, di cui diciotto sono sconosciuti ai repertori e la cui datazione è compresa fra il 1736 e il 1749, costituiscono l'occasione per presentare alcuni documenti inediti, delineare la storia della musica presso i filippini di Genova e offrire una serie di osservazioni relative alle attività musicali della congregazione genovese per tutto il secolo xviii. Se le prime generiche notizie compaiono infatti a partire dal 1645, è grazie al lascito di fine Seicento della nobile genovese Maria Brigida Franzoni Spinola, che la congregazione può realizzare regolari stagioni di «oratori notturni in musica» nel periodo 'invernale', compreso tra la festa di Tutti i Santi e la Pasqua di Resurrezione.

Data la quasi totale perdita delle musiche, la storia dell'attività dell'oratorio genovese è al momento ricostruibile essenzialmente attraverso i libretti a stampa. Dal loro studio apprendiamo che solo una parte del repertorio ascoltato è di autore genovese (Benedetto Leoni, Matteo Bisso, Luigi Cerro e Luigi Degola) o attivo in città (il lucchese Pietro Vincenzo Chiocchetti) e che, talvolta, nella scelta dei contenuti sono presenti riferimenti all'ambiente cittadino: ricordiamo l'accenno all'Arcadia genovese, con l'introduzione tra i personaggi del poeta Pompeo Figari, e a Caterina Fieschi Adorno, la santa genovese la cui devozione era sentita in modo particolare dai Filippini e dall'intera cittadinanza.

L'esame del repertorio librettistico e della documentazione rintracciata consente inoltre di accennare ai rapporti avuti con le altre case filippine, ed in particolare con quella di Roma. Lo attesta l'omogeneità delle feste celebrate e degli argomenti trattati (spesso comuni anche agli oratori non filippini) che consentiva di riproporre gli stessi componimenti in anni successivi e farli circolare tra le varie congregazioni. L'indagine condotta sui quarantinque libretti e il confronto con altri che è stato possibile esaminare ha consentito poi di riconoscere la stessa composizione in oratori apparentemente diversi.

Talvolta il confronto con la produzione non genovese ha portato ad attribuire o a confermare l'attribuzione della paternità di alcuni testi, adespoti nei libretti pubblicati a Genova; mentre la migrazione dei vari componimenti rende verosimile la possibilità di considerare genovesi anche le partiture utilizzate e conservate in altre città, come quelle di Chiocchetti e Bisso appartenenti al fondo musicale della chiesa della Consolazione di S. Maria della Fava di Venezia.

Al saggio seguono due appendici tra loro complementari: il Catalogo dei quarantacinque libretti, corredato dell'indicazione dei personaggi e dell'incipit testuale, e l'elenco degli oratori promossi dalla Congregazione di S. Filippo Neri di Genova nel Settecento, corredato dei soli personaggi. Chiudono il lavoro l'indice degli incipit, dei titoli e dei nomi, con i rinvii alle schede dell'appendice i e dell'appendice ii.

******

New «Sacred Dramas» for a history of the musical activity of the Philippine Congregation of Genoa in the eighteenth century

The subject of this paper is the collection of forty-five libretti of «Sacred compositions set to music to be sung in the church of the Congregation of S. Filippo Neri of Genoa», part of a private collection (Genoa, Studio Il Grechetto). These libretti, eighteen of which are not to be found in any repertoire and whose dating falls between 1736 and 1749, provide the opportunity to present some hitherto unknown documents, to outline the musical traditions of the Philippines of Genoa and to offer a series of observations relative to the musical activity of the Genoese Congregation during the eighteenth century. If in fact the first general information dates from 1645, it is thanks to the legacy at the end of the seventeenth century of the Genoese gentlewoman Maria Brigida Franzoni Spinola that the Congregation was able to realize regular seasons of «nocturnal oratories with music» during the 'winter' period, from All Saints' Day to Easter.

Given the almost total loss of the music, the history of the activity of the Genoese Oratory is for the moment primarily reconstructable by means of the printed libretti. By examining them we learn that only a part of the repertoire heard was the work of either a Genoese author (Benedetto Leoni, Matteo Bisso, Luigi Cerro, Luigi Degola) or an author resident in that city (for instance, Pietro Vincenzo Chiocchetti of Lucca) and that occasionally, in the selection of the contents, there are references to the city milieu: for instance the allusion to the Arcadia of Genoa, mentioning among the personalities the poet Pompeo Figari, and to Caterina Fieschi Adorno the Genoese saint to whom the Philippines – and the whole city – were particularly devoted.

In addition, examination of the booklets' repertoire and of the retraced documentation has enabled us to indicate the relations with other Philippine houses, and in particular that of Rome. This is evidenced by the uniformity of the festivals celebrated and of the topics dealt with (frequently common also to non-Philippine oratories) which makes conceivable the reintroduction of the same compositions in successive years and the circulation of these among the various congregations. The investigation carried out on the forty-five booklets, and the comparison with others that were available for study, made it possible to recognize the same composition in apparently different oratories.

Sometimes the comparison with non-Genoese production led to the attribution, or confirmation of the attribution, of the paternity of some texts, anonymous in the libretti published at Genoa, while the migration of the various compositions rendered likely the possibility of considering Genoese also the scores used and preserved in other cities, like those of Chiocchetti and Bisso lodged in the music fondo of the church of the Consolazione di S. Maria della Fava of Venice.

At the end of the paper there are two mutually complementary appendices: first, a catalogue of the forty-five booklets, completed by the indication of personalities and verbatim incipits; secondly, a list of the oratories promoted by the Congregation of S. Filippo Neri of Genoa in the eighteenth century, mentioning only the personalities. Finally, an index of the incipits, the titles and the names, with cross-references to Appendices i and ii.



Inizio pagina
Giuliano Castellani
L'Agnese di Ferdinando Paër tra Parma e Parigi: fonti e versioni

Agnese, rappresentata per la prima volta a Parma nel 1809, fu certamente l'opera di maggior successo di Ferdinando Paër. Dramma semiserio in due atti su libretto di Luigi Buonavoglia, tratto dalla novella inglese di Amalia Opie The Father and the Daughter (1801), Agnese, il cui tema centrale è costituito dalla follia di un padre abbandonato dalla figlia, fu l'unica opera del compositore parmigiano ad essere rappresentata nei maggiori teatri di tutto il mondo (dall'Italia alla Germania, da Londra a Parigi, da Mosca e San Pietroburgo fino a Santiago del Cile e Città del Messico) fin verso la metà degli anni '40 dell'Ottocento. La ricerca musicologica è già a conoscenza del fatto che esistono almeno due versioni dell'opera, ovvero quella originale del 1809 per Parma e quella rielaborata dall'autore nel 1819 per il Théâtre Italien parigino. Ciò che tuttavia ancora non si conosce con precisione è l'importanza e l'entità dei rimaneggiamenti effettuati nel 1819 sulla partitura e sul libretto. Sulla base dell'analisi dettagliata di cinque fonti importanti – la partitura autografa, il libretto della prima parmigiana del 1809, il libretto della prima parigina del 1819, e due copie manoscritte della partitura corrette dallo stesso Paer, una attorno al 1810, l'altra verso il 1826 – quest'articolo riconosce le varianti introdotte nella partitura da Paer stesso e ricostruisce le versioni dell'opera allestite direttamente dall'autore: così si è potuto stabilire che, oltre alle due versioni del 1809 e del 1819, Paër elaborò anche una terza versione di Agnese, presentata nel 1824 sempre al Théâtre Italien parigino. Inoltre, grazie alle varie fonti, abbiamo potuto individuare e riportare alla luce la musica, finora sconosciuta, dei nuovi numeri che Paer aggiunse e integrò per le versioni parigine.

L'articolo costituisce il punto di partenza per la preparazione di un'edizione critica dell'opera contenente tutte le varianti individuate.

******

Ferdinando Paër's «Agnese» from Parma to Paris: sources and versions

«Agnese», performed for the first time at Parma in 1809, was without doubt Ferdinando Paër's most successful opera. An opera semiseria in two acts to the libretto of Luigi Buonavoglia, based on the short story of the English authoress Amalia Opie The Father and the Daughter (1801), Agnese (whose central theme was the madness of a father abandoned by his daughter), was the only opera of the Parmesan composer to be performed in the leading theatres of the world (from Italy to Germany, from London to Paris, from Moscow and St. Petersburg to Santiago de Chile and Mexico City) right up to the middle of the '40s of the nineteenth century. Musicological research has already discovered the existence of at least two versions of this opera: the original of 1809 for Parma and a version revised by the composer in 1819 for the Théâtre Italien in Paris. What however is not yet known with precision is the importance and the extent of the reworking of the score and the libretto carried out in 1819. On the basis of a detailed analysis of five important sources – the autograph score, the libretto of the Parma première of 1809, the libretto of the Paris performance of 1819, and two manuscript copies of the score as corrected by Paër – one around 1810 and the other towards 1826 – the present article identifies the variations introduced in the score by Paër himself and reconstructs the versions of the opera which were staged directly by the composer; in this way it was possible to establish that, in addition to the two versions of 1809 and 1819, Paër arranged a third version of Agnese which was performed in 1824, always at the Théâtre Italien in Paris. Furthermore, thanks to various sources, we have been able to identify and bring to light the music, hitherto unknown, of the additional numbers which Paër integrated in the Paris version.

The present article represents the starting point for the preparation of a critical edition of the opera which will include all the identified variations.



Inizio pagina
Barbara Migliorini
Musica e musicisti nell'epistolario del marchese Sampieri

Nell'ambiente musicale bolognese del primo Ottocento, Francesco Sampieri era conosciuto dai suoi contemporanei per l'attività di musicista e compositore (riuscì a mettere in scena sette melodrammi nei vari teatri d'Italia e con l'ultima rappresentazione, nel 1827, del Pompeo in Siria, presso il Teatro Comunale di Bologna, il marchese decise di abbandonare le scene), ma soprattutto per i legami con la Società del Casino di Bologna. All'interno di questa sorta di circolo culturale, a cui appartenevano soci di alto lignaggio e all'interno del quale si svolgevano diverse attività ricreative, fu assegnato al marchese il compito di organizzare gli intrattenimenti musicali. E nel 1810 venne nominato direttore della sezione musicale, carica che mantenne fino alla vigilia della sua morte. Durante la sua lunga attività Sampieri riuscì a costruire una fitta rete di contatti con musicisti, editori, impresari e personalità legate al panorama musicale italiano.

Scopo di questa saggio è la presentazione del carteggio di Francesco Sampieri, costituito da 650 lettere scritte da vari mittenti al marchese, che insieme alla raccolta musicale che va dal XVIII al XIX secolo, tra cui la produzione sacra e teatrale dello stesso Sampieri, costituisce il Fondo Sampieri, oggi conservato presso la sezione musicale della Biblioteca Palatina di Parma. L'epistolario, tenuto conto delle sole lettere di interesse musicale, presenta una grande quantità di notizie sulla vita e sulle composizioni del marchese, sulla sua attività presso il Casino di Bologna, sullo sviluppo dei rapporti con casa Ricordi e molte informazioni sull'opera italiana del primo Ottocento. In particolare in quest'ultima sezione sono state inserite integralmente alcune lunghe e interessanti lettere scritte da Sebastiano Conti Castelli a Francesco Sampieri, relative alla prima rappresentazione della Matilde di Shabran di Rossini. Attraverso queste fonti e con le integrazioni delle cronache dell'epoca è stato possibile ricostruire fatti e avvenimenti altrimenti di difficile comprensione, avvenimenti che hanno segnato il tessuto socio-culturale del primo Ottocento musicale italiano.

In appendice, viene offerto l'elenco dei corrispondenti di Sampieri, con la collocazione e la datazione delle lettere.

******

Music and musicians in the correspondence of Marquis Francesco Sampieri

In the musical circles of Bologna at the beginning of the nineteenth century Francesco Sampieri was well-known by his contemporaries for his activity as musician and composer: he succeeded in having seven operas presented in various Italian theatres until, with the last performance of Pompeo in Siria at Bologna's Teatro Comunale in 1827, the marquis decided to turn his back on the stage. He was known even more for his connection with the Società del Casino of Bologna, a sort of cultural club whose members were all aristocratic and where recreational activities of various kinds were arranged: the marquis in fact was entrusted with the task of organizing musical entertainments, while in 1810 he was appointed director of the music sector, a position he held up to the eve of his death.

During this lengthy period of activity Sampieri succeeded in creating a profuse network of contacts with musicians, publishers, impresarios and personalities connected with music in Italy.

The subject of this paper is the epistolary of Francesco Sampieri, consisting of 650 letters written to the marquis by various correspondents which, together with the collection of music (which stretches from the xviii to the xix century and includes the sacred and theatrical works of Sampieri), forms the Fondo Sampieri, preserved today in the music section of the Biblioteca Palatina of Parma. The epistolary, taking into account solely the letters of musical interest, provides a vast quantity of information on the life and compositions of Sampieri, on his activity at the Bologna Casino, on the development of his relations with the music publisher Ricordi and, even more, on Italian opera at the beginning of the nineteenth century. In particular, in the last-named section, long and interesting letters have been included, unabridged, written by Sebastiano Conti Castelli to Francesco Sampieri in connection with the first performance of Rossini's Matilde di Shabran. Through these sources integrated with the news reports of that time, it has been possible to reconstruct facts and events otherwise obscure, events which have marked the socio-cultural fabric of Italian music at the beginning of the nineteenth century.

The appendix gives a list of Sampieri's correspondents together with the location and date of the letters.



Inizio pagina
Mariella Sala
Autografi bazziniani: ritrovamenti e nuove scoperte

La ricerca ha preso avvio dall'elenco degli Autografi di Antonio Bazzini offerti dalla sig.ra Tina Bazzini alla Società Concerti contenuto nel Catalogo / Musica / Società Concerti Compilato per cura di F. Pasini / Maggio 1897. L'elenco comprende 23 pezzi (dalla partitura della Turanda, a quella della Francesca da Rimini, alle parti di composizioni violinistiche, in gran parte manoscritti autografi). Il registro è attualmente conservato presso la Biblioteca del Conservatorio “Luca Marenzio” di Brescia, insieme alla musica appartenuta alla Società dei Concerti che ha trovato sistemazione nel Fondo prezioso della Biblioteca. Di questi autografi si era persa la traccia. Per fare l'esempio più clamoroso, della Turanda (l'opera di Bazzini rappresentata alla Scala nel 1867) rimane, a Brescia, soltanto una partitura incompleta autografa in lapis ma non è più reperibile la Partitura per Orchestra e Canto in 4 Parti che apre l'elenco di Pasini. In un recente sopralluogo alla Biblioteca del Conservatorio di Milano, nei faldoni di un Dono Sartori, quasi tutta la musica dell'elenco è ritornata alla luce. Il Dono Sartori consta di 7 faldoni, alcuni con etichetta che ne descrive sommariamente il contenuto (Opere numerate Op.1-39; Opere numerate Op.40-82; Musiche sacre per la Pace 1837-38): oltre a molta musica (non soltanto quella della Società dei Concerti), anche numerose fotocopie di lettere (trascritte da Sartori nel suo volume, nella parte dedicata al carteggio), alcune lettere originali, qualche ritratto.

Accanto a questa importante raccolta, si segnalano nuove scoperte di manoscritti e autografi bazziniani conservati in vari archivi musicali di Brescia (il Fondo prezioso del Conservatorio, l'Archivio Musicale della Basilica delle Grazie, il cosiddetto Fondo Chimeri). Il saggio si completa con una panoramica sulle perdite subite, nel tempo, da vari fondi musicali bresciani, aprendo una riflessione sulla loro difficile tutela.

Grazie questi ritrovamenti è stato possibile fornire in appendice un aggiornamento del catalogo stilato da Sartori, integrando le localizzazioni che lo studioso non specifica, e aggiungendo le composizioni sacre giovanili del compositore bresciano, sconosciute a Sartori.

******

Bazzini autographs: findings and new discoveries

The research started with the list Autografi di Antonio Bazzini offerti dalla sig.ra Tina Bazzini alla Società Concerti contained in the Catalogo / Musica / Società Concerti Compilato per cura di F. Pasini / Maggio 1897. The list includes 23 entries (from the score of Turanda to that of Francesca da Rimini and the parts of compositions for violin) referring mainly to autograph manuscripts. The above-mentioned catalogue can be found at present in the Library of the “Luca Marenzio” Conservatory of Brescia, together with music belonging to the Società dei Concerti and stored in the Fondo prezioso of the Library. These autograph manuscripts had vanished without trace, the most sensational 'loss' being that only an incomplete score, a pencil autograph, of Turanda (Bazzini's opera given at the Scala in 1867) remained at Brescia while the Partitura per Orchestra e Canto in 4 Parti, which is the first entry in Pasini's catalogue, was no longer to be found. In a recent search at the Library of Milan Conservatory, however, almost all the music catalogued was rediscovered in the bundles of a bequest, the Dono Sartori. The Dono Sartori consists of 7 bundles, some with a label briefly describing the contents (Opere numerate Op.1-39; Opere numerate Op.40-82; Musiche sacre per la Pace 1837-38); in addition to a great deal of music (not only that of the Società dei Concerti), there are also numerous photocopies of letters (reproduced in Claudio Sartori's work in the section dedicated to correspondence), some original letters, a few portraits.

Besides this important find, other Bazzini manuscripts and autographs were discovered in various music archives at Brescia (the Fondo prezioso of the Conservatory, the Music Archive of Basilica delle Grazie, the so-called Fondo Chimeri). The paper concludes with an overview of the losses experienced over the years by the various musical fondi of Brescia and examines the difficulties encountered in conserving them.

Thanks to these discoveries it has been possible to give in appendix an updating of the catalogue drawn up by Sartori, identifying the locations which the scholar does not specify and adding the juvenile sacred compositions which were unknown to Sartori.



Inizio pagina
Annarita Colturato
Un'industria «troppo imperfetta»: la fabbricazione dei pianoforti a Torino nell'Ottocento

A dispetto di una tradizione pianistica di modesto rilievo, il Piemonte (Torino, in particolare) ebbe nell'Ottocento e nel primo Novecento un ruolo centrale nel settore della fabbricazione di strumenti a tastiera.

In attesa di un'indagine capillare sulle carte d'archivio riguardanti tanto i singoli costruttori quanto le istituzioni incaricate di conservare la documentazione allegata alle richieste di concessione di privilegi, l'articolo fa il punto sulle ricerche compiute e sulla bibliografia sinora prodotta e delinea il panorama produttivo torinese avvalendosi in particolare delle guide commerciali della città e delle pubblicazioni (cataloghi, relazioni, giudizi ecc.) date alle stampe in occasione delle esposizioni periodiche (un osservatorio privilegiato, nel caso della capitale sabauda, data la quantità di manifestazioni organizzate) e ricavandone informazioni in larga misura inedite sui principali fabbricanti (Berra, Marchisio, Aymonino, Roeseler, Chiappo, Mola ecc.), sulla loro produzione, sul numero dei loro dipendenti, su materiali e macchine impiegati.

Corredano l'articolo un apparato iconografico che include strumenti e cataloghi appartenenti a collezioni private e sinora sconosciuti e due appendici dedicate rispettivamente ai costruttori torinesi di pianoforti presenti alle esposizioni tenutesi in Italia e all'estero nell'Ottocento (con descrizione degli strumenti esposti e stralci dei giudizi ricevuti) e ai fabbricanti e negozianti torinesi di pianoforti citati nelle guide commerciali della città fino al 1900 (con ragione sociale e indirizzi).

******

A «too imperfect» industry: the manufacture of pianos at Turin in the nineteenth century

In spite of a pianistic tradition of moderate importance, Piedmont (and in particular Turin) occupied a central role in the nineteenth and early twentieth centuries in the sector of keyboard instrument manufacture. In default of a thorough survey of archive documents regarding both the individual builders and the institutions responsible for preserving the documentation attached to the applications for the granting of privileges, the present article describes the completed research studies and the bibliography produced to date, outlining the productive panorama of Turin and consulting in particular the trade directories of the city and the publications (catalogues, reports, criticisms, etc.) printed on occasion of the periodical exhibitions (an invaluable source in the case of the House of Savoy's capital, given the abundance of organized events) and extracting information, to a great extent unknown, regarding the principal manufacturers (Berra, Marchisio, Aymonino, Roeseler, Chiappo, Mola, etc.), their production, the number of their employees, the materials and equipment used.

The article is completed by iconographic material, which includes keyboard instruments and catalogues from private collections up to now unknown, and by two appendices dedicated respectively to Turin manufacturers of pianos exhibited in Italy and abroad during the nineteenth century (with a description of the instruments and excerpts of the judgements expressed) and to the manufacturers and dealers of pianos cited in the trade directories of the city up to 1900 (together with name and address).



Inizio pagina
Daniele Poletto
Presenza di strumenti a tastiera alla corte sabauda: prima ricognizione

Il saggio espone i risultati di una ricerca negli inventari del mobilio delle residenze di casa Savoia, per individuare la presenza di strumenti a tastiera. Le notizie tratte dagli inventari settecenteschi sono scarse; invece sono più rilevanti i dati risultanti dalla ricerca per il xix secolo. Nelle residenze sabaude di Palazzo Reale, Palazzina di Stupinigi, Castello di Racconigi (Cuneo), Castello di Moncalieri è stata così documentata la presenza, nell'Ottocento, di numerosi pianoforti, e di alcuni si è potuta accertare la provenienza: piemontese (Alovisio), viennese (Knam, Janssen, Tomaschek), francese (Erard, Pleyel). Gli inventari forniscono inoltre, in alcuni casi, una descrizione degli strumenti menzionati. Infine, il saggio segnala tre strumenti tuttora esistenti, legati al castello di Racconigi: uno di essi, un pianoforte a tavolo di Knam, presenta molte analogie con alcuni strumenti citati negli inventari.

******

Keyboard instruments at the Savoy court: preliminary survey

The paper relates the results of research into the furniture inventories of the residences of the House of Savoy, undertaken to identify the keyboard instruments present. The information gathered from the eighteenth-century inventories was limited; however, the data collected from those of the nineteenth century were more significant. The presence of numerous pianos in the Savoy residences of Palazzo Reale, Palazzina di Stupinigi, Castello di Racconigi (Cuneo), Castello di Moncalieri in the nineteenth century was thus documented and it was also possible to establish the provenance of some of them: Piedmontese (Alovisio), Viennese (Knam, Janssen, Tomaschek), French (Erard, Pleyel). Furthermore, in some cases, the inventories gave a description of the instruments mentioned. In conclusion, the paper indicates three instruments which are still to be found at the castle of Racconigi, one of which, a square piano, is very similar to some of the instruments listed in the inventories.

 


(traduzioni inglesi di Anne Ricotti)

Fonti Musicali Italiane, 11 (2006)

Inserito in Fonti Musicali Italiane

Sommario

  • C. Bongiovanni, Tansillo in musica: il caso delle Lagrime di San Pietro. Abstract.
  • O. Beretta, L’istruzione musicale dei chierici nel Rinascimento: un inedito documento dall’archivio della basilica di S. Barbara a Mantova. Abstract.
  • S. Iacono, Una raccolta di cantate di Alessandro Scarlatti. Abstract.
  • P. Maione, Organizzazione e repertorio musicale della corte nel decennio francese a Napoli (1806-1815). Abstract.
  • C. Cimagalli e F. Vacca, Attività concertistiche nella Roma preunitaria. Avvio di una cronologia e primi risultati. Abstract.
  • O. Palmiero, Giovanni Pozza e il «Corriere della Sera»: rassegna bibliografica dei suoi scritti di critica musicale. Abstract.
  • C. Ghirardini, Gli strumenti musicali del Museo Ettore Guatelli di Ozzano Taro (PR). Abstract.
  • N. Tangari, Come cambiano le fonti musicali. Le risorse digitali e la ricerca musicologica. Abstract.
  • Rassegna bibliografica 2005, a cura di G. Giovani, A. Nisi, L. Miucci.

Abstract


Inizio pagina
Carmela Bongiovanni
Tansillo in musica: il caso delle «Lagrime di San Pietro»

Indubbia fu la fama del poeta Luigi Tansillo (1510-1568) presso i suoi contemporanei in Italia e all'estero tra Cinque e Seicento; essa è testimoniata da innumerevoli edizioni di parti del suo canzoniere e dei suoi poemi (spesso postume) più o meno autorizzate (sia monografiche che accolte in edizioni miscellanee). Luigi Tansillo è poeta di grande richiamo anche presso i musicisti a lui contemporanei (tra i quali la moda del petrarchismo ebbe spazio considerevole); tuttavia, soltanto occasionalmente la fortuna musicale dei suoi testi poetici è stata oggetto di studio da parte della musicologia odierna. A confronto con l'enorme successo letterario delle Lagrime di San Pietro di Tansillo (che diede luogo in poesia a un vero e proprio genere spirituale), la scarsa utilizzazione da parte dei musicisti di questo testo lascia perplessi: a tuttora risulta che, nel tardo '500, solo due compositori (il semisconosciuto Antonio Dueto e il grande Orlando di Lasso) – per di più pressochè contemporaneamente – si avvalsero delle ottave di questo immenso, incompiuto poema, dedicandole a due importanti esponenti della famiglia Aldobrandini, vale a dire papa Clemente viii, e il cardinale nipote Pietro Aldobrandini. Capitolo fondamentale nel rapporto tra poesia e musica nel secondo Cinquecento è dato dall'esame comparato della diffusione editoriale letteraria e della conseguente fortuna in musica dei componimenti. Un esempio in tal senso è costituito dalle Lagrime di San Pietro del Tansillo. A Genova erano uscite nel secondo Cinquecento alcune tra le prime parziali edizioni delle Lagrime del Tansillo; questa città costituisce quindi un centro di prima diffusione editoriale del poema del Tansillo. Non stupisce pertanto trovare proprio in questa città un compositore, Antonio Dueto, attivo maestro di cappella e canonico nella cattedrale di San Lorenzo, intento a musicare otto delle numerose ottave delle Lagrime, come parte della fortuna del genere delle rime devote in piena età controriformistica. In calce al saggio viene proposta l'edizione del ciclo di Dueto.

******

Tansillo set to music: the case of «Le lagrime di San Pietro»

There is no doubt that the fame of the poet Luigi Tansillo (1510-1568) with his contemporaries was widespread both in Italy and abroad in the sixteenth and seventeenth centuries; this is evidenced by the countless editions (frequently posthumous) of excerpts from his canzoniere and of his poems, more or less authorized (either monographic or included in miscellanies). The poetry of Luigi Tansillo was also much in demand with the musicians of his time (who were considerably attracted by Petrachism); only occasionally however has the musical success of his poems been the subject of study on the part of current musicology. Compared to the immense literary success of Tansillo's Le lagrime di San Pietro (which gave rise to an authentic school of spiritual poetry), the scarce exploitation by musicians of this poem is extremely puzzling. As far as we know, only two composers in the late sixteenth century (who were moreover practically contemporaries), the little known Antonio Dueto and the famous Orlando di Lasso, made use of the octaves of this immense unfinished poem, dedicating them to two important members of the Aldobrandini family, Pope Clement viii and his cardinal nephew Pietro Aldobrandini. A clear picture of the relationship poetry-music in the second half of the sixteenth century can be gathered from a comparative examination of the diffusion of the literary editions and the consequent fortune in music of the published texts. Tansillo's Le lagrime di San Pietro is a typical example. In the second half of the sixteenth century, some of the first partial editions of Le lagrime di San Pietro appeared in Genoa, which then became a centre for the publication and diffusion of Tansillo's poem. It is not therefore surprising to find in this city a composer, Antonio Dueto, dynamic maestro di cappella and canon of the Cathedral of San Lorenzo, absorbed in setting to music eight of the numerous octaves of Le lagrime - and thereby incidentally proving the success of the genre of devout poetry at the height of the Counter-Reformation. The edition of Dueto's cycle is reproduced at the end of this paper.


 

Inizio pagina
Ottavio Beretta
L'istruzione musicale dei chierici nel Rinascimento: un inedito documento dall'archivio della basilica di S. Barbara a Mantova

L'articolo segnala un documento rinvenuto nell'Archivio della basilica di Santa Barbara a Mantova, la Relatione sopra gli chierici circa le lettere canto et servire della Chiesa, in cui per ognuno dei sedici chierici viene dato un giudizio sulle competenze letterarie e musicali (nel canto fermo e figurato e nel contrappunto) e sulla disciplina nel servizio religioso. La relazione, non datata, è collocata cronologicamente intorno al 1581-2, e le modalità dell'istruzione dei chierici vengono approfondite con riferimenti alle Costituzioni di S. Barbara e della Cattedrale mantovana. L'esigenza di avere chierici esperti nel canto figurato e nel contrappunto si lega all'attività del duca Guglielmo Gonzaga, che per la particolare liturgia di S. Barbara commissionò apposite messe a 5 voci ai maggiori musicisti del suo tempo.

******

Musical education of clerics during the Renaissance: an unpublished document from the archives of the Basilica di S. Barbara at Mantua

The paper calls attention to a document discovered in the Archives of the Basilica of Santa Barbara at Mantua, the Relatione sopra gli chierici circa le lettere canto et servire della Chiesa, in which for sixteen clerics an individual assessment is given of their literary and musical proficiency (in plainchant, florid style and counterpoint) and of the discipline prescribed for religious worship. The report, undated, has been collocated chronologically around 1581-2 and the procedure of educating clerics is expanded with reference to the Costituzioni of S. Barbara and of the Mantua cathedral. The exigency of having clerics expert in florid chant and in counterpoint is linked to the activity of Duke Guglielmo Gonzaga, who commissioned from the principal composers of his time appropriate 5-voice masses for the specific liturgy of S. Barbara.


 

Inizio pagina
Sarah M. Iacono
Una raccolta di cantate di Alessandro Scarlatti

L'esame delle partiture manoscritte costituisce un momento fondamentale nello studio del repertorio cantatistico, scarlattiano in particolare, anche per ciò che riguarda il contesto produttivo: più di altri tipi di documentazione (archivistica o letteraria, spesso assai significativa per generi come l'opera in musica), sono proprio le partiture manoscritte a fornire elementi chiave per la ricostruzione dei testi e dei contesti in cui le cantate sono state pensate, hanno prosperato e trovato diffusione. Il presente studio è incentrato su un volume conservato in una biblioteca privata della Puglia, contenente diciassette cantate di Alessandro Scarlatti più una, in un fascicolo in calce, che il copista intesta al figlio Domenico (e si è invece rivelata di Benedetto Marcello). L'interesse specifico di questa fonte è la presenza di ben sei cantate che non figurano in alcuna altra raccolta. La ricerca si è snodata lungo due direttrici principali: la descrizione esterna dell'unità codicologica, allo scopo di delineare un profilo più chiaro delle origini e della provenienza del tomo nonché di inquadrarne la tipologia. In secondo luogo, la descrizione interna: l'osservazione del tessuto musicale e testuale, la verifica delle attribuzioni, l'individuazione – attraverso gli esiti di talune collazioni – di possibili costruzioni stemmatiche, l'analisi formale e strutturale volta ad aggiungere nuovi elementi per la comprensione della personale evoluzione stilistica del compositore. In conclusione del saggio si offre il catalogo delle cantate contenute nel manoscritto, completa di incipit musicali e concordanze.

******

A collection of Alessandro Scarlatti's cantatas

In any study of the cantata repertoire, particularly that of Scarlatti, the examination of manuscript scores is far more important (also with regard to the productive context) than it is for any other type of documentation (archival or literary, frequently very revealing in the case of genres like music drama). It is the manuscript scores which supply key elements for the reconstruction of texts and for identifying the contexts in which the cantatas were conceived, flourished and enjoyed wide popularity. The present study is centred on a volume preserved in a private library of Apulia containing seventeen cantatas of Alessandro Scarlatti, together with one which the copyist attributed to Scarlatti's son Domenico and which instead has proved to be by Benedetto Marcello. The particular interest of this source is the presence of six cantatas which do not appear in any other collection. Research was carried out in two main directions. In the first place, an examination of the codicological unit's external features for the purpose of tracing a clearer profile of the origin and source of the volume, together with classification of the typology. Secondly, a description of its contents, that is: examination of the musical and textual material; verification of the attributions; identification – through the results of some collations - of possible stemmatic constructions; a formal and structural analysis for acquiring new elements for understanding the personal stylistic evolution of the composer. Finally, at the end of the paper, there is the catalogue of all the cantatas included in the manuscript, complete with musical incipits and concordances.


 

Inizio pagina
Paologiovanni Maione
Organizzazione e repertorio musicale della corte napoletana durante il decennio francese (1806-1815)

La stagione francese, nel Meridione, è contraddistinta dal susseguirsi di due monarchi dall'indiscutibile volontà riformistica; l'oculata e vigile azione intrapresa da Giuseppe Bonaparte, destinata a riscrivere l'organizzazione del regno, avviene con straordinaria cautela previe ponderate «Osservazioni sopra lo stato attuale del Regno di Napoli». La capillare ventata legislativa che invade il regno negli anni francesi è corroborata da un'attenta fase analitica sulle condizioni dell'antico regime borbonico. La messe di regolamenti, leggi, decreti, norme che contraddistinguono il decennio francese invade anche il mondo dello spettacolo che, grazie ad un'attenzione particolare, beneficia di non poche migliorie proiettandolo in una visione moderna ed efficiente. Il ruolo internazionale di Napoli, detenuto incontrastatamente nell'arco del diciottesimo secolo, fa sì che i cambiamenti non provochino particolari disagi. Si verificano mutamenti non solo sulla condotta dell'esercizio scenico, ma anche sull'offerta dei prodotti sebbene molte delle novità caldeggiate dai francesi avessero già un loro spazio nella cultura della capitale borbonica (il riferimento va a certi generi teatrali e alla letteratura promossa o a forme spettacolari e repertori divulgati). I segnali di riordino disseminati negli anni precedenti agevolano notevolmente i cambiamenti che, abbozzati da Giuseppe, saranno poi precisati da Murat. Secondando la volontà del predecessore, Gioacchino perviene a una dettagliata legiferazione spettacolare promulgata nel 1811: con l'emanazione del decreto sottoscritto il 7 novembre, composto da 39 articoli, l'attività scenica viene regolamentata in maniera organica e definitiva. L'attività spettacolare della corte francese è scindibile, all'attuale conoscenza, in due periodi distinti: alla silenziosa gestione di Giuseppe fa da contraltare quella laboriosa e frenetica incentivata da Murat e suffragata, con tenacia, dalla moglie Carolina Annunziata. Gioacchino inseguiva le strategie consolidate di una collaudata tradizione cercando di reinserire costumi alquanto offuscati che vedevano nell'istituzione reale un simulacro di stabilità ideologica riflessa anche nella promozione spettacolare di un potere inviolabile. Le fonti superstite sono partecipi di questa visione; alla copiosa messe di materiali sull'attività musicale e culturale dell'epoca muratiana fa da contraltare una sostanziale assenza di informazioni per il periodo precedente. Le carte conservate presso l'Archivio Storico di Napoli per i primi due anni della dominazione francese permettono soltanto di formulare ipotesi mancando il corpus di esaurienti notizie, che neanche trapelano dal fondo archivistico parigino. All'oscuro biennio giuseppino, segue una frenetica vita musicale di palazzo: la musica della Real Cappella e quella destinata agli appartamenti reali rifiorisce e l'istituzione si riappropria di un elemento di propaganda di indiscutibile efficacia. Il palazzo si riconferma così punto gravitazionale di cultura manifestandosi attraverso una successione di occasioni di rappresentanza ruotanti intorno all'attività spettacolare e culturale; nel corso del tempo l'istituzione musicale di corte, con fortuna e funzioni alterne, resta il centro propulsivo del potere.

******

Organization and musical repertoire of the Naples Court during the decade of French domination, 1806-1815

The French permanence in Southern Italy was notable for the succession of two monarchs of undeniable reformist ideas. The prudent and circumspect policy of Joseph Bonaparte, intended for the organization of the kingdom, was carried out with singular caution along the lines of the well-pondered «Osservazioni sopra lo stato attuale del Regno di Napoli» (Observations on the actual state of the Kingdom of Naples). The vast wave of detailed legislation which swept over the kingdom during the years of French rule was corroborated by a detailed analysis of the situation under the previous Bourbon regime. The abundance of rules and regulations, laws and decrees which characterized the French decade paid particular attention also to the world of entertainment which, as a result, benefited considerably and acquired modern and efficient forms of expression. Since the international role of Naples remained unchallenged throughout the eighteenth century, these changes did not provoke particular discontent. There were modifications it is true, not only in the management of the theatres, but also in the offer of productions even if many ot the novelties favoured by the French were already well-known to the intellectual circles of the Bourbon capital (the reference is to certain preferred theatrical and literary genres or to popular forms of entertainment and repertoire). The signs of reform present in previous years considerably facilitated the changes which, outlined by Joseph Bonaparte, were then substantiated by Joachim Murat who, seconding the wishes of his predecessor, drew up a detailed legislation which was enacted in 1811. In fact, with the promulgation of the decree signed by Murat on November 7, consisting of 39 articles, theatrical activity was regulated in a scientific and definitive way. The activity of the French court in the theatrical and musical field can be divided (at the present state of knowledge) into two separate phases: the sluggish progress under the administration of Bonaparte was replaced by the totally different industrious and feverish activity encouraged by Murat, with the determined support of his strong-willed wife Carolina Annunziata. Joachim followed traditional long-standing strategies in an attempt to bring back somewhat out-of-date customs which saw in the monarchy an image of ideological stability. Surviving sources endorse this viewpoint; the abundance of material on musical and cultural activities during Murat's reign is in sharp contrast with the almost complete absence of information on the previous period. Given the lack of a corpus of detailed information (which is not to be found even in the Paris archives), the documents in the Historical Archive of Naples only permit the formulation of hypotheses regarding the first two years of French domination. The shadowy biennium of Giuseppe was followed by a period of frenetic musical activity at the Neapolitan court: music in the Royal Chapel and in the royal apartments reappeared and the monarchy regained possession of an indisputably effective element of propaganda. The royal palace was in fact reconfirmed as a gravitational point of culture, expressing itself in a series of events revolving around theatrical and cultural activity; as time went by the music activity of the court continued to be, with alternating functiona and fortune, the propulsive centre of power.


 

Inizio pagina
Cristina Cimagalli – Francesca Vacca
Attività concertistiche nella Roma preunitaria. Avvio di una cronologia e primi risultati

Manca a tutt'oggi una ricognizione completa delle attività concertistiche nella Roma ottocentesca preunitaria, e il presente saggio si propone di colmare tale lacuna pur offrendo in questa sede soltanto la sintesi di una più ampia cronologia ancora in corso di realizzazione. La ricerca si è concentrata soprattutto sullo studio delle fonti primarie, quali gli archivi pubblici, quelli privati e la pubblicistica, pur non trascurando l'apporto della letteratura critica posteriore. In particolare, la consultazione degli archivi ha portato alla luce diversi programmi di sala, un numero considerevole di autorizzazioni per i concerti rilasciate sia dal Tribunale criminale del Vicariato che dalla Direzione generale di polizia, talvolta unite a una nota manoscritta dei pezzi eseguiti o a un programma di sala a stampa. Lo spoglio di un ampio numero di testate giornalistiche (una ventina, tra cui tutte le annate pubblicate dal 1800 al 1849 del Chracas e di «Notizie del giorno»), dal canto suo, non solo si è rivelato fonte ricchissima di notizie circa gli eventi concertistici, ma ha anche permesso di delineare l'orizzonte entro cui si situavano le aspettative musicali del pubblico romano. Si è potuto così constatare che nella Roma ottocentesca si sono succedute, ma hanno anche convissuto, concezioni dell'oggetto 'musica' molto diverse tra di loro: dalle arcaiche funzioni di addobbo cerimoniale e conviviale o di elemento educativo di stampo umanistico della gioventù nobile a ruoli più 'moderni', come quello della musica nel teatro d'opera o del concerto come avvenimento di natura estetica fine a se stesso. Il campo di ricerca è andato così progressivamente ampliandosi: da una mera ricostruzione cronologica si è passati alla storia della ricezione musicale. La prospettiva offerta dalle nuove acquisizioni documentarie ci induce così a rivedere l'atteggiamento pregiudiziale assunto da buona parte della letteratura critica del secolo scorso – influenzata in questo senso dalle testimonianze ottocentesche – secondo cui l'isolamento e l'arretratezza culturale di Roma sarebbero stati superati solo con la sua trasformazione in capitale del nuovo stato unitario. È infatti evidente che una simile visione, appiattita sul 1870 come data-spartiacque tra arretratezza e modernità, non rende giustizia alla competenza musicale del pubblico dell'epoca e tiene poco in conto la complessità e la stratificazione della culture musicale romana dell'Ottocento.

******

Concert activity in nineteenth-century Rome. A chronology and first results

A complete identification of concert activity in nineteenth-century Rome prior to the unification of Italy is still lacking today. This paper proposes to fill the gap, even if only by offering the synthesis of a more extensive chronology not yet completed. Our research has concentrated on the study of primary sources – for instance public and private archives and the press – without however neglecting the contribution of later literary criticism. In particular, consultation of archives has brought to light various concert and theatre programmes and a considerable number of authorizations for concerts granted both by the Vicariate Law Court and by Police Headquarters, sometimes accompanied by a manuscript summary of the pieces performed or by printed programme notes. The examination of a considerable number of newspapers (approximately twenty), proved a source of abundant information not only on the concerts programmed but also on the musical expectations of the Roman public. In this way it has been possible to ascertain that in nineteenth-century Rome very different conceptions of 'music' succeeded one another, but also coexisted: from archaic functions of ritual and convivial ornament, or educational elements of humanistic nature of the young nobility, to more modern roles like that of opera or of concerts as aesthetic events. The field of research progressed and passed from a simple chronological reconstruction to an account of the public's response to music. The prospect offered by the new documentary acquisitions led us to reconsider the prejudicial outlook assumed by a greater part of the critical literature of the last century – influenced in this sense by nineteenth-century comments – according to which the isolation and cultural backwardness of Rome would only be overcome with its transformation into the capital of a new unified state. It was in fact evident that a similar viewpoint, taking 1870 as the watershed-date between backwardness and modernity, did not render justice to the musical competence of the public of that time nor give due weight to the complexity and stratification of musical culture in nineteenth-century Rome.


 

Inizio pagina
Oreste Palmiero
Giovanni Pozza e il «Corriere della Sera»: rassegna bibliografica dei suoi scritti di critica musicale

All'interno del panorama critico-musicale del primo Novecento, la figura di Giovanni Pozza (Schio 1952 – Sanremo 1914) si configura senz'altro come una delle più autorevoli ed apprezzate tanto dal pubblico quanto dagli stessi artisti in attività a cavallo fra il XIX e il XX secolo. Partendo da alcuni cenni biografici e da considerazioni sulla struttura generale e lo stile dei suoi articoli – alcuni dei quali, in virtù della loro particolare rilevanza, sono qui analizzati in dettaglio – si ripercorre significativamente quello che fu un periodo di assoluta importanza per la storia della musica italiana e operistica in particolare, preludio ad una crisi che di lì a qualche anno si sarebbe manifestata appieno in tutta la sua fatale e inevitabile drammaticità. Gli anni che videro Pozza titolare della critica musicale presso il «Corriere della Sera» – che sotto la guida di Luigi Albertini stava dando una svolta decisa alla sua linea editoriale – furono infatti i primi di un secolo, il Novecento, ricco di fermenti più o meno compresi da un pubblico ancora stabilmente radicato al vecchio stile operistico ottocentesco. La seconda parte del contributo, quindi, offre un ricco e dettagliato resoconto bibliografico proprio sull'attività di Pozza presso il quotidiano di via Solferino a partire dal 1900 fino alla sua morte. Gli articoli rivelarono all'Italia e all'Europa il suo indiscutibile talento critico anche in campo musicale.

******

Giovanni Pozza and the «Corriere della Sera»: a bibliographical review of his writings as music critic

Giovanni Pozza (Schio 1852-Sanremo 1914) emerges as one of the most authoritative figures in the panorama of music criticism of the early twentieth century, appreciated not only by the public but also by the artists who were active in the xix and xx centuries. Starting from the few available biographical notes and from considerations of the general structure and style of his articles – some of which are analysed in detail given their particular significance – this paper retraces what was a period of unequivocal importance in the history of Italian music, and in particular opera, prelude to a crisis that a few years later would be fully apparent in all its inevitable dramatic consequences. The years that saw Pozza head of music criticism at the «Corriere della Sera» – which, under the direction of Luigi Albertini, was undergoing a decisive change in editorial policy – were in fact the beginning of a century, the twentieth, which was rich in creative ferments barely understood by a public still firmly rooted in the old operatic style of the nineteenth century. The second part of this paper offers a rich and detailed bibliographical account of the activity of Pozza at the Via Solferino newspaper from 1900 until his death. His articles revealed to Italy and the rest of Europe his undeniable critical talent in the field of music.


 

Inizio pagina
Cristina Ghirardini
Gli strumenti musicali del Museo Ettore Guatelli di Ozzano Taro

Il presente articolo intende fornire un quadro generale delle tipologie più importanti di strumenti musicali conservati presso il Museo Ettore Guatelli di Ozzano Taro (Parma). Ettore Guatelli (1921-2000) nel corso della vita ha raccolto oggetti di ogni genere che ha 'allestito' all'interno della casa in cui è vissuto (attualmente gestita dalla Fondazione Museo Ettore Guatelli e aperta al pubblico). Il suo interesse per gli oggetti della vita quotidiana lo hanno portato a documentare anche il fare musica e la cultura sonora in generale e di conseguenza a raccogliere strumenti musicali e oggetti sonori. Sono qui illustrati brevemente alcuni strumenti da strepito, ghironde (alcune delle quali costruite probabilmente nell'Appennino Parmense), organetti e fisarmoniche, ciò che rimane del laboratorio di Nicolò Bacigalupo detto 'Grixiu', costruttore di pifferi e müse del territorio delle Quattro Province, la piva emiliana, alcuni giocattoli sonori e infine gli strumenti musicali legati alla tradizione degli orsanti e scimmiari della Val Taro e Val Ceno.

******

Musical instruments in the Ettore Guatelli Museum of Ozzano Taro

The intention of this paper is to give a general picture of the most important musical instrument typologies housed in the Ettore Guatelli Museum of Ozzano Taro (Parma). In the course of his life, Ettore Guatelli (1921-2000) collected miscellaneous objects which he 'put on show' in the villa where he lived (and which is now run by the Fondazione Museo Ettore Guatelli and is open to the public). His interest in the objects of everyday life led him to document also those connected with 'making music' and with the culture of sound in general; he consequently collected musical instruments and sound devices. The present paper includes brief descriptions of some of these instruments: noise makers, hurdy-gurdies (some probably constructed in the Parma Apennines); accordions; what has remained of the workshop of Nicolò Bacigalupo (known as Griziu), the maker of pifferi and müse of the Quattro Province; the piva emiliana; several toy instruments; and finally, musical instruments connected with the tradition of the shows with trained bears and monkeys of Val Taro and Val Ceno.


 

Inizio pagina
Nicola Tangari
Come cambiano le fonti musicali. Le risorse digitali e la ricerca musicologica

Da tempo le nuove tecnologie hanno toccato anche le fonti musicali e ne hanno modificato le forme di produzione, diffusione e consultazione. La musica sta passando dall'essere un prodotto industriale e commerciale che evidenziava una forte componente materiale, a essere oggetto di un servizio di distribuzione capillare in cui la mobilità e l'assenza della stabilità dei supporti divengono la sua caratteristica principale. Ciò che acquista maggiore importanza non è il possesso del supporto, quanto la connessione ad un servizio di distribuzione. L'incremento dell'accessibilità alle informazioni musicali è uno dei paradigmi in cui si esplica questo radicale cambiamento che coinvolge sia le fonti musicali antiche che quelle contemporanee. Altro elemento è la moltiplicazione delle intermediazioni tecnologiche che allontanano sempre di più l'utente finale dal documento originale, mentre si accresce notevolmente la volatilità e la mutevolezza dei supporti e delle informazioni. Diretta conseguenza di questo incremento dell'accessibilità è la rottura del controllo sui diritti d'autore che divengono sempre più una pratica e un'istituzione fragile e incapace di seguire lo sviluppo della tecnologia. Nuovi documenti si affacciano allo studio musicologico: dati sul traffico di documenti digitali musicali, standard di codifica, archivi di messaggi di natura musicale e musicologica e persino i software per la gestione e la diffusione dei dati audio. Ma anche nuovi supporti si rivelano interessanti per la musicologia, come per esempio i lettori di documenti musicali digitali che non sono disgiunti dal supporto di memorizzazione. I circuiti di scambio personale e la facilità di duplicazione sono altri due fattori che complicano notevolmente il panorama delle fonti musicali odierne. Quest'ultimo coinvolge molte discipline tecniche, ma richiede, per un'attenta valutazione di natura storico-critica, il fondamentale sostegno della musicologia.

******

The change in musical sources. Digital resources and musicological research

The new technologies have been operative for some time in the field of musical sources, modifying the forms of production, distribution and consultation. Music in fact is changing from an industrial and commercial product characterized by an enduring material component to being the object of a capillary distribution service where mobile communication and volatile media are its principal features. What is of major importance is not so much possession of the medium, but connection to a distribution service. The increased accessibility of musical information is one of the paradigms in which a radical change is realized involving both ancient and contemporary musical sources. Another element is the multiplication of technological intermediations which detach the end user always more from the original document, while at the same time there is a marked increase in the volatility and mutability of media and information. A direct consequence of this increase of accessibility is the break-down of copyright control, which becomes always more a weak institution incapable of keeping up with technological development. New documents appear in the study of musicology: data on the traffic of digital musical documents, coding standards, archives of messages of musical and musicological nature, and even software for managing and diffusing audio data. But also new media prove of interest for musicology, as for example digital musical document readers which are joined to the storage medium. The individual exchange circuits and the easiness of duplication are another two factors which complicate considerably the panorama of today's musical sources, involving numerous technical disciplines but still requiring the fundamental assistance of musicology for an exact historical-critical assessment.

(traduzioni inglesi di Anne Ricotti)

Società Italiana di Musicologia

codice fiscale: 80098490370

Recapito postale: Casella Postale 318 Ag. Roma Acilia via Saponara 00125 Roma
cell.: 338 1957796
e-mail: segreteria@sidm.it
posta certificata: sidm@pec.it

altri contatti / mappa del sito