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Fonti Musicali Italiane

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copertina Fonti Musicali Italiane


«Fonti Musicali Italiane»
prosegue l'esperienza
di ricerca di «Le fonti musicali in Italia. Studi
e ricerche»
(1987-1993)



 

 

«Fonti Musicali Italiane» è la rivista della Società Italiana di Musicologia dedicata alle ricerche sulle fonti. Pubblica saggi in italiano, inglese e francese, relativi alle fonti utili alla ricerca sulla storia della musica in Italia: cataloghi e studi su manoscritti, edizioni musicali, libretti; spogli di periodici musicali e non; documenti d’archivio, carteggi, epistolari; documentazione utile alla ricerca organologica e iconografica; discografie; interventi sulle nuove tecnologie in rapporto alla ricerca sulle fonti musicali. I saggi pubblicati su «Fonti Musicali Italiane» intendono offrire – accanto ai materiali documentari presentati – una loro attenta valutazione critica. Ogni volume contiene infine un’ampia Rassegna bibliografica in cui sono elencati monografie, saggi, edizioni di musiche comparsi nell’anno precedente in Italia e all’estero, e relativi alla musica italiana.

«Fonti Musicali Italiane» è una rivista peer-reviewed che si attiene a una revisione double-blind per la selezione e la pubblicazione dei saggi. 

Fonti Musicali Italiane, 12 (2007)

Inserito in Fonti Musicali Italiane

Sommario

  • Luigi Collarile, Considerazioni sull'attività editoriale di Claudio Merulo (1566-1570). Abstract.
  • Elena Previdi, Francesco Bianchini (1662-1729) e la sua dissertazione sugli strumenti musicali dell'antichità. Abstract.
  • Maria Rosa Moretti, «Drammi sacri» per la Congregazione di S. Filippo Neri di Genova (1736-1749). Abstract.
  • Giuliano Castellani, L'Agnese di Ferdinando Paer tra Parma e Parigi. Abstract.
  • Barbara Migliorini, Musica e musicisti nell'epistolario del marchese Sampieri. Abstract.
  • Mariella Sala, Autografi bazziniani: ritrovamenti e nuove scoperte. Abstract.
  • Annarita Colturato, Un'industria «troppo imperfetta»: la fabbricazione dei pianoforti a Torino nell'Ottocento. Abstract.
  • Daniele Poletto, Presenza di strumenti a tastiera alla corte sabauda: prima ricognizione. Abstract.
  • Rassegna bibliografica 2006 (con integrazioni per gli anni precedenti), a cura di Giulia Giovani, Angela Nisi, Leonardo Miucci.

Abstract


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Luigi Collarile
Considerazioni sull'attività editoriale di Claudio Merulo (1566-1570)

Principale scopo di questo studio è quello di fornire alcune considerazioni sull'attività di Claudio Merulo come editore musicale indipendente (1566-1570). Dapprima sono offerti due documenti inediti, in grado di chiarire alcuni particolari della fase che prelude all'avvio dell'officina editoriale del musicista: in particolare, i rapporti con lo stampatore Girolamo Callegari e con Antonio Merulo, nipote di Claudio. L'analisi della produzione editoriale di Merulo è affrontata poi a partire da una ricognizione dei 36 titoli attualmente conosciuti, valutati nel quadro del complesso problema rappresentato dalla dispersione della produzione libraria tardorinascimentale. Questo spoglio permette di mettere a fuoco la politica editoriale di Merulo. Affiorano così le linee di un progetto ambizioso, che riflette la tensione squisitamente umanistica del suo ideatore, e le sue relazioni con importanti musicisti (come Orlando di Lasso o Costanzo Porta) e mecenati (come Guglielmo Gonzaga). In un contesto editoriale caratterizzato dalla posizione dominante di Gardano, le condizioni politico-economiche del 1569-70 costringono Merulo ad abbandonare l'attività di editore. È tuttavia possibile che tutti i libri stampati con i caratteri di Merulo dopo la chiusura della sua casa editrice siano frutto della sua collaborazione con altri editori.

Lo studio è corredato da due appendici: nella prima è fornita una lista dei volumi prodotti da Merulo tra il 1566 e il 1570; nella seconda, è fornito un elenco delle edizioni musicali prodotte con i materiali tipografici del musicista (in particolare da Giorgio Angelieri, eredi Rampazetto, Giacomo Vincenti) dopo la chiusura della sua casa editrice.

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Considerations on the publishing activity of Claudio Merulo 1566-1570

This study presents some considerations relative to Claudio Merulo's activity as an independent music publisher (1566-1570). Thanks to two documents hitherto unknown it has been possible to clarify several aspects of the period preceding the opening of his publishing house, and in particular his relations with the printer Girolamo Callegari and with his nephew Antonio Merulo. Merulo's editorial production is then analysed, beginning with the 36 titles already known, in the context of the complex problem presented by the dispersion of the late-renaissance book production. This examination made it possible to focalize Merulo's editorial policy. As a result, the outlines of an ambitious project emerged which reflected Merulo's humanistic approach and his relations with important musicians (for instance, Orlande de Lassus, Costanzo Porta) and patrons (like Guglielmo Gonzaga). In the world of publishing, marked by the dominating position of the Gardano family, the economic recession of 1569-70 – which became even more serious after the beginning of the conflict between Venice and the Ottoman Empire – forced Merulo to abandon his editorial activity. Until 1575 he collaborated with the printer Giorgio Angelieri. It is possible however that all the books printed with Merulo's types after the closure of his publishing house were the fruit of his collaboration with other publishers.

The study is completed by two appendices: the first, a catalogue of the volumes published by Merulo between 1566 and 1570; the second, a list of the titles printed by other publishers after the closing of Merulo's publishing house utilizing his types (in particular Giorgio Angelieri, the heirs of Rampazetto, Giacomo Vincenti) .



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Elena Previdi
Francesco Bianchini (1662-1729) e la sua dissertazione sugli strumenti musicali dell'antichità

Il trattato di Francesco Bianchini, De tribus generibus instrumentorum musicae veterum organicae dissertatio (Roma, Amidei, 1742) è il risultato ultimo di un progetto che partì ben quarant'anni prima in circostanze inusitate. Appena eletto (1700), papa Clemente xi dispose il restauro della navata centrale di San Giovanni in Laterano e, fra le varie opere da realizzare, progettò la raffigurazione di dodici angeli musicanti. All'esperto Bianchini (nominato nel 1703 Presidente delle antichità di Roma) venne commissionata una ricerca per capire quali potessero essere i dodici strumenti musicali antichi più adatti ad essere raffigurati in mano agli angeli. Bianchini scrisse dunque una Dissertazione ed ammaestramenti sugli strumenti musicali da dipingersi in San Giovanni in Laterano: il manoscritto è conservato presso la Biblioteca Vallicelliana di Roma e costituisce il primo nucleo del futuro trattato. Per motivi ignoti, il progetto dei dodici angeli musicanti non andò a buon fine: al loro posto, sulle pareti della Basilica, verranno raffigurati più convenzionalmente dodici profeti.

Bianchini tuttavia non accantonò la Dissertazione, anzi: decise di farne un libro. Ne ampliò il contenuto, ne modificò la stesura, inserì delle tavole iconografiche accuratamente disegnate da lui stesso, tradusse il tutto in latino. Si possono ricostruire più versioni successive dell'opera, grazie ai manoscritti bianchiniani conservati alla Biblioteca Capitolare di Verona. Altro materiale significativo è a Bologna (Civico Museo Bibliografico Musicale), altro ancora si trova a Prato in un fondo privato.

Quando l'erudito morì (1721) il trattato non aveva ancora trovato la via della pubblicazione: la Dissertatio sugli antichi strumenti musicali andò quindi alle stampe solo nel 1742, a spese del libraio romano Fausto Amidei. Tuttavia il confronto fra il contenuto di tale volume e quello delle fonti manoscritte conservate a Verona e a Bologna mette chiaramente in luce l'azione di un anonimo revisore, il quale non si limitò a pochi interventi di redazione, ma aggiornò il testo, aumentò i riferimenti bibliografici e inserì paragrafi del tutto nuovi imprimendo all'opera un contributo determinante. È assai probabile identificare il responsabile di tali cambiamenti in Giuseppe Bianchini, nipote di Francesco e noto storico della Chiesa.

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Francesco Bianchini (1662-1729) and his treatise on the musical instruments of antiquity

The treatise of Francesco Bianchini, De tribus generibus instrumentorum musicae veterum organicae dissertatio (Rome, Amidei, 1742) is the conclusive result of a project which originated at least forty years earlier in unusual circumstances. Pope Clemente xi, no sooner elected (1700), ordered the restoration of the central nave of San Giovanni in Laterano and, among the various works to be realized, planned the representation of twelve angels playing musical instruments. The expert Bianchini (who had been nominated «Presidente delle Antichità di Roma» in 1705) was commissioned to carry out a research into the identity of the twelve most appropriate antique musical instruments to be portrayed in the hands of the angels. Bianchini consequently wrote a Dissertazione ed ammaestramenti sugli strumenti musicali da dipingersi in San Giovanni in Laterano: the manuscript is preserved in the Biblioteca Vallicelliana at Rome and represents the core of the future treatise. For unknown reasons, the project of the twelve angelic musicians was never realized; instead twelve prophets were portrayed on the walls of the Basilica.

Bianchini did not however shelve his Dissertazione; on the contrary, he decided to make a book out of it. He increased the content, made editorial modifications, inserted iconographic plates which he himself designed and translated the whole into Latin. Subsequent versions of the original work can be reconstructed thanks to the Bianchini manuscripts preserved in the Biblioteca Capitolare of Verona. Further indicative material is to be found at Bologna (Civico Museo Bibliografico Musicale) as well as at Prato in a private fondo.

On the death of the erudite scholar (1729), the treatise had not yet been published: the Dissertatio on antique musical instruments, in fact, only went to press in 1742, paid for by the Roman bookseller, Fausto Amidei. Nevertheless, the comparison between that volume and the manuscript sources of Verona and Bologna definitely reveals the work of an anonymous reviser who did not limit himself to a few editorial interventions, but brought the text up to date, augmented the bibliographic references and inserted totally new paragraphs contributing significantly to the work. It is very probable that the hand responsible for these alterations was that of Francesco Bianchini's nephew, Giuseppe, who was a well-known historian of the Church.



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Maria Rosa Moretti
Nuovi «Drammi sacri» per una storia dell'attività musicale della Congregazione filippina di Genova nel Settecento

Oggetto di questo saggio è una raccolta di quarantacinque libretti di «Componimenti sacri per musica da cantarsi nella chiesa della Congregazione di S. Filippo Neri di Genova», appartenenti ad una collezione privata (Genova, Studio Il Grechetto). Questi libretti, di cui diciotto sono sconosciuti ai repertori e la cui datazione è compresa fra il 1736 e il 1749, costituiscono l'occasione per presentare alcuni documenti inediti, delineare la storia della musica presso i filippini di Genova e offrire una serie di osservazioni relative alle attività musicali della congregazione genovese per tutto il secolo xviii. Se le prime generiche notizie compaiono infatti a partire dal 1645, è grazie al lascito di fine Seicento della nobile genovese Maria Brigida Franzoni Spinola, che la congregazione può realizzare regolari stagioni di «oratori notturni in musica» nel periodo 'invernale', compreso tra la festa di Tutti i Santi e la Pasqua di Resurrezione.

Data la quasi totale perdita delle musiche, la storia dell'attività dell'oratorio genovese è al momento ricostruibile essenzialmente attraverso i libretti a stampa. Dal loro studio apprendiamo che solo una parte del repertorio ascoltato è di autore genovese (Benedetto Leoni, Matteo Bisso, Luigi Cerro e Luigi Degola) o attivo in città (il lucchese Pietro Vincenzo Chiocchetti) e che, talvolta, nella scelta dei contenuti sono presenti riferimenti all'ambiente cittadino: ricordiamo l'accenno all'Arcadia genovese, con l'introduzione tra i personaggi del poeta Pompeo Figari, e a Caterina Fieschi Adorno, la santa genovese la cui devozione era sentita in modo particolare dai Filippini e dall'intera cittadinanza.

L'esame del repertorio librettistico e della documentazione rintracciata consente inoltre di accennare ai rapporti avuti con le altre case filippine, ed in particolare con quella di Roma. Lo attesta l'omogeneità delle feste celebrate e degli argomenti trattati (spesso comuni anche agli oratori non filippini) che consentiva di riproporre gli stessi componimenti in anni successivi e farli circolare tra le varie congregazioni. L'indagine condotta sui quarantinque libretti e il confronto con altri che è stato possibile esaminare ha consentito poi di riconoscere la stessa composizione in oratori apparentemente diversi.

Talvolta il confronto con la produzione non genovese ha portato ad attribuire o a confermare l'attribuzione della paternità di alcuni testi, adespoti nei libretti pubblicati a Genova; mentre la migrazione dei vari componimenti rende verosimile la possibilità di considerare genovesi anche le partiture utilizzate e conservate in altre città, come quelle di Chiocchetti e Bisso appartenenti al fondo musicale della chiesa della Consolazione di S. Maria della Fava di Venezia.

Al saggio seguono due appendici tra loro complementari: il Catalogo dei quarantacinque libretti, corredato dell'indicazione dei personaggi e dell'incipit testuale, e l'elenco degli oratori promossi dalla Congregazione di S. Filippo Neri di Genova nel Settecento, corredato dei soli personaggi. Chiudono il lavoro l'indice degli incipit, dei titoli e dei nomi, con i rinvii alle schede dell'appendice i e dell'appendice ii.

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New «Sacred Dramas» for a history of the musical activity of the Philippine Congregation of Genoa in the eighteenth century

The subject of this paper is the collection of forty-five libretti of «Sacred compositions set to music to be sung in the church of the Congregation of S. Filippo Neri of Genoa», part of a private collection (Genoa, Studio Il Grechetto). These libretti, eighteen of which are not to be found in any repertoire and whose dating falls between 1736 and 1749, provide the opportunity to present some hitherto unknown documents, to outline the musical traditions of the Philippines of Genoa and to offer a series of observations relative to the musical activity of the Genoese Congregation during the eighteenth century. If in fact the first general information dates from 1645, it is thanks to the legacy at the end of the seventeenth century of the Genoese gentlewoman Maria Brigida Franzoni Spinola that the Congregation was able to realize regular seasons of «nocturnal oratories with music» during the 'winter' period, from All Saints' Day to Easter.

Given the almost total loss of the music, the history of the activity of the Genoese Oratory is for the moment primarily reconstructable by means of the printed libretti. By examining them we learn that only a part of the repertoire heard was the work of either a Genoese author (Benedetto Leoni, Matteo Bisso, Luigi Cerro, Luigi Degola) or an author resident in that city (for instance, Pietro Vincenzo Chiocchetti of Lucca) and that occasionally, in the selection of the contents, there are references to the city milieu: for instance the allusion to the Arcadia of Genoa, mentioning among the personalities the poet Pompeo Figari, and to Caterina Fieschi Adorno the Genoese saint to whom the Philippines – and the whole city – were particularly devoted.

In addition, examination of the booklets' repertoire and of the retraced documentation has enabled us to indicate the relations with other Philippine houses, and in particular that of Rome. This is evidenced by the uniformity of the festivals celebrated and of the topics dealt with (frequently common also to non-Philippine oratories) which makes conceivable the reintroduction of the same compositions in successive years and the circulation of these among the various congregations. The investigation carried out on the forty-five booklets, and the comparison with others that were available for study, made it possible to recognize the same composition in apparently different oratories.

Sometimes the comparison with non-Genoese production led to the attribution, or confirmation of the attribution, of the paternity of some texts, anonymous in the libretti published at Genoa, while the migration of the various compositions rendered likely the possibility of considering Genoese also the scores used and preserved in other cities, like those of Chiocchetti and Bisso lodged in the music fondo of the church of the Consolazione di S. Maria della Fava of Venice.

At the end of the paper there are two mutually complementary appendices: first, a catalogue of the forty-five booklets, completed by the indication of personalities and verbatim incipits; secondly, a list of the oratories promoted by the Congregation of S. Filippo Neri of Genoa in the eighteenth century, mentioning only the personalities. Finally, an index of the incipits, the titles and the names, with cross-references to Appendices i and ii.



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Giuliano Castellani
L'Agnese di Ferdinando Paër tra Parma e Parigi: fonti e versioni

Agnese, rappresentata per la prima volta a Parma nel 1809, fu certamente l'opera di maggior successo di Ferdinando Paër. Dramma semiserio in due atti su libretto di Luigi Buonavoglia, tratto dalla novella inglese di Amalia Opie The Father and the Daughter (1801), Agnese, il cui tema centrale è costituito dalla follia di un padre abbandonato dalla figlia, fu l'unica opera del compositore parmigiano ad essere rappresentata nei maggiori teatri di tutto il mondo (dall'Italia alla Germania, da Londra a Parigi, da Mosca e San Pietroburgo fino a Santiago del Cile e Città del Messico) fin verso la metà degli anni '40 dell'Ottocento. La ricerca musicologica è già a conoscenza del fatto che esistono almeno due versioni dell'opera, ovvero quella originale del 1809 per Parma e quella rielaborata dall'autore nel 1819 per il Théâtre Italien parigino. Ciò che tuttavia ancora non si conosce con precisione è l'importanza e l'entità dei rimaneggiamenti effettuati nel 1819 sulla partitura e sul libretto. Sulla base dell'analisi dettagliata di cinque fonti importanti – la partitura autografa, il libretto della prima parmigiana del 1809, il libretto della prima parigina del 1819, e due copie manoscritte della partitura corrette dallo stesso Paer, una attorno al 1810, l'altra verso il 1826 – quest'articolo riconosce le varianti introdotte nella partitura da Paer stesso e ricostruisce le versioni dell'opera allestite direttamente dall'autore: così si è potuto stabilire che, oltre alle due versioni del 1809 e del 1819, Paër elaborò anche una terza versione di Agnese, presentata nel 1824 sempre al Théâtre Italien parigino. Inoltre, grazie alle varie fonti, abbiamo potuto individuare e riportare alla luce la musica, finora sconosciuta, dei nuovi numeri che Paer aggiunse e integrò per le versioni parigine.

L'articolo costituisce il punto di partenza per la preparazione di un'edizione critica dell'opera contenente tutte le varianti individuate.

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Ferdinando Paër's «Agnese» from Parma to Paris: sources and versions

«Agnese», performed for the first time at Parma in 1809, was without doubt Ferdinando Paër's most successful opera. An opera semiseria in two acts to the libretto of Luigi Buonavoglia, based on the short story of the English authoress Amalia Opie The Father and the Daughter (1801), Agnese (whose central theme was the madness of a father abandoned by his daughter), was the only opera of the Parmesan composer to be performed in the leading theatres of the world (from Italy to Germany, from London to Paris, from Moscow and St. Petersburg to Santiago de Chile and Mexico City) right up to the middle of the '40s of the nineteenth century. Musicological research has already discovered the existence of at least two versions of this opera: the original of 1809 for Parma and a version revised by the composer in 1819 for the Théâtre Italien in Paris. What however is not yet known with precision is the importance and the extent of the reworking of the score and the libretto carried out in 1819. On the basis of a detailed analysis of five important sources – the autograph score, the libretto of the Parma première of 1809, the libretto of the Paris performance of 1819, and two manuscript copies of the score as corrected by Paër – one around 1810 and the other towards 1826 – the present article identifies the variations introduced in the score by Paër himself and reconstructs the versions of the opera which were staged directly by the composer; in this way it was possible to establish that, in addition to the two versions of 1809 and 1819, Paër arranged a third version of Agnese which was performed in 1824, always at the Théâtre Italien in Paris. Furthermore, thanks to various sources, we have been able to identify and bring to light the music, hitherto unknown, of the additional numbers which Paër integrated in the Paris version.

The present article represents the starting point for the preparation of a critical edition of the opera which will include all the identified variations.



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Barbara Migliorini
Musica e musicisti nell'epistolario del marchese Sampieri

Nell'ambiente musicale bolognese del primo Ottocento, Francesco Sampieri era conosciuto dai suoi contemporanei per l'attività di musicista e compositore (riuscì a mettere in scena sette melodrammi nei vari teatri d'Italia e con l'ultima rappresentazione, nel 1827, del Pompeo in Siria, presso il Teatro Comunale di Bologna, il marchese decise di abbandonare le scene), ma soprattutto per i legami con la Società del Casino di Bologna. All'interno di questa sorta di circolo culturale, a cui appartenevano soci di alto lignaggio e all'interno del quale si svolgevano diverse attività ricreative, fu assegnato al marchese il compito di organizzare gli intrattenimenti musicali. E nel 1810 venne nominato direttore della sezione musicale, carica che mantenne fino alla vigilia della sua morte. Durante la sua lunga attività Sampieri riuscì a costruire una fitta rete di contatti con musicisti, editori, impresari e personalità legate al panorama musicale italiano.

Scopo di questa saggio è la presentazione del carteggio di Francesco Sampieri, costituito da 650 lettere scritte da vari mittenti al marchese, che insieme alla raccolta musicale che va dal XVIII al XIX secolo, tra cui la produzione sacra e teatrale dello stesso Sampieri, costituisce il Fondo Sampieri, oggi conservato presso la sezione musicale della Biblioteca Palatina di Parma. L'epistolario, tenuto conto delle sole lettere di interesse musicale, presenta una grande quantità di notizie sulla vita e sulle composizioni del marchese, sulla sua attività presso il Casino di Bologna, sullo sviluppo dei rapporti con casa Ricordi e molte informazioni sull'opera italiana del primo Ottocento. In particolare in quest'ultima sezione sono state inserite integralmente alcune lunghe e interessanti lettere scritte da Sebastiano Conti Castelli a Francesco Sampieri, relative alla prima rappresentazione della Matilde di Shabran di Rossini. Attraverso queste fonti e con le integrazioni delle cronache dell'epoca è stato possibile ricostruire fatti e avvenimenti altrimenti di difficile comprensione, avvenimenti che hanno segnato il tessuto socio-culturale del primo Ottocento musicale italiano.

In appendice, viene offerto l'elenco dei corrispondenti di Sampieri, con la collocazione e la datazione delle lettere.

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Music and musicians in the correspondence of Marquis Francesco Sampieri

In the musical circles of Bologna at the beginning of the nineteenth century Francesco Sampieri was well-known by his contemporaries for his activity as musician and composer: he succeeded in having seven operas presented in various Italian theatres until, with the last performance of Pompeo in Siria at Bologna's Teatro Comunale in 1827, the marquis decided to turn his back on the stage. He was known even more for his connection with the Società del Casino of Bologna, a sort of cultural club whose members were all aristocratic and where recreational activities of various kinds were arranged: the marquis in fact was entrusted with the task of organizing musical entertainments, while in 1810 he was appointed director of the music sector, a position he held up to the eve of his death.

During this lengthy period of activity Sampieri succeeded in creating a profuse network of contacts with musicians, publishers, impresarios and personalities connected with music in Italy.

The subject of this paper is the epistolary of Francesco Sampieri, consisting of 650 letters written to the marquis by various correspondents which, together with the collection of music (which stretches from the xviii to the xix century and includes the sacred and theatrical works of Sampieri), forms the Fondo Sampieri, preserved today in the music section of the Biblioteca Palatina of Parma. The epistolary, taking into account solely the letters of musical interest, provides a vast quantity of information on the life and compositions of Sampieri, on his activity at the Bologna Casino, on the development of his relations with the music publisher Ricordi and, even more, on Italian opera at the beginning of the nineteenth century. In particular, in the last-named section, long and interesting letters have been included, unabridged, written by Sebastiano Conti Castelli to Francesco Sampieri in connection with the first performance of Rossini's Matilde di Shabran. Through these sources integrated with the news reports of that time, it has been possible to reconstruct facts and events otherwise obscure, events which have marked the socio-cultural fabric of Italian music at the beginning of the nineteenth century.

The appendix gives a list of Sampieri's correspondents together with the location and date of the letters.



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Mariella Sala
Autografi bazziniani: ritrovamenti e nuove scoperte

La ricerca ha preso avvio dall'elenco degli Autografi di Antonio Bazzini offerti dalla sig.ra Tina Bazzini alla Società Concerti contenuto nel Catalogo / Musica / Società Concerti Compilato per cura di F. Pasini / Maggio 1897. L'elenco comprende 23 pezzi (dalla partitura della Turanda, a quella della Francesca da Rimini, alle parti di composizioni violinistiche, in gran parte manoscritti autografi). Il registro è attualmente conservato presso la Biblioteca del Conservatorio “Luca Marenzio” di Brescia, insieme alla musica appartenuta alla Società dei Concerti che ha trovato sistemazione nel Fondo prezioso della Biblioteca. Di questi autografi si era persa la traccia. Per fare l'esempio più clamoroso, della Turanda (l'opera di Bazzini rappresentata alla Scala nel 1867) rimane, a Brescia, soltanto una partitura incompleta autografa in lapis ma non è più reperibile la Partitura per Orchestra e Canto in 4 Parti che apre l'elenco di Pasini. In un recente sopralluogo alla Biblioteca del Conservatorio di Milano, nei faldoni di un Dono Sartori, quasi tutta la musica dell'elenco è ritornata alla luce. Il Dono Sartori consta di 7 faldoni, alcuni con etichetta che ne descrive sommariamente il contenuto (Opere numerate Op.1-39; Opere numerate Op.40-82; Musiche sacre per la Pace 1837-38): oltre a molta musica (non soltanto quella della Società dei Concerti), anche numerose fotocopie di lettere (trascritte da Sartori nel suo volume, nella parte dedicata al carteggio), alcune lettere originali, qualche ritratto.

Accanto a questa importante raccolta, si segnalano nuove scoperte di manoscritti e autografi bazziniani conservati in vari archivi musicali di Brescia (il Fondo prezioso del Conservatorio, l'Archivio Musicale della Basilica delle Grazie, il cosiddetto Fondo Chimeri). Il saggio si completa con una panoramica sulle perdite subite, nel tempo, da vari fondi musicali bresciani, aprendo una riflessione sulla loro difficile tutela.

Grazie questi ritrovamenti è stato possibile fornire in appendice un aggiornamento del catalogo stilato da Sartori, integrando le localizzazioni che lo studioso non specifica, e aggiungendo le composizioni sacre giovanili del compositore bresciano, sconosciute a Sartori.

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Bazzini autographs: findings and new discoveries

The research started with the list Autografi di Antonio Bazzini offerti dalla sig.ra Tina Bazzini alla Società Concerti contained in the Catalogo / Musica / Società Concerti Compilato per cura di F. Pasini / Maggio 1897. The list includes 23 entries (from the score of Turanda to that of Francesca da Rimini and the parts of compositions for violin) referring mainly to autograph manuscripts. The above-mentioned catalogue can be found at present in the Library of the “Luca Marenzio” Conservatory of Brescia, together with music belonging to the Società dei Concerti and stored in the Fondo prezioso of the Library. These autograph manuscripts had vanished without trace, the most sensational 'loss' being that only an incomplete score, a pencil autograph, of Turanda (Bazzini's opera given at the Scala in 1867) remained at Brescia while the Partitura per Orchestra e Canto in 4 Parti, which is the first entry in Pasini's catalogue, was no longer to be found. In a recent search at the Library of Milan Conservatory, however, almost all the music catalogued was rediscovered in the bundles of a bequest, the Dono Sartori. The Dono Sartori consists of 7 bundles, some with a label briefly describing the contents (Opere numerate Op.1-39; Opere numerate Op.40-82; Musiche sacre per la Pace 1837-38); in addition to a great deal of music (not only that of the Società dei Concerti), there are also numerous photocopies of letters (reproduced in Claudio Sartori's work in the section dedicated to correspondence), some original letters, a few portraits.

Besides this important find, other Bazzini manuscripts and autographs were discovered in various music archives at Brescia (the Fondo prezioso of the Conservatory, the Music Archive of Basilica delle Grazie, the so-called Fondo Chimeri). The paper concludes with an overview of the losses experienced over the years by the various musical fondi of Brescia and examines the difficulties encountered in conserving them.

Thanks to these discoveries it has been possible to give in appendix an updating of the catalogue drawn up by Sartori, identifying the locations which the scholar does not specify and adding the juvenile sacred compositions which were unknown to Sartori.



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Annarita Colturato
Un'industria «troppo imperfetta»: la fabbricazione dei pianoforti a Torino nell'Ottocento

A dispetto di una tradizione pianistica di modesto rilievo, il Piemonte (Torino, in particolare) ebbe nell'Ottocento e nel primo Novecento un ruolo centrale nel settore della fabbricazione di strumenti a tastiera.

In attesa di un'indagine capillare sulle carte d'archivio riguardanti tanto i singoli costruttori quanto le istituzioni incaricate di conservare la documentazione allegata alle richieste di concessione di privilegi, l'articolo fa il punto sulle ricerche compiute e sulla bibliografia sinora prodotta e delinea il panorama produttivo torinese avvalendosi in particolare delle guide commerciali della città e delle pubblicazioni (cataloghi, relazioni, giudizi ecc.) date alle stampe in occasione delle esposizioni periodiche (un osservatorio privilegiato, nel caso della capitale sabauda, data la quantità di manifestazioni organizzate) e ricavandone informazioni in larga misura inedite sui principali fabbricanti (Berra, Marchisio, Aymonino, Roeseler, Chiappo, Mola ecc.), sulla loro produzione, sul numero dei loro dipendenti, su materiali e macchine impiegati.

Corredano l'articolo un apparato iconografico che include strumenti e cataloghi appartenenti a collezioni private e sinora sconosciuti e due appendici dedicate rispettivamente ai costruttori torinesi di pianoforti presenti alle esposizioni tenutesi in Italia e all'estero nell'Ottocento (con descrizione degli strumenti esposti e stralci dei giudizi ricevuti) e ai fabbricanti e negozianti torinesi di pianoforti citati nelle guide commerciali della città fino al 1900 (con ragione sociale e indirizzi).

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A «too imperfect» industry: the manufacture of pianos at Turin in the nineteenth century

In spite of a pianistic tradition of moderate importance, Piedmont (and in particular Turin) occupied a central role in the nineteenth and early twentieth centuries in the sector of keyboard instrument manufacture. In default of a thorough survey of archive documents regarding both the individual builders and the institutions responsible for preserving the documentation attached to the applications for the granting of privileges, the present article describes the completed research studies and the bibliography produced to date, outlining the productive panorama of Turin and consulting in particular the trade directories of the city and the publications (catalogues, reports, criticisms, etc.) printed on occasion of the periodical exhibitions (an invaluable source in the case of the House of Savoy's capital, given the abundance of organized events) and extracting information, to a great extent unknown, regarding the principal manufacturers (Berra, Marchisio, Aymonino, Roeseler, Chiappo, Mola, etc.), their production, the number of their employees, the materials and equipment used.

The article is completed by iconographic material, which includes keyboard instruments and catalogues from private collections up to now unknown, and by two appendices dedicated respectively to Turin manufacturers of pianos exhibited in Italy and abroad during the nineteenth century (with a description of the instruments and excerpts of the judgements expressed) and to the manufacturers and dealers of pianos cited in the trade directories of the city up to 1900 (together with name and address).



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Daniele Poletto
Presenza di strumenti a tastiera alla corte sabauda: prima ricognizione

Il saggio espone i risultati di una ricerca negli inventari del mobilio delle residenze di casa Savoia, per individuare la presenza di strumenti a tastiera. Le notizie tratte dagli inventari settecenteschi sono scarse; invece sono più rilevanti i dati risultanti dalla ricerca per il xix secolo. Nelle residenze sabaude di Palazzo Reale, Palazzina di Stupinigi, Castello di Racconigi (Cuneo), Castello di Moncalieri è stata così documentata la presenza, nell'Ottocento, di numerosi pianoforti, e di alcuni si è potuta accertare la provenienza: piemontese (Alovisio), viennese (Knam, Janssen, Tomaschek), francese (Erard, Pleyel). Gli inventari forniscono inoltre, in alcuni casi, una descrizione degli strumenti menzionati. Infine, il saggio segnala tre strumenti tuttora esistenti, legati al castello di Racconigi: uno di essi, un pianoforte a tavolo di Knam, presenta molte analogie con alcuni strumenti citati negli inventari.

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Keyboard instruments at the Savoy court: preliminary survey

The paper relates the results of research into the furniture inventories of the residences of the House of Savoy, undertaken to identify the keyboard instruments present. The information gathered from the eighteenth-century inventories was limited; however, the data collected from those of the nineteenth century were more significant. The presence of numerous pianos in the Savoy residences of Palazzo Reale, Palazzina di Stupinigi, Castello di Racconigi (Cuneo), Castello di Moncalieri in the nineteenth century was thus documented and it was also possible to establish the provenance of some of them: Piedmontese (Alovisio), Viennese (Knam, Janssen, Tomaschek), French (Erard, Pleyel). Furthermore, in some cases, the inventories gave a description of the instruments mentioned. In conclusion, the paper indicates three instruments which are still to be found at the castle of Racconigi, one of which, a square piano, is very similar to some of the instruments listed in the inventories.

 


(traduzioni inglesi di Anne Ricotti)

Fonti Musicali Italiane, 11 (2006)

Inserito in Fonti Musicali Italiane

Sommario

  • C. Bongiovanni, Tansillo in musica: il caso delle Lagrime di San Pietro. Abstract.
  • O. Beretta, L’istruzione musicale dei chierici nel Rinascimento: un inedito documento dall’archivio della basilica di S. Barbara a Mantova. Abstract.
  • S. Iacono, Una raccolta di cantate di Alessandro Scarlatti. Abstract.
  • P. Maione, Organizzazione e repertorio musicale della corte nel decennio francese a Napoli (1806-1815). Abstract.
  • C. Cimagalli e F. Vacca, Attività concertistiche nella Roma preunitaria. Avvio di una cronologia e primi risultati. Abstract.
  • O. Palmiero, Giovanni Pozza e il «Corriere della Sera»: rassegna bibliografica dei suoi scritti di critica musicale. Abstract.
  • C. Ghirardini, Gli strumenti musicali del Museo Ettore Guatelli di Ozzano Taro (PR). Abstract.
  • N. Tangari, Come cambiano le fonti musicali. Le risorse digitali e la ricerca musicologica. Abstract.
  • Rassegna bibliografica 2005, a cura di G. Giovani, A. Nisi, L. Miucci.

Abstract


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Carmela Bongiovanni
Tansillo in musica: il caso delle «Lagrime di San Pietro»

Indubbia fu la fama del poeta Luigi Tansillo (1510-1568) presso i suoi contemporanei in Italia e all'estero tra Cinque e Seicento; essa è testimoniata da innumerevoli edizioni di parti del suo canzoniere e dei suoi poemi (spesso postume) più o meno autorizzate (sia monografiche che accolte in edizioni miscellanee). Luigi Tansillo è poeta di grande richiamo anche presso i musicisti a lui contemporanei (tra i quali la moda del petrarchismo ebbe spazio considerevole); tuttavia, soltanto occasionalmente la fortuna musicale dei suoi testi poetici è stata oggetto di studio da parte della musicologia odierna. A confronto con l'enorme successo letterario delle Lagrime di San Pietro di Tansillo (che diede luogo in poesia a un vero e proprio genere spirituale), la scarsa utilizzazione da parte dei musicisti di questo testo lascia perplessi: a tuttora risulta che, nel tardo '500, solo due compositori (il semisconosciuto Antonio Dueto e il grande Orlando di Lasso) – per di più pressochè contemporaneamente – si avvalsero delle ottave di questo immenso, incompiuto poema, dedicandole a due importanti esponenti della famiglia Aldobrandini, vale a dire papa Clemente viii, e il cardinale nipote Pietro Aldobrandini. Capitolo fondamentale nel rapporto tra poesia e musica nel secondo Cinquecento è dato dall'esame comparato della diffusione editoriale letteraria e della conseguente fortuna in musica dei componimenti. Un esempio in tal senso è costituito dalle Lagrime di San Pietro del Tansillo. A Genova erano uscite nel secondo Cinquecento alcune tra le prime parziali edizioni delle Lagrime del Tansillo; questa città costituisce quindi un centro di prima diffusione editoriale del poema del Tansillo. Non stupisce pertanto trovare proprio in questa città un compositore, Antonio Dueto, attivo maestro di cappella e canonico nella cattedrale di San Lorenzo, intento a musicare otto delle numerose ottave delle Lagrime, come parte della fortuna del genere delle rime devote in piena età controriformistica. In calce al saggio viene proposta l'edizione del ciclo di Dueto.

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Tansillo set to music: the case of «Le lagrime di San Pietro»

There is no doubt that the fame of the poet Luigi Tansillo (1510-1568) with his contemporaries was widespread both in Italy and abroad in the sixteenth and seventeenth centuries; this is evidenced by the countless editions (frequently posthumous) of excerpts from his canzoniere and of his poems, more or less authorized (either monographic or included in miscellanies). The poetry of Luigi Tansillo was also much in demand with the musicians of his time (who were considerably attracted by Petrachism); only occasionally however has the musical success of his poems been the subject of study on the part of current musicology. Compared to the immense literary success of Tansillo's Le lagrime di San Pietro (which gave rise to an authentic school of spiritual poetry), the scarce exploitation by musicians of this poem is extremely puzzling. As far as we know, only two composers in the late sixteenth century (who were moreover practically contemporaries), the little known Antonio Dueto and the famous Orlando di Lasso, made use of the octaves of this immense unfinished poem, dedicating them to two important members of the Aldobrandini family, Pope Clement viii and his cardinal nephew Pietro Aldobrandini. A clear picture of the relationship poetry-music in the second half of the sixteenth century can be gathered from a comparative examination of the diffusion of the literary editions and the consequent fortune in music of the published texts. Tansillo's Le lagrime di San Pietro is a typical example. In the second half of the sixteenth century, some of the first partial editions of Le lagrime di San Pietro appeared in Genoa, which then became a centre for the publication and diffusion of Tansillo's poem. It is not therefore surprising to find in this city a composer, Antonio Dueto, dynamic maestro di cappella and canon of the Cathedral of San Lorenzo, absorbed in setting to music eight of the numerous octaves of Le lagrime - and thereby incidentally proving the success of the genre of devout poetry at the height of the Counter-Reformation. The edition of Dueto's cycle is reproduced at the end of this paper.


 

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Ottavio Beretta
L'istruzione musicale dei chierici nel Rinascimento: un inedito documento dall'archivio della basilica di S. Barbara a Mantova

L'articolo segnala un documento rinvenuto nell'Archivio della basilica di Santa Barbara a Mantova, la Relatione sopra gli chierici circa le lettere canto et servire della Chiesa, in cui per ognuno dei sedici chierici viene dato un giudizio sulle competenze letterarie e musicali (nel canto fermo e figurato e nel contrappunto) e sulla disciplina nel servizio religioso. La relazione, non datata, è collocata cronologicamente intorno al 1581-2, e le modalità dell'istruzione dei chierici vengono approfondite con riferimenti alle Costituzioni di S. Barbara e della Cattedrale mantovana. L'esigenza di avere chierici esperti nel canto figurato e nel contrappunto si lega all'attività del duca Guglielmo Gonzaga, che per la particolare liturgia di S. Barbara commissionò apposite messe a 5 voci ai maggiori musicisti del suo tempo.

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Musical education of clerics during the Renaissance: an unpublished document from the archives of the Basilica di S. Barbara at Mantua

The paper calls attention to a document discovered in the Archives of the Basilica of Santa Barbara at Mantua, the Relatione sopra gli chierici circa le lettere canto et servire della Chiesa, in which for sixteen clerics an individual assessment is given of their literary and musical proficiency (in plainchant, florid style and counterpoint) and of the discipline prescribed for religious worship. The report, undated, has been collocated chronologically around 1581-2 and the procedure of educating clerics is expanded with reference to the Costituzioni of S. Barbara and of the Mantua cathedral. The exigency of having clerics expert in florid chant and in counterpoint is linked to the activity of Duke Guglielmo Gonzaga, who commissioned from the principal composers of his time appropriate 5-voice masses for the specific liturgy of S. Barbara.


 

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Sarah M. Iacono
Una raccolta di cantate di Alessandro Scarlatti

L'esame delle partiture manoscritte costituisce un momento fondamentale nello studio del repertorio cantatistico, scarlattiano in particolare, anche per ciò che riguarda il contesto produttivo: più di altri tipi di documentazione (archivistica o letteraria, spesso assai significativa per generi come l'opera in musica), sono proprio le partiture manoscritte a fornire elementi chiave per la ricostruzione dei testi e dei contesti in cui le cantate sono state pensate, hanno prosperato e trovato diffusione. Il presente studio è incentrato su un volume conservato in una biblioteca privata della Puglia, contenente diciassette cantate di Alessandro Scarlatti più una, in un fascicolo in calce, che il copista intesta al figlio Domenico (e si è invece rivelata di Benedetto Marcello). L'interesse specifico di questa fonte è la presenza di ben sei cantate che non figurano in alcuna altra raccolta. La ricerca si è snodata lungo due direttrici principali: la descrizione esterna dell'unità codicologica, allo scopo di delineare un profilo più chiaro delle origini e della provenienza del tomo nonché di inquadrarne la tipologia. In secondo luogo, la descrizione interna: l'osservazione del tessuto musicale e testuale, la verifica delle attribuzioni, l'individuazione – attraverso gli esiti di talune collazioni – di possibili costruzioni stemmatiche, l'analisi formale e strutturale volta ad aggiungere nuovi elementi per la comprensione della personale evoluzione stilistica del compositore. In conclusione del saggio si offre il catalogo delle cantate contenute nel manoscritto, completa di incipit musicali e concordanze.

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A collection of Alessandro Scarlatti's cantatas

In any study of the cantata repertoire, particularly that of Scarlatti, the examination of manuscript scores is far more important (also with regard to the productive context) than it is for any other type of documentation (archival or literary, frequently very revealing in the case of genres like music drama). It is the manuscript scores which supply key elements for the reconstruction of texts and for identifying the contexts in which the cantatas were conceived, flourished and enjoyed wide popularity. The present study is centred on a volume preserved in a private library of Apulia containing seventeen cantatas of Alessandro Scarlatti, together with one which the copyist attributed to Scarlatti's son Domenico and which instead has proved to be by Benedetto Marcello. The particular interest of this source is the presence of six cantatas which do not appear in any other collection. Research was carried out in two main directions. In the first place, an examination of the codicological unit's external features for the purpose of tracing a clearer profile of the origin and source of the volume, together with classification of the typology. Secondly, a description of its contents, that is: examination of the musical and textual material; verification of the attributions; identification – through the results of some collations - of possible stemmatic constructions; a formal and structural analysis for acquiring new elements for understanding the personal stylistic evolution of the composer. Finally, at the end of the paper, there is the catalogue of all the cantatas included in the manuscript, complete with musical incipits and concordances.


 

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Paologiovanni Maione
Organizzazione e repertorio musicale della corte napoletana durante il decennio francese (1806-1815)

La stagione francese, nel Meridione, è contraddistinta dal susseguirsi di due monarchi dall'indiscutibile volontà riformistica; l'oculata e vigile azione intrapresa da Giuseppe Bonaparte, destinata a riscrivere l'organizzazione del regno, avviene con straordinaria cautela previe ponderate «Osservazioni sopra lo stato attuale del Regno di Napoli». La capillare ventata legislativa che invade il regno negli anni francesi è corroborata da un'attenta fase analitica sulle condizioni dell'antico regime borbonico. La messe di regolamenti, leggi, decreti, norme che contraddistinguono il decennio francese invade anche il mondo dello spettacolo che, grazie ad un'attenzione particolare, beneficia di non poche migliorie proiettandolo in una visione moderna ed efficiente. Il ruolo internazionale di Napoli, detenuto incontrastatamente nell'arco del diciottesimo secolo, fa sì che i cambiamenti non provochino particolari disagi. Si verificano mutamenti non solo sulla condotta dell'esercizio scenico, ma anche sull'offerta dei prodotti sebbene molte delle novità caldeggiate dai francesi avessero già un loro spazio nella cultura della capitale borbonica (il riferimento va a certi generi teatrali e alla letteratura promossa o a forme spettacolari e repertori divulgati). I segnali di riordino disseminati negli anni precedenti agevolano notevolmente i cambiamenti che, abbozzati da Giuseppe, saranno poi precisati da Murat. Secondando la volontà del predecessore, Gioacchino perviene a una dettagliata legiferazione spettacolare promulgata nel 1811: con l'emanazione del decreto sottoscritto il 7 novembre, composto da 39 articoli, l'attività scenica viene regolamentata in maniera organica e definitiva. L'attività spettacolare della corte francese è scindibile, all'attuale conoscenza, in due periodi distinti: alla silenziosa gestione di Giuseppe fa da contraltare quella laboriosa e frenetica incentivata da Murat e suffragata, con tenacia, dalla moglie Carolina Annunziata. Gioacchino inseguiva le strategie consolidate di una collaudata tradizione cercando di reinserire costumi alquanto offuscati che vedevano nell'istituzione reale un simulacro di stabilità ideologica riflessa anche nella promozione spettacolare di un potere inviolabile. Le fonti superstite sono partecipi di questa visione; alla copiosa messe di materiali sull'attività musicale e culturale dell'epoca muratiana fa da contraltare una sostanziale assenza di informazioni per il periodo precedente. Le carte conservate presso l'Archivio Storico di Napoli per i primi due anni della dominazione francese permettono soltanto di formulare ipotesi mancando il corpus di esaurienti notizie, che neanche trapelano dal fondo archivistico parigino. All'oscuro biennio giuseppino, segue una frenetica vita musicale di palazzo: la musica della Real Cappella e quella destinata agli appartamenti reali rifiorisce e l'istituzione si riappropria di un elemento di propaganda di indiscutibile efficacia. Il palazzo si riconferma così punto gravitazionale di cultura manifestandosi attraverso una successione di occasioni di rappresentanza ruotanti intorno all'attività spettacolare e culturale; nel corso del tempo l'istituzione musicale di corte, con fortuna e funzioni alterne, resta il centro propulsivo del potere.

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Organization and musical repertoire of the Naples Court during the decade of French domination, 1806-1815

The French permanence in Southern Italy was notable for the succession of two monarchs of undeniable reformist ideas. The prudent and circumspect policy of Joseph Bonaparte, intended for the organization of the kingdom, was carried out with singular caution along the lines of the well-pondered «Osservazioni sopra lo stato attuale del Regno di Napoli» (Observations on the actual state of the Kingdom of Naples). The vast wave of detailed legislation which swept over the kingdom during the years of French rule was corroborated by a detailed analysis of the situation under the previous Bourbon regime. The abundance of rules and regulations, laws and decrees which characterized the French decade paid particular attention also to the world of entertainment which, as a result, benefited considerably and acquired modern and efficient forms of expression. Since the international role of Naples remained unchallenged throughout the eighteenth century, these changes did not provoke particular discontent. There were modifications it is true, not only in the management of the theatres, but also in the offer of productions even if many ot the novelties favoured by the French were already well-known to the intellectual circles of the Bourbon capital (the reference is to certain preferred theatrical and literary genres or to popular forms of entertainment and repertoire). The signs of reform present in previous years considerably facilitated the changes which, outlined by Joseph Bonaparte, were then substantiated by Joachim Murat who, seconding the wishes of his predecessor, drew up a detailed legislation which was enacted in 1811. In fact, with the promulgation of the decree signed by Murat on November 7, consisting of 39 articles, theatrical activity was regulated in a scientific and definitive way. The activity of the French court in the theatrical and musical field can be divided (at the present state of knowledge) into two separate phases: the sluggish progress under the administration of Bonaparte was replaced by the totally different industrious and feverish activity encouraged by Murat, with the determined support of his strong-willed wife Carolina Annunziata. Joachim followed traditional long-standing strategies in an attempt to bring back somewhat out-of-date customs which saw in the monarchy an image of ideological stability. Surviving sources endorse this viewpoint; the abundance of material on musical and cultural activities during Murat's reign is in sharp contrast with the almost complete absence of information on the previous period. Given the lack of a corpus of detailed information (which is not to be found even in the Paris archives), the documents in the Historical Archive of Naples only permit the formulation of hypotheses regarding the first two years of French domination. The shadowy biennium of Giuseppe was followed by a period of frenetic musical activity at the Neapolitan court: music in the Royal Chapel and in the royal apartments reappeared and the monarchy regained possession of an indisputably effective element of propaganda. The royal palace was in fact reconfirmed as a gravitational point of culture, expressing itself in a series of events revolving around theatrical and cultural activity; as time went by the music activity of the court continued to be, with alternating functiona and fortune, the propulsive centre of power.


 

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Cristina Cimagalli – Francesca Vacca
Attività concertistiche nella Roma preunitaria. Avvio di una cronologia e primi risultati

Manca a tutt'oggi una ricognizione completa delle attività concertistiche nella Roma ottocentesca preunitaria, e il presente saggio si propone di colmare tale lacuna pur offrendo in questa sede soltanto la sintesi di una più ampia cronologia ancora in corso di realizzazione. La ricerca si è concentrata soprattutto sullo studio delle fonti primarie, quali gli archivi pubblici, quelli privati e la pubblicistica, pur non trascurando l'apporto della letteratura critica posteriore. In particolare, la consultazione degli archivi ha portato alla luce diversi programmi di sala, un numero considerevole di autorizzazioni per i concerti rilasciate sia dal Tribunale criminale del Vicariato che dalla Direzione generale di polizia, talvolta unite a una nota manoscritta dei pezzi eseguiti o a un programma di sala a stampa. Lo spoglio di un ampio numero di testate giornalistiche (una ventina, tra cui tutte le annate pubblicate dal 1800 al 1849 del Chracas e di «Notizie del giorno»), dal canto suo, non solo si è rivelato fonte ricchissima di notizie circa gli eventi concertistici, ma ha anche permesso di delineare l'orizzonte entro cui si situavano le aspettative musicali del pubblico romano. Si è potuto così constatare che nella Roma ottocentesca si sono succedute, ma hanno anche convissuto, concezioni dell'oggetto 'musica' molto diverse tra di loro: dalle arcaiche funzioni di addobbo cerimoniale e conviviale o di elemento educativo di stampo umanistico della gioventù nobile a ruoli più 'moderni', come quello della musica nel teatro d'opera o del concerto come avvenimento di natura estetica fine a se stesso. Il campo di ricerca è andato così progressivamente ampliandosi: da una mera ricostruzione cronologica si è passati alla storia della ricezione musicale. La prospettiva offerta dalle nuove acquisizioni documentarie ci induce così a rivedere l'atteggiamento pregiudiziale assunto da buona parte della letteratura critica del secolo scorso – influenzata in questo senso dalle testimonianze ottocentesche – secondo cui l'isolamento e l'arretratezza culturale di Roma sarebbero stati superati solo con la sua trasformazione in capitale del nuovo stato unitario. È infatti evidente che una simile visione, appiattita sul 1870 come data-spartiacque tra arretratezza e modernità, non rende giustizia alla competenza musicale del pubblico dell'epoca e tiene poco in conto la complessità e la stratificazione della culture musicale romana dell'Ottocento.

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Concert activity in nineteenth-century Rome. A chronology and first results

A complete identification of concert activity in nineteenth-century Rome prior to the unification of Italy is still lacking today. This paper proposes to fill the gap, even if only by offering the synthesis of a more extensive chronology not yet completed. Our research has concentrated on the study of primary sources – for instance public and private archives and the press – without however neglecting the contribution of later literary criticism. In particular, consultation of archives has brought to light various concert and theatre programmes and a considerable number of authorizations for concerts granted both by the Vicariate Law Court and by Police Headquarters, sometimes accompanied by a manuscript summary of the pieces performed or by printed programme notes. The examination of a considerable number of newspapers (approximately twenty), proved a source of abundant information not only on the concerts programmed but also on the musical expectations of the Roman public. In this way it has been possible to ascertain that in nineteenth-century Rome very different conceptions of 'music' succeeded one another, but also coexisted: from archaic functions of ritual and convivial ornament, or educational elements of humanistic nature of the young nobility, to more modern roles like that of opera or of concerts as aesthetic events. The field of research progressed and passed from a simple chronological reconstruction to an account of the public's response to music. The prospect offered by the new documentary acquisitions led us to reconsider the prejudicial outlook assumed by a greater part of the critical literature of the last century – influenced in this sense by nineteenth-century comments – according to which the isolation and cultural backwardness of Rome would only be overcome with its transformation into the capital of a new unified state. It was in fact evident that a similar viewpoint, taking 1870 as the watershed-date between backwardness and modernity, did not render justice to the musical competence of the public of that time nor give due weight to the complexity and stratification of musical culture in nineteenth-century Rome.


 

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Oreste Palmiero
Giovanni Pozza e il «Corriere della Sera»: rassegna bibliografica dei suoi scritti di critica musicale

All'interno del panorama critico-musicale del primo Novecento, la figura di Giovanni Pozza (Schio 1952 – Sanremo 1914) si configura senz'altro come una delle più autorevoli ed apprezzate tanto dal pubblico quanto dagli stessi artisti in attività a cavallo fra il XIX e il XX secolo. Partendo da alcuni cenni biografici e da considerazioni sulla struttura generale e lo stile dei suoi articoli – alcuni dei quali, in virtù della loro particolare rilevanza, sono qui analizzati in dettaglio – si ripercorre significativamente quello che fu un periodo di assoluta importanza per la storia della musica italiana e operistica in particolare, preludio ad una crisi che di lì a qualche anno si sarebbe manifestata appieno in tutta la sua fatale e inevitabile drammaticità. Gli anni che videro Pozza titolare della critica musicale presso il «Corriere della Sera» – che sotto la guida di Luigi Albertini stava dando una svolta decisa alla sua linea editoriale – furono infatti i primi di un secolo, il Novecento, ricco di fermenti più o meno compresi da un pubblico ancora stabilmente radicato al vecchio stile operistico ottocentesco. La seconda parte del contributo, quindi, offre un ricco e dettagliato resoconto bibliografico proprio sull'attività di Pozza presso il quotidiano di via Solferino a partire dal 1900 fino alla sua morte. Gli articoli rivelarono all'Italia e all'Europa il suo indiscutibile talento critico anche in campo musicale.

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Giovanni Pozza and the «Corriere della Sera»: a bibliographical review of his writings as music critic

Giovanni Pozza (Schio 1852-Sanremo 1914) emerges as one of the most authoritative figures in the panorama of music criticism of the early twentieth century, appreciated not only by the public but also by the artists who were active in the xix and xx centuries. Starting from the few available biographical notes and from considerations of the general structure and style of his articles – some of which are analysed in detail given their particular significance – this paper retraces what was a period of unequivocal importance in the history of Italian music, and in particular opera, prelude to a crisis that a few years later would be fully apparent in all its inevitable dramatic consequences. The years that saw Pozza head of music criticism at the «Corriere della Sera» – which, under the direction of Luigi Albertini, was undergoing a decisive change in editorial policy – were in fact the beginning of a century, the twentieth, which was rich in creative ferments barely understood by a public still firmly rooted in the old operatic style of the nineteenth century. The second part of this paper offers a rich and detailed bibliographical account of the activity of Pozza at the Via Solferino newspaper from 1900 until his death. His articles revealed to Italy and the rest of Europe his undeniable critical talent in the field of music.


 

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Cristina Ghirardini
Gli strumenti musicali del Museo Ettore Guatelli di Ozzano Taro

Il presente articolo intende fornire un quadro generale delle tipologie più importanti di strumenti musicali conservati presso il Museo Ettore Guatelli di Ozzano Taro (Parma). Ettore Guatelli (1921-2000) nel corso della vita ha raccolto oggetti di ogni genere che ha 'allestito' all'interno della casa in cui è vissuto (attualmente gestita dalla Fondazione Museo Ettore Guatelli e aperta al pubblico). Il suo interesse per gli oggetti della vita quotidiana lo hanno portato a documentare anche il fare musica e la cultura sonora in generale e di conseguenza a raccogliere strumenti musicali e oggetti sonori. Sono qui illustrati brevemente alcuni strumenti da strepito, ghironde (alcune delle quali costruite probabilmente nell'Appennino Parmense), organetti e fisarmoniche, ciò che rimane del laboratorio di Nicolò Bacigalupo detto 'Grixiu', costruttore di pifferi e müse del territorio delle Quattro Province, la piva emiliana, alcuni giocattoli sonori e infine gli strumenti musicali legati alla tradizione degli orsanti e scimmiari della Val Taro e Val Ceno.

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Musical instruments in the Ettore Guatelli Museum of Ozzano Taro

The intention of this paper is to give a general picture of the most important musical instrument typologies housed in the Ettore Guatelli Museum of Ozzano Taro (Parma). In the course of his life, Ettore Guatelli (1921-2000) collected miscellaneous objects which he 'put on show' in the villa where he lived (and which is now run by the Fondazione Museo Ettore Guatelli and is open to the public). His interest in the objects of everyday life led him to document also those connected with 'making music' and with the culture of sound in general; he consequently collected musical instruments and sound devices. The present paper includes brief descriptions of some of these instruments: noise makers, hurdy-gurdies (some probably constructed in the Parma Apennines); accordions; what has remained of the workshop of Nicolò Bacigalupo (known as Griziu), the maker of pifferi and müse of the Quattro Province; the piva emiliana; several toy instruments; and finally, musical instruments connected with the tradition of the shows with trained bears and monkeys of Val Taro and Val Ceno.


 

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Nicola Tangari
Come cambiano le fonti musicali. Le risorse digitali e la ricerca musicologica

Da tempo le nuove tecnologie hanno toccato anche le fonti musicali e ne hanno modificato le forme di produzione, diffusione e consultazione. La musica sta passando dall'essere un prodotto industriale e commerciale che evidenziava una forte componente materiale, a essere oggetto di un servizio di distribuzione capillare in cui la mobilità e l'assenza della stabilità dei supporti divengono la sua caratteristica principale. Ciò che acquista maggiore importanza non è il possesso del supporto, quanto la connessione ad un servizio di distribuzione. L'incremento dell'accessibilità alle informazioni musicali è uno dei paradigmi in cui si esplica questo radicale cambiamento che coinvolge sia le fonti musicali antiche che quelle contemporanee. Altro elemento è la moltiplicazione delle intermediazioni tecnologiche che allontanano sempre di più l'utente finale dal documento originale, mentre si accresce notevolmente la volatilità e la mutevolezza dei supporti e delle informazioni. Diretta conseguenza di questo incremento dell'accessibilità è la rottura del controllo sui diritti d'autore che divengono sempre più una pratica e un'istituzione fragile e incapace di seguire lo sviluppo della tecnologia. Nuovi documenti si affacciano allo studio musicologico: dati sul traffico di documenti digitali musicali, standard di codifica, archivi di messaggi di natura musicale e musicologica e persino i software per la gestione e la diffusione dei dati audio. Ma anche nuovi supporti si rivelano interessanti per la musicologia, come per esempio i lettori di documenti musicali digitali che non sono disgiunti dal supporto di memorizzazione. I circuiti di scambio personale e la facilità di duplicazione sono altri due fattori che complicano notevolmente il panorama delle fonti musicali odierne. Quest'ultimo coinvolge molte discipline tecniche, ma richiede, per un'attenta valutazione di natura storico-critica, il fondamentale sostegno della musicologia.

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The change in musical sources. Digital resources and musicological research

The new technologies have been operative for some time in the field of musical sources, modifying the forms of production, distribution and consultation. Music in fact is changing from an industrial and commercial product characterized by an enduring material component to being the object of a capillary distribution service where mobile communication and volatile media are its principal features. What is of major importance is not so much possession of the medium, but connection to a distribution service. The increased accessibility of musical information is one of the paradigms in which a radical change is realized involving both ancient and contemporary musical sources. Another element is the multiplication of technological intermediations which detach the end user always more from the original document, while at the same time there is a marked increase in the volatility and mutability of media and information. A direct consequence of this increase of accessibility is the break-down of copyright control, which becomes always more a weak institution incapable of keeping up with technological development. New documents appear in the study of musicology: data on the traffic of digital musical documents, coding standards, archives of messages of musical and musicological nature, and even software for managing and diffusing audio data. But also new media prove of interest for musicology, as for example digital musical document readers which are joined to the storage medium. The individual exchange circuits and the easiness of duplication are another two factors which complicate considerably the panorama of today's musical sources, involving numerous technical disciplines but still requiring the fundamental assistance of musicology for an exact historical-critical assessment.

(traduzioni inglesi di Anne Ricotti)

Fonti Musicali Italiane, 10 (2005)

Inserito in Fonti Musicali Italiane

Sommario

  • F. Passadore, Una miscellanea di edizioni musicali del primo Seicento. Abstract.
  • B. Bigongiali, La “Merope” di Apostolo Zeno nelle versioni di Jommelli e Terradellas: libretti e fonti musicali manoscritte. Abstract.
  • S. Sabia, Carlo Giovanni Testori teorico e compositore: ricognizione delle fonti. Abstract.
  • Gian Giacomo Stiffoni, La compagnia d'opera dei Reales Sitios e il teatro De Los Caños del Peral di Madrid nella stagione 1776-77. Abstract.
  • A. Caroccia, La corrispondenza tra Florimo e Lauro Rossi. Abstract.
  • U. Piovano, Il contributo di Giulio Ricordi alla diffusione delle musiche per banda alla fine dell’Ottocento. Abstract.
  • V. Fano, Lo scacco di San Pietro a Majella. Guido Alberto Fano tra Martucci e Cilea. Abstract.
  • V. M. Marangi, Musica e diritto d’autore nell’era di Internet. Abstract.
  • Rassegna bibliografica 2004, a cura di Carmela Bongiovanni.

Abstract

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Francesco Passadore
Una miscellanea di edizioni musicali del primo Seicento

Una raccolta di undici edizioni musicali, pubblicate a Venezia e a Milano fra il 1613 e il 1649, scomparve mezzo secolo fa dalla Biblioteca del Conservatorio di musica di Padova (allora Liceo musicale 'C. Pollini'). Rientrata da poco nella propria sede di appartenenza, è finalmente possibile conoscerne i contenuti musicali e valutarne il valore artistico. Queste fonti vennero cucite assieme in modo da costituire un volume sulla cui legatura si legge Miscellanea / Raccolta di Musica di / Autori vari. Le undici edizioni contengono perlopiù composizioni vocali su testi profani e (pochi) morali, per organici da una a quattro voci, prevalentemente con il basso continuo o la chitarra; la monodia e il bicinium sono le espressioni dominanti della Miscellanea, così come la presenza della chitarra quale supporto armonico alle voci. I musicisti coinvolti tradiscono una smaccata preferenza per l'ambiente musicale dell'Italia settentrionale da parte di chi organizzò tale assemblaggio; anche il formato editoriale delle stampe è comune.
Motivo di particolare interesse è dovuto al fatto che solo quattro fonti sono note alla comunità musicologica. Repertori quali il Rism e il Nuovo Vogel ne avevano già censito altri esemplari (pochi in verità) presenti presso alcune biblioteche europee: Capricci poetici a 1-3 voci di Giovanni Felice Sances (Venezia, B. Magni, 1649); Arie a 1, 2, 3 voci di Filippo Vitali (Venezia, Magni, 1622); Amorosi concetti op. VII di Tomaso Cecchino (Venezia, G. Vincenti, 1616); Arie a una voce di Filippo Laurenzi (Venezia, B. Magni, 1643).
Ben sette sono invece le fonti sconosciute alla bibliografia musicale e che si presentano in questa collezione quali unica: Il secondo libro di arie e villançicos e cancioncillas a 2 e 3 voci, con accompagnamento di chitarra spagnola di Benedetto Sanseverino (Milano, F. Lomazzo, 1616); Soavissima lira d'Orfeo di Francesco Giuliani (Venezia, B. Magni, 1627); Bassi concenti di Michelangelo Brunerio (Venezia, B. Magni, 1641); Pietosi affetti di Domenico Pellegrini (Venezia, A. Vincenti, 1646); l'antologia profana monodica Orfeo. Musiche de diversi autori eccellentissimi da cantarsi a una e due voci (Venezia, B. Magni, 1613), con musiche di Giovanni Priuli, Bartolomeo Barbarino, Giovanni Battista Grillo, Giulio Caccini, Francescoo Rasi, Giovanni Sansone, Luigi Grani e Eleuterio Dazzi. Seguono Gratie et affetti amorosi di Marcantonio Aldigatti da Cesena (Venezia, Stampa del Gardano, 1627) e il Primo libro di madrigali a 2, 3, 4 voci del genovese Giovanni Maria Costa (Milano, G. Rolla, 1634).
Nell'insieme, di tratta di una ricca messe di fonti musicali che coinvolgono musicisti che hanno intrattenuto rapporti stretti e frequenti con il liuto o la chitarra, come peraltro si evince dalle loro biografie (per i pochi noti) o dai frontespizi delle edizioni.

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A miscellanea of early seventeenth century musical editions

Fifty years ago a collection of eleven musical editions, published at Venice and Milan between 1613 and 1649, vanished from the Library of the Padua Conservatory of Music (at that time the “C. Pollini” Musical Liceo). Reappearing a short while ago in its original habitat, it has finally been possible to study the musical contents and to assess the artistic value. The editions were bound together in a single volume on whose cover is printed Miscellanea / Raccolta di Musica di / Autori vari. The eleven editions contain for the most part vocal compositions with secular and (in a few cases) moralistic texts for one to four voices, generally with basso continuo or guitar accompaniment; monody and bicinium are predominant expressions of the Miscellanea, as is also the presence of the guitar as harmonic support of the voices. The musicians concerned betray a marked preference for the musical milieu of northern Italy on the part of whoever organized the collection; the editorial format, too, is identical in all eleven editions.
A point of particular interest arises from the fact that only four editions were already known in musicological circles. Collections like rism and nuovo vogel had previously listed other examples (very few in actual fact) preserved in European libraries: Giovanni Felice Sances' Capricci poetici for 1-3 voices (Venice, B. Magni, 1649); Filippo Vitali's Arie a 1, 2, 3 voci (Venice, Magni, 1622); Tomaso Cecchino's Amorosi concetti op. VII (Venice, G. Vincenti, 1616); Filippo Laurenzi's Arie a una voce (Venice, B. Magni, 1643).
Instead, there are seven sources in this unique collection which are so far unknown in musical bibliography: Il secondo libro di arie e villançicos e cancioncillas for 2 to 3 voices, accompanied by the Spanish guitar of Benedetto Sanseverino (Milan, F. Lomazzo, 1616); Francesco Giuliani's Soavissima lira d'Orfeo (Venice, B. Magni, 1627); Michelangelo Brunerio's Bassi concenti (Venice, B. Magni, 1641); Domenico Pellegrini's Pietosi affetti (Venice, A. Vincenti, 1646); the secular monodic anthology Orfeo. Musiche de diversi autori eccellentissimi da cantarsi a una e due voci (Venice, B. Magni, 1613) with music by Giovanni Priuli, Bartolomeo Barbarino, Giovanni Battista Grillo, Giulio Caccini, Francesco Rasi, Giovanni Sansone, Luigi Grani and Eleuterio Dazzi. Next, Marcantonio Aldigatti da Cesena's Gratie et affetti amorosi (Venice, Stampa del Gardano, 1627) and the Primo libro di madrigali a 2, 3, 4 voci of the Genoese Giovanni Maria Costa (Milan, G. Rolla, 1634).
As a whole, the collection represents a rich harvest of music sources involving musicians who had a close and frequent acquaintance with lute or guitar, as can be gathered from their biographies (for the few well-known) or from the title pages of the editions themselves.


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Biancamaria Bigongiali
La "Merope" di Apostolo Zeno nelle versioni di Jommelli e Terradellas: libretti e fonti musicali manoscritte

Il saggio prende in esame le fonti relative a due intonazioni dell'opera Merope, realizzate a breve distanza l'una dall'altra (rispettivamente nel 1742 a Venezia e nel 1743 a Roma) da due fra i principali compositori della metà del XVIII secolo, Niccolò Jommelli e Domingo Terradellas. Premessa indispensabile alla trattazione è la ricostruzione della stesura del dramma di Apostolo Zeno e delle vicissitudini legate alla sua prima rappresentazione tenutasi nel 1712 al Teatro S. Cassiano di Venezia con musica di Francesco Gasparini. Vengono poi esaminati i libretti a stampa relativi alla prima rappresentazione delle versioni di Jommelli e Terradellas, e alle successive riprese, mettendo in evidenza i mutamenti attuati nei vari allestimenti; inoltre, vengono discussi nel dettaglio alcuni libretti della Merope privi del nome del compositore e oggetto di opinabili attribuzioni ai due compositori.
La comparazione tra le partiture ed i libretti relativi alle prime rappresentazioni ha consentito di rilevare l'esistenza di notevoli divergenze interne. Risultati assai interessanti sono emersi relativamente alla versione di Jommelli: l'esistenza dell'autografo ha infatti permesso di cogliere la versione originaria del compositore il quale, probabilmente in una fase antecedente la stesura definitiva del testo del dramma e la definizione del cast, ha previsto in alcuni momenti dell'opera arie alternative per uno stesso personaggio o soluzioni musicali diverse per uno stesso testo. Le copie accolgono la versione definitiva relativamente a tali momenti, ma non discendono da un comune esemplare revisionato.
L'analisi comparata tra il testo del dramma nell'originaria stesura zeniana e quelli delle prime rappresentazioni delle versioni di Jommelli e Terradellas ha evidenziato la portata delle trasformazioni attuate, con esiti particolarmente interessanti relativamente alla definizione di nuove gerarchie tra i personaggi e alla delineazione del profilo psicologico di alcuni di essi. Infine, vengono trattati alcuni aspetti stilistico-formali delle due intonazioni, per mettere in luce le principali peculiarità dello stile compositivo di Jommelli e Terradellas

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Apostolo Zeno's Merope in the versions of Jommelli and Terradellas: libretti and manuscript musical sources

This paper examines the sources relative to two intonations of the opera Merope, realized at no great distance the one from the other (respectively 1742, Venice and 1743, Rome) by two of the principal composers of the mid-eighteenth century: Niccolò Jommelli and Domingo Terradellas. An essential requisite for this discussion is the reconstruction of the original text of Apostolo Zeno's drama and of the vicissitudes connected with its first performance in 1712 at Teatro S. Cassiano, Venice with music by Francesco Gasparini. The printed libretti pertaining to the first performance of the versions of Jommelli and Terradellas and to the subsequent repeats are then considered, evidencing the alterations made in the various productions; in addition, there is a detailed discussion of some libretti of Merope which lack the name of the composer and of which the attribution to Jommelli and Terradellas is open to doubt. Comparison between the scores and libretti of the first performances has made it possible to observe the existence of considerable divergences. Extremely interesting results have come to light in connection with Jommelli's opera: the existence of the autograph has in fact made it possible to establish the original version of the composer who (probably prior to the drafting of the definitive text of the drama and to the finalization of the cast) had foreseen at certain moments of the opera a choice of alternative arias for one particular character or of different musical solutions for the same text. The definitive choices effected for such moments are evident in the copies, which however do not appear to stem from a single common revised original. Comparative analysis between the text of the drama as originally written by Zeno and those of the first performances of the Jommelli and Terradellas versions has evidenced the extent of the transformations carried out, with especially interesting results relative to the definition of new hierarchies of the characters and to delineation of the psychological profile of some of these. Finally, some stylistic-formal aspects of the two intonations are discussed so as to throw light on the principal peculiarities of the compositional style of Jommelli and Terradellas.


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Serena Sabia
Carlo Giovanni Testori teorico e compositore: ricognizione delle fonti

L'articolo tratteggia la figura e l'opera di Carlo Giovanni Testori (Vercelli, 1714-1782) attraverso la ricognizione e l'analisi delle fonti manoscritte e a stampa testimoni delle sue attività. In particolare viene esaminato il manoscritto preparatorio alla pubblicazione de La musica ragionata (Vercelli, Giuseppe Panialis, 1767), conservato presso la Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino, e si dà notizia dell'esistenza di due differenti edizioni del trattato (una priva e una completa di esempi musicali) e di due realizzazioni delle tavole ad opera di incisori diversi.
Le ricerche condotte hanno poi portato alla luce, oltre ad alcuni esemplari dei trattati di Testori sconosciuti al RISM, alcune sue composizioni strumentali considerate perdute: si tratta dei Dodici trio a due violini e basso (Biblioteca Civica di Casale Monferrato) e della Sonata cò dui mandolini e basso (Bibliothèque Nationale di Parigi).
L'articolo si chiude con il catalogo dei libretti stampati dalla tipografia Panialis a Vercelli; vi sono descritte tra l'altro alcune edizioni ignote al catalogo Sartori, tra cui quelle relative a La villanella rapita di Bianchi, Il barbiere di Siviglia di Paisiello e Il geloso in cimento di Anfossi, rappresentati a Novara rispettivamente nel 1785, 1786, 1788.

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Carlo Giovanni Testori, theoretician and composer: identification of sources

The article outlines the personality and work of Carlo Giovanni Testori (Vercelli, 1714-1782) through the identification and analysis of the manuscript and printed sources that witness his activities. In particular, the preparatory manuscript for the publication of La musica ragionata (Vercelli, Giuseppe Panialis, 1767) preserved at the Biblioteca Nazionale Universitaria, Turin is examined and notice given of the existence of two different editions of the treatise (the one lacking and the other completed by musical examples) and of two sets of illustrative plates, the work of different engravers.
Research carried out subsequently brought to light not only some examples of treatises of Testori unknown to the rism, but also some instrumental compositions believed lost: the Dodici trio a due violini e basso (Biblioteca Civica, Casale Monferrato) and the Sonata cò dui mandolini e basso (Bibliothèque Nationale, Paris).
The article concludes with the catalogue of the libretti printed by the Panialis printing house of Vercelli; some editions not included in the Sartori catalogue are also described, including those relative to Bianchi's La villanella rapita, Paisiello's Il barbiere di Siviglia and Anfossi's Il geloso in cimento, performed at Novara respectively in 1785, 1786 and 1788.


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Gian Giacomo Stiffoni
La compagnia d'opera dei Reales Sitios e il teatro De Los Caños del Peral di Madrid nella stagione 1776-77

Durante regno di Carlo III di Spagna (1759-1783) avviene una decisa diminuzione degli spettacoli operistici rispetto al periodo immediatamente precedente caratterizzato dalla direzione degli spettacoli della corte ad opera di Farinelli. Ciononostante dal 1767 al 1771, grazie all'iniziativa del conte d'Aranda, alcune compagnie itineranti d'opera d'origine italiana potranno mettere in scena alcune opere – soprattutto drammi giocosi – nei teatri dei palazzi dei Reales Sitios, in particolare per quelli di Aranjuez, S. Idelfonso e l'Escorial. Nel 1776, dopo cinque anni d'inattività, una nuova compagnia è invitata ad esibirsi nuovamente a S. Idelfonso. La dirige come impresario il noto baritono Francesco Benucci con la collaborazione di altri tre soci: Geronimo Borsello e Carlo e Luigi Zanini. Grazie al ritrovamento di una scrittura notarile relativa ad un accordo preso da tale compagnia con il Comune di Madrid per la rappresentazione nel teatro dei Caños del Peral di opere già messe in scena nei Reales Sitios durante la stagione invernale di quell'anno, è stato possibile conoscere aspetti riguardanti la sua composizione (cantanti, ballerini, maestro di cappella e composizione dell'orchestra) e le sue caratteristiche organizzative. L'analisi di tale documento fornisce inoltre importanti dati circa le caratteristiche del contratto. Una scrittura che, oltre a descrivere dettagliatamente la relazione della compagnia dei Reales Sitios con l'attività teatrale della capitale, getta nuova luce sui legami tra la Corte e il Comune per ciò che riguarda la gestione dello spettacolo operistico nella Madrid degli anni Settanta del Settecento. Un tema ancora poco studiato, e che attende studi più approfonditi.

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The operatic company of the Reales Sitios and the De Los Caños del Peral Theatre of Madrid in the 1776-77 season

During the reign of Charles iii of Spain (1759-1783) there was a decided decline in operatic performances compared with the immediately preceding period, which was characterized by the direction of court performances by Farinelli. Nevertheless, thanks to the initiative of Count d'Aranda, a few touring companies of Italian origin were able to stage some operas – mainly comic – from 1767 to 1771 in the theatres of the Reales Sitios (Royal Palaces), in particular those of Aranjuez, San Idelfonso and Escorial.
In 1776, after five years of inactivity, a new company was invited to give performances once again at San Idelfonso. The company director was the well-known baritone Francesco Benucci, with the collaboration of three associates: Geronimo Borsello and Carlo and Luigi Zanini. Thanks to the discovery of a notarial act relative to the agreement between the company and the Madrid Municipality for the performance in the Caños del Peral theatre of operas already given in the Reales Sitios during the winter season of the same year, it has been possible to gather detailed information on the company's structure (singers, ballet-dancers, choirmaster, orchestral arrangement) and its organizational characteristics. In addition, analysis of this document provides important data concerning the details of the agreement. A contract which, as well as describing in detail the relation of the Reales Sitios company with the theatrical activity of the Spanish capital, throws fresh light on Court/Municipality relations in connection with the management of operatic performances in the Madrid of the Seventies of the eighteenth century. A theme which has been somewhat neglected to date, but which deserves a more comprehensive study.


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Ugo Piovano
Il contributo di Giulio Ricordi alla diffusione delle musiche per banda alla fine dell'Ottocento

Nell'Ottocento la banda musicale era la realtà musicale più diffusa in tutto il territorio italiano grazie alle numerose bande militari reggimentali, alle bande municipali (spesso dirette eredi dei Corpi di musica della Guardia nazionale) e ad una miriade di società filarmoniche. In conseguenza si sviluppò una certa attività editoriale, frenata però dal fatto che il repertorio era in gran parte formato da trascrizioni e da ballabili originali pensati per i differenti organici dei vari complessi.
Nel 1888, assumendo la direzione della ditta dopo la morte del padre Tito, Giulio Ricordi avviò una serie di attività editoriali sinergiche destinate a lasciare il segno nel mondo bandistico:

  • Pubblicazione del Manuale del Capomusica di Amintore Galli (1889)
  • Pubblicazione di «Metodi Popolari per strumenti a fiato» (19 in tutto nel periodo 1893-1896)
  • Concorsi annuali di composizione bandistica (5 fra il 1888 ed il 1892)
  • Pubblicazione dell'intero catalogo bandistico dell'editore Francesco Lucca (acquisito il 30 maggio 1888)
  • Pubblicazione regolare di numerose composizioni per banda di vario organico
  • Creazione di alcune collane specifiche in abbonamento, con relativo permesso esecutivo della Società degli Autori:
  1. «Biblioteca dei Corpi di Musica Civili e Militari» (374 pezzi in 30 serie annuali: 1888-1917)
  2. «Biblioteca Popolare dei Corpi di Musica e Fanfare» (366 pezzi: 1897-1918)
  3. «Piccola Biblioteca Popolare della Fanfara» (11 pezzi: 1902, 1907, 1916)
  4. «La Piccola Banda. Concertini» (23 pezzi: 1904-1905)
Il presente saggio espone brevemente le linee di sviluppo delle varie iniziative nel panorama dell'epoca mettendo a fuoco le questioni più importanti collegate, fra le quali spiccano la formazione dei capo-musica e dei musicanti, l'organico dei complessi bandistici ed il loro repertorio.
Il saggio è completato dal catalogo completo delle pubblicazioni per banda edite da Ricordi fino al 1917, integrato dalle date di incisione dei pezzi desunte dai Libroni Ricordi, suddiviso in: Catalogo Generale, Biblioteca dei Corpi di musica civili e militari, Biblioteca popolare dei Corpi di musica e Fanfare.

 

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The contribution of Giulio Ricordi to the diffusion of band music at the close of the nineteenth century

During the nineteenth century, the band was the most widespread musical reality throughout Italy, thanks to numerous regimental military bands, to town bands (frequently direct heirs of the various Corpi di Musica of the National Guard) and to the multitude of philharmonic societies. A certain publishing activity consequently developed, but only to a limited extent owing to the fact that the repertoire consisted mainly of transcriptions and original dance music composed for the different formations of the various ensembles. In 1888 Giulio Ricordi took over the firm on the death of his father, Tito, and launched a series of synergistic publishing initiatives which became extremely popular in band circles:

  • publication of Amintore Galli's Manuale del Capomusica (1889);
  • publication of Metodi populari per strumenti a fiato (19 altogether in the period 1893-1896);
  • annual competitions for composition of music for bands (5 between 1888 and 1892);
  • publication of the complete catalogue of band music published by Francesco Lucca and acquired 30 May 1888;
  • regular publication of numerous compositions for bands of varying size;
  • publication of band music series available by subscription with attached authorization for performance released by the Società degli Autori:
  1. «Biblioteca dei Corpi di Musica Civili e Militari» (374 pieces in 30 annual series: 1888-1917)
  2. «Biblioteca Popolare dei Corpi di Musica e Fanfare» (366 pieces: 1897-1918)
  3. «Piccola Biblioteca Popolare della Fanfara» (11 pieces: 1902, 1907, 1916)
  4. «La Piccola Banda. Concertini» (23 pieces: 1904-1905)
The paper describes briefly the lines of development of the various initiatives in the panorama of the period, bringing into focus the more important relative issues, in particular the training of bandmaster and players, the composition of the bands and their repertoires. The paper concludes with a complete catalogue of the publications for band by Ricordi up to 1917, integrated with the dates of pieces extracted from the Libroni Ricordi and subdivided as follows: General Catalogue, Biblioteca dei Corpi di musica civili e militari, Biblioteca popolare dei Corpi di musica e Fanfare.

 


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Antonio Caroccia
La corrispondenza tra Francesco Florimo e Lauro Rossi

La corrispondenza tra Francesco Florimo (bibliotecario per vari decenni del Conservatorio di Napoli) e Lauro Rossi (compositore e direttore del Conservatorio di Milano prima e di quello di Napoli poi) fornisce agli studiosi una preziosa fonte informativa sulla vita musicale dell'Ottocento italiano. Le 230 lettere inviate da Rossi a Florimo tra il 1846 e il 1884 sono contenute in uno dei 34 volumi di corrispondenza allestita da Florimo e conservata presso il Conservatorio di musica “S. Pietro a Majella” di Napoli.
Il presente lavoro propone un'esame delle più interessanti tematiche trattate nell'arco degli anni da Florimo e Rossi attraverso un intenso rapporto epistolare. Tra gli argomenti maggiormente cari ai due interlocutori è da evidenziare il continuo riferimento all'importanza dell'Archivio del Collegio di musica di Napoli, quale fonte inesauribile di documenti musicali; lo stesso Rossi si rivolse sovente a Florimo per chiedere copie di partiture o per donarne a sua volta. Di grande rilievo, inoltre, per la conoscenza delle opere di Lauro Rossi, sono le lettere che testimoniano le fasi della preparazione delle composizioni e i resoconti sulle rappresentazioni. Si ha testimonianza poi della volontà del musicista maceratese dal 1863 di concorrere al posto di direttore del Collegio di musica di Napoli, del desiderio di procedere al rinnovamento della didattica coincidente con la riforma dell'istruzione e degli istituti musicali voluta dall'allora Ministro della Pubblica Istruzione Cesare Correnti. Parecchie lettere toccano il tema della riorganizzazione dell'insegnamento della musica, argomento determinante all'epoca per il futuro del collegio napoletano e degli istituti musicali italiani.
Vengono inoltre valutati il linguaggio e le modalità comunicative tra i due artisti, con riferimento alle allusioni e al connubio tra il linguaggio istituzionale e l'eloquio comune del semplice biglietto informale. Il contributo è completato da un regesto di queste lettere ordinato cronologicamente e da inediti documenti archivistici.

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The Florimo-Rossi letters

The correspondence between Francesco Florimo (librarian of the Naples Conservatory for over thirty years ) and Lauro Rossi (composer and director first of Milan and subsequently of Naples Conservatory) is an invaluable source of information for scholars on musical life in Italy during the nineteenth century. The 230 letters sent by Rossi to Florimo between 1846 and 1884 are incorporated in one of the 34 volumes of correspondence collected by Florimo and preserved at the “S. Pietro a Majella” Conservatory of Naples. The present article proposes to examine the more interesting themes discussed by Florimo and Rossi over the years in their intense epistolary relationship. Among the subjects particularly dear to the two correspondents is the constant reference to the importance of the Archives of the Naples Collegio di Musica as an inexhaustible source of musical documentation. Rossi frequently appeals to Florimo requesting copies of scores or, in turn, sending them himself. In addition (of great importance for information on the works of Lauro Rossi), there are letters giving evidence on the preparative stages of operas and accounts of their performance. There is also proof of the desire of the Macerata musician to stand for the position of director of the Naples Conservatory in 1863, of his determination to take in hand the renovation of the didactics in line with the reform of musical education and institutions desired by the then Minister of Public Education, Cesare Correnti. Many letters broach the subject of reorganization of the teaching of music, a decisive topic at the time for the future of the Neapolitan conservatory and of Italian musical institutions.
In addition, the language and modality of communication between the two artists are considered, with reference to the allusions and mixture of institutional language and the informal style of the simple notelet. The paper is completed by a classification of the letters in chronological order and by unpublished archival documents.


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Vitale Fano
Lo scacco di San Pietro a Majella. Guido Alberto Fano tra Martucci e Cilea

Il saggio ripercorre le vicende del conservatorio di Napoli nei quattro anni in cui vi fu direttore Guido Alberto Fano, pianista, direttore d'orchestra e compositore padovano vissuto fra il 1875 e il 1961. Giunto a Napoli nel 1912, tre anni dopo la morte del precedente direttore Giuseppe Martucci, per sistemare una situazione di difficile gestione didattica e amministrativa, Fano consegue all'inizio risultati apprezzabili. Coadiuvato nella sua opera da un regio commissario inviato da Roma, il veneziano Alberto Salvagnini, e sostenuto da una buona parte dell'ambiente musicale napoletano, il direttore è invece osteggiato da un gruppo di colleghi, musicisti e critici giornalistici che non gradiscono l'invio di un settentrionale alla guida del conservatorio. Questi, probabilmente ispirati da Rocco Pagliara, bibliotecario del conservatorio, ingaggiano un'aspra battaglia contro il direttore riuscendo a ottenerne, nel 1916, il trasferimento a Palermo e il contestuale spostamento di Francesco Cilea da Palermo a Napoli. Indubbio momento di svolta nella vicenda è l'alternanza del ministro della pubblica istruzione avvenuta nel 1914 - quando a Luigi Credaro, che aveva sempre appoggiato l'operato di Fano, succedono prima Edoardo Daneo e poi Pasquale Grippo - e la conseguente istituzione di un nuovo organismo amministrativo del conservatorio denominato “Giunta di vigilanza” che opera in aperto contrasto con il direttore.
A testimonianza di tutto questo viene citata e trascritta una consistente documentazione, costituita da articoli di giornale, lettere, relazioni amministrative, comunicazioni ministeriali, verbali della Giunta di vigilanza ecc. oggi conservati a Napoli (in conservatorio e nelle biblioteche cittadine) e a Venezia (presso l'Archivio Fano); questi mostrano come quegli anni siano stati assai fecondi e ricchi di attività per l'istituto napoletano, e come l'iniziativa e la tenacia del giovane direttore abbiano dato inizio a un concreto risanamento della situazione artistica, didattica e amministrativa del conservatorio. Emerge inoltre come la stampa e la cittadinanza abbiano seguito con straordinaria attenzione tale evoluzione, sostenendo e riconoscendo a gran voce la rinascita del conservatorio, e opponendosi con indignazione alle macchinazioni operate ai danni della direzione.

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Checkmate at San Pietro a Majella. Guido Alberto Fano between Martucci and Cilea

This paper retraces the fortunes of the Naples Conservatory during the four years when the director was Guido Alberto Fano, pianist, conductor and composer from Padua (1875-1961). Arriving in Naples in 1912, three years after the death of the previous director Giuseppe Martucci, to reorganize a difficult didactic and administrative situation, Fano at first achieved remarkable results. Assisted in his work by a royal commissioner from Rome, the Venetian Alberto Salvagnini, and supported by a good part of the Neapolitan musical milieu, Fano was instead opposed by a group of colleagues, musicians and newspaper critics who resented the appointment of a northerner to the direction of the conservatory. Probably prompted by Rocco Pagliara, the conservatory librarian, they engaged in a bitter campaign against the director and succeeded, in 1916, in getting him transferred to Palermo and at the same time moving Francesco Cilea from Palermo to Naples. An unquestionable turning point in the affair was the alternation of the Minister of Public Education in 1914 - when Luigi Credaro (who had always upheld the work of Fano) was succeeded first by Edoardo Daneo and then by Pasquale Grippo - and the consequent setting-up of a new administrative structure in the conservatory entitled “Supervisory Council” which operated in open opposition to the director. A substantial documentation is cited and reproduced as proof of the above, consisting of newspaper articles, letters, administrative reports, ministerial communications, minutes of the Supervisory Council, etc. which are preserved at Naples at the conservatory, and in the municipal libraries, and at Venice in the Fano Archive. These documents testify that those years were extremely fruitful and replete with activity for the Neapolitan institution and that the initiative and tenacity of the young director resulted in a radical reorganization of the artistic, didactic and administrative situation at the conservatory. In addition, they evidence how the press and general public followed with great attention this evolution, supporting and appreciating vociferously the rebirth of the conservatory, and in addition opposing with indignation the prejudicial intrigues against the executive management.


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Valentina Mirella Marangi
Musica e diritto d'autore nell'era di Internet

Alcune recenti innovazioni tecnologiche legate all'affermazione del formato digitale e all'avvento delle reti telematiche hanno influenzato e orientato le più recenti tendenze nel consumo di musica, che accanto ai tradizionali supporti fonografici vede affermarsi nuovi metodi di distribuzione digitale attraverso la rete Internet. Da tali trasformazioni nella fruizione della musica sono derivate importanti conseguenze nel complessivo sistema giuridico di tutela del diritto d'autore. Il saggio prende in esame, dal punto di vista dell'utente, alcuni aspetti giuridici tipici del consumo di musica attraverso la rete Internet, alla luce della più recente evoluzione giuridica italiana, comunitaria ed internazionale e delle considerazioni espresse nel vivace dibattito teorico che ne è scaturito. Vengono inoltre esaminati i principali aspetti tecnici e giuridici legati al fenomeno del file-sharing e dei più recenti servizi introdotti nell'ambito del mercato legale di musica digitale.

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Music and copyright in the age of Internet

Some recent technological innovations connected with the affirmation of the digital format and the advent of telecommunication networks have influenced and orientated the most recent tendencies in the consumption of music; in fact, alongside the traditional phonographic supports new methods of digital distribution via Internet are now firmly established. Important consequences have arisen in the overall juridical system protecting copyright in connection with these changes in the utilization of music. This article examines – from the point of view of the user – some legal aspects typical of music consumption via the Internet network in the light of the recent evolution of Italian, European and international jurisprudence and of the opinions expressed during a recent lively theoretical debate on the subject. Furthermore, the paper discusses the principal technical and juridical features connected with the file-sharing arrangement and the most recent services introduced in the lawful digital music market.

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