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Fonti musicali italiane, 23 (2018)

Inserito in Fonti Musicali Italiane

Sommario

  • Le “Frottole intabulate da sonare organi” (Roma, Andrea Antico, 1517): testo musicale e contesto sociale della prima intavolatura italiana per tastiera a stampa
    GIOIA FILOCAMO – M. LUISA BALDASSARI Abstract.
  • Nuovi documenti sulla gestione impresariale del teatro di Milano fra Sei e Settecento. Il Teatro Ducale milanese (1642-1716) e la rappresentazione de «La Floridea» (Novara, 1674)
    SERGIO MONFERRINI Abstract.
  • I Motetti sacri op. 2 di Simone Coya e altre rarità nella biblioteca dei Valperga di Masino
    ANNARITA COLTURATO Abstract.
  • Musiche strumentali settecentesche nel fondo musicale “Crescimanno d’Albafiorita” a Caltagirone
    NICOLÒ MACCAVINO Abstract.
  • La Lucia di Lammermoor di Donizetti nelle fonti dell’archivio storico del Conservatorio di musica “San Pietro a Majella”
    TOMMASINA BOCCIA - MARINA MARINO Abstract.
  • Autografi di Umberto Giordano e di Pietro Mascagni nell’Archivio del Conservatorio di Foggia
    PATRIZIA BALESTRA Abstract.

 

Abstract


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GIOIA FILOCAMO – M. LUISA BALDASSARI

Le “Frottole intabulate da sonare organi” (Roma, Andrea Antico, 1517): testo musicale e contesto sociale della prima intavolatura italiana per tastiera a stampa

Le Frottole intabulate da sonare organi di Andrea Antico (Roma, 1517) raccolgono 26 composizioni frottolistiche intavolate, pubblicate dallo stampatore istriano grazie al privilegio entusiasta concessogli da Papa Leone X. Molto si è già scritto sulla raccolta, che detiene il primato di essere la più antica fonte a stampa non alfabetica per strumento a tastiera, ma nulla sulla ipotetica destinazione del libro, celebre soprattutto per il suo intrigante frontespizio satirico. In un’epoca che segna il trionfo della stampa di frottole, come mai questa raccolta resta l’unica intavolatura frottolistica per tastiera a stampa pervenutaci? Perché lo stampatore contemporaneo Ottaviano Petrucci, che pure aveva ottenuto prima di Antico il medesimo privilegio dal pontefice, lo lascia scadere e mai produrrà questo tipo di musica a stampa? A chi erano destinati fruizione e mercato di tale musica, e perché Antico fu probabilmente scoraggiato dal tentare la produzione del secondo volume di frottole intavolate per tastiera evidentemente previsto quando licenziò il primo titolo, che si conclude con le parole Libro primo? Il saggio esplora il verosimile ambiente di destinazione delle Frottole intabulate da sonare organi di Antico, e si concentra sulle caratteristiche tecniche della raccolta al fine di cercare risposte plausibili a tali interrogativi. L’articolo si chiude con la trascrizione di due frottole presenti in un’intavolatura polacca, concordanze finora sconosciute per due brani presenti nella raccolta di Antico.

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The Frottole intabulate da sonare organi (Rome: Andrea Antico, 1517): Musical text and social context of the first Italian keyboard tablature ever printed

The Frottole intabulate da sonare organi is a twenty-six tablature collection that Andrea Antico, a printer from Montona, Istria (present-day Croatia), could issue thanks to a privilege Pope Leo X had enthusiastically granted him. Much has been written on this edition, due both to its being the earliest one ever printed for the keyboard with no letters, and to its intriguing humorous cover; yet nothing exists on its intended use. How come that only this printed keyboard tablature survives from the peak years of frottola editions? Ottaviano Petrucci had gotten the same papal privilege even before; why did he let it expire and never issued such an item? For the enjoyment of whom was it marketed? And why was Antico apparently discouraged from producing a second volume, clearly expected as this was called Libro primo [Book One]? In search of plausible answers, this article explores the environment Antico’s book was likely intended for, as well as several of its technical features. Transcriptions of two frottolas from a Polish tablature, matching two items from Antico’s edition, round up the essay.


 

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SERGIO MONFERRINI

Nuovi documenti sulla gestione impresariale del teatro di Milano fra Sei e Settecento. Il Teatro Ducale milanese (1642-1716) e la rappresentazione de «La Floridea» (Novara, 1674)

Il saggio ricostruisce le vicende della gestione, dal 1642 al 1716, del teatro di Milano, che il Collegio delle Vergini Spagnole, che ne aveva la titolarità, affidava mediante un appalto a impresari. Fra questi si distinsero in particolare i Lonati, che lo tennero per buona parte del Seicento, e i Piantanida, cui si deve la ricostruzione del teatro a fine secolo. Accanto agli aspetti economici, dai proventi dei lotti e dei “giochi di fortuna”, collegati all’appalto, all’affitto delle sedie e dei palchetti, sono analizzate anche alcune caratteristiche particolari della gestione del teatro milanese, quali il particolare controllo esercitato del governatore. Più difficile appare invece la ricostruzione degli spazi destinati agli spettacoli, dal primo teatro a quello realizzato dai Piantanida, sempre all’interno del palazzo ducale, per la mancanza di documentazione seicentesca, ma l’indagine archivistica ha permesso di ritrovare un’importante descrizione di metà secolo e di chiarire meglio alcune fasi della loro storia. Da ultimo il ritrovamento del contratto con Antonio e Ascanio Lonati per la rappresentazione de La Floridea a Novara nel 1674, voluta dal governatore della città, conte di Melgar, consente di conoscere i vari aspetti organizzativi per la messa in scena dell’opera e i costi dell’allestimento, dal cast all’orchestra, dai costumi alle scene.

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New documents on the Teatro di Milano 17 th -18 th -century management. The Teatro Ducale in Milan (1642-1716) and the staging of La Floridea (Novara, 1674)

The Collegio delle Vergini Spagnole (Spanish Virgins Boarding School) owned the Milan Theater and used to subcontract it to impresarios—especially the Lonatis, who ran it during a large part of the 17 th century, and the Piantanidas, who rebuilt it at the end of the century. This essay deals with its management from 1642 to 1716, discussing economic aspects—from lotteries and raffles linked
to the subcontract, to seat and box rental—as well as non-economic ones, e.g. the governor’s control. Reconstructing actual places, from the earliest theater to Piantanida’s new one inside the Ducal Palace, proved harder for lack of period documents; however, archival research provided a valuable mid-century description clarifying some stages in its development. Also, a contract with Antonio and Ascanio Lonati for the 1674 Novara staging of La Floridea, commissioned by the city governor, the Count of Melgar, yielded information on organizational details and costs of singers, orchestra, costumes, and scenes.


 

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ANNARITA COLTURATO

I Motetti sacri op. 2 di Simone Coya e altre rarità nella biblioteca dei Valperga di Masino

Nel 1988 il FAI – Fondo Ambiente Italiano ha acquistato il Castello di Masino (TO), per secoli proprietà dei Valperga, famiglia tra le più antiche e blasonate degli Stati sabaudi che, specie nel Sei e nel Settecento, espresse personalità di rilievo dal punto di vista politico e culturale. Il saggio dà conto dei primi risultati di un progetto di ricerca che intende studiare la presenza della musica nell’Archivio Storico (oltre 12.700 documenti a partire dall’ottavo secolo) e nella Biblioteca del Castello (circa 25.000 volumi datati da metà Seicento). Al pari di quanto è accaduto nel caso di altre raccolte librarie aristocratiche, anche a Masino non sono mancate le sorprese, come il ritrovamento di un esemplare dei Motetti sacri op. 2 di Simone Coya stampati a Milano dai fratelli Camagni nel 1681 (edizione sinora testimoniata solo da una copia manoscritta di Sébastien de Brossard conservata alla Bibliothèque Nationale de France), di libretti sei-settecenteschi ignoti ai repertori bibliografici e di rare edizioni di scritti sulla musica.

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Simone Coya’s Motetti sacri, Op. 2 and other rare items in the Valperga family library, Masino

In 1988 the FAI—Fondo Ambiente Italiano (Italian Environmental Fund) purchased the Masino castle, Turin province, owned for centuries by the Valpergas, a most ancient and noble family from the Savoy Kingdom, boasting several major figures in politics and culture, especially in the 17 th and 18 th century. Its archive hosts over 12,700 documents, dating from the 8 th century, and its library holds ca. 25,000 volumes, dating from the mid-17 th century. This essay has some preliminary results of a research on its musical items. As with other aristocracy libraries, there is no dearth of surprises—for example, a copy of Simone Coya’s Motetti sacri, Op. 2, issued by the Camagni brothers in Milan in 1681, and so far attested only by Sébastien de Brossard’s manuscript copy, sitting at the Bibliothèque Nationale de France. There are also 17 th -18 th century librettos unknown to catalogs and rare editions of writings on music.


 

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NICOLÒ MACCAVINO

Musiche strumentali settecentesche nel fondo musicale “Crescimanno d’Albafiorita” a Caltagirone

La biblioteca privata di una casata aristocratica caltagironese, i Crescimanno d’Albafiorita, custodisce una raccolta di musiche strumentali settecentesche manoscritte. Tali manoscritti, unitamente alle diverse testimonianze documentali prodotte relative alla vita musicale caltagironese, sono elementi chiari dell’interesse che anche in Sicilia – a Caltagirone in particolar modo – nella seconda metà del XVIII secolo si aveva nei confronti della musica strumentale; e ciò tanto nella sfera pubblica quanto, soprattutto, in quella privata che risuonava nei palazzi della nobiltà. La sopravvivenza di siffatte musiche, una vera rarità a queste latitudini, rivela che i Crescimanno (similmente a ciò che avveniva nelle famiglie aristocratiche d’Italia e d’Europa) hanno, nel tempo, coltivato con gusto tale specifico interesse, raccogliendo brani strumentali di vario genere e provenienza, con cui appagare il piacere dell’intima esecuzione cameristica, come pure quella dell’ascolto di concerti solistici e sinfonie. Se i testimoni più pregevoli di questo fondo sono rappresentati dai manoscritti (alcuni in copia unica) contenenti composizioni di celebri musicisti – da Tartini ai fratelli Sammartini, da Alessandro Besozzi a Davide Perez –, non meno interessanti (e non solo per la micro-storia musicale) si scoprono i brani di quei musicisti, oggi noti agli studiosi o perfettamente sconosciuti (mi riferisco ai vari Cecere, Prota, Sciroli, Napoli, La Barbiera, Platania, Cuchel), ma che all’epoca, tuttavia, erano ugualmente apprezzati, ascoltati ed eseguiti.

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Instrumental music from the 18th century in the Crescimanno d’Albafiorita collection, Caltagirone

The Crescimanno d’Albafiorita noble family from Caltagirone, Sicily, owns a private library including manuscript instrumental music from the 18 th century. The survival of such items is indeed a rare event at those latitudes. The collection clearly attests an interest for instrumental music in town and in Sicily, both in public life and—even more—in nobility’s daily life. Apparently the Crescimannos, like other Italian and European noble families, have been cultivating music to their great pleasure over a long stretch of time, collecting instrumental pieces in a diversity of genres and origins to quench their thirst for listening and playing chamber music, solo concerts, and symphonies. The most valuable documents are manuscripts (including some unica) by famous musicians, from Tartini to the Sammartini brothers, from Alessandro Besozzi to Davide Perez. Also interesting, and not only for local music history, are compositions by musicians now unknown, or known to scholars only (Cecere, Prota, Sciroli, Napoli, La Barbiera, Platania, Cuchel), but performed and appreciated in their times.


 

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TOMMASINA BOCCIA - MARINA MARINO

La Lucia di Lammermoor di Donizetti nelle fonti dell’archivio storico del Conservatorio di musica “San Pietro a Majella”

Nell’ambito della politica di valorizzazione delle fonti dell’Archivio storico del Conservatorio di musica “San Pietro a Majella” di Napoli sono state per il 2018 programmate una serie di collaborazioni con studiosi, istituzioni e centri di ricerca, volte a far conoscere le innumerevoli chiavi di lettura offerte dal prezioso ‘scrigno della memoria’ del Conservatorio napoletano. La ricerca di Tommasina Boccia e Marina Marino è partita dalla ricostruzione della contraffazione delle prime rappresentazioni napoletane della Lucia di Lamermoor di Gaetano Donizetti, per approdare a un più generale approfondimento dell’obbligo prescritto agli impresari dei teatri napoletani di depositare gli spartiti presso l’archivio musicale del conservatorio. Ci si è concentrati soprattutto sul periodo preunitario, con qualche accenno a documenti della seconda metà dell’Ottocento.

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Donizetti’s Lucia di Lammermoor sources at the San Pietro a Majella Conservatory historical archive, Naples

The plan to promote the source documents hosted by the San Pietro a Majella Conservatory archive, Naples, for the year 2018 called for collaboration from a diversity of scholars, institutions and research centers, in order to disseminate awareness of the manifold research perspectives yielded by such treasure trove of historical music items. The research behind this essay aimed at first at reconstructing manipulations in early Neapolitan stagings of Donizetti’s Lucia di Lammermoor; it then developed into a more comprehensive study of local theater managers’ duty to deposit music in the Conservatory archive. It mainly focuses on the pre-Italian unification era, with passing references to later documents.

 


 

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PATRIZIA BALESTRA

Autografi di Umberto Giordano e di Pietro Mascagni nell’Archivio del Conservatorio di Foggia

La biblioteca del Conservatorio “Umberto Giordano” di Foggia ha di recente avviato un lavoro di riordino del materiale acquisito dall’ex Liceo musicale. I documenti e i manoscritti del Conservatorio rivelano interessanti risvolti della storia locale, soprattutto in merito ai rapporti che la città intrattenne con alcuni compositori del primo Novecento, in primis con l’amato concittadino Umberto Giordano e i suoi eredi. Il manoscritto Mensa regalis (1944) di Giordano, composto su alcune strofe della sequenza Lauda Sion di San Tommaso d’Aquino, è dedicato a Don Antonio Girola, parroco della chiesa del Carmine di Luino. Il brano, per coro e tre voci miste maschili, inizia con il coro, a cui si aggiungono le voci che eseguono una prima parte in stile sillabico discendente, seguita da una seconda con una costruzione musicale contrappuntistica. Ritratto di fanciulla (1888), una Mazurka con Trio per banda, è l’unico brano di Mascagni che si conosca composto per questa formazione. Si tratta di una composizione giovanile risalente agli anni della sua permanenza a Cerignola e fu composta per gli studenti dell’orfanotrofio provinciale Maria Cristina di Savoia di Foggia. Probabilmente fu lo stesso presidente dell’Istituzione, Achille Palieri di Cerignola, a commissionare il pezzo che fu eseguito dai giovani allievi che studiavano musica presso la Scuola musicale civica di Cerignola diretta da Mascagni. Il brano risalta per l’accuratezza di scrittura e la facile ascoltabilità.

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Autograph manuscripts by Umberto Giordano and Pietro Mascagni at the Foggia Conservatory archive

The Umberto Giordano Conservatory library, Foggia, recently began reordering the material received from the former music high school. It reveals fascinating local history details, especially on the relationships the city entertained with some early 20 th -century composers, especially its beloved compatriot, Umberto Giordano, and his estate. In Mensa regalis (1944), for choir and three mixed male voices, Giordano set to music a few stanzas from Thomas Aquinas’s sequence, Lauda Sion. The manuscript bears a dedication to Don Antonio Girola, then parish priest at Carmine Church, Luino. The piece begins with the choir, then solo voices enter for a first section in descending syllabic style, followed by a contrapuntal second section. Ritratto di fanciulla (“Portrait of a girl”, 1888), a mazurka with a trio, is Pietro Mascagni’s only known band piece. An early composition dating back to his Cerignola years, it was penned for the students of the Maria Cristina di Savoia provincial orphanage, Foggia, and probably commissioned by its Cerignola- born chairman, Achille Palieri. Students of the Cerignola city music school, conducted by Mascagni, first performed this accurately written and pleasantly catchy piece.

Fonti musicali italiane, 22 (2017)

Inserito in Fonti Musicali Italiane

Sommario

  • Agostino Ziino, Un'aggiunta alle “Villanelle” di Gian Domenico MontellaAbstract.
  • Matteo Messori, Anna Katarzyna Zaręba, Nuovi documenti su Vincenzo Albrici (1631-1687) e la sua famigliaAbstract.
  • Teresa M. Gialdroni,Una raccolta di cantate  per la pace: il manoscritto Chigi Q.viii.181 della Biblioteca Apostolica VaticanaAbstract.
  • Cristina Ghirardini, La «naturale acuta sensibilità all’armonia, al numero ed al metro». L’improvvisazione poetica in ottava rima in Italia centrale dal Settecento alla prima metà del NovecentoAbstract.
  • Sergio Barcellona, Da Baffo a Rousseau: la diffusione europea delle canzoni da battelloAbstract.
  • Hildegard Herrmann-Schneider, «Tu mi sprezzi e mi deridi» or «Salve Pater Benedicte»? . On Sources Containing Music by Italian Composers at the Cistercian Abbey in Stams/TyrolAbstract.
  • Danilo Prefumo, Il giovane Niccolò. L'attività concertistica di Paganini negli anni 1800-1801Abstract.
  • Angelica Buompastore, La contessa Francesca Nava d'Adda, dilettante «di raro talento musicale»Abstract.
  • Giancosimo Russo, Gina di Francesco Cilea: la prima versione in due atti e il ritrovato Coro d’IntroduzioneAbstract.
  • Maria Borghesi, I 23 pezzi facili di J.S. Bach nella revisione di Bruno Mugellini: le edizioni, la raccolta, la fortunaAbstract.
  • Alessandro Mastropietro, Evangelisti prima di Evangelisti: gli inediti (1952-57) nel suo archivio personale Abstract.
  • Alessandro Restelli, Strumenti musicali all’Accademia di belle arti ‘Luigi Tadini' di LovereAbstract.
  • Rassegna bibliografica 2016 (con integrazioni per il 2015 e anni precedenti), a cura di Chiara Pelliccia e Leonardo Miucci

Abstract


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Agostino Ziino

Un'aggiunta alle “Villanelle” di Gian Domenico Montella

Nella Biblioteca Universitaria di Pavia si conservano quattro libri-parte (Tenore) appartenenti ad una seconda edizione dei quattro libri di villanelle a tre e a quattro voci di Gian Domenico Montella sfuggiti finora agli studiosi: i primi due, in unicum, appartengono al Primo e al Secondo libro e sono stati pubblicati a Napoli da Gargano & Nucci nel 1612; degli altri due, relativi al Terzo e Quarto libro, esiste una seconda copia alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze: ma, mentre il Terzo è stampato sempre da Gargano & Nucci nel 1613, l’esemplare del Quarto, invece, è differente da quello conservato a Firenze in quanto, pur essendo pubblicato, come quello di Firenze, da Giacomo Carlino nel 1612, a differenza di quest’ultimo contiene un’interessante dedica a Don Francesco Ruffo duca della Bagnara firmata da Scipione Riccio, nella quale ci informa sulle ragioni che sono alla base di questa seconda edizione affermando tra l’altro che «mi sono acceso di desiderio di ravvivare il quasi spento nome e la buona opinione, che si ha del Montella».   Nell’articolo si cerca di dare una spiegazione plausibile al fatto che in questa seconda edizione i primi tre libri sono stati editi da Gargano & Nucci mentre il Quarto, uscito probabilmente per primo, è stato edito da un altro editore, Carlino, ed è l’unico ad avere una dedica, almeno nell’esemplare in unicum conservato nella Biblioteca Universitaria di Pavia.

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An addition to Gian Domenico Montella’s Villanelle

The Pavia University Library hosts four tenor partbooks, so far unknown, from the second edition of Gian Domenico Montella’s four books of three- and four- part Villanelle. Two items are unica; they belong to Montella’s First and Second Book, issued by Gargano & Nucci (Naples, 1612). The other two come from Montella’s Third and Fourth Book; a second copy is at the National Central Library, Florence. One was, again, printed by Gargano & Nucci (1613). The other, issued by Giacomo Carlino (1612), differs from the Florence copy because of Scipione Riccio’s interesting dedication to Don Francesco Ruffo, Duke of Bagnara, which informs us on the motives for a second edition and says, “My crave was to revive Montella’s almost extinct name and fame”. This essay tries to explain why the second edition had three books published by Gargano & Nucci and one—probably issued first—by Carlino, the only one with a dedication (at least in the Pavia copy).

 




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Matteo Messori, Anna Katarzyna Zaręba

Nuovi documenti su Vincenzo Albrici (1631-1687) e la sua famiglia

Il presente studio integra le conoscenze biografiche finora note relative alle vicende dei due più importanti rappresentanti della dinastia degli Albrici, i fratelli Vincenzo e Bartolomeo. Dopo annose dispute circa la data di morte del primo si è finalmente in grado di stabilirla grazie al ritrovamento del suo atto di morte, conservato a Praga (insieme a quello della moglie, la cui identità era pure ignota). Il reperimento degli atti di nascita di tre figli di Vincenzo nati a Düsseldorf e Colonia apre nuovi scenari di indagine sui rapporti degli Albrici con la casata dei Wittelsbach del ramo del Palatinato-Neuburg. Rapporti confermati da due lettere, pubblicate per la prima volta in questa sede, di Bartolomeo scritte da Londra a Flavio Orsini, duca di Bracciano, e a sua moglie Marie Anne de la Trémoille, il cui fine è una richiesta d’intercessione volta ad ottenere un incarico presso gli stessi Wittelsbach. Oltre alle diverse novità biografiche viene presentata in questo saggio l’identificazione di una serie di versetti organistici di Vincenzo, finora passati inosservati. L’articolo fornisce inoltre informazioni intorno alla circolazione a Roma delle musiche di Bartolomeo.

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New documents on Vincenzo Albrici (1631-1687) and his family

This study integrates the existing biographical info on the main members of the Albrici musical dynasty, the two brothers, Vincenzo and Bartolomeo. After endless debate on the former’s death date, his certificate has been found in Prague—together with his wife’s, whose name was so far unknown. The birth records of three of Vincenzo’s sons, born in Düsseldorf and Cologne, opens up new research paths on the Albricis’ relationship with the Palatinate-Neuburg branch of the Wittelsbachs. This is confirmed by two letters, published here for the first time. Bartolomeo wrote from London to Flavio Orsini, Duke of Bracciano, and his wife, Marie Anne de la Trémoille, asking them to intercede for a position at the Wittelsbachs’. Also, a collection of organ verses, so far unknown, is identified as by Vincenzo, and information is provided on the spread of Bartolomeo’s music in Rome.

 




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Teresa M. Gialdroni

Una raccolta di cantate  per la pace: il manoscritto Chigi Q.viii.181 della Biblioteca Apostolica Vaticana

Il saggio propone una lettura analitica del manoscritto Q.viii.181 del Fondo Chigi della Biblioteca Apostolica Vaticana contenente undici pezzi di Marco Marazzoli apparentemente assemblati senza un criterio preciso, ma  molto probabilmente raccolti seguendo un impercettibile filo conduttore, il concetto di Pace a partire da un pezzo che però è esplicitamente dedicato alla Pace dei Pirenei del 1659. Tale lettura permette di ricondurre a un unico comun denominatore diverse composizioni individuando un nesso fra il concetto di pace, la figura del papa Alessandro VII, cui alcune di queste composizioni sono dedicate, e la villa papale di Castel Gandolfo, eletto a luogo simbolo della ritrovata pace. Il saggio è corredato dalla trascrizione dei testi poetici su cui tali pezzi sono stati composti.

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A compilation of cantatas about peace: ms. Chigi Q.viii.181, Biblioteca Apostolica Vaticana

This essay discusses a ms. hosting eleven pieces by Marco Marazzoli. Although apparently assembled with no rationale, they seem to share a link—peace. One is about the Peace of the Pyrenees (1659). It is suggested here that all compositions be associated to Pope Alexander vii Chigi (the dedicatee of a few) and the papal villa at Castel Gandolfo, identified as a symbol of the newly found peace. Transcription of all texts is included.

 




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Cristina Ghirardini

La «naturale acuta sensibilità all’armonia, al numero ed al metro». L’improvvisazione poetica in ottava rima in Italia centrale dal Settecento alla prima metà del Novecento

Il presente contributo passa in rassegna una selezione di fonti storiche, relative all’improvvisazione poetica in ottava rima, collocabili tra il Settecento e la prima metà del Novecento. È in questi due secoli infatti che si definiscono alcuni degli elementi che caratterizzano il contrasto poetico cantato in ottava rima, tuttora praticato in alcune regioni dell’Italia centrale. Attraverso resoconti di viaggio, scritti di letterati, raccolte musicali e articoli di periodici, l’autrice prende in esame gli ambienti in cui viene praticato il contrasto poetico, il consolidarsi dell’obbligo di rima e le arie da cantare ottave e inoltre riflette sull’accompagnamento strumentale, che caratterizza le esibizioni poetiche sette- e ottocentesche, ma che risulta totalmente assente quando l’improvvisazione poetica in ottava rima diventa oggetto di interesse dei pionieri dell’etnomusicologia italiana nella prima metà del Novecento. Il periodo preso in considerazione consente inoltre di mettere in relazione le esibizioni di celeberrimi improvvisatori, in accademie e teatri, con la poesia estemporanea praticata nelle strade e nelle osterie e con la consuetudine a cantare le ottave dei poemi cavallereschi.

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A “naturally sharp sensitivity to harmony, number, and meter”. Ottava rima improvised poetry in Central Italy, 18th to early 20th century

This paper reviews historical documents attesting the emergence of some typical traits of the contrasto genre, as it is still practiced in some Central Italy areas. By combing travel reports, literary men’s writings, music collections, and magazine articles, the author discusses the whereabouts of such genre, the stabilization of its rhyme rules, and the melodies in use, along with the instrumental backgrounds, still common in 18th- and 19th-century performances, but no longer present when ottava rima came under the scrutiny of pioneer Italian ethnomusicologists, by early 20th century. This also allows to relate academy and theater performances from famous improvisers to extemporized poetry from streets and taverns, as well as to the usage of singing chivalry epic stanzas in ottava rima.

 




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Sergio Barcellona

Da Baffo a Rousseau: la diffusione europea delle canzoni da battello

In questo articolo vengono presentati i primi risultati che emergono da un’indagine, tuttora in corso, sulla genesi e la diffusione della canzone da battello durante il primo Settecento, a partire dall’analisi del contenuto di una dozzina di antologie (in massima parte non ancora studiate), conservate in biblioteche europee, che integrano il corpus delle fonti già conosciute. La ricerca ha permesso, tra l’altro, l’identificazione degli autori delle musiche o dei testi poetici di circa il dieci per cento delle canzoni che ci sono giunte. Queste attribuzioni, assieme ad alcuni elementi paratestuali (intestazioni, indicazioni sui possessori o destinatari delle antologie manoscritte), quasi del tutto assenti nelle antologie di canzoni conservate a Venezia, invitano a riconsiderare la portata assunta dall’aristocrazia (veneziana ed europea) tanto nella domanda come nei processi produttivi e nella diffusione europea di questo repertorio locale.

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Baffo to Rousseau: The pan-European spread of canzoni da battello

This essay shows the first fruits of an ongoing research on the origin and spread of boat songs by early 18th century. It discusses a dozen compilations, mostly untapped sources, located in several European libraries, and integrating known sources. Composers and lyricists for ca. 10% of songs could be identified. This, together with the study of paratext (headings, evidence on owners or recipients of those ms.), largely absent from Venice anthologies, leads to reconsider the role of Venetian and European aristocrats in the demand, production, and European spread of this local repertoire.

 




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Hildegard Herrmann-Schneider

“Tu mi sprezzi e mi deridi“ o “Salve Pater Benedicte”? Sulle fonti contenenti musica di compositori italiani conservate nell'Abbazia cistercense di Stams in Tirolo

“Salve Pater Benedicte”: un offertorio del tardo Settecento per contralto e orchestra su questo testo non si deve considerare straordinario in un monastero cistercense. Non è quindi insolito che un brano musicale in una chiesa cattolico-romana in Austria consista non di una composizione originale, ma sia un arrangiamento di un'aria d'opera; in questo caso, l'aria di Zelmira “Tu mi sprezzi e mi deridi” sall'opera Il Rinaldo di Antonio Tozzi. Questo “Offertorium” può certamente servire come esempio rappresentativo per la prassi musicale sacra a Stams intorno al 1800. Ciò è documentato dal fatto che la copia fu acquistata per l'abbazia dal cistercense padre Stefan Paluselli (1748 Kurtatsch/Sud Tirolo – 1805 Stams). Paluselli fu direttore del coro a Stams dal 1790 ca. e conservò la partitura nella sua collezione musicale. Conosceva l'opera originale?Era chiaro a lui e ai suoi colleghi all'abbazia di Stams Abbey che questa musica - ora in onore del grande santo – aveva originariamento descritto un dramma interpersonale ripugnante sulla scena teatrale? Dove trovò Paluselli i numerosi manoscritti musicali, acquisiti durante il suo servizio a Stams, contenenti perlopiù opere di compositori italiani? Quali opere scelse? Quali specifiche caratteristiche troviamo oggi in queste fonti? L'abbazia di Stams, fondata nel 1273, occupa una posizione eminente fra i monasteri ritolesi, sia dal punto di vista sociopolitico, sia da quello culturale. Per l'opac del RISM l'autrice del saggio ha catalogato a oggi 7.500 pezzi musicali da Stams, che sono accessibili a tutti (www.rism.info, library identifier: A-ST). In questo saggio viene presentata per la prima volta una panoramica della sezione dell'archivio musicale di Stams che contiene musica di compositori italiani. Vengono esaminate le opere e i generi presenti sia nella forma originale sia in arrangiamenti, e il loro uso in esecuzioni liturigiche o profane all'Abbazia nella seconda metà del Settecento.

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Tu mi sprezzi e mi deridi or Salve Pater Benedicte? On Sources Containing Music by Italian Composers at the Cistercian Abbey in Stams/Tyrol

Salve Pater Benedicte: a late 18th-century offertory for alto solo and orchestra on this text would not be considered extraordinary at a Cistercian monastery. It would also not be unusual then for a piece of music at a Roman-Catholic Church in Austria to consist not of an original composition, but rather to be an arrangement of an opera aria; in this case, Zelmira’s aria Tu mi sprezzi e mi deridi from the opera, Il Rinaldo, by Antonio Tozzi. This offertorium surely serves as a representative example for the sacred musical practice at Stams in about 1800. This is supported by the fact that the vocal copy was acquired for the abbey by the Cistercian Father Stefan Paluselli (1748 Kurtatsch/South Tyrol – 1805 Stams). He served as choir director at Stams from about 1790 and preserved the score in his musical collection. Did he know the original work? Was it apparent to him and his colleagues at Stams Abbey that this music—now honoring the great saint—had originally depicted repugnant interpersonal drama on the theatrical stage? Where did Paluselli find the numerous musical manuscripts, acquired during his time of office at Stams, containing mostly works by Italian composers? What works did he choose? What unique features do we find today in these source materials? Stams Abbey, founded in 1273, occupies an outstanding position among Tyrolean monasteries, both from a sociopolitical as well as a cultural standpoint. For rism-opac the author has currently indexed 7,500 musical items from Stams, which are generally accessible (www.rism.info, library identifier: A-ST). In this paper will be presented for the first time an overview of that section of the music archive at Stams involving music by Italian composers. There will be discussed those works and genres that are present in their original form or in arrangements, their use in liturgical and secular musical performances at the Abbey in the second half of the 18th century.

 




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Danilo Prefumo

Il giovane Niccolò. L'attività concertistica di Paganini negli anni 1800-1801

L’inattesa scoperta, presso il liutaio Lorenzo Frignani di Modena, della locandina di un concerto tenuto da Niccolò Paganini il 3 ottobre 1800, getta nuova luce sull’attività concertistica del violinista genovese negli anni della sua giovinezza, nel periodo turbolento e poco documentato segnato dalle guerre napoleoniche. Partendo da questo documento, l’articolo ricostruisce le tappe principali di tale attività, trovando riscontri puntuali nell’Autobiografia che il violinista pubblicò sulla «Allgmemeine Musikalische Zeitung» nel 1830.

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Young Niccolò. Paganini’s concertizing by 1800-1801

The poster of a concert Niccolò Paganini held on October 3, 1800 was unexpectedly discovered at Lorenzo Frignani’s, a Modena luthier. It sheds new light on young Paganini’s concertizing during the Napoleonic wars, a hectic and poorly documented period. This essay reconstructs the main events in Paganini’s early activity, regularly confirmed in his 1830 Autobiography, originally issued in the Allgemeine musikalische Zeitung.

 




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Angela Buompastore

La contessa Francesca Nava d'Adda, dilettante «di raro talento musicale»

Il presente saggio attraverso materiali e ricerche d'archivio traccia un ritratto biografico di una delle nobili musiciste più conosciute dell'Ottocento milanese. La contessa Francesca Nava d'Adda (1794-1877), moglie del famoso architetto Luigi Cagnola prima e del suo discepolo Ambrogio Nava poi, si contraddistinse sin da giovane come pianista e, più avanti negli anni, come compositrice. Dei suoi anni di studio rimane tanta musica per pianoforte e molti appunti e frammenti di esercizi di composizione (la sua preparazione fu guidata da docenti del Conservatorio milanese). Il Fondo musicale che li raccoglie, depositato all'Archivio di Stato di Varallo Sesia, ci regala, inoltre, esempi di ciò che più le piaceva suonare e delle musiche, trascritte per pianoforte, che riscuotevano più successo in quei decenni tra coloro che vivevano la Milano musicale. Della sua abilità pianistica ci rimangono testimonianze dell'epoca (quelle di Francesco Regli e Raffaello Barbiera sono notevoli per le considerazioni sulle sue composizioni) e alcune dediche di composizioni da parte di musicisti noti mentre a testimoniarne l'entusiasmo e la creatività musicale abbiamo un intero catalogo di composizioni (qui riordinato e descritto) in cui il gusto per l'esplorazione e la fantasia sono le cifre stilistiche dominanti.

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Countess Francesca Nava d'Adda, an “unusually talented” amateur

Drawing from archival research, this essay puts together a biographical portrait of Countess Francesca Nava d'Adda (1794-1877), a most popular woman musician in 19th-century Milan. The wife of famous architect, Luigi Cagnola, and then of her student, Ambrogio Nava, she was a distinguished pianist from an early age and, in later years, a composer of note. Many piano pieces, sketches, and snippets of composition exercises survive, dating from her training years under Milan Conservatory teachers. Her papers, at the Varallo Sesia State Archive, also host music she loved to play and piano arrangements of music then popular in Milan. Descriptions exist of her piano skills (Francesco Regli’s and Raffaello Barbiera’s are especially noteworthy for their remarks on her compositions), as well as pieces that known composers dedicated to her. A huge catalog of her compositions, here reordered and discussed, is witness to her enthusiasm and musical creativity, in which a taste for exploration appears to be the main stylistic trait.

 




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Giancosimo Russo

Gina di Francesco Cilea: la prima versione in due atti e il ritrovato Coro d’Introduzione

Il 9 febbraio 1889 Francesco Cilea fece il suo debutto operistico con l’opera Gina, melodramma idillico di gusto larmoyant su libretto di Ettore Golisciani, andata in scena nel Teatrino del Real Collegio di Musica di S. Pietro a Majella di Napoli. Dopo la sua première l’opera è rimasta ineseguita fino al 2000, anno in cui è stata riproposta dal Teatro Rendano di Cosenza. La successiva ripresa al Brancaccio di Roma, l’edizione a stampa da parte della Casa Musicale Sonzogno, l’incisione discografica per Bongiovanni, ed infine l’allestimento nel 2017 da parte del Teatro La Fenice di Venezia al Teatro Malibran, ne hanno sancito la riscoperta. L’edizione di Sonzogno, con revisione critica di Giacomo Zani, tiene conto di due diverse fonti manoscritte; nel presente contributo viene portata all’attenzione una terza fonte rinvenuta nella Biblioteca del Conservatorio S. Pietro a Majella di Napoli: si tratta delle parti d’orchestra che servirono per la prima rappresentazione del 1889. Lo studio affronta generalmente la struttura dell’opera nel suo insieme, facendo affiorare l’originaria configurazione in due atti, per poi concentrarsi analiticamente sul ritrovato Coro d’Introduzione, assente nelle altre due fonti e quindi anche nell’edizione Sonzogno, mettendo in luce, fra gli altri aspetti, alcune affinità con la coeva Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni.

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Francesco Cilea’s Gina, its two-act original version, and its rediscovered opening choir

On February 9th, 1889, Francesco Cilea had his operatic debut with Gina, an tear-jerking idyll, on a libretto by Ettore Golisciani, at the Teatrino del Real Collegio di Musica di San Pietro a Majella, Naples. It was not to be staged again until 2000, at the Teatro Rendano, Cosenza. Another appearance at the Teatro Brancaccio, Rome, a printed edition by Sonzogno, a recording for the Bongiovanni label, and finally its 2017 production by the Teatro La Fenice, Venice, at the Teatro Malibran, marked its complete rediscovery. The Sonzogno issue, edited by Giacomo Zani, is based on two ms. sources. This essay draws attention on a third one, located at the Naples Conservatory Library (the orchestra parts from the 1889 première), and deals with the overall structure of the opera, originally conceived in two acts. It also discusses the newly discovered opening choir, which is missing in the other sources—hence in the Sonzogno edition as well. Its similarities with Pietro Mascagni’s contemporary Cavalleria rusticana are also highlighted.

 




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Maria Borghesi

I 23 pezzi facili di J.S. Bach nella revisione di Bruno Mugellini: le edizioni, la raccolta, la fortuna

Concentrandosi sull’esame di una delle edizioni musicali più commercializzate in Italia, i 23 Pezzi facili di J. S. Bach raccolti da Bruno Mugellini e pubblicati per la prima volta da Ricordi nel 1897, lo studio procede su tre direttrici parallele. Da una parte, impiegando strumenti propri alla bibliografia testuale, si ricostruisce la storia editoriale della revisione di Mugellini, evidenziando in che modo la casa editrice milanese abbia adeguato progressivamente il prodotto a nuove istanze di carattere tecnico, culturale, musicale e commerciale. Parallelamente, si fa luce sul lavoro di selezione, raccolta e revisione svolto da Mugellini, individuandone le edizioni di riferimento. Infine, dopo aver chiarito il ruolo dei 23 Pezzi facili nel più ampio programma didattico del pianista bolognese, si guarda alla fortuna di successive raccolte bachiane pubblicate in Italia sul modello del lavoro di Mugellini.

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J.S. Bach’s Twenty-Three Easy Pieces edited by Bruno Mugellini: their editions, collection, fortune

One of Italy’s most widely sold music editions, the Twenty-Three Easy Pieces by J. S. Bach edited  by Bruno Mugellini, was originally issued by Ricordi in 1897. Here, its editorial history is reconstructed, by means of textual bibliography tools, thus showing how Ricordi gradually adapted it to new technical, cultural, musical, and commercial demands. Mugellini’s choices and editorial work are highlighted, his reference sources identified, as it is the role of such collection in his teaching method. Finally, the fortune of later Italian Bach collections, shaped after Mugellini's, is discussed.

 




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Alessandro Mastropietro

Evangelisti prima di Evangelisti: gli inediti (1952-57) nel suo archivio personale

Della produzione compositiva di Franco Evangelisti (Roma, 1926-1980) è ad oggi nota, eseguita e analizzata solo quella nata dalla metà degli anni  '50 fino all’inizio del decennio successivo, con l’appendice di Campi integrati n. 2 (1979). Le ricerche svolte presso l’Archivio privato del compositore – in trasferimento presso la Fondazione I. Scelsi – hanno messo in luce un consistente corpus di inediti collocabili in un periodo di formazione (1952-57), ma non necessariamente di apprendistato: gli ultimi lavori del gruppo si sovrappongono a quelli ‘pubblicati’ dall’autore, trasferendovi in alcuni casi materiali, tecniche combinatorie, e perfino importandovi sostanza musicale già matura, sebbene non terminata. Il corpus, in parte segnalato ma finora mai studiato, presenta ulteriori motivi d’interesse: un percorso formativo che, partito da coordinate abituali alla scuola compositiva italiana del secondo dopoguerra, le si rivela insofferente (esso si proseguirà infatti in Germania); soprattutto, un sempre più chiaro orientarsi fuori della concezione musicale discorsiva, in favore di una fenomenologia pura del suono (con una parallela, crescente idiosincrasia per la voce intonante un testo poetico). Questo insieme, senza mutare radicalmente l’immagine della personalità compositiva dell’autore, risulta quindi determinante nel riconsiderare i modi e i caratteri dell’apparire di Evangelisti nell’orizzonte musicale post-bellico, e il suo approdo non-accademico alla neoavanguardia seriale. Del corpus, si fornisce un’ampia descrizione analitica sia delle fonti, sia delle peculiarità musicali, accanto a una disamina complessiva del suo status e di alcune problematiche filologiche o compositive a tale status collegate.

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Evangelisti before Evangelisti: unissued works (1952-57) in his archive

Today, Franco Evangelisti (Rome, 1926-1980) is known, and his music is performed and studied, only from the mid-1950s to the early 1960s, plus a lone addition—Campi integrati, No. 2 (1979). His papers, that are currently being transferred to the Isabella Scelsi Foundation, reveal a substantial body of unissued works, dating back to 1952-57—a formative, but not immature, period. Its final works overlap with those Evangelisti “published”, with occasional borrowing of musical material, combinatorial techniques, and even ripe, although unrefined, musical substance. This corpus had been so far partly described, but never studied, and looks interesting for many a reason. Evangelisti’s development started from the common musical reference points of the Italian post-war generation, then he grew intolerant to them and chose to continue his studies in Germany. In particular, he increasingly abandoned a discursive musical approach to favor pure sound phenomenology, while cultivating a growing idiosyncrasy for the voice delivering a poetical text. These papers do not radically alter such image of Evangelisti’s personality, but prompt us to reconsider his appearance on the musical scene and his non-academic way to join avant-garde serialism. An extensive analytical description of those sources and their peculiar musical traits is offered, together with a general discussion of their conditions and of related philological or compositional problems.

 




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Alessandro Restelli

Strumenti musicali all’Accademia di belle arti ‘Luigi Tadini di Lovere

Nel 1829 nasce a Lovere (BG) l'Istituto di Belle Arti ‘Tadini', comprendente una scuola di disegno, una scuola di musica e una galleria d'arte pubblica. Le scuole e lo spazio museale sono tuttora parte integrante e attiva dell'Accademia di Belle Arti ‘Luigi Tadini' – denominazione attuale della medesima istituzione. Il patrimonio conservato è particolarmente ricco. Annovera dipinti e sculture dal XIV al XIX secolo, porcellane di grandi manifatture europee, quali Napoli e Sevres, disegni, incisioni, reperti archeologici, minerali, fossili e animali imbalsamati. Il patrimonio librario include oltre 4.500 volumi. L'Accademia Tadini possiede anche un corpus piuttosto consistente di strumenti musicali, formatosi per soddisfare le esigenze dell'Istituto in merito alla didattica della musica e all'esecuzione dei concerti ospitati. Gli esemplari Tadini appartengono principalmente ai secoli XIX e XX, tra cui un pianoforte viennese Heitzmann dell’ultimo quarto dell’Ottocento, con un limitato nucleo di opere settecentesche, quale un contrabbasso attributo ai liutai Landolfi di Milano. Tuttavia, risultando assente dai principali censimenti nazionali e internazionali dedicati ai musei e alle collezioni di settore, nonché dalla letteratura organologica più generale, questa raccolta è ancora oggi ben poco nota e ancor meno studiata.

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Musical instruments at the Accademia di belle arti “Luigi Tadini”, Lovere

The Tadini Institute of Fine Arts was founded in Lovere, Bergamo province, in 1829; it included an art school, a music school, and a public art gallery. The schools and the museum are still an integral and active part of the Luigi Tadini Academy of Fine Arts (its current name). Its holdings are quite rich. These include 14th- to 19th-century paintings and sculptures, porcelains from major European manufacturers such as Naples and Sèvres, plus drawings, engravings, archaeological finds, minerals, fossils, and stuffed animals. The book collection includes over 4,500 items. The Academy also owns a substantial corpus of musical instruments, originally gathered to meet the needs of the Institute regarding music teaching and the concerts it used to host. Such instruments mainly date from the 19th and 20th century and includie a late 19th-century Heitzmann Viennese piano, plus a few 18th-century pieces, such as a double bass attributed to the Landolfi family, Milan. This collection is still little known and studied, due to its absence from the main national and international lists of music collections, as well as from organology publications.

 

 

Fonti musicali italiane, 21 (2016)

Inserito in Fonti Musicali Italiane

Sommario

  • Alberto Magnolfi, Il sacro inedito: tre mottetti di Marco da Gagliano (1582-1643). Abstract.
  • Nadia Amendola, «Le parole sono del S.r Benigni e sono assai gratiose»: Domenico Benigni poeta per musica vocale da camera. Abstract.
  • Ivano Bettin, Francesco Maria Benedetti. Catalogo tematico delle opere. Abstract.
  • Leonardo Miucci, Francesco Pollini (1762-1846). Aggiornamenti biografici e nuovi documenti. Abstract.
  • Pinuccia Carrer, Un repertorio di compositrici nell’editoria italiana del XIX secolo. Abstract.
  • Rassegna bibliografica 2015, a c. di Chiara Pelliccia, Leonardo Miucci, Giacomo Sciommeri

Abstract


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Alberto Magnolfi

Il sacro inedito: tre mottetti di Marco da Gagliano

Il saggio analizza in primo luogo il manoscritto Basevi CF.96 (già I-Fc E.I.117), antologia di 65 composizioni vocali sacre scritte per soddisfare le esigenze cerimoniali di alcune delle principali festività dell'anno liturgico. Accanto a lavori di celebri autori di scuola romana e veneziana, si trovano infatti opere di vari musici practici, maestri di cappella e organisti succedutisi nel tempo, probabilmente redatte per qualche ricorrenza o in funzione di un particolare organico di cantores e incluse nella silloge in previsione di un possibile nuovo utilizzo.

Passa in seguito a descrivere tre inediti mottetti di Marco da Gagliano, i primi della raccolta di un autore fiorentino, celebre madrigalista, mottettista, oltre che protagonista non minore degli inizi del melodramma con una sua Dafne (Mantova 1608). Tali mottetti – Gabriel angelus apparuit, Lumen ad revelationem, Tuam crucem adoramus – vengono quindi proposti in trascrizione moderna.

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Unissued Sacred Music. Three Motets by Marco da Gagliano

This essay begins with a discussion of the Basevi manuscript, CF.96 (formerly I-Fc E.I.117), an anthology hosting sixty-five sacred vocal pieces intended for major liturgical celebrations. Works by renowned Roman and Venetian school composers are found alongside others by several musici practici, that is, chapel masters and organists from different generations. The latter pieces were probably written for specific festive days or personnels, and were included in the volume in view of a likely second use. A study follows of three unissued motets by Marco da Gagliano, the first Florentine musician in this compilation, well known for his madrigals and motets, and a major opera pioneer with his Dafne (Mantua, 1608). All three works — Gabriel angelus apparuit, Lumen ad revelationem, Tuam crucem adoramus — are offered here in modern notation.

 




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Nadia Amendola

«Le parole sono del S.r Benigni e sono assai gratiose»: Domenico Benigni poeta per musica vocale da camera

Domenico Benigni (1596-1653) fu autore dei testi poetici di numerose cantate e canzonette profane e morali. Di origini marchigiane, fu membro di prestigiose accademie italiane, nonché attivo a Roma come segretario al servizio dei Peretti e dei Pamphilj e come cameriere segreto di papa Innocenzo X. I suoi versi, concepiti prevalentemente per l’ambiente musicale romano, furono pubblicati postumi dal nipote Francesco in una raccolta di Poesie dedicata a Giovanni Battista Pamphilj (Roma, 1667) e furono posti in musica dai più noti compositori coevi, come Giacomo Carissimi, Luigi Rossi, Mario Savioni, Marco Marazzoli e Marc’Antonio Pasqualini, riscuotendo un discreto interesse anche nei decenni dopo la morte del poeta. Oltre a fornire un quadro bio-bibliografico della figura di Benigni arricchito da nuovi dati desunti da fonti finora sconosciute, il contributo propone la ricostruzione della sua produzione poetica per musica attraverso un incipitario delle cantate e delle canzonette, corredato delle concordanze musicali delle molteplici intonazioni pervenute.

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«Lyrics Are by Signor Benigni and Are Very Pretty». Domenico Benigni, Chamber Music Poet

Domenico Benigni (1596-1653) penned lyrics for secular and moral canzonettas, as well as for cantatas. Born in Marche, a Central Italy region, he was a member of distinguished Italian academies. While in Rome, he was the Peretti and Pamphilj families’ assistant, as well as papal chamberlain under Innocent X. His poems, usually conceived for the Roman music world, ended up being posthumously issued (Rome, 1667) by his nephew, Francesco, in a collection dedicated to Giovanni Battista Pamphilj. They were set to music by such noted composers as Giacomo Carissimi, Luigi Rossi, Mario Savioni, Marco Marazzoli, and Marc’Antonio Pasqualini, and still met with some interest several decades after the author’s death. This essay contains a sketch of Benigni’s life and bibliography, enhanced by data drawn from previously unknown sources, and a suggested reconstruction of his catalog via an index of incipits from his cantatas and canzonettas, with concordances of the surviving multiple music settings.

 




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Ivano Bettin

Francesco Maria Benedetti. Catalogo tematico delle opere

Nato ad Assisi nel dicembre 1683, il minore conventuale Francesco Maria Benedetti fu maestro di cappella in diverse chiese del centro e del nord Italia. Dapprima organista nella basilica di San Francesco ad Assisi e nella chiesa di Città di Castello (1704), nel 1706 venne eletto maestro di cappella nel convento di San Francesco di Torino. Nel 1711 si spostò ad Assisi dove ricoprì la medesima carica fino al 1716 quando fu richiamato a Torino. Dopo essere stato magister musices nella cattedrale di Aosta dal 1721 al 1727, passò il resto della sua vita ad Assisi dove morì nel luglio 1749.

Autore particolarmente prolifico, Benedetti ci ha lasciato soprattutto musica sacra, ma anche numerose cantate, un oratorio, brani strumentali e un’opera teorica. La maggioranza delle sue opere sono oggi conservate nei fondi musicali del Capitolo di Aosta e in quello del Sacro Convento di Assisi. Il catalogo tematico è organizzato in base al genere e - nella musica sacra - in base alla destinazione liturgica.

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Francesco Maria Benedetti. A Thematic Catalog of His Works

Francesco Maria Benedetti was a Minor Conventual friar. Born in Assisi by December 1683, he was chapel master at various churches in Central and Northern Italy and organist at the St. Francis Basilica, Assisi and at the Città di Castello church (1704). He was elected chapel master at the St. Francis convent, Turin, in 1706, and by 1711 moved again to Assisi, holding the same position till 1716, when he was called back to Turin. He was then magister musices at the Aosta Cathedral from 1721 to 1727 and spent the rest of his life in Assisi, where he died in July 1749. A very prolific composer, Benedetti mainly left sacred music, but also many cantatas, an oratorio, instrumental pieces, and a music theory book. Most of his works sit now in two music collections, at the Aosta Chapter and at the Assisi Sacred Convent. Our thematic catalog is organized by genre and — for sacred music — by liturgical destination.

 




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Leonardo Miucci

Francesco Pollini (1762-1846): aggiornamenti biografici e nuovi documenti

Francesco Pollini è stata la figura centrale del pianismo italiano di primo Ottocento. Questo contributo intende portare all’attenzione nuove fonti che hanno delineato con maggiore precisione alcuni contorni della vita e dell’attività del compositore: documenti relativi ai suoi spostamenti in Europa, ai suoi matrimoni, alle varie fasi della sua formazione, alla sua attività di pianista e di compositore. La scoperta, in particolare, di alcune sue lettere indirizzate a Franz Sales Kandler (custodite presso la Österreichische Nationalbibliothek di Vienna) ha rivelato un’interessante attività musicale portata avanti a Milano dal contemporaneo operato di personaggi appartenenti alle più diverse sfere sociali, e tra cui l’apporto di Pollini emerge con sostanziale importanza (fra questi Karl Mozart, il Conte Cesare di Castelbarco, la famiglia Belgiojoso, e così via). Le lettere documentano l'attività dei salotti di Milano, impegnati anche in esecuzioni di musica corale sacra. Considerata la sua formazione viennese, l’importanza di Pollini, oltre che come centrale punto di riferimento nel panorama musicale milanese di primo Ottocento, si manifesta anche come ponte ideale tra la cultura di area austro-tedesca, dominante nel mondo tastieristico di quegli anni, ed una Milano che ne subiva fortemente l’influenza.

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Francesco Pollini (1762-1846): Biographical Update and New Documents

Francesco Pollini was a key figure in early 19th-century Italian piano music. This essay draws attention on new sources that help focusing some aspects of his life and work—his travels through Europe, his marriages, the multiple steps of his instruction, his activity as a pianist and a composer. In particular, some recently found letters to Franz Sales Kandler (now at the Austrian National Library, Vienna) revealed the fascinating musical activity carried out in Milan with the help of people from sundry social milieus (Karl Mozart, Count Cesare Castelbarco, the Belgiojoso family, etc.), with Pollini’s contribution standing tall. Those letters also attest how people in Milan parlors were busy performing sacred choral music. Given Pollini’s Viennese training, he was a major reference figure in early 19th-century Milan music scene for bridging the Austro-German culture, then dominant in keyboard music, and the Milanese one, so deeply influenced by the former.

 




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Pinuccia Carrer

Un repertorio di compositrici nell'editoria italiana del XIX secolo

L’idea di costruire un repertorio di nomi di compositrici nell’Italia ottocentesca è nata come ampliamento di una precedente ricerca, dedicata alle Presenze femminili nel Fondo Noseda della Biblioteca del Conservatorio G. Verdi di Milano; si trattava allora di individuare nella globalità di un fondo, quei documenti contenenti almeno un nome di donna. L’elenco dei nomi proposto in questo repertorio nasce invece da un diverso presupposto: indagare sistematicamente solo un tipo di presenza femminile, quella legata alla composizione, in un solo luogo, l’Italia, e in un solo secolo, il XIX. Dal Dizionario degli editori musicali italiani 1750-1930, a cura di Bianca Maria Antolini (Pisa, ETS, 2000) è stato possibile estrarre una lista di quelli attivi nell’Ottocento. La ricerca nel catalogo del Servizio Bibliotecario Nazionale ha segnalato quali nomi di donne fossero presenti relativamente a quegli editori: seppur non esaustivo dell’immenso patrimonio presente nelle biblioteche o negli archivi nazionali, SBN offre una significativa percentuale delle fonti disponibili per quanto riguarda l’editoria musicale italiana. La lista comprende 120 editori e mostra l’importanza delle compositrici nella musica vocale da camera, nella strutturazione del “pezzo caratteristico”, nelle fantasie e nella parafrasi, nel teatro d’opera e in quelle forme segnate sin dal titolo da impegno sociale e patriottico. A completamento, qualche nome legato ai testi per musica.

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A Catalog of Woman Composers in 19th-Century Italian Printed Music

The project of a list of published woman composers in 19th-century Italy arose as an extension of an earlier research called Female presence in the Noseda Collection at the G. Verdi Conservatory Library, Milan. In that case, the task was to parse an entire collection and identify documents bearing at least one female name. The list published here was born out of a different goal, that is, systematically exploring only one female role (composer) in one country (Italy) and one time (the 19th century). A list of publishers was drawn from the Dictionary of Italian Music Publishers 1750-1930, edited by Bianca Maria Antolini (Pisa: ETS, 2000). A search in the National Library Service (SBN) catalog returned the names of woman composers associated to those publishers. Although hardly exhaustive of the immense musical heritage hosted in Italian libraries and archives, SBN yielded a fair share of the available sources. This list includes 120 publishers and shows the importance of woman composers in such fields as vocal chamber music, the shaping of the “characteristic piece”, fantasias and paraphrases, opera, and pieces bearing the stamp of social and patriotic commitment. A few names associated to lyrics round up the work.

 



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