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Sommari e abstract dei volumi

Rivista Italiana di Musicologia, XXXVIII/2 (2003)

Inserito in Rivista Italiana di Musicologia

Sommario

Saggi

  • E. Mecacci – A. Ziino, Un nuovo frammento musicale del primo Quattrocento nell'Archivio di Stato di Siena. Abstract.
  • K. Schiltz, La storia di un'iscrizione canonica tra Cinquecento e inizio Seicento: il caso di 'Ad te, Domine, levavi animam meam' di Philippus de Monte (1564). Abstract.
  • F. Lippmann, La Didone abandonata di Nicolò Jommelli (Stoccarda 1763). Abstract.
  • B. M. Antolini, Musica e teatro musicale a Roma negli anni della dominazione francese (1809-1814). Abstract.

Interventi

  • A. Ficarella, Su alcuni aspetti della letteratura mahleriana

Recensioni

  • Il codice Rossiano 215. Madrigali, ballate, una caccia, un rotondello, edizione critica e studio introduttivo a cura di T. Sucato, Pisa, Edizioni ETS, 2003 (P. Gargiulo);
  • M. Salvarani, Il teatro La Fenice di Ancona. Cenni storici e cronologia dei drammi in musica e balli (1712-1818), Fratelli Palombi Editori, 1999, e G. Moroni, Teatro in musica a Senigallia. Repertorio degli spettacoli 1752-1860, Roma, Fratelli Palombi Editori, 2001 (B. Lazotti);
  • M.L. McCorkle, Robert Schumann: thematisch-bibliographisches Werkverzeichnis, unter Mitwirkung von A. Mayeda und der Robert-Schumann-Forschungsstelle, hrsg. v. der Robert-Schumann-Gesellschaft (Düsseldorf), München, Henle, 2003 (P. Zappalà)

Schede

  • Canti liturgici ebraici di rito spagnolo di Roma, trascritti da E. Piattelli, Roma, Fondazione Istituto Italiano per la Storia della Musica, 2003 (E. Fubini);
  • Suono, parola, scena. Studi e testi sulla musica italiana del Novecento, a c. di V. Bernardoni e G. Pestelli, Alessandria, Edizioni dell'Orso, 2003 (M. G. Sità);
  • Carmen Càmpori. Una donna direttore d'orchestra, a c. di L. Navarrini Dell'Atti, I.G.E.R-Istituto Grafico Editoriale Romano, Roma, 2002, e Storia di una 'novità': la direzione d'orchestra al femminile, a c. di L. Navarrini Dell'Atti, Consiglio Regionale della Toscana-Commissione regionale pari opportunità donna-uomo - Società Italiana di Musicologia, Firenze [2003], (M. Dellaborra);
  • La sceneggiata. Rappresentazioni di un genere popolare, a c. di P. Scialò, Napoli, Guida, 2002 (F. Seller).

Libri ricevuti


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E. Mecacci – A. Ziino

Un nuovo frammento musicale del primo Quattrocento nell'Archivio di Stato di Siena

I due autori prendono in esame un bifolio scoperto recentemente e conservato nell'Archivio di Stato di Siena con la segnatura: Vicariato di Gavorrano, Ravi 3 (1568-1569). Il bifolio risale presumibilmente ai primi decenni del '400 e contiene sette brani, purtroppo incompleti per quanto concerne il numero delle parti. Eccone il contenuto: Gaude felix parens Yspania nove prolis (un mottetto presumibilmente a quattro voci di cui ci rimangono solo il Cantus II e il Tenor); Sanctus itaque patriarche Leuntius (mottetto; Cantus II e Tenor); C'est le doulz iour (virelai; Cantus e Tenor); Puer natus in Bethlehem (mottetto; Cantus); Anonimo, Katerina pia virgo purissima (mottetto; Cantus II e Tenor); Et in terra pax (Cantus, incompleto); O regina sempre regna (Lauda-ballata; Cantus, incompleto). I pezzi sono tutti anonimi ed unica, tranne il mottetto Sanctus itaque patriarcha Leuntius, che nel codice Bologna, Q 15 h attribuito ad Antonio da Cividale, ed il mottetto Puer natus che è presente anche nel codice ModA della Biblioteca Estense di Modena. I due fogli di cui si compone il bifolio portano come numeri di foliazione rispettivamente 67 e 70. La notazione è quella tipica dell'ars subtilior con note nere, rosse ed altre sofisticazioni ritmiche.


The two authors examine a bifolio recently discovered and restored at the Archivio di Stato of Siena with call number “Vicariato di Gavorrano, Ravi 3 (1568-1569)”. The fragment presumably dates to the first decades of the Quattrocento and contains seven compositions, unfortunately all incomplete in terms of their total number of respective voice parts. An inventory of contents is as follows: Gaude felix parens Yspania nove prolis (a motet apparently for four voices, of which only Cantus II and Tenor survive); Sanctus itaque patriarche Leuntius (motet, with extant Cantus II and Tenor parts); C'est le doulz iour (virelai; Cantus and Tenor); Puer natus in Bethlehem (motet; Cantus); Katerina pia virgo purissima (motet; Cantus II and Tenor); Et in terra pax (Cantus, incomplete); O regina sempre regna (Lauda-ballata; Cantus, incomplete). The compositions are unique to this fragment and are transmitted anonymously with the exception of the motet Sanctus itaque patriarcha Leuntius, attributed in the manuscript Bologna Q15 to Antonio da Cividale, and the motet Puer natus est, included in manuscript ModA of the Biblioteca Estense in Modena. The two folios making up the bifolio carry foliation numbers 67 and 70, respectively. The black/red musical ars subtilior notation typically includes some complicated rhythmic constructions.


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K. Schiltz

La storia di un'iscrizione canonica tra Cinquecento e inizio Seicento: il caso di 'Ad te, Domine, levavi animam meam' di Philippus de Monte (1564)

De Monte's third book of five-part motets (Venice, 1574) finishes with Ad te, Domine, levavi animam meam for eight voices. This piece is built upon a complex four-part canon (rectus, retrograde, inversion and retrograde inversion) that bears the inscription «Misericordia & veritas obviaverunt sibi. Justitia & pax osculatae sunt». These same words, taken from psalm 84, v. 11, already appeared as a canonic motto in an anonymous, textless motet from Petrucci's Motetti A (Venice, 1502). Ludwig Senfl, both in his Crux fidelis and O crux ave, also used these biblical verses to indicate a double retrograde canon. Senfl's former composition, which appears in the form of a cross in one source (Munich, Bayerische Staatsbibliothek, 2 Mus.pr. 156#4, n.p., n.d.) may have in turn inspired Adam Gumpelzhaimer. His canon Ecce lignum crucis, also known as Crux Christi, not only has the same canonic inscription, but the piece was also depicted in the form of a cross by several artists at the end of the sixteenth and the beginning of the seventeenth century. In addition, theoretical sources such as Sebald Heyden's De arte canendi (Nuremberg, 1540), Heinrich Faber's Ad musicam practicam introductio (Nuremberg, 1550), Hermann Finck's Practica musica (Wittenberg, 1556) and Ambrosius Wilfflingseder's Erotemata musices practicae (Nuremberg, 1563) mention the use of this same psalm verse as a canonic inscription. The striking fact that the above-cited motets are all concerned with the theme of the cross is explained through an analysis of the content and theological meaning of Psalm 84, from which the canonic inscription is taken. Although the text of De Monte's eight-part piece (Psalm 24, vv. 1-3) has no overt links with the crux-topic, iconographical, textual and musical aspects of his composition nevertheless make it clear that Ad te, Domine, levavi animam meam forms part of the same compositional and theoretical tradition as the works by Senfl and Gumpelzhaimer. At the same time De Monte tries to emulate his earlier models by using even more complex canon techniques.


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F. Lippmann

La Didone abandonata di Nicolò Jommelli (Stoccarda 1763)

Lo studio parte da un CD dell'opera pubblicato nel 1995 (Orfeo, München). Diversamente dalla registrazione però, esso si basa sull'autografo (Wien, Österreichische Nationalbibliothek). Jommelli e il suo collaboratore, verosimilmente Mattia Verazi, modificarono il testo metastasiano in diversi punti, particolarmente alle chiusure degli atti I e II. Il terzetto del secondo atto (II, 11, numerazione del libretto del 1763) è un pezzo molto moderno per il suo tempo; in Italia passeranno ben venti anni prima che tali forme divengano d'uso nel melodramma serio. Nel terzo finale Jommelli, con esattezza e grandiosità, mette in musica la didascalia che Metastasio nella versione del 1752, nata per Madrid (e confermata nell'edizione definitiva del 1780-1781), aveva scritto per questa scena. Jommelli e Verazi liberano però la 'Licenza' (canto di Nettuno) dal suo riferimento troppo stretto alla storia spagnola di metà secolo. Nella seconda parte del saggio viene tentato – mediante confronti con Hasse e Vinci – di definire la collocazione stilistica dell'opera jommelliana. Lo stile dell'aversano si manifesta molto moderno, soprattutto nel trattamento dell'orchestra, a cui viene affidato un ruolo importantissimo. Ugualmente moderna è l'espressione melodica, tanto conforme alla drammaturgia esplicita e implicita.


This discussion of Jommelli's opera takes a Cd (München: Orfeo, 1995) as a starting point but is based on the autograph version (Wien, Österreichische Nationalbibliothek). Jommelli and his assistant — most likely Mattia Verazi — edited Metastasio's text in several spots, at the ends of Act I and II in particular. The terzetto from Act II (No. 11 in the 1763 libretto) is quite advanced for its time, as such forms were to come into common usage in Italian opera seria two decades later. In the third finale, Jommelli accurately and majestically sets to music Metastasio's stage direction, written for the 1752 Madrid version and confirmed in the 1780-81 definitive edition. However, Jommelli and Verazi free the Licenza (Neptune's song) from its tight historical references to mid-18th-century Spain. In the second part of the essay, Jommelli's writing in Didone is discussed through comparisons to Hasse and Vinci. The composer displays an utterly modern style here, especially in his clever handling of the orchestra, which is given an important role. The melodic expression is quite advanced as well, and closely follows both the explicit and the implied dramatic content.


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B. M. Antolini

Musica e teatro musicale a Roma negli anni della dominazione francese (1809-1814)

Dal 1809 all'inizio del 1814 Roma fu formalmente annessa all'Impero francese: anche in campo musicale cambiamenti, conflitti, tentativi di rinnovamento coesistettero con elementi di continuità. Furono introdotte nuove feste, corredate di musica: musica orchestrale all'aperto, cantate celebrative, Te Deum. Proprio le esecuzioni sacre furono fonte di forti conflitti tra i cantori e l'amministrazione francese. Particolarmente imponenti le feste per la nascita del figlio di Napoleone, il re di Roma, nel 1811. Il governo francese cercò di istituire nel 1810, sotto la direzione di Zingarelli, una Cappella Imperiale che fosse modello di canto sacro per tutto il mondo musicale, e – legata a questa – un Conservatorio. Tali progetti non andarono a buon fine, perché proprio nell'ambito religioso Roma manifestò una tenace opposizione ai nuovi dominatori. Fra le altre novità di questi anni troviamo la ripresa dell'attività editoriale musicale, per opera di Giulio Cesare Martorelli. L'attività operistica fece registrare alcune significative innovazioni nella gestione e nell'organizzazione: rappresentazioni d'opera praticamente per tutto l'anno, compresa la quaresima con i drammi biblici; finanziamento pubblico delle stagioni di opera seria; gestione 'integrata' della programmazione nei vari teatri; attivo intervento dell'amministrazione negli affari teatrali. Nelle scelte di repertorio, si nota una predilezione – in cui tuttavia ebbero molta parte ragioni di ordine pratico – per compositori che rappresentavano la tradizione del canto italiano come Cimarosa e Zingarelli. Per il resto, il repertorio programmato a Roma (opere serie, buffe e semiserie di Farinelli, Fioravanti, Generali, Guglielmi, Mayr, Morlacchi, Paër, Manfroce, Mozart, Rossini ecc.) coincide con quello che risuonava nei teatri del resto d'Italia. Gli esponenti dell'amministrazione francese – in particolare il prefetto Tournon – promossero accademie di musica nelle loro residenze; inoltre serate musicali avevano luogo presso famiglie nobili e borghesi, e presso alcuni musicisti (Sirletti, Blondeau), che si dedicarono anche all'esecuzione del repertorio antico e di quello strumentale classico. Una dettagliata cronologia completa il saggio, riportando per ogni avvenimento musicale pubblico i dati ricavati da libretti e fonti d'archivio, nonché stralci dai resoconti apparsi su giornali romani e non.


Between 1809 and early 1814, Rome was part of the French Empire. Change, conflict, innovation, and continuity co-existed in musical activity. New holidays were established that included musical events, such as open-air orchestra concerts, laudatory Cantatas, and Te Deums. The birth of Napoleon's son, the King of Rome (1811), was celebrated with unusual grandness. Sacred music performances sparked arguments between singers and the French administration. In 1810, the French tried to found an Imperial Chapel (and a Conservatory in connection with it), aiming at setting new standards in music performance. Nicola Zingarelli was chosen to lead the Chapel. Nothing was done about it, as adamant resistance to the new rulers emerged in the religious world. Music printing in town resumed thanks to Giulio Cesare Martorelli. Opera management underwent significant innovations. Shows were staged the whole year round, with Biblical subjects throughout Lent. Public funding was granted to opera seria seasons. A co-ordinated management of several theaters was established and the French administrators took active part in theatrical affairs. As for repertory, composers were favored who embodied the Italian vocal tradition, such as Cimarosa and Zingarelli. (Practical reasons also determined such choice). For the rest, Rome hosted the same musical programmes as other Italian towns did—opere serie, buffe, and semiserie by Farinelli, Fioravanti, Generali, Guglielmi, Mayr, Morlacchi, Paër, Manfroce, Mozart, Rossini, and so on. French bureaucrats – prefect Tournon in particular – organized accademie di musica in their mansions. Music soirées were hosted by noble and middle-class families, and by such musicians as Sirletti and Blondeau, who also devoted themselves to performing ancient and classic instrumental music. A detailed chronology rounds off the essay. For each public performance, data from librettos and archival sources are given, plus excerpts from reports issued on both Roman and non-Roman press.

(traduzione di Marcello Piras)

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