XV CONVEGNO ANNUALE DELLA SOCIETÀ ITALIANA DI MUSICOLOGIA

Bergamo, Biblioteca Civica “Angelo Mai”

24-26 ottobre 2008


Programma, abstract e resoconto

Venerdì 24 ottobre 2008, ore 9.30

Indirizzi di saluto:

  • Enrico Fusi, Assessore alla cultura, spettacolo e turismo del Comune di Bergamo
  • Guido Salvetti, Presidente della Società Italiana di Musicologia

Sala Tassiana, presiede Paologiovanni Maione

  • Marie-Louise Catsalis, Legitimate orphans
  • Roberto Scoccimarro, Una sconosciuta fonte per lo studio degli Intermezzi: Chiarchia e Retella, di compositore anonimo
  • Claudio Bacciagaluppi, Dignas laudes resonemus di Pergolesi e il mottetto napoletano del primo Settecento
  • Francesco Carreras – Francesco Nocerino, I fabbricanti di strumenti a fiato a Napoli nel Settecento e Ottocento
  • Marina Marino, Musica e Spettacolo nel Diario napoletano di Carlo de Nicola (1798-1825)

Sala Papa Giovanni XXIII, presiede Paola Besutti

  • Peter S. Poulos, A Late Sixteenth-Century Endowment for Music at the Cathedral of Genoa
  • Edite Rocha, Manuel Rodrigues Coelho’s Flores de Música: Considerations about the inégalité. 
  • Alberto Mammarella, Macro e micro strutture de Il Primo Libro de Madrigali di Ippolito Sabino (1570)
  • Marco Giuliani, I testi per musica di Carlo Milanuzzi da Santa Natoglia
  • Domenico De Cesare, Il Graduale 11 dell’Archivio diocesano di Ruvo di Puglia

Venerdì 24 ottobre 2008, ore 15.00

Sala Tassiana, presiede Francesca Seller

  • Elena Abbado, Rossini e il Teatro del Cocomero di Firenze: novità drammaturgiche emerse dagl’inediti documenti dell’Accademia
  • Irene Bottero – Ugo Piovano, La vocalità di Meyerbeer e i problemi nella diffusione delle sue opere in Italia.
  • Arianna Frattali, La drammaturgia per musica di Luisa Bergalli: l’Agide e l’Elenia. 
  • Angela Buompastore, Francesca Nava d’Adda ed Eugenia Appiani, due modi di essere compositrici a metà Ottocento.
  • Matteo Mainardi, «Non possiamo andare a teatro, dunque divertiamoci in chiesa»: un’analisi della contaminazione tra profano e sacro nel repertorio organistico italiano del XIX secolo
  • Inmaculada Matía Polo, La literatura de viajes en José Inzenga: Impresiones de un artista en Italia (1876). 

Sala Papa Giovanni XXIII, presiede Agostino Ziino

  • Elsa De Luca, Il canto dell’Exultet nell’antica liturgia beneventana
  • Massimiliano Lopez, Trasformazione dei criteri di organizzazione delle relazioni testo/musica nella prima polifonia profana: i mottetti del codice H 196 di Montpellier
  • Elena Bugini, Annotazioni sull’iconografia musicale di fra’ Giovanni da Verona.
  • Francesco Rocco Rossi, Polonia-Spagna-Italia: il percorso della teoria della Coniuncta nel XV secolo e la ricezione italiana del cromatismo extra manum nel Liber Musices della Biblioteca Trivulziana di Milano. 
  • Giuseppe Fiorentino, Relazioni musicali tra Italia e Spagna nella prima metà del XVI secolo: l’anomalia delle pavane ternarie

Venerdì 24 ottobre 2008, ore 19.30

Basilica di Santa Maria Maggiore: Concerto di musica vocale. Esecuzione di mottetti a 1 e 2 voci e basso continuo
Lavinia Bertotti soprano, Vincenzo Di Donato tenore, Vania Dal Maso b.c.

Sabato 25 ottobre 2008, ore 9.30

Sala Tassiana, presiede Licia Sirch

  • Jan Herlinger, Singing exercises from a Bergamo convent
  • Linda Page Cummins, The Bergamo Redaction of Divina auxiliante gratia. 
  • Luigi Collarile, Dans la Bibliothèque du Roy. Aspetti della ricezione in Francia di musica sacra di Giovanni Legrenzi
  • Fabrizio Capitanio, I fondi musicali storici della Biblioteca Donizetti di Bergamo: cappella di S. Maria Maggiore, Piatti-Lochis, Istituto Musicale
  • Marcello Eynard – Paola Palermo, La biblioteca musicale di Gianandrea Gavazzeni donata alla Civica Biblioteca A. Mai di Bergamo: annotazioni, appunti e riflessioni

Sala Papa Giovanni XXIII, presiede Teresa M. Gialdroni

  • Vania Dal Maso, «La buona maniera di cantare… come regolatamente si deue». Indagine sulla prassi del diminuir tra Cinque e Seicento
  • Tiziana Affortunato, Le cantate di Carlo Caproli (1614-1668): eterogeneità testuale e stilistica
  • Mariateresa Dellaborra, «Qual bellissima imago»: arie e cantate del XVIII secolo in due manoscritti pavesi
  • Giulia Giovani, Le fonti a stampa della cantata da camera: il caso romano
  • Maria Rosaria Cannatà, Peter Arnold Heise: un genio restituito alla memoria

Sabato 25 ottobre 2008

Salone Furietti

ore 14.30:
Assemblea annuale dei soci della SIdM
Nel corso dell’assemblea Licia Sirch, con Emilia Groppo e Gabriele Gamba del CILEA, presenterà il progetto BAMI (Biblioteca Aperta Milano)

ore 17.00:
Problemi e prospettive delle biblioteche musicali nei Conservatori e nelle Università
Tavola rotonda a cura di Guido Salvetti. 

Domenica 26 ottobre 2008, ore 9.30

Sala Tassiana, presiede Bianca Maria Antolini

  • Alessandro Mastropietro, I Trii a due violini e violoncello del giovane Boccherini: cornice storica, stile, filologia delle fonti a stampa.
  • Anthony Hart, Who was Dr Charles Burney’s mysterious Monsignor Reggio?
  • Alessandro Lattanzi, Il nuovo catalogo tematico delle opere di Luigi Gatti, 1740-1817
  • Leonardo Miucci, I concerti per pianoforte e orchestra di W. A. Mozart: le trascrizioni di J. N. Hummel
  • Gaia Bottoni, La ricezione delle opere per tastiera di Bach in Italia tra Otto e Novecento e l’edizione di Pittarelli-Santinelli del Clavicembalo ben temperato (Libro I)

Sala Papa Giovanni XXIII, presiede Roberto Giuliani

  • Tommaso Colafiglio, Dalle teorie compositive di Slonimsky ad una nuova impostazione dell’armonia
  • Marco Moiraghi, Il repertorio concertistico dell’Amar-Quartett e il suo ruolo nella diffusione della musica contemporanea (1921-1929)
  • Gabriel Ferraz, Heitor Villa-Lobos and Getúlio Vargas: Indoctrinating Children through Music Education
  • Alberto Fassone, Alcuni aspetti del pensiero estetico di Carl Dahlhaus nel loro rapporto con l’ermeneutica filosofica di Hans-Georg Gadamer e Luigi Pareyson

Comitato Convegni SIDM
Paologiovanni Maione (responsabile)
Teresa M. Gialdroni
Francesca Seller
Agostino Ziino


Resoconto

La Civica Biblioteca Angelo Mai di Bergamo ha ospitato dal 24 al 26 ottobre 2008 il Quindicesimo Convegno Annuale della SIdM.

L’apertura del convegno è stata affidata a Giulio Orazio Bravi direttore della Biblioteca, Guido Salvetti presidente della SIdM e Marcello Eynard responsabile della sezione Musiche della Biblioteca. Al termine degli indirizzi di saluto si sono avviate le prime due sessioni parallele nella Sala Tassiana e nella Sala Papa Giovanni XXIII.

La sessione alla Sala Tassiana (presidente Paologiovanni Maione) si è aperta con Marie-Louise Catsalis che ha presentato la relazione Legitimate orphans. La studiosa ha lavorato su due lavori a tre voci, archi e b.c., conservati in un manoscritto presso la Bibliothèque Nationale di Parigi (Rès.Vma.945), entrambi descritti come ‘serenata’ sul frontespizio, cui sono stati dati i titoli Prologo a 3 voci e Intermedio a 3 voci. Il manoscritto porta il nome di ‘Signor Scarlatti’ e contiene una terza serenata a 3 voci di ‘Signor Bononcini’. Al di là dell’attribuzione dell’autore (i lavori sono considerati spuri), lo studio di queste serenate merita molta attenzione per definire il genere musicale Serenata. Lo stesso dicasi per l’edizione di un’altra serenata, un anonimo Dialogo: Zefiro e Mergellina il cui manoscritto è conservato nell’Abbazia di Montecassino (5-F-15b) che presenta i tratti tipici del genere Serenata.
A seguire quattro interventi in gran parte concentrati sulla tradizione musicale partenopea: l’intervento di Roberto Scoccimarro (Una sconosciuta fonte per lo studio degli Intermezzi: ‘Chiarchia e Retella’, di compositore anonimo) ha analizzato gli Intermezzi anonimi Chiarchia e Retella ritrovati in un faldone nell’archivio dell’Abbazia di Montecassino. Scoccimarro ha tentato di inquadrare questa sconosciuta composizione, probabilmente rappresentata per la prima volta negli anni trenta-quaranta del Settecento e appartenente geograficamente all’area partenopea cui si è aggiunta un’analisi dettagliata del manoscritto musicale confrontata con partiture coeve di Hasse, Pergolesi, Sarro e altri compositori.
Terza relazione è stata quella di Claudio Bacciagaluppi (‘Dignas laudes resonemus’ di Pergolesi e il mottetto napoletano del primo Settecento) che ha analizzato il mottetto Dignas laudes resonemus di Pergolesi, finora poco considerato dagli studi pergolesiani. È stato finalmente possibile un raffronto e una valutazione delle fonti per risanare le lacune dell’autografo e ricostruire il testo della versione che si presume più antica; Dignas laudes resonemus si presenta come un tipico esempio di un genere che appare specificamente partenopeo e probabilmente vede il suo contesto più appropriato nelle occasioni festive meno rigidamente codificate, come ad esempio le Quarantore.
A seguire la relazione di Francesco Carreras e Francesco Nocerino (I fabbricanti di strumenti a fiato a Napoli nel Settecento e Ottocento) ha approfondito lo studio sui fabbricanti di strumenti a fiato a Napoli, che rispetto ad altre tipologie strumentali non ha avuto ancora adeguate ricerche specifiche. Lo studio ha permesso di tracciare un primo quadro esauriente sulla materia.
Ha chiuso la prima sessione del convegno Marina Marino con la relazione Musica e Spettacolo nel ‘Diario napoletano’ di Carlo de Nicola (1798-1825): la scoperta e la diffusione del Diario napoletano si deve a Giuseppe De Blasiis che nel 1906 curò la pubblicazione del manoscritto, conservato presso la Società di Storia Patria di Napoli. Nel 1999 vi è stata una riedizione completa in tre volumi, per l’editore Luigi Regina di Napoli. La Marino si è soffermata su tutte le notizie di musica e spettacolo riportate nel Diario, dando ad es. nuova luce sulla presenza e l’attività napoletana di Paisiello e Rossini, sulle feste laiche e religiose, sui rapporti fra politica e teatro nel complesso avvicendamento politico di quel periodo.

In contemporanea alla Sala Papa Giovanni XXIII Paola Besutti ha presieduto la sessione dedicata alla musica antica che si è aperta con l’intervento di Peter S. Poulos A Late Sixteenth-Century Endowment for Music at the Cathedral of Genoa: nel 1596 in occasione della donazione del Crocifissione con tre santi del pittore Federico Barocci alla Cattedrale di San Lorenzo di Genova, realizzata su commissione del Doge Matteo Senarega, venne composto Motectorum quinis, et missae denis vocibus, liber primus di Simone Molinaro, pubblicato l’anno successivo. Nella sua relazione Poulos argomenta – attraverso l’analisi della musica e del testo dei mottetti – come l’opera di Molinaro sia ispirata e rifletta i temi di rinnovamento nelle arti e nella musica voluti da Senarega.
Edite Rocha in Manuel Rodrigues Coelho’s ‘Flores de Música’: Considerations about the ‘inégalité’ ha analizzato la raccolta delle prime originali composizioni per tastiera portoghesi di Manuel Rodrigues Coelho pubblicate a Lisbona nel 1620. La Rocha ha evidenziato come i Flores de Música fossero destinati a musicisti già avviati allo studio dello strumento; ha poi analizzato e confrontato i Flores con alcuni trattati iberici coevi.
Alberto Mammarella con la relazione Macro e micro strutture de ‘Il Primo Libro de Madrigali’ di Ippolito Sabino (1570) ha focalizzato l’attenzione sulla prima pubblicazione di Ippolito Sabino, maestro di cappella nella Santa Casa del Ponte di Lanciano. La silloge si apre con una dedicatoria indirizzata ad Alberto Acquaviva d’Aragona e composta da ventinove madrigali a cinque voci. Dal punto di vista delle scelte poetiche, Il Libro è in linea con il grande culto petrarchesco del tempo. Per ciò che riguarda l’aspetto musicale, la tecnica polifonica risulta di una varietà di soluzioni contrappuntistiche, dall’imitazione canonica a forme di contrappunto libero, fino alla omofonia tra le parti. Sono stati presentati e discussi i criteri di organizzazione generale della silloge e le peculiarità compositive di ciascun madrigale.
Ha chiuso la seconda sessione Domenico De Cesare con la relazione Il Graduale 11 dell’Archivio diocesano di Ruvo di Puglia in cui lo studioso ha analizzato un manoscritto in canto fratto redatto probabilmente nel XVII secolo. Il contributo ha evidenziato in particolare i brani di un Ordinarium Missae a due voci in canone le cui intonazioni non trovano riscontro in nessuno dei più diffusi repertori. La più antica testimonianza conosciuta, infatti, è il celebre Credo contenuto nei due kyriali seicenteschi di Molfetta e Gaeta: la ricerca ha evidenziato elementi che inducono a ipotizzare una forte parentela tra questi repertori e avvalora l’importanza del codice aprendo nuovi orizzonti di ricerca nell’ambito degli studi sul canto fratto.

Dopo la pausa pranzo i lavori del convegno sono ripresi alle ore 15: nella Sala Tassiana, Francesca Seller ha presieduto la terza sessione, e in contemporanea alla Sala Papa Giovanni XXIII Agostino Ziino presiedeva la quarta. Il primo intervento alla Sala Tassiana è stato quello di Elena Abbado che ha presentato Rossini e il Teatro del Cocomero di Firenze: novità drammaturgiche emerse dagl’inediti documenti dell’Accademia: l’imminente riapertura del seicentesco Teatro Niccolini, già Teatro del Cocomero ha ispirato la relazione della Abbado che si è concentrata su L’occasione fa il ladro di Rossini, nella sua prima rappresentazione fiorentina programmata nella stagione di autunno 1825 in questo teatro. La Abbado ha dimostrato che la messinscena in realtà non ebbe mai luogo e che al suo posto fu rappresentata una Cenerentola, inedita alle cronache e a tutti gli effetti opera di “primo livello”.
L’intervento successivo di Irene Bottero e Ugo Piovano ha riguardato La vocalità di Meyerbeer e i problemi nella diffusione delle sue opere in Italia. Dopo aver delineato sinteticamente la figura di Meyerbeer, i relatori hanno evidenziato il suo grande successo a Parigi, l’ampia diffusione nei principali teatri europei, cosa più rara e difficoltosa per la recezione in Italia, ostacolata soprattutto dalle caratteristiche peculiari del genere parigino, troppo sfarzoso per la media dei teatri italiani. Le difficoltà incontrate da Meyerbeer in Italia vanno però cercate anche nella sua vocalità, che fonde insieme le caratteristiche belcantistiche con quelle del canto di forza, tanto che le cronache dell’epoca e le prime incisioni discografiche testimoniano che alcuni interpreti eseguivano solo in parte i suoi difficili vocalizzi.
A seguire l’intervento La drammaturgia per musica di Luisa Bergalli: l”Agide’ e l”Elenia’ di Arianna Frattali che ha analizzato i due principali drammi per musica della Bergalli, attiva a Venezia tra il 1703 e il 1779 come poetessa d’Arcadia, drammaturga, traduttrice e impresaria teatrale, allieva di Zeno, e moglie di Carlo Gozzi. L’Agide e l’Elenia (composti tra il 1725 e il 1730) si inseriscono nel contesto della “riforma” del melodramma auspicata da Zeno. Già nell’Agide re di Sparta, andato in scena al Teatro Giustinian di San Moisé, si rispetta la conformità dei caratteri, l’unità dell’azione, l’eliminazione o almeno riduzione dell’inverosimile, la scelta di personaggi eroici. L’Elenia, che conquistò le scene del Teatro Sant’Angelo cinque anni dopo, procede con maggiore sicurezza su queste linee guida. Dall’analisi dei due libretti, emerge una Bergalli sensibile ritrattista del mondo delle passioni femminili, ma anche attenta osservatrice dei conflitti maschili.
E ancora sul ruolo femminile nell’arte si è concentrato l’intervento di Angela Buompastore (Francesca Nava d’Adda ed Eugenia Appiani, due modi di essere compositrici a metà Ottocento) che ha delineato la figura di due donne compositrici unite dalla frequentazione di circoli privati milanesi e non nell’800: Francesca Nava d’Adda autrice di alcuni brani di musica sacra e soprattutto di musica strumentale, ed Eugenia Appiani, figlia di Giuseppina Appiani, nota amica di Donizetti, Bellini e Verdi, che pubblicò i suoi lavori, principalmente per pianoforte, presso Ricordi. La ricerca ha analizzato alcune delle composizioni di queste due dilettanti e le ha confrontate con i lavori di altri autori coevi.
L’intervento successivo di Matteo Mainardi («Non possiamo andare a teatro, dunque divertiamoci in chiesa»: un’analisi della contaminazione tra profano e sacro nel repertorio organistico italiano del XIX secolo) ha analizzato la musica per organo pubblicata in Italia (in particolare a Milano) nel corso del XIX secolo limitandosi alla produzione a stampa nella quale è stato possibile riscontrare un nesso preciso tra un brano organistico e un’opera lirica. In una prima fase (1823-1846 ca.), quella degli editori Carulli e Bertuzzi, è stata riscontrata una prossimità temporale molto stretta tra rappresentazioni teatrali e pubblicazione di loro estratti parafrasati per organo. Una seconda fase vede l’attività degli editori Canti e Vismara proseguire in questo tipo di pubblicazione con la formula della vendita in abbonamento. L’atteggiamento di Ricordi invece divenne più perentorio sul finire del secolo, tanto che nel Gran Catalogo non riportò più alcuna delle musiche che i precedenti editori avevano pubblicato: questo si spiega con l’appoggio che Ricordi aveva dato al nascente movimento ceciliano.
Non potendo essere presente Inmaculada Matía Polo, la sua relazione La literatura de viajes en José Inzenga: ‘Impresiones de un artista en Italia’ (1876) è stata letta a fine sessione. La ricerca ha riguardato José Inzenga (1829-1891), considerato una delle principali figure della cultura spagnola del XIX secolo. Compositore, musicologo e critico si è dedicato oltre che alle zarzuelas, anche all’insegnamento, alla composizione di canciones, alla critica e alla fondazione di istituzioni dedicate alla musica. Nel 1876 pubblica a Madrid Impresiones de un artista en Italia, che include riflessioni sulla situazione musicale in Italia, in particolare sullo studio del canto. Queste impressioni furono pubblicate l’anno successivo anche da casa Ricordi come supplemento alla Gazzetta Musicale.

La sessione parallela si è svolta alla Sala Papa Giovanni XXIII, presieduta da Agostino Ziino, e si è aperta con la relazione di Elsa De Luca Il canto dell’Exultet nell’antica liturgia beneventana. La relazione ha avuto per oggetto l’esito dell’analisi paleografica e musicale di oltre quaranta testimoni dell’Exultet in scrittura beneventana, tra cui si segnalano i ventisette rotoli dell’Exultet. Sono state per la prima volta individuate e delineate le fasi di sviluppo ed evoluzione della melodia dell’Exultet: dai testimoni più antichi scritti in notazione beneventana in campo aperto, all’adozione nel 1058 della nuova versione franco-romana del testo della praefatio, cioè la seconda parte del canto dell’Exultet cui segue cronologicamente una fase di progressiva disgregazione della omogeneità caratteristica del primo periodo. Si sono individuate poi delle specifiche tradizioni locali che si riverberano anche nei manoscritti di epoca successiva prodotti nelle stesse aree.
Elena Bugini nella relazione Annotazioni sull’iconografia musicale di fra’ Giovanni da Verona ha presentato una ricerca su Giovanni da Verona, il miglior rappresentante della tarsia olivetana tra fine XV ed inizi XVI secolo, che coinvolse nelle sue rappresentazioni un significativo repertorio di frammenti e strumenti musicali. La studiosa si è soffermata sulla mise au point dell’iconografia musicale di questo lignarius opifex come emerge dall’analisi dell’incunabolo delle sue sopravvivenze: il coro di Santa Maria in Organo a Verona, intagliato ed intarsiato tra 1494 e 1499 per valorizzare la Madonna Trivulzio del Mantegna.
Polonia-Spagna-Italia: il percorso della teoria della ‘Coniuncta’ nel XV secolo e la ricezione italiana del cromatismo extra manum nel ‘Liber Musices’ della Biblioteca Trivulziana di Milano è stato il titolo della relazione di Francesco Rocco Rossi che si è occupato di delineare i percorsi della teoria della Coniuncta: unica appendice italiana si trova nel Liber Musices, conservato presso la Biblioteca Trivulziana di Milano (Ms. 2146), un codice di teoria musicale scritto tra il 1484 e il 1492 da un enigmatico “Florentius” (Fiorenzo de Faxolis). Florentius intese compendiare in un unico volume le conoscenze musicali dell’epoca, spesso attingendo però a fonti teoriche divergenti rispetto al main stream dottrinale dell’epoca; fra gli argomenti insoliti trattati anche la Coniuncta, la cui teoria prevedeva un progressivo aumento del numero di esacordi ‘guidoniani’ concedendo spazio al cromatismo: note alterate che godevano di uno statuto paragonabile a quello dei ‘legittimi’ suoni della mano guidonica.
Ha chiuso la sessione Giuseppe Fiorentino con Relazioni musicali tra Italia e Spagna nella prima metà del XVI secolo: l’anomalia delle pavane ternarie: nell’ambito del repertorio spagnolo di musica strumentale del Rinascimento si trovano in alcune raccolte spagnole alcune pavane anomale scritte con un ritmo ternario invece che con il ritmo binario tipico di questa danza. Alla luce dei suoi studi, Fiorentino può asserire che tutte le pavane ternarie sono in realtà delle gagliarde di origine italiana; durante il processo di trasmissione di questo repertorio furono confusi il nome “pavana” con il nome “gagliarda”. Questo avvenne negli anni ’30 del XVI secolo, nell’ambito della corte di Fernando d’Aragona, duca di Calabria e vicerè di Valencia. Le relazioni dinastiche tra il duca di Calabria e gli Este di Ferrara, permettono di spiegare il ruolo che ebbe la corte di Valencia nell’introduzione in Spagna di temi musicali originari dell’Italia del nord.
Al termine della prima giornata di studi in serata presso la Basilica di Santa Maria Maggiore si è tenuto un concerto di musica vocale con l’esecuzione di mottetti a 1 e 2 voci e basso continuo affidato al soprano Lavinia Bertotti, il tenore Vincenzo Di Donato, con Vania Dal Maso al basso continuo. Il concerto è stato realizzato con la collaborazione della Congregazione Misericordia Maggiore di Bergamo.

Il convegno è proseguito nella mattinata di sabato 25 ottobre.
Nella Sala Tassiana, Licia Sirch ha presieduto la sessione in gran parte dedicata a documenti musicali della città di Bergamo, che si è aperta con la relazione Singing exercises from a Bergamo convent di Jan Herlinger che tratta di un manoscritto conservato presso la Biblioteca Civica Angelo Mai di Bergamo (MS MAB 21 olim S.IV.37), copia del 1487 di un manoscritto proveniente dal convento delle Carmelitane di Bergamo. Nel documento sono trattate le regole fondamentali della musica, i modi, il contrappunto e la notazione mensurale abbinate a una sorta di raccolta di esercizi di canto che sono stati analizzati dal relatore.
Sullo stesso manoscritto ha incentrato la sua relazione Linda Page Cummins (The Bergamo Redaction of ‘Divina auxiliante gratia’) in particolare sulla Divina auxiliante gratia, un compendium di teoria modale che attinge dal Lucidarium di Marchetto da Padova ma con numerose interpolazioni che sono state analizzate dalla studiosa.
Luigi Collarile con la relazione ‘Dans la Bibliothèque du Roy’. Aspetti della ricezione in Francia di musica sacra di Giovanni Legrenzi ha analizzato l’importante circolazione in Francia della produzione musicale sacra di Legrenzi tramandata in diverse fonti manoscritte francesi redatte tra fine ‘600 e inizi ‘700. L’intervento ha presentato questo nucleo di manoscritti, alcuni dei quali del tutto sconosciuti, mettendo in luce diversi aspetti del contesto nel quale sono stati redatti e i legami con diversi personaggi orbitanti nella sfera della cappella reale.
Ancora Bergamo al centro della relazione di Fabrizio Capitanio (I fondi musicali storici della Biblioteca Donizetti di Bergamo: cappella di S. Maria Maggiore, Piatti-Lochis, Istituto Musicale) che ha studiato le vicende storiche e i fondi musicali più importanti della biblioteca voluta e creata da Johann Simon Mayr nel 1806, a supporto delle nascenti Lezioni Caritatevoli di Musica di Bergamo.
Marcello Eynard e Paola Palermo (La biblioteca musicale di Gianandrea Gavazzeni donata alla Civica Biblioteca A. Mai di Bergamo: annotazioni, appunti e riflessioni) hanno presentato le musiche a stampa appartenute a Gianandrea Gavazzeni e donate alla Biblioteca bergamasca nel 2007. Si tratta in prevalenza di musiche legate al repertorio operistico, sinfonico e strumentale in genere con edizioni, soprattutto straniere, di rara reperibilità. Interessanti risultano tutte le annotazioni di Gavazzeni presenti nei volumi, che ci palesano la sua attività di studio soprattutto in vista dell’esecuzione.

Teresa M. Gialdroni ha presieduto la sessione parallela della mattinata nella Sala Papa Giovanni XXIII che si è aperta con l’intervento di Vania Dal Maso «La buona maniera di cantare… come regolatamente si deue». Indagine sulla prassi del diminuir tra Cinque e Seicento. La Dal Maso ha basato il suo intervento assumendo il Secondo libro delli motetti (Venezia, 1614-1615) di Bartolomeo Barbarino da Fabriano detto il Pesarino quale punto di riferimento. Barbarino propone – caso singolare – per ciascuno dei venticinque mottetti una versione semplice, e una “passaggiata”. La relazione ha ripercorso le dichiarazioni di teorici e compositori riguardo l’argomento “passaggio” e attraverso lo studio accurato dei mottetti in duplice versione una più precisa messa a fuoco sulla prassi esecutiva.
Le cantate di Carlo Caproli (1614-1668): eterogeneità testuale e stilistica di Tiziana Affortunato ha analizzato le cantate da camera del compositore Carlo Caproli (Roma, 1614-1668), detto anche Carlo ‘del Violino’. Organista, violinista e maestro di cappella di varie chiese romane e al servizio presso importanti famiglie romane, è oggi ricordato quale autore de Le Nozze di Teti e di Peleo, la comèdie italienne su testo dell’abate Francesco Buti. Nel 1913 è pubblicato un primo parziale elenco delle opere del musicista romano: la peculiarità del suo corpus di composizioni merita attenzione quale documento storico di un preciso periodo di evoluzione per il genere Cantata, che con Caproli vive una fase di sperimentazione. L’intervento ha illustrato le modalità di incontro tra il musicista e i testi poetici in tre percorsi (documentario, formale, stilistico).
Mariateresa Dellaborra («Qual bellissima imago»: arie e cantate del XVIII secolo in due manoscritti pavesi) ha analizzato due manoscritti conservati nella Biblioteca universitaria di Pavia che tramandano arie e cantate a una e due voci del XVIII secolo: Aldini 423 e Ticinesi 696. Il primo contiene tredici cantate per varie voci, ventotto arie e due duetti con basso continuo; fra molte anonime, quattro cantate di Alessandro Scarlatti e due di Giovanni Bononcini. Stesso esame è stato svolto per il Ticinesi 696. Il manoscritto è stato compilato da più copisti e comprende complessivamente 67 brani musicali, tre dei quali soltanto recano il nome dell’autore: due cantate per soprano e b.c. di Bononcini e una sconosciuta cantata per soprano e b.c. di Francesco Antonio Mamiliano Pistocchi. Per entrambi i manoscritti la relatrice ha formulato ipotesi di datazione e attribuzione.
E sulla cantata romana si è incentrata anche la relazione di Giulia Giovani (Le fonti a stampa della cantata da camera: il caso romano). Partendo dall’intera, seppur esigua rispetto ai manoscritti, produzione a stampa della cantata fra il 1620 e il 1750, la relatrice si è concentrata sulle quattro edizioni romane che costituiscono un caso particolare in quanto, collocate in spazi temporali tra loro distanti, rappresentano due momenti diversi di diffusione del genere: le cantate stampate da Robletti risalgono agli anni ’20 del Seicento e sono fra le prime testimonianze editoriali del repertorio, quelle più tarde prodotte da Mascardi rispondono perfettamente ai canoni formali tipici del genere oramai affermatosi.
Ha chiuso la sessione Maria Rosaria Cannatà con la relazione Peter Arnold Heise: un genio restituito alla memoria. Il lavoro ha inteso rivalutare la figura di Heise, compositore danese (1830-1879) che pur inserendosi nella cornice del Romanticismo, presenta aspetti di spiccata individualità: in tutta la sua produzione (Lieder, un’opera teatrale, musiche di scena, una ouverture, una sinfonia, cantate e diversa musica da camera) la cultura musicale internazionale si fonde con le sonorità precipue del suo territorio di origine come nel ciclo Dyveke’s Lieder, composta su testi di Drachmann.

Nel pomeriggio di sabato, presso il Salone Furietti, si è svolta l’Assemblea annuale dei soci SIdM cui è seguita la presetazione del progetto BAMI (Biblioteca Aperta Milano) a cura di Emilia Groppo e Gabriele Gamba; a seguire la Tavola rotonda “Problemi e prospettive delle biblioteche musicali nei Conservatori e nelle Università” a cura di Guido Salvetti in cui sono intervenuti oltre al presidente SIdM, Laura Ciancio funzionario dell’Istituto Centrale per il catalogo unico delle biblioteche italiane e per le informazioni bibliografiche e Agostina Zecca Laterza presidente di IAML-Italia. Partendo dalla considerazione della situazione attuale delle biblioteche musicali dei Conservatori italiani che presenta alcune vistose anomalie (differenze quantitative e qualitative tra le Biblioteche esistenti e l’assenza, ovunque, di un organico specifico che garantisca le elementari funzioni pertinenti a una biblioteca), l’auspicio che è venuto fuori durante il dibattito, è stato che lo strumento dell’autonomia dei singoli Conservatori comporti la possibilità, per ogni istituzione, di destinare alle proprie biblioteche risorse finanziarie e di personale proporzionate all’importanza che si attribuisce alla propria biblioteca, prevedendo la formazione di nuove figure professionali (“coordinatori”), che vadano ad aggiungersi a quella di bibliotecario.

Le ultime due sessioni del convegno si sono svolte nella mattina di domenica 26 ottobre.
Nella Sala Tassiana, Bianca Maria Antolini ha presieduto la sessione che si è aperta con l’intervento di Alessandro Mastropietro dedicato a Boccherini (I Trii a due violini e violoncello del giovane Boccherini: cornice storica, stile, filologia delle fonti a stampa) e in particolare al alcuni suoi Trii (nel catalogo autografo indicati come op. 1 – G77-82, op. 4 – G83-88, e op. 6 – G89-94), pubblicati tra il 1767 e il 1771 da editori parigini, e stampati da numerosi altri editori europei. La comparazione tra le fonti a stampa conferma quanto già emerso da altri studi dedicati a Boccherini: la tradizione del testo si basa sulla prima edizione parigina, riconoscendosi le altre edizioni come esemplate a partire dal testo della prima. Unica eccezione i Trii op. 6, stampati a Madrid da Palomino nel 1771 parallelamente alla loro prima edizione per Vénier, e ristampati dalle medesime lastre a Venezia da Marescalchi.
Anthony Hart (Who was Dr Charles Burney’s mysterious Monsignor Reggio?) ha indagato su un certo Monsignor Reggio che Burney ebbe modo di conoscere a Roma nel 1700 durante il suo viaggio che lo portò a Roma, per il suo libro The History of Music. Il 26 settembre Burney annota nel suo diario un certo prelato, Monsignor Reggio, “a pretty good composer and performer on the harpsichord and violoncello”. Studiando alcune annotazioni su manoscritti nella Collezione Santini nella Diözensanbibliothek in Münster, Hart ha individuato le origini di Monsignor Reggio in una nobile famiglia siciliana del XIX secolo legata alla nobiltà romana. Inoltre è stato possibile concludere che Reggio è stato proprietario di cinque volumi di sonate per tastiera di Domenico Scarlatti conservate nella Collezione Santini e scriba di molti manoscritti ritrovati dentro i volumi.
La relazione di Alessandro Lattanzi Il nuovo catalogo tematico delle opere di Luigi Gatti, 1740-1817 è stata letta non essendo potuto intervenire l’autore. Ultimo Kapellmeister italiano a Salisburgo e diretto superiore di Leopold Mozart e Michael Haydn, Gatti vanta una produzione già oggetto di un’ampia ricognizione critica ad opera di Monika Gehmacher nel 1959. Da allora, i progressi nella catalogazione delle fonti musicali hanno reso indispensabile la redazione di un nuovo catalogo tematico, di cui è imminente la pubblicazione del primo volume. Il lavoro si colloca all’interno di una più ampia serie di iniziative promosse dal Conservatorio di Mantova, che comprende anche l’organizzazione di un convegno di studi, concerti e incisioni discografiche.
L’intervento di Leonardo Miucci si è soffermato su I concerti per pianoforte e orchestra di W. A. Mozart: le trascrizioni di J. N. Hummel. All’inizio del secondo decennio dell’Ottocento iniziano ad apparire numerose trascrizioni per flauto, violino, violoncello e pianoforte di molti dei concerti di Mozart, fra cui anche quelle di Hummel, che fra gli anni venti e trenta dell’Ottocento pubblicò, attraverso edizioni simultanee in diversi paesi d’Europa, la trascrizione di sette concerti per pianoforte e orchestra, unitamente a sei sinfonie. Questi lavori si presentano di grande utilità nello studio della prassi esecutiva: fornisce ad es. indicazioni sulla realizzazione degli abbellimenti ma sono anche un importante indizio sui cambiamenti della poetica e della tecnica pianistica, in stretto rapporto all’evoluzione organologica dello strumento.
Ultima relazione della sessione è stata quella di Gaia Bottoni La ricezione delle opere per tastiera di Bach in Italia tra Otto e Novecento e l’edizione di Pittarelli-Santinelli del ‘Clavicembalo ben temperato’ (Libro I). La Bottoni ha ricostruito le fasi di realizzazione della prima edizione italiana del Libro I del Clavicembalo ben temperato, stampata a Roma nel 1844 presso la litografia di Pittarelli e Santinelli; ha fornito informazioni importanti sul dedicatario dell’opera, Ludwig Landsberg, e ha proseguito l’analisi con un lavoro di collazione dell’edizione romana e delle prime edizioni degli editori Simrock, Nägeli e Hoffmeister & Kühnel. Lo studio è stato corredato da due appendici: un elenco completo delle composizioni bachiane pubblicate in Italia dal 1843 al 1946 e lo schema riassuntivo dei risultati della collazione tra le prime edizioni del Clavicembalo (Libro I).

L’ultima sessione, parallela a quella nella Sala Tassiana, è stata presieduta da Roberto Giuliani nella Sala Papa Giovanni XXIII e si è concentrata sulla produzione musicale del Novecento, a partire dalla relazione di Tommaso Colafiglio Dalle teorie compositive di Slonimsky ad una nuova impostazione dell’armonia. La ricerca ha presentato un sistema alternativo di concepire il ragionamento armonico al fine di superare le problematiche riguardanti l’organizzazione delle note all’interno dello spazio temperato. Il lavoro è stato impostato su un trattato di Nicolas Slonimsky Thesaurus of Scales and Melodic Pattern sul quale sono state proposte delle soluzioni pratiche di interpretazioni, alcune anche nuove rispetto a Slonimsky. Da ciò Colafiglio ha impostato la sua personale teoria mirata all’individuazione di alcune cellule melodiche che permettono tutte le possibili scale e costruzioni melodiche e armoniche nello spazio temperato; il lavoro si avvale di un software a cura dell’autore.
Marco Moiraghi nel suo intervento Il repertorio concertistico dell’Amar-Quartett e il suo ruolo nella diffusione della musica contemporanea (1921-1929) ha ripercorso la storia di uno dei gruppi cameristici più noti nell’Europa degli anni venti del Novecento. Costituitosi nel 1921, il quartetto era formato dai violinisti Licco Amar e Walter Caspar, dal violista Paul Hindemith e dal violoncellista Maurits Frank (in alternanza con Rudolf Hindemith). Moiraghi si è soffermato in particolare su quattro aspetti dell’ensemble: 1) la qualità delle numerose prime esecuzioni; 2) la ricorrenza di musiche di importanti autori contemporanei o del recente passato; 3) il ruolo di diffusione dei tre Quartetti per archi più compiuti di Paul Hindemith (n. 3 op. 16, n. 4 op. 22, n. 5 op. 32); 4) la natura stessa del recital quartettistico.
Heitor Villa-Lobos and Getúlio Vargas: Indoctrinating Children through Music Education è il titolo della relazione di Gabriel Ferraz che ha analizzato il ruolo fondamentale del compositore brasiliano Villa-Lobos dal 1930 al 1945 nel mettere appunto – durante la dittatura di Getúlio Vargas – un sistema educativo basato sulla musica, nella convinzione che l’educazione musicale potesse contribuire all’unità nazionale e aiutasse i giovani a crescere nell’esaltazione dei valori politici, sociali e culturali del Brasile.
Ultimo intervento in programma quello di Alberto Fassone (Alcuni aspetti del pensiero estetico di Carl Dahlhaus nel loro rapporto con l’ermeneutica filosofica di Hans-Georg Gadamer e Luigi Pareyson) che ha impostato il suo studio a partire dal problema dell’identità dell’opera musicale affrontato da Dahlhaus in numerosi saggi degli anni settanta e ottanta del 900, con un ricorso al concetto di “tradizione”, la cui continuità o discontinuità costituisce il fondamento dell’identità stessa delle opere. La forza che Dahlhaus riconosce alla “tradizione”, osserva Fassone, non è tuttavia meno grande che in Gadamer. Altre relazioni sono state poste fra il pensiero estetito di Dahlhaus e la teoria estetica della formatività di Luigi Pareyson.

Sara Ciccarelli

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